
GIROTONDO TELEMATICO
Dopo le manifestazioni
organizzate in tutta Italia e dopo le 50mila firme raccolte on
line, il 'popolo della rete' ha organizzato uno sciopero telematico
contro il sito del Ministero dei Beni Culturali per protestare
contro l'approvazione del decreto Urbani.
Il Netstrike è una manifestazione di
massa di disobbedienza civile pienamente legittima e legale. Connetersi
in migliaia di persone contemporaneamente a una determinata pagina
web offre la possibilità, ricorrendo alle nuove tecnologie,
di manifestare pubblicamente. Un girotondo telematico è
simbolo di una azione politica forte, una protesta pubblica che
mira a rallentare, o bloccare temporaneamente, un determinato
sito, senza CAUSARE ALCUN DANNO E SENZA TENTATIVI DI PENETRARE
NELLA MEMORIA INFORMATICA.
E' esattamente come un girotondo reale che, temporaneamente, blocca
una determinata strada. Come in quel caso il fatto di avvertire
i vigili urbani e la questura permette di prendere i dovuti provvedimenti
(chiusura del traffico e controllo dell'ordine pubblico), anche
nel caso del Netrstike, il fatto di avvertire può permettere
ai gestori del sito di prendere i dovuti provvedimenti (potenziamento
della banda e dirottamento delle visite).
Netstrike (Girotondo telematico) contro il sito www.beniculturali.it
IL 31 MAGGIO, dalle 15.00.
"Sabato
15 maggio succedera' qualcosa di inedito in Italia:
centinaia, migliaia di persone si mobiliteranno in tutto il Paese
senza essersi mai viste; Sabato infatti si terra' la giornata
di mobilitazione nazionale contro il DL Urbani, interamente convocata
attraverso internet. La battaglia contro questo decreto e' la
piu' grande esperienza di e-democracy nella storia del Paese.
Ci mobiliteremo in piu' di venti citta', tra cui Roma, Milano,
Napoli, Palermo, Bergamo, Arezzo, Cagliari, Padova, Salerno, Pisa,
Firenze, Lecce, Perugia, Terni, Viterbo, Torino" Afferma
il sen. Cortiana, Presidente dell'Intergruppo Bicamerale per l'Innovazione
Tecnologica.
"E il 18 Maggio torneremo in piazza, alle ore 9.30 di fronte
al Senato, a Roma, mentre iniziera' la discussione sul Decreto.
Questo provvedimento rischia di limitare fortemente internet e
isolare l'Italia dal resto del mondo, grazie all'introduzione
del "bollino virtuale" su ogni contenuto coperto da
diritto d'autore presente sulla rete, dalla fotografia alla pagina
web al file mp3. Ma soprattutto criminalizza quei settecentomila
italiani che ogni giorno scaricano contenuti dalla rete per uso
personale, minacciando fino a quattro anni di carcere e 15.00
euro di sanzione per chi scarica un file mp3, una canzonetta,
un film: sono pene piu' severe di quelle previste per la violenza
dei minori! La maggioranza e' ancora in tempo per stralciare l'articolo
1" -
da Aprile online
ADOC: la legge contro i download è
degna
di uno Stato di polizia
“In questo Paese si va avanti per mode.
Ma senza nessuna sensibilità istituzionale e nessuno spirito
liberale.” Questo è il commento di Carlo Pileri,
presidente dell’Adoc.
“Con il risultato di dare nuovo spazio
e introiti ad un’istituzione privata che in regime di monopolio
e senza controllo da parte dei consumatori gestisce il diritto
d’autore, la SIAE, lo Stato italiano si è attrezzato
per combattere la cosiddetta pirateria attraverso il web. Ricordiamo
che la stessa SIAE ha chiesto e ottenuto che fosse imposta una
tassa su ogni supporto scrivibile o riscrivibile proprio per indennizzarsi
dalle perdite dovute ad un fenomeno, il download dei file, che
è solo un nuovo sistema di trasmissione della cultura e
che, seppur considerato illegale, comunque non deve essere combattuto
mettendo tasse sulle intenzioni o negando la privacy ai cittadini.”
“Ma la cosa più grave è
che per dare maggiore efficacia ad un provvedimento liberticida,
nella forma e nella sostanza, si intende costringere i provider
a comunicare dati sensibili dei singoli consumatori alla Polizia
e, forse, persino alla case editrici e discografiche. E’
incredibile come si difenda (giustamente) il segreto bancario,
i dati sensibili per evitare la pubblicità sgradita, ma
non si esita a calpestare le prerogative individuali in materia
di utilizzo del computer.”
L’Adoc chiede che il Parlamento recuperi
immediatamente allineandosi alla prossima normativa europea che,
secondo le anticipazioni, esclude qualsiasi penalizzazione a carico
dei consumatori finali. “Se il Parlamento non dovesse quanto
meno accettare questa impostazione, correggendo l’attuale
assurda normativa, non farà altro che alimentare il sospetto
che siamo governati con un’impostazione filosofica basata
sulla tutela dei soli interessi forti del Paese: quelli delle
imprese che ci stanno regalando un Paese sempre più chiuso
e sempre più dominato da monopoli o oligopoli della distribuzione,
della produzione, dei servizi.”
L’Adoc ha quindi invitato tutti gli internauti
a protestare contro questi provvedimenti inviando e-mail di protesta
ai deputati e senatori eletti nei loro collegi e mette a disposizione
il proprio spazio “Forum” su www.adoc.org per commenti
a questo provvedimento.
24 marzo 2004 dal
sito dell'Adoc