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Da
oltre un mese la maggioranza amministrativa si affanna a cercare
un inesistente buco nel bilancio comunale.
Questa ricerca
- peraltro infruttuosa, se finora non è stato reso noto alcun
dato certo - ha già prodotto i primi danni:
La mancata convocazione
del Consiglio Comunale per il riequilibrio di bilancio (obbligatorio
per legge entro il 30 settembre) non è un banale incidente
di percorso, ma potrebbe addirittura aprire la strada ad un intervento
prefettizio col rischio dello scioglimento del Consiglio. E sarebbe
ancor più grave se - come crediamo - non risultasse fondata
su difficoltà economiche reali.
Nè del
tutto chiare ci sembrano le inattese dimissioni del responsabile
finanziario nominato dallAmministrazione:
lavvicendarsi di tre funzionari in due mesi è un
indubbio segno della difficoltà di gestire la linea scelta
dalla maggioranza in materia di bilancio comunale.
Non rientra
nei nostri compiti redigere il bilancio comunale, tanto più
che nonostante la girandola di esperti, consulenti e fiduciari,
lAmministrazione non ha ancora indicato su quali basi si fondino
allarmi tanto insistenti.
Tuttavia vogliamo avanzare una semplice considerazione: il conto
consuntivo approvato a luglio presentava un attivo di oltre 1.500.000
euro (3 miliardi di lire) di fondo di cassa, e oltre 600.000 euro
(1 miliardo e 200 milioni di lire) di avanzo di amministrazione.
Questanno - con un bilancio di 300.000 euro (600 milioni)
superiore a quello del 2001 - come si può
parlare di disastro finanziario?
Al contrario,
possiamo tranquillamente affermare che, dopo una verifica analitica
di tutti i capitoli di spesa del bilancio 2002, abbiamo riscontrato
non solo che tutti i costi del personale e degli Organi Istituzionali
sono coperti dalle previsoni di bilancio, ma addirittura che a fine
anno si potrebbe anche risparmiare qualche centinaio di milioni
con una corretta riprogrammazione delle spese.
Anziché
lanciare allarmi inquietanti quanto infondati, sarebbe meglio affrontare
le tante iniziative avviate dallAmministrazione dellUlivo
che devono essere portate a termine: il PRG, la definitiva
delocalizzazione dellIndustria Calce, un Piano per
gli Insediamenti Produttivi che dia opportunità di crescita
a tutti gli artigiani ed imprenditori locali, i tanti progetti (dal
bocciodromo alle sistemazioni urbanistiche) che aspettano solo il
fischio dinizio.
E ormai
tempo che su questi obbiettivi si ricominci a discutere nel paese,
fra i cittadini e fra i soggetti politici, a partire da quelle forze
di opposizione che dovrebbero ritrovare un terreno di iniziativa
comune per impedire che Recale torni ad arenarsi in uninerzia
politica che credevamo appartenesse al passato.
6 ottobre
2002
Democratici
di Sinistra
Recale
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