| Il
Mattino, 02/01/2007
REGOLAMENTI APPROVATI IN CONSIGLIO.
RUSSO: È L’ULTIMO ESCAMOTAGE PER CREARE POSTI
Comune, è caos sui nuovi enti
strumentali
Capodrise. Organismi per migliorare i servizi offerti al
cittadino o semplici moltiplicatori di incarichi? L’approvazione
da parte del consiglio comunale del regolamento per la costituzione
dell’Istituzione delle politiche sociali e di quella
dei servizi culturali ha ulteriormente inasprito il dibattito
tra maggioranza e opposizione. Nicola Russo, leader dell’opposizione,
ha bollato l’iniziativa come un «escamotage per
creare poltrone che abbiamo una “cubatura” politica
pari a quella di un assessorato». In effetti, in una
fase in cui si parla, con insistenza, di un rimpasto di giunta,
la nascita dei due enti strumentali da molti è letta
come una manovra per liberare posti in esecutivo, senza creare
troppe tensioni nell’attuale assetto. Sembra proprio
che il sindaco Giuseppe Fattopace voglia saldare il debito
(di consensi) che ha contratto in campagna elettorale con
il popolo dei moderati consentendo l’ingresso in giunta
di Pasquale De Filippo, membro del centro studi «Alcide
De Gasperi» ed esponente della Margherita e attribuendo
alla Pontillo la presidenza dell’Istituzione delle politiche
sociali. Chi, invece, crede nella bontà dell’operazione
è il consigliere Rita Raucci. «Sono esperienze
– ha dichiarato in aula sabato scorso – che in
realtà amministrative più evolute hanno prodotto
ottimi risultati. Aspetterei le nomine dei presidenti, prima
di esprimere un giudizio politico».
Claudio Lombardi, dal
Mattino
Il Mattino, 30/12/2006
Lo Uttaro, gli assessori Caiola ed
Esposito contro l’intesa De Franciscis-Bertolaso
Due ore e passa di discussione, ieri pomeriggio alla Rotonda
di San Nicola la Strada, per dire no alla nuova discarica,
che sorgerà in località Lo Uttaro, in virtù
dell’accordo firmato dal presidente della provincia
De Franciscis, dal commissario governativo Bertolaso e dal
sindaco di Caserta Petteruti. L'incontro era stato promosso
e convocato da un comitato locale, animato dai gruppi di centro
sinistra che ha in Antonio Roano dei Verdi il principale animatore.
Fra i non favorevoli alla nuova discarica, anche gli assessori
provinciali Caiola ed Esposito. La prima, esponente dei Verdi,
ha dichiarato di non approvare l’ubicazione della discarica
laddove sorgerà, vicina al nuovo policlinico, al centro
di molte abitazioni (quasi 150.000 abitanti, ndr), ma che
non avendo il suo partito consiglieri provinciali, il movimento
non ha potuto votare contro perché l’accordo
è stato varato dal consiglio provinciale. La Esposito,
nel dichiarare che l’accordo è il primo passo
verso la soluzione del problema rifiuti, che il protocollo
sottoscritto è giusto, contesta la mancanza di consultazione
della popolazione interessata e la scelta del sito in località
Lo Uttaro. Adesso si spera in un incontro con il presidente-commissario
De Franciscis e nella attivazione dei sindaci interessati
per risolvere il problema.
lu.be., dal
Mattino
Il Mattino, 29/12/2006
CAPODRISE. BILANCIO IN COMUNE
Giunta «anomala» verso
il rimpasto
Capodrise. «Non siamo un’amministrazione normale».
Il sindaco Giuseppe Fattopace, nella conferenza stampa di
fine anno, ieri mattina, al Palazzo delle Arti, ha ammesso
alcune delle anomalie che caratterizzano la sua squadra. Salvo
poi aggiungere che «è meglio gestire i problemi
della vittoria che leccarsi le ferite della sconfitta».
Una campagna elettorale senza una fetta cospicua della città,
il centrodestra, ha obbligato le due liste concorrenti a coltivare
relazioni «promiscue». «Siamo stati costretti
- ha rivelato -, pur di recuperare lo svantaggio di partenza,
a dialogare con un elettorato altrimenti distante. E oggi
stiamo pronti ad aprirci a quelle forze che si riconoscono
nel nostro progetto politico». Fattopace, per la prima
volta, ha parlato di un possibile rimpasto di giunta. Ma sull’ingresso
di Forza Italia ha precisato: «Non ci sarà spazio
per il centrodestra». Concetto ribadito, con una certa
veemenza, anche dal vicesindaco Giovanni Capobianco. Nomi
non se ne sono fatti, ma non è un mistero che il sindaco
guardi con interesse al popolo dei moderati, rappresentato
dal centro studi «Alcide De Gasperi» di Salvatore
Liquori e dalla Margherita. Voci insistenti riferiscono di
una imminente entrata in esecutivo di Pasquale De Filippo,
a discapito dell’assessore Paola Pontillo (alla quale
potrebbe essere affidata l’Istituzione delle politiche
sociali) o della collega Giuseppina Allegretta. Ai moderati
spetterebbero anche la presidenza del nucleo di valutazione
con Gaetano Argenziano e il difensore civico con Saverio Cicala.
Claudio Lombardi,
dal Mattino
Comunicato stampa, 27 dicembre 2006
Una maratona di lettura per salvare
il Teatro Garibaldi
SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) – La maratona di
lettura del romanzo “La Storia” di Elsa Morante,
prevista per sabato 30 dicembre, a partire dalle 10.30, sarà
anche un’occasione e un pretesto per stringersi intorno
al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere (Ce), che,
ora più che mai, ha bisogno dell’affetto e del
sostegno di persone speciali. “Il progetto di rinascita
del Garibaldi – dichiarano Enrico Ianniello e Tony Laudadio
di Onorevole Teatro Casertano – nasce nell’estate
del 2000, grazie all’incontro di energie diverse, accomunate
dal desiderio di ricreare un movimento culturale propulsivo
e dilagante, in un territorio difficile e maltrattato da decenni
di mala gestione a livello politico e di abbandono pressoché
totale. A un gruppo di giovani artisti e operatori culturali
fu chiesto, da un sindaco lungimirante, Enzo iodice, di programmare
un’attività ad ampio raggio (spettacoli, produzioni,
laboratori) in quello spazio abbandonato da venti anni. Il
successo di quella iniziativa è testimoniato, in maniera
incontrovertibile, dalla nuova vita donata a questo luogo
magico e fondamentale per l’esistenza di una comunità.
Una nuova vita culturale (visibile, fruibile, documentabile)
e la nuova esistenza di una struttura architettonica che era
avviata al degrado e alla fine. Ma nulla di ciò sarebbe
stato realizzato senza quel sindaco coraggioso e determinato,
che mise al centro del suo programma la fiducia nella cultura
come volano di una società. Il “rinnovato”
Teatro Garibaldi – aggiungono Ianniello e Laudadio –
è, però, più delicato di quel simpatico
vecchio luogo freddo che era prima della ristrutturazione.
È più difficile tenerlo in attività,
è più complicato garantirne la fruibilità
e l’accesso agli artisti e al pubblico. E gli sforzi
di Iodice e dell’ex assessore alla cultura Paola Servillo
erano tesi, nell’ultimo anno, alla costruzione di una
forma di gestione solida che garantisse autonomia, forza progettuale
e autosufficienza organizzativa. Ci auguriamo, allora –
concludono i due direttori artistici –, che questo processo
non si fermi dopo sei anni di lavoro. Speriamo che il nuovo
sindaco sappia aiutare il Teatro Garibaldi a diventare uno
dei punti di riferimento per la produzione culturale nazionale.
Sarebbe un risultato indubbiamente importante, per un territorio
difficile che vuole risalire la china”. Per aderire
alla maratona basta chiamare ai numeri 0823841516 - 3480606082.
L’ingresso è gratuito.
Claudio Lombardi, Ufficio Stampa e Comunicazione
Piccolo Teatro C.T.S., 26 dicembre
2006
Caserta. Danza e prosa al Piccolo
Teatro Cts di via Ruggiero
Per
questa quindicesima stagione del Piccolo Teatro Cts di Caserta,
il suo direttore artistico Angelo Bove presenta degli appuntamenti
insoliti.
Infatti sono previsti, nonostante le ridotte dimensioni del
palcoscenico, alcuni spettacoli di danza armoniosamente combinati
con la prosa. Il primo di questi appuntamenti di danza-prosa
è proprio previsto per venerdì 29 e sabato 30
dicembre alle ore 21. Lo spettacolo, presentato dalla compagnia
teatrale Breathing Art Company, dal titolo Le cinque lettere,
si ispira alle cinque "lettere portoghesi", composizione
letteraria del '600 o lettere autentiche di Mariana Alcoforado,
monaca del convento di Beja, innamorata di un ufficiale francese
giunto in Portogallo per combattere contro gli spagnoli e
poi tornato a Parigi. In scena ci saranno Anna De Filippis,
Raffaella Tricarico e Simona De Tullio, che firma anche le
coreografie e la regia. Voce recitante Rachele Viggiano.
Mariana vive in queste lettere un universo di dedizione, di
tenerezze, di rimpianti, incredula dell'abbandono, fino ad
arrivare a distinguere tra l'amore come sentimento assoluto
e il soggetto a cui si rivolge. Sfiorisce l'irrazionale passione,
mentre subentra il bene, prezioso ma triste perché
cosciente dell'intelligenza.
Ogni lettera è inviata attraverso un luogotenente al
quale Mariana affida i suoi messaggi; la mancanza di risposte
da parte del cavaliere, o le sue non risposte la legano ancora
di più all'uomo da lei idolatrato. L'allucinazione
dura un anno, entro il quale si consuma la lotta tra la ragione
e la passione all'interno di un’immutabile struttura
conventuale e liturgica, composta di preghiere, rituali, canti.
Il fantasma del cavaliere anima i giorni e le notti di Mariana;
le si presenta durante le preghiere sostituendosi al Cristo,
le ritorna nei momenti dell'antica felicità. L’universo
interiore di Mariana è vegliato da Penelope, simbolo
di un amore fedele e silenzioso, di un dolore nascosto e discreto.
Penelope attende, costruendo una dimensione spazio-temporale
che l’uomo non ha strumenti per comprendere, ed è
simbolo di un piccolo universo femminile, la cui unicità
risiede nel “sentire”. Concluso il dialogo con
quest’uomo assente o reticente, muto o derisorio, Mariana
decide per un distacco razionale dall'amante, sentenzia una
fine che la storia annullerà col suo ripetersi, sotto
lo sguardo vigile e materno di Penelope.
Comunicato stampa, CTS Comunicazione
Comunicato stampa, 23 dicembre 2006
Lo Uttaro, continua la protesta
ANNUNCIATA UNA MANIFESTAZIONE PER
IL 29 DICEMBRE
I Verdi di San Nicola la Strada, nel ribadire il loro appoggio
al comitato cittadino contro la discarica lo Uttaro, chiariscono
che la loro posizione scaturisce sia da motivi di opportunità
che da osservanza dello spirito delle leggi in vigore.
Infatti la legge sull’emergenza rifiuti in Campania
del 6 dicembre 2006 chiarisce che “Nell'individuazione
delle aree da destinare a siti di stoccaggio o discariche,
il Commissario delegato dovrà tenere conto del carico
e degli impatti ambientali gravanti sulle aree su cui già
insistono discariche, siti di stoccaggio o altri impianti
in evidente stato di saturazione. A tal fine il Commissario
delegato, nel disporre l'apertura di nuovi impianti, valuta
prioritariamente la possibilità di individuare siti
ubicati in aree diverse da quelle di cui al periodo precedente.”.
È chiaro che in un’area dove già esistono
discariche esauste, vedi Migliore Carolina ed altre, e dove
già ci sono ingenti siti di trasferenza e stoccaggio,
area macello e area immediatamente adiacente in località
Lo Uttaro, non potevano e dovevano essere individuate ulteriori
discariche, tra l’altro di enormi dimensioni (ricordiamo
che la dimensione iniziale è di 450.000 metri cubi
pari a tre palazzi di 120 piani) e, cosa ancora più
grave, come recita l’accordo firmato tra il commissario
Bertolaso, il Presidente della Provincia De Franciscis ed
il Sindaco di Caserta Petteruti, salvo ampliamenti. Paradossalmente,
quindi, la grandezza di quest’area destinata ad ospitare
i rifiuti di Caserta e provincia ed i residui dela lavorazione
dell’impianto CDR di Santa Maria Capua Vetere potrebbe
essere anche infinita!!
Il comitato, composto da persone appartenenti ad associazioni,
da normali cittadini sensibili al problema, da esponenti del
clero e dei partiti, intende sensibilizzare i cittadini per
fare quanto legalmente possibile affinché il nostro
territorio non sia ancora una volta proditoriamente ed ingiustamente
oggetto di una vera e propria opera di sciacallaggio.
Nei prossimi giorni verranno distribuiti migliaia di volantini
che spiegheranno dettagliatamente la situazione, mentre i
sacerdoti ne parleranno nelle loro omelie festive.
I cittadini dei comuni di San Nicola, Maddaloni, San Marco
Evangelista e Caserta sono invitati a partecipare ad una manifestazione
che si terrà presso il salone parrocchiale adiacente
la chiesa di Santa Maria la Carità del parroco don
Oreste Farina ubicata nella Rotonda di San Nicola la Strada
il prossimo 29 dicembre alle ore 18.30.
Il comitato chiede un incontro alle istituzioni per ribadire
le ragioni che inducono a ritenere sbagliata la scelta del
sito ove ubicare questa ulteriore discarica definitiva e cioè:
Viene tradito lo spirito del comma 5 della legge del 6 dicembre
2006 contro l’emergenza rifiuti in Campania
L’area individuata è adiacente l’hotel
Crown Plaza a 5 stelle e nelle vicinanze st sorgendo il nuovo
Policlinico
È al centro della più grande conurbazione della
Provincia di Caserta che ospita oltre 150.000 abitanti
La salute dei cittadini è già stata messa a
dura prova dall’esistenza delle numerose discariche
già esistenti nella stessa zona
Antonio Roano
Caserta News, 22 dicembre 2006
Landolfo (Ds) sul bilancio di previsione
Recale – "Dalla lettura della
proposta di bilancio di previsione che oggi abbiamo davanti,
ancor prima della sostanza di una manovra che non affronta
nessuno dei punti critici delle finanze cittadine, aggravandone
anzi parecchi, balzano agli occhi grossolane imprecisioni
che denunciano la superficialità con cui è stata
redatta questa previsione di bilancio.
La relazione previsionale e programmatica è il documento
che secondo il legislatore dovrebbe rappresentare l'anello
di congiunzione tra i numeri, molte volte di difficile comprensione
in un documento contabile, e gli obbiettivi e i progetti che
l'amministrazione si propone di realizzare nell'anno di previsione.
Purtroppo, la relazione previsionale e programmatica di questo
bilancio è solo la fotocopia maldestramente ritoccata
di quella che accompagnava il bilancio di previsione 2006/2008.
A titolo di esempio, già nella seconda pagina si rileva
che i dati indicati per la popolazione del penultimo anno
precedente riferiscono di 92 cittadini nati nell'anno e 66
deceduti, su una popolazione di 7.547 abitanti. Ebbene, la
relazione allegata al bilancio di previsione 2006/2008 indicava
precisamente 92 cittadini nati e 66 deceduti, su una popolazione
di 7.547 abitanti. O amministriamo un paese estremamente monotono,
oppure riusciamo a programmare nascite e decessi con una precisione
da orologio svizzero.
Ben più grave, però, è quello che troviamo
nella pagina che riguarda le fonti di finanziamento, dove
nel quadro riassuntivo che mette a confronto il trend storico
e la programmazione pluriennale, il totale generale delle
entrate al 2004 al 2009 riporta le stesse cifre che nella
precedente relazione erano riferite agli anni dal 2003 al
2008, scalando di un anno le intestazioni delle colonne e
lasciando immutate le cifre. Nel quadro riassuntivo, la previsione
di bilancio annuale indica la cifra di 11.092.047 €,
mentre nella stessa relazione, al quadro generale degli impieghi
per programma, che dovrebbe ripetere la stessa cifra, la troviamo
misteriosamente ridotta a 10.693.873 euro. C'è da chiedersi
quale programmazione e quale corretta amministrazione finanziaria
si possa raggiungere partendo da una simile confusione di
cifre.
Ma il documento non è coerente nemmeno con quanto la
stessa Giunta comunale ha disposto nella delibera di determinazione
delle tariffe del servizio acquedotto e della TARSU: mentre
quella delibera stabilisce che le spese per questi servizi
devono essere a carico dei cittadini per l’80%, nel
bilancio di previsione essi sono chiamati a corrispondere
addirittura fino al 102% dei costi. Infatti, per il quarto
anno consecutivo sono state adottate tariffe per il servizio
acquedotto che portano oltre 450mila euro nelle casse del
Comune, come dimostra senza possibili equivoci il dato consuntivo
relativo al ruolo del 2004. Ed è sintomatico che, per
cercare di far passare inosservata la vera entità della
speculazione attuata ai danni dei cittadini, nel bilancio
continui a comparire la cifra di 316mila euro di entrate,
ben lontana dalla reale somma che si incassa con i livelli
tariffari attuali. Questo meccanismo vessatorio, poi, è
reso ancor più pesante dal fatto che le tariffe sono
calcolate sulla base di una situazione dei nuclei familiari
e della loro composizione riferita ancora all’anno 2002.
Siamo ben lontani da una impostazione del bilancio capace
di legare il reperimento di risorse a precisi obbiettivi e
programmi, e siamo ancora fermi alla logica feudale di tirar
fuori quattrini dai contribuenti, perché poi un modo
per spenderli si trova sempre.
Per questo abbiamo chiesto di rinviare l'argomento, di correggere
gli errori più grossolani rendendo coerenti i documenti
contabili e di riportare in Consiglio una proposta di bilancio
che, pur non condivisibile, sia almeno dignitosa".
comunicato stampa su Casertanews
Il Mattino, 21/12/2006
Notte di paura a Macerata Campania:
falegnameria distrutta da un incendio, pensionati senzatetto
l fuoco divampa alle 2,30 e fa
crollare un’abitazione Il proprietario denuncia: mi
avevano minacciato
Macerata Campania. La prima telefonata al 115 arriva alle
2.30 di ieri mattina. I netturbini, in via Mazzini per il
solito giro, notano una colonna di fumo levarsi dal deposito
di Martino Nacca: «C’è un incendio!»,
grida uno di loro al centralinista. Dall’altra parte
della cornetta gli chiedono dettagli. L’allarme scatta.
È iniziata così la lunga notte di fuoco e di
paura a Macerata Campania, una notte di terrore che ha come
protagonisti le fiamme del racket e un imprenditore che ha
denunciato minacce e richieste di denaro. Una rappresaglia
con rarissimi precedenti. I pompieri hanno dovuto lavorare
fino alla tarda serata di ieri per domare le fiamme. Lingue
di fuoco, alte fino 20 metri, hanno ridotto in cenere tonnellate
e tonnellate di tavolame per l’edilizia: assi di abete,
travicelli, murali e mezzane. Distrutti pure quattro elevatori
per lo stoccaggio e una pala escavatrice. Prima delle 3.00,
gli idranti sono già in azione. Al caposquadra la situazione
appare subita grave. Chiede rinforzi. Il comando provinciale
dei vigili del fuoco manda sul posto 6 autobotti. Non bastano.
Occorrono altri uomini e mezzi. Un rogo di così vaste
proporzioni non può non coinvolgere i fabbricati che
cintato la proprietà Nacca. Bisogna sbrigarsi. La richiesta
di aiuto passa al comando regionale. Alla fine, in via Mazzini,
saranno almeno cinquanta i vigili del fuoco e ventidue, forse
più, le autocisterne che si alterneranno. Autobotti
di supporto giungeranno a Macerata da Napoli, Benevento, Avellino
e Salerno. Ore: 3.00: l’incendio, che comincia a tradire
una matrice dolosa, si estende velocemente. I soccorritori
puntano a circoscriverlo. Intanto, alle spalle del deposito,
al civico 10 del vico V di via Giovanni XXIII, si consuma
il secondo dramma di questa storia. Giovanni Tartaglione,
64 anni, pensionato, è a letto con la moglie, Lucrezia
D’Addio, 61 anni, casalinga. Giovanni non immagina che
passeranno pochi instanti e la sua vita e quella della sua
famiglia rimarranno segnate per sempre. I coniugi Tartaglione
abitano in un modesto appartamento di circa 80 metri quadrati.
La casa confina a ovest con il muro perimetrale al di là
del quale c’è il capannone con il legname e a
est con una falegnameria, che era di Giovanni e che da circa
un anno e mezzo è gestita dal figlio Raffaele, 39 anni.
Qualcosa desta l’attenzione del 64enne: lo strepitio
dei murali, il calore, le urla dei pompieri. «Non ho
capito subito cosa stava succedendo... avevo caldo. D’istinto
ho svegliato Lucrezia e siamo scappati. Abbiamo avuto appena
il tempo di vestirci e di allontanarci, prima che crollasse
tutto», ha raccontato. Per Raffaele quella bottega era
l’unica fonte di sostentamento. «Io ho perso la
casa, lui il lavoro», ha aggiunto il padre tra le lacrime.
L’alta temperatura ha indebolito le putrelle metalliche
che sorreggevano la struttura, facendo collassare il soffitto
della falegnameria. Le fiamme hanno interessato anche un deposito
di tabacco essiccato al civico 7. Il proprietario, Raffaele
Celato, ieri era sconvolto. Ore 6.30: ormai è l’alba
e, per quanto sia presto, la città è tutta in
piedi, svegliata dagli ululati delle sirene e dal via vai
delle autocisterne. Una folla di curiosi, a stento arginata
dalla polizia municipale, guarda, incredula, le fiamme ancora
alte in via Mazzini. Difficile quantificare i danni: si parla
di un milione di euro. Ancora più complicato è
capire chi abbia appiccato l’incendio. Martino Nacca
non ha dubbi: «È un atto di intimidazione a scopo
estorsivo. Circa quindici giorni fa – ha rivelato –,
degli uomini si sono avvicinato ad un mio collaboratore: “Se
il tuo capo non asseconda le loro richieste, gliela faremo
pagare”. Sono stati di parola!». L’imprenditore,
noto in città per il suo impegno politico in Forza
Italia, ha denunciato l’episodio ai carabinieri di Macerata.
A loro, il compito di dare un volto ai piromani e di individuare
eventuali mandanti. «È un gesto inqualificabile
– commenta il sindaco Luigi Munno – soprattutto
se i sospetti di Nacca saranno confermati. Ma prometto che
le istituzione non abbandoneranno né l’imprenditore
né quei cittadini che hanno subito danni».
Claudio Lombardi, dal
Mattino
Il Mattino, 20/12/2006
«Così cambierà
la provincia del degrado»
È il piano dei piani, uno dei «fondamentali»
- per dirla con le parole con cui il presidente della Provincia
ha introdotto, con l’urgenza del consiglio che, al piano
di sotto, incombeva, la conferenza stampa per presentare il
team del Ptcp. Ancora meglio: è in pratica «il
piano regolatore generale del territorio della provincia di
Caserta», come ha spiegato l’assessore Maria Carmela
Caiola che ieri ha tenuto a battesimo il gruppo a cui è
stata affidata la redazione dello strategico documento. Con
in più la particolarità che deve tenere insieme
le linee di sviluppo (produttivo, commerciale, turistico),
servizi e urbanistica. «Una delle maggiori incompiute
che abbiamo trovato - ha ironizzato De Franciscis - sotto
il tappeto all’atto dell’insediamento».
Non perché la passata amministrazione sul tema non
avesse fatto nulla («oltre ai ricchi e cospicui emolumenti
dispensati ai consulenti») ma perchè cotanto
lavoro istruttorio non ha mai trovato conclusione né
traduzione in atti finali. A coordinare il team della nuova
Provincia, di cui fanno parte l’agronomo Nicola Stranges,
l’avvocato (anche architetto) Alberto Coppola e Antonio
Ranieri (docente di economia urbana all’Università
di Camerino), è stato chiamato l’urbanista Vezio
De Lucia, che a Caserta ritorna così dopo i giorni
caldi del Macrico, quando fu testimonial dell’assalto
al cielo delle 40 associazioni riunite in Comitato per salvare
l’enorme area allora dismessa dai militari. E se è
presto - hanno chiarito gli intervenuti - per anticipare contenuti
e strategie, chiarissima è la filosofia del neonato
gruppo di lavoro: «Rimodulare il rapporto con Napoli
e le funzioni ora assegnate dalla capitale del sud a Terra
di lavoro - hanno spiegato Caiola e Vezio De Lucia - in relazione
all’area metropolitana, dare uno stop al forsennato
consumo del suolo, tracciare la linea di uno sviluppo sostenibile».
Per fortuna il piano casertano potrà avvalersi dell’interfaccia
regionale anche se il Ptr per il momento ha avuto - nelle
sue forme generali - solo l’approvazione della giunta
di via Santa Lucia. «Quello di Caserta è il primo
piano provinciale che parte dopo l’approvazione della
legge urbanistica regionale - ha sottolineato De Lucia - e
quindi si muoverà in un quadro normativo di riferimento
certo». Sarà veramente possibile evitare la saldatura
dei comuni casertani con quelli napoletani lungo le due direttrici
esistenti, quella aversana e quella del litorale? La provincia
di Caserta, attraverso il Ptcp - che funzionerà anche
in maniera interdittiva nei confronti dei Puc - , ci proverà.
«Si tratta di rivendicare, in questa operazione, il
recupero di una identità che si va smarrendo nell’osmosi»,
insiste De Lucia. Perché è chiaro: il modus
operandi delle capitali («di tutte, e Napoli capitale
non fa eccezione») prevede l’esplusione delle
funzioni meno gradite verso il territorio circostante. E qui,
dove il capoluogo regionale insieme alla sua provincia mette
insieme meno metri quadri del comune di Roma, ritrovarsi sede
delle funzioni meno nobili (commerciali e abitative) che il
centro non può soddisfare è quasi naturale.
Sarà una corsa contro il tempo, ha avvertito Coppola,
per dare una griglia normativa sia ai Comuni che il loro piano
ce l’hanno (e che però dovranno rivederlo alla
luce del Ptcp) che a quelli - tanti - che non ce l’hanno
(«A volte pare impossibile, come a Castelvolturno»).
E che, dopo essere andati avanti per decenni con vecchi piani
di fabbricazione o nel nulla normativo più assoluto,
ora magari si lanciano nella redazione del Puc. Il team annuncia,
a scanso di equivoci, che in certi casi potrà intervenire
- in attesa di completare tutto l’iter del piano provinciale
- con clausole di «salvaguardia». Il conto alla
rovescia, però, è già partito.
Antonio Pastore, dal
Mattino
Il Mattino, 20/12/2006
«Territorio devastato, basta
con il cemento».
Presentato il "team"
del piano regolatore generale del territorio della provincia
di Caserta
Non vuole, per il momento, sbilanciarsi in indicazioni e
progetti («Sarebbe davvero fuoriluogo, siamo appena
all’inizio, anzi a prima ancora») ma idee precise
sul quadro di riferimento dove andrà ad inserirsi il
Piano territoriale della provincia di Caserta l’urbanista
Vezio de Lucia ce l’ha. Due o tre punti da cui cominciare,
allora... «Appunto, e il primo è di sicuro il
rapporto con la Regione, che dovrà essere stretto e
continuo. Caserta è la prima provincia che redige il
Pctp dopo l’approvazione in giunta del Piano territoriale
regionale, un vantaggio enorme perché abbiamo un contenitore
in cui andare a collocare il nostro lavoro». La provincia
di Caserta è grande, con realtà assai diverse
tra di loro, come pensate di muovervi? «Ci sono due
o tre macroaree all’interno del territorio provinciale,
con situazioni e bisogni differenti per cui il discorso andrà
commisurato a queste specificità. Penso, al di là
della conurbanzione del capoluogo, all’area dell’Alto
Casertano, a quella del litorale e infine a quella aversana,
forse la più difficile da affrontare». Nell’Agro
c’è un continuum di cemento, il territorio si
presenta largamente saccheggiato e compromesso... «È
vero. Qui dovremo evitare, per quanto possibile, che si realizzi
l’atto finale della saldatura con la metropoli napoletana
salvaguardando le ultime zone a verde e i fondi agricoli che
esistono». Ma c’è anche da tener presente
il bisogno di abitazioni e di insediamenti produttivi, no?
«Si dovranno esaminare queste necessità una per
una. Da un punto di vista generale è assolutamente
necessario bloccare lo spaventoso consumo del suolo che si
è fatto e che si sta facendo in Italia, come del resto
in Europa dove negli ultimi dieci anni sono stati impermeabilizzati
circa 800 mila ettari di suolo. Ma mentre nel resto dell’Europa
si è preso coscenza della necessità di invertire
la rotta - basti pensare alle norme introdotte da tempo nella
legislazione inglese, tedesca e da ultimo spagnola - da noi
il processo di sensibilizzazione appare assai lento».
Può farci qualche esempio? «Nel programma di
Prodi, senza voler dunque riandare alla passata legislatura,
c’è solo un breve accenno, un rigo se non sbaglio,
che auspica lo stop al consumo di suolo. Si dovrebbe dire
invece con chiarezza che il sacrificio di altro suolo agricolo,
tanto per cominciare, deve essere l’ultima possibilità
dopo aver accertato che non è percorribile, in una
data zona, fruire di aree dismesse o comunque già antropizzate.
Come si legge già da dieci anni, nella legge urbanistica
della regione Toscana». Una norma simile potrebbe essere
introdotta nel Ptcp? «Penso di sì. È importante
capire che siamo arrivati al capolinea, e che è assurdo
continuare a cementificare terreni verdi quando si potrebbero
soddisfare le stesse esigenze soltanto riconvertendo il patrimonio
edilizio esistente e dismesso». Di verde, in effetti,
in certe aree della provincia ce n’è poco...
«E infatti un obiettivo prioritario dovrà essere
la restaurazione del verde ogni volta che sia possibile, rinaturalizzando
aree maltrattate e degradate da un intervento edilizio che
ha saccheggiato il territorio senza nessun controllo».
a. pas., dal
Mattino
Comunicato stampa, 18 dicembre 2006
Lo Uttaro: tre palazzi di rifiuti

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un
comunicato del Comitato contro la discarica Lo Uttaro
Cittadino: DIFENDI LA TUA SALUTE
Lo scorso mese di novembre è stato
firmato un accordo tra il Presidente della Provincia di Caserta
De Franciscis, il Sindaco di Caserta Petteruti ed il Commissario
di Governo per l’emergenza rifiuti Bertolaso, ancora
una volta senza il coinvolgimento delle popolazioni locali.
Esso prevede la costruzione di una
enorme discarica a ridosso delle città di San Nicola
la Strada, Maddaloni, San Marco Evangelista e Caserta e prevede:
- individuazione di un sito di discarica
per lo SMALTIMENTO DEFINITIVO dei rifiuti solidi urbani prodotti
nell’ambito della provincia di Caserta e dei rifiuti
provenienti dalla provincia di Caserta in uscita dall’impianto
di selezione di Santa Maria Capua Vetere.
- tale sito è stato individuato
nel comune di Caserta in località Lo Uttaro
ex cave per una volumetria di 450.000 metri cubi salvo futuri
ampliamenti
- smaltimento definitivo del sito di stoccaggio
Lo Uttaro entro sei mesi dall’apertura della nuova discarica
- rimozione dei rifiuti dal sito di trasferenza entro due
mesi dall’apertura della nuova discarica
- successiva futura bonifica del Foro Boario di Maddaloni
Diciamo tutti insieme NO all’accordo
perché:
- Il territorio ove dovrà essere
costituita la discarica grande quanto TRE PALAZZI DI 120 PIANI
pieni di rifiuti, è:
- Al centro della più grande conurbazione della
provincia di Caserta con oltre 150.000 abitanti,
nei pressi di un nuovo hotel a 5 stelle (Crown Plaza) e del
Nuovo Policlinico.
- Già saturo di discariche esauste,
chiuse dopo anni di lotte da parte dei cittadini; nonostante
ciò ospita due enormi cumuli di rifiuti che hanno portato
alla chiusura del macello di Caserta e del trasferimento di
centinaia di lavoratori della società EDS da Caserta
a Napoli con gravi danni all’occupazione di qualità
nella nostra provincia
- Concausa di un grande numero di tumori e allergie
tra gli abitanti dei nostri comuni che negli ultimi
anni sono cresciuti enormemente di numero
- Fattore decisivo per la svalutazione delle abitazioni
con grande danno economico per gli imprenditori edili e per
quanti hanno fatto sacrifici per l’acquisto della casa.
COMITATO CONTRO LA DISCARICA LO
UTTARO
nouttaro@yahoo.it
Caserta news, 18 Dicembre 2006
Per i “Moderati” il puc
è solo un cavallo di Troia
Recale – A Recale il Piano Urbanistico Comunale (PUC),
a giudizio di questo comitato ‘I Moderati’, nemmeno
questa volta sarà approvato. La convinzione di quanto
appena affermato deriva da una ricostruzione del passato che
fino ad oggi ha sempre rispettato il testo politico, come
in una sceneggiatura cinematografica. Non occorre la sfera
magica per prevedere cosa accadrà nel palazzo della
Provincia, nel caso si otterrebbe una approvazione in consiglio
comunale. Da anni si assiste, da troppi per verità,
che a ridosso delle elezioni, i bravi amministratori cercano
di pianificare gli interessi della popolazione attraverso:
ieri il Piano Regolatore Generale (PRG) e oggi Piano Urbanistico
Comunale (PUC), senza però ottenere grandi risultati.
Infatti da trent’anni, Recale, non riesce ad avere:
un arricchimento demografico e un piano per gli inserimenti
produttivi (PIP), che sicuramente gioverebbe a tutta la popolazione
recalese . Molti sono i cittadini e politici che chiedono
il parere dei Moderati sull’attuale PUC; ebbene, il
segretario del partito Antimo Maietta ha così commentato:
“ Il PUC , da noi battezzato ‘Il cavallo di Troia’
che all’apparenza doveva sembrare un dono ma in realtà
conteneva i soldati greci il cui scopo era quello di assalire
la città di Troia e conquistare il potere, se verrà
approvato, sarà il ‘cavallo’ determinante
durante la campagna elettorale, sia per l’attuale maggioranza
che dovrà preservare l’integrità anche
in Provincia tutelando i beneficiari, sia per i consiglieri
di opposizione che dovranno evitare l’approvazione nel
palazzo decisivo a tutela dei danneggiati. Ma a ciò
dovremmo aggiungere, stando alle affermazioni di qualche esperto
in materia e di qualche politico locale, che probabilmente,
vi siano dei vizi di forma tecnica . Quindi, per l’ennesima
volta, ci troveremo innanzi ad un potenziale sviluppo territoriale
virtuale. Noi dei Moderati, convinti che questo PUC non sarà
mai approvato, invitiamo i cittadini recalesi a riflettere
sulle nostre domande: ‘perché il PRG oggi PUC
non si realizza nei primi anni dell’amministrazione?
perché da oltre trent’anni assistiamo a questi
scenari illusori che puntualmente si verificano a fine mandato
amministrativo?’ Per fortuna – conclude Maietta
– che la percentuale dei giovani è piuttosto
alta, quindi possiamo ritenere che in molti saranno a chiedere
il rinnovamento, e noi saremo pronti a dimostrare la nostra
innovazione politica che sarà da garante per tutta
la popolazione recalesi”. La settimana prossima, i dirigenti
dei Moderati, per la prima volta, terranno una conferenza
stampa con i giornalisti locali .
Comunicato stampa, da CasertaNews
Il Mattino, 13/12/2006
DUE COLPI IN POCHE ORE SU UN CONVOGLIO
E ALLA STAZIONE
Recale, caccia al rapinatore dei treni
È caccia al ladro–pendolare. Sia la polizia
ferroviaria di Caserta che gli uomini della Questura sono
da 48 ore sulle sue tracce. Cercano il balordo che lunedì
pomeriggio, lungo la tratta Napoli–Caserta, ha messo
a segno due rapine, ferendo, tra l’altro, una delle
vittime. La prima è avvenuta su un treno interregionale,
quando il convoglio ha superato la stazione di Marcianise.
Il rapinatore (sui 25 anni, occhi e capelli scuri, carnagione
olivastra e con un chiaro accento campano) ha perlustrato
tutte le carrozze, cercando con cura la preda. Poi, intorno
alle 14.30, si è avvicinato, con una scusa, ad uno
studente di Casagiove, F.G., di 19 anni. Ingaggiata la conversazione,
il ladro ha tirato fuori dalla tasca un’arma da taglio
e ha intimato al ragazzo di consegnarli soldi e cellulare.
Lo studente, in un primo momento, ha assecondato il malvivente,
poi ha tentato una reazione. È nata una colluttazione,
che è costata, però, a F.G. una ferita lieve
al braccio destro. Il ladro, approfittando della sosta a Recale,
è riuscito a scendere dal treno, portando con sé
il cellulare e il portafogli della vittima. Non contento,
alle 17 circa, lo stesso rapinatore (le descrizioni fornite
dai derubati sembrano coincidere), all’interno della
stazione di Recale, ha aggredito, sempre a scopo di rapina,
A.G., 18 anni, una studentessa di Maddaloni. Ottenuti i soldi
e un telefonino, si è dileguato nel nulla. È
probabile che ad aspettarlo in piazza Marianna Gadola ci fosse
un complice a bordo di uno scooter. Sul caso, si diceva, stanno
investigando la Polfer e gli agenti dell’ufficio prevenzione
generale della Questura. Le ricerche, iniziate nella serata
di lunedì, sono proseguite per tutta la giornata di
ieri, purtroppo senza risultati. Gli inquirenti non escludono
che possa trattarsi dello stesso ladro che qualche settimana
ha messo a segno tre colpi all'interno della stazione ferroviaria
di Caserta, con una modalità che ricorda quelle di
Recale. Intanto, ieri pomeriggio, ennesima rapina al dottor
Lanfranco Iodice, titolare della farmacia di via San Lorenzo,
in località Caturano, a Macerata. Il colpo è
stato perpetrato, alle 17.30, da un giovane, armato e con
il volto coperto, che poi è fuggito a bordo della sua
moto. È la terza rapina, in poco più di un mese,
consuma ai danni della farmacia Iodice. Sull’episodio
indagano i carabinieri.
Claudio Lombardi, dal
Mattino
Comunicato stampa, 10 dicembre 2006
Il pensiero di Hegel e la Polis
Prosegue il ciclo di conferenze
“Il pensiero politico e la Città”
Il
22 dicembre, venerdì, alle ore 18.30, presso la sala
incontri di Giosef, in via Battisti 69, si terrà il
secondo appuntamento del ciclo di conferenze aventi ad oggetto
“Il pensiero politico e la Città”.
La conferenza avrà a tema "Il pensiero di Hegel
e la Polis" e sarà tenuta da Giuseppe Cantillo
(Professore Ordinario di Filosofia Morale nella Facoltà
di Lettere e Filosofia dell'Università di Napoli "Federico
II").
Giuseppe Cantillo - membro dell’Accademia di Scienze
Morali e Politiche della Società di Scienze, Lettere
ed Arti in Napoli e dell’Accademia Pontaniana - è
Coordinatore della Sezione Filosofia e Scienze Umane del Dottorato
in Filosofia moderna e contemporanea dell’Istituto Italiano
di Scienze Umane (sede di Napoli). E’ Direttore del
Centro di Ateneo per la Scuola di Alta Formazione “Federico
II”.
Governare la Città: alcuni
spunti di riflessione
Il nostro paese ha visto, ha partire dagli anni ’70,
lo sviluppo di una tendenza che ha portato all’attribuzione
a regioni ed enti locali di una crescente numero di poteri
e attribuzioni. Questo processo ha condotto alla riforma del
Titolo V della nostra Costituzione. Il nuovo testo costituzionale
riconosce la posizione fondamentale degli enti locali nell’ordinamento
della Cosa pubblica: « La Repubblica è costituita
dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane,
dalle Regioni e dallo Stato » (art. 114). Il nuovo Titolo
V prevede che le funzioni amministrative siano attribuite
ai Comuni (art. 118), attribuisce ad essi autonomia finanziaria
(art. 119). Il crescente peso assunto dagli enti locali impone
alle forze politiche di elaborare serie riflessione sul piano
del governo delle entità cittadine, e pertanto di riflettere
sul ruolo peculiare dell’entità “Città”
su un piano non solo giuridico-politico, ma anche economico,
storico e sociologico. La Storia d’Italia, con il peculiare
ruolo che ha assunto la società urbana nel suo sviluppo
plurisecolare, impone di affrontare questa riflessione con
particolare rigore e serietà.
Nella storia del pensiero politico la Città è
stata di volta in volta analizzata sul piano della sua concretezza
sociale, economica e politica (potremmo partire dalla Politica
di Aristotele, o ricordare il mirabile saggio sulla città
in Economia e Società di Weber) o trasfigurata nel
vagheggiamento di un modello perfetto e remoto di convivenza
civile (come dimenticare La Città del Sole di Campanella?).
Una riflessione sul governo locale che voglia creare dei modelli
di ampio respiro per lo sviluppo civile e sociale della nostra
città può trarre indubbiamente vantaggio da
incontri e dibattiti che ripropongano l’attualità
di questi momenti fondamentali nella storia del pensiero politico
e sociale.
Energie
nuove, comunicato stampa
Comunicato stampa, 6 dicembre 2006
Un'epidemia d'amore
per un oceano di pace
Antonella Ricciardi intervista
Margherita Dini Ciacci, presidente Unicef Campania
Margherita Dini Ciacci, vicepresidente nazionale dell'UNICEF,
e presidente dello stesso organismo per la Campania, esprime
in occasione del 25° anniversario di tale presenza in
Campania, un bilancio della situazione, con lo sguardo rivolto
non solo alla situazione campana, ma anche a quella, più
generale, e spesso ancora più drammatica, dell'infanzia
nel mondo. La dottoressa Dini Ciacci sottolinea anche i frutti
positivi maturati con l'impegno dell'UNICEF, soprattutto con
l'impegno ed il coinvolgimento dei bambini, oltre a ricordare
affettuosamente un'artista davvero speciale: la cantautrice
per la pace Agnese Ginocchio, autrice, tra l'altro, della
musica di una canzone della quale lei stessa aveva composti
i versi, in una sintonia che ha visto uniti l'impegno umanitario
e l'arte. - Dott.ssa Dini Ciacci, quest'anno ricorre il 25°
anniversario della Fondazione del Comitato Regionale per la
Campania dell'UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite particolarmente
impegnato a favore della pace e della legalità. In
qualità di presidente regionale può delineare
un bilancio dei suoi principali successi conseguiti e degli
obbiettivi più importanti ancora da raggiungere? -"Non
ho paura del male dei cattivi", diceva M. L. King "ma
del silenzio dei buoni", e troppo buoni, ancora oggi,
come se fosse possibile, si fanno i fatti loro. Non c'è
tregua agli orrori quotidiani che affliggono i popoli della
miseria, della disperazione, della morte. Non c'è tregua
per i bambini, vittime privilegiate delle tragedie. Non c'è
tregua per i popoli dei Paesi della fame, della sete, delle
malattie, delle guerre. In questi 25 anni siamo stati al servizio
dei bambini, vittime privilegiate delle tragedie, e dei ragazzi
vicini e lontani, costruendo una grande alleanza con gli interlocutori
fisiologici ed istituzionali dei bambini: famiglie, scuole,
le municipalità, con il sindaco nominato "Difensore
dell'infanzia", che hanno delineato politiche in favore
delle nuove generazioni; i bambini hanno imparato i diritti/doveri
di un cittadino che partecipa alla vita della propria città
attraverso i Consigli Comunali Junior. E l'Unicef, in Campania,
con i suoi comitati Provinciali di Avellino, Benevento, Caserta,
Napoli e Salerno, ha confermato il Patto di Amicizia con le
comunità. - Lei è inoltre la vicepresidente
nazionale dell'UNICEF: può indicare, invece, riguardo
la situazione dell'infanzia nel mondo, le maggiori emergenze
in atto e ciò che di buono si è invece riusciti
a costruire? - Il nostro slogan "strabismo umanitario:
un occhio al vicino ed uno al lontano", richiama la necessità
di aiutare tutti i bambini: quelli che, nel Terzo Mondo, continuano
a morire per fame, sete, malattie e guerre, e quelli dei nostri
"civili" Paesi, soffocati tra cemento, smog, violenze
ed indifferenza. Per tutti loro ancora molto resta da fare:
occorrerà un'epidemia d'amore per un oceano di pace.
- Il suo impegno di recente non è stato solo umanitario,
ma anche artistico, avendo scritto il testo di una canzone,
successivamente musicata da Agnese Ginocchio, la famosa cantautrice
campana per la pace, recentemente premiata proprio da lei:
può spiegare in che modo sia nato questo sodalizio,
anche dal punto di vista umano, e che cosa in particolare
vi unisca? - Su una rivista dell'UNICEF Campania Agnese ha
letto parole che l'hanno colpita. Mi ha pregato di inviarle
a lei come testo per una canzone di pace. Agnese è
una splendida cantautrice campana per la pace, che sa costruire
l'amore fra i popoli attraverso la musica. E' l'amica del
nostro Comitato, sempre disponibile al coinvolgimento, sempre
presente nei momenti significativi dell'UNICEF Campania. Dirle
no era impossibile. Sarà con noi il 15 dicembre prossimo,
in Piazza Plebiscito, per condividere, con il Presepe Vivente
allestito dalle scuole della Campania, la coralità
del Natale. Meritava il nostro plauso e lo ha ricevuto con
un premio.
Intervista di Antonella
Ricciardi
Il Mattino, 09/12/2006
A Maddaloni installato un sofisticato
sistema di centraline
Tempo d'esami per gli operatori di telefonia mobile. Tim,
Vodafone Italia, Wind e H3G (Tre), i gestori di stazioni radio
base, o più semplicemente dei temuti e discussi ripetitori
fissi di telefonia mobile, sono finiti sotto controllo. Dall'alleanza,
amministrativa e scientifica, tra l'ente locale e la Seconda
Università di Napoli (Dipartimento di Scienze ambientali)
è nata una rete di monitoraggio comunale, basata su
stazioni fisse per la misura in continuo dei campi magnetici.
Non si tratta delle dei soliti rilevamenti, sporadici o puntiformi,
ma di un monitoraggio spazialmente esteso e cronologicamente
significativo. In pratica, sta accadendo a Maddaloni, e quindi
per la prima volta in provincia di Caserta, quello che è
già è stato realizzato con successo a Piacenza,
e nei maggiori centri emiliani. I dati sull'elettrosmog afferiscono
alla centrale operativa della Sun per l'acquisizione, l'elaborazione
e la loro diffusione giornaliera. I ricercatori Roberto Formosi
e Gaetano Criscuolo, coordinati dai professori Carmine Lubritto
e Antonio D'Onofrio (responsabili scientifici del progetto)
provvederanno alla archiviazione sistematica e alla diffusione
dei risultati in tempo reale su internet. L'attività
di mappatura dell'elettrosmog a Maddaloni è a portata
di mouse. Quanti voglio vincere la proprie fobie o semplicemente
porre un rimedio all'eccesso di disinformazione sugli effetti
dell'esposizione agli impianti ad alta frequenza (di radiotrasmissione
e ai ripetitori di telefonia mobile) possono saperne di più
sul sito www.maddalonionline.it. Più dei principi,
su questo argomento valgono i numeri. E quelli, messi a disposizione
dal primo check-up intermedio da Lubritto e D'Onofrio, sono
più che confortanti. Il tasso reale dell'inquinamento
elettromagnetico, nei principali siti di misura fino ad ora
attivati (via Marconi, via Marotta, via Caudina) indicano
valori inferiori ai valori normativi di riferimento ammessi.
Ma la campagna di indagine durerà ancora altri 6 mesi.
«I primi dati certificati -annuncia Enzo d'Errico, assessore
all'ambiente- hanno messo in evidenza che i 13 ripetitori
dei telefonia mobile, attivi a Maddaloni, producono un livello
medio di esposizione ai campi elettromagnetici ad alta frequenza
intorno ai 2 Volt/metro». Dato sostanzialmente lontano
dai 6 Volt/metro, imposti dal Dl 381/98 e definiti come «obiettivo
di qualità, che non può essere superato all'aperto
nelle aree intensamente frequentate (scuole, ospedali, uffici),
e come valore di attenzione che non può essere superato
all'interno di edifici contro le esposizioni a lungo termine».
Intanto, la Sun si moltiplicherà per quattro. Oltre
alla ricerca, l'università offrirà una consulenza
didattica ad ampio raggio; informerà i cittadini, certificherà
gli ipotetici rischi, scriverà le regole sulle aree
dove sarà possibile istallare nuovi impianti e dove
è invece sconsigliabile. «I gestori -anticipa
il sindaco- sono stati invitati a sospendere l'istallazione
di nuovi impianti».
Giuseppe Miretto,
dal Mattino
il Mattino, 08/12/2006
Il giallo di Caserta, si ricontano
le schede
La notte del 10 aprile il software
della Prefettura si bloccò e tutto il Paese rimase
con il fiato sospeso
La lunga notte dello spoglio a Caserta. Quella che è
stata presa, tanto nel film di Deaglio tanto in altri riferimenti
nazionali, come un esempio dei dubbi relativi alla regolarità
del voto per le politiche del 9 e 10 aprile 2006. Cosa è
in realtà accaduto? Perché si è bloccato
tutto ed i risultati sono giunti solo a mattina inoltrata?
Perché l’allora segretario regionale Ds Nappi,
con l’attuale sottosegretario Pascarella si precipitarono
in prefettura su richiesta dei vertici romani dell’Unione?
C’era il sospetto che proprio Caserta, nell’incertenza
del dato nazionale, potesse consegnare la vittoria della Campania
alla Cdl e sovvertire il risultato complessivo. «In
realtà - dicono ora dalla prefettura - quell’episodio
non c’entra assolutamente nulla con l’attuale
riconteggio delle bianche e delle nulle e con l’ipotesi
che le bianche possano essere state attribuite fraudolentamente
a questo o quel partito. A Caserta c’è stato
un problema informatico che ha falsato tutti i dati, è
stato subito corretto, poi si è perso tempo a reimmettere
i dati nel terminale con un altro sistema». Va inoltre
precisato che le prefetture e il ministero dell’Interno,
per le Politiche a differenza delle elezioni amministrative,
hanno solo una funzione divulgativa dei dati. Sono gli uffici
elettorali presso il tribunale di S. Maria Capua Vetere e
la Corte d’Appello di Napoli a ricevere schede e verbali
e fare i conteggi. Nell’immediatezza dello scrutinio,
però, la prefettura riceve via telefono o via fax i
dati dai vari presidenti di seggio, li elabora e li divulga.
«Quella notte fu l’attuale vice presidente della
Provincia, Adolfo Villani - dicono in prefettura - a segnalarci
che qualcosa non andava. C’erano candidati a zero voti,
altri con preferenze ben oltre i partiti di riferimento. Ci
accorgemmo che il software in nostro possesso non funzionava.
Allora caricammo di nuovo tutti i dati su un altro programma
e gli errori furono eliminati». Tra verifiche e operazioni
materiali di riconteggio passarono 6-7 ore in più.
Così Caserta divenne il fanalino di coda nazionale
per lo spoglio del Senato. In una elezione combattuta e con
un testa a testa allo spoglio tale situazione era già
di per sè sufficiente per alimentare dubbi e sospetti.
Dubbi e sospetti che si ripropongono ora che la giunta per
le autorizzazioni del Senato ha deciso di ricontare le schede.
La verifica verrà effettuata presso la Corte di Appello
di Napoli, dove le schede sono custodite. In provincia di
Caserta ci sono state per la Camera 11.554 bianche e 10.226
nulle; per il Senato 10.596 bianche e 10.735 nulle. «Del
resto - concludono dalla prefettura di Caserta - noi non abbiamo
mai avuto alcuna contestazione, a parte il ritardo, sui dati
elaborati, nè dalla magistratura nè da altri
organi amministrativi».
Claudio Coluzzi,
dal Mattino
Il Mattino, 06/12/2006
I nostri anni con Giorgio, quando
si finiva in carcere
La venuta del Capo dello Stato a Caserta, insieme al Presidente
della Camera Fausto Bertinotti e al Presidente del Senato
Franco Marini ci offre l’occasione di salutare il nostro
Presidente della Repubblica e di ricordare i suoi anni casertani,
dal 1951 al 1956. Come lui stesso racconta nel libro «Dal
P.C.I. al socialismo europeo», in quegli anni, già
funzionario del partito a Napoli, viene «precettato»
e mandato a dirigere la Federazione del P.C.I. di Caserta,
giusto in tempo per partecipare al congresso provinciale che
lo elegge segretario, su indicazione della segreteria regionale
(cioè di Giorgio Amendola). Il congresso provinciale
si svolse tra il 20 e il 21 gennaio 1951. Napolitano nel suo
libro mette in evidenza le difficoltà incontrate e
dice testualmente: «Fu per me una scoperta il passaggio
dalla grande città ricca di storia e di vita culturale
ad un piccolo centro di provincia. dapprima Santa Maria Capua
Vetere alla sede delle Federazione del Pci, poi la meno vivace
e la più chiusa Caserta». In quel periodo io
ero nel pieno dell’attività sindacale e politica.
Avevo cominciato dal 1945 la mia attività alla Camera
del Lavoro e ero stato eletto consigliere a Caserta nel settembre
1947; in una riunione presieduta da Giorgio Amendola ero stato
eletto nella segreteria provinciale insieme a Fausto Calabrese,
Giovanni Biggiero, Walter Di Scotti e Nino De Andreis. Amendola
era fermamente intenzionato a favorire l’ascesa di giovani
compagni. In provincia di Caserta eravano ancora nella scia
delle lotte per la terra del novembre 1949, degli scioperi
a rovescio del 1950, della conquista del contratto dei braccianti.
Il 25 maggio 1952 si tengono le elezioni provinciali e comunali.
Nella relazione di Napolitano al comitato regionale datata
30 giugno 1952 si legge che la Dc ha diminuito i voti in provincia
di Caserta da 144000 del 18 aprile 1948 a 76000 mentre i nostri
sono passati da 46000 a 56000 (60000 nelle comunali). Il 7
giugno 1953 non scatta la «legge truffa» che doveva
dare un premio di maggioranza alla Dc ed ai suoi alleati,
e nella circoscrizione Napoli-Caserta è eletto tra
gli altri anche Giogio Napolitano. Erano anni difficili, le
organizzazioni politiche e sindacali ed i loro militanti sono
bersagli della discriminazione e della repressione. Il 19
marzo 1952 ci fu una manifestazione dei contadini di Villa
Literno: interviene la polizia, uno sparo e cade il contadino
Luigi Noviello. Pochi giorni dopo, il 25 marzo 1952: alle
ore 13.30 nella galleria di Rocca Pipirozzi a Mignano c’è
uno scoppio folgorante, salta la casermetta delle munizioni
e crolla la galleria, 44 morti e 50 feriti. Il 12 giugno 1954:
sciopero dei braccianti, arresti di dirigenti sindacali e
politici, circa una quindicina di persone. Il reato contestato
è blocco stradale: a difenderci venne tra gli altri
Lello Basso, segretario del Psi. Fummo assolti io, Gennaro
Iodice e due braccianti: condanati invece (scontarono un anno
e mezzo di carcere) Pietro Bove, Enzo Raucci ed otto braccianti.
Erano tempi difficili: una critica al governo diventava villipendio
e due volte fui condannato a due anni di carcere, fortunatamente
poi amnistiati. Su quel periodo hanno dato un contributo importante
con i loro scritti Giuseppe Capobianco e Paolo Broccoli. Nei
giorni 16 e 17 novembre 1956 ha luogo il congresso provinciale
del Pci: Napolitano è eletto segretario federale, ma
dopo il congresso nazionale lascia l’incarico e torna
a Napoli. Gli succede Gaetano Volpe. Ora, ricordando gli anni
casertani del Presidente che dire? Auguri tanti, grazie per
la spinta data a Napoli, sì anche noi ne abbiamo bisogno.
Mario Pignataro*, dal
Mattino
*ex segretario della Camera del Lavoro di Caserta
Il Mattino, 05/12/2006
SIGILLI A BRICOVERDE
Babbo Natale abusivo Il gip: sì
al dissequestro
Capodrise. La Procura ha dato parere favorevole al dissequestro
temporaneo del «Castello di Babbo Natale». Il
gip Ciro Iacomino ha accolto la seconda istanza di BricoVerde,
presentata nel primo pomeriggio di ieri, e ha ordinato il
dissequestro della «fortezza» di legno e vetroresina
realizzata senza licenza edilizia all’interno dell’area
espositiva del megastore di via Retella, a Capodrise. Il provvedimento
è limitato al tempo necessario (tre giorni) al recupero
della merce, che potrà essere commercializzata in un’altra
area del centro commerciale. Ieri pomeriggio, intorno alle
16, il comandante della polizia municipale, Alberto Negro,
ha materialmente rimosso i sigilli, consentendo agli operai
di iniziare l’evacuazione. Fonte di richiamo per i bambini,
il capannone, che riproduce le fattezze di un maniero medievale,
era ritenuto un elemento fondamentale nei piani commerciale
dalla proprietà, che avrebbe voluto utilizzarlo fino
al 15 gennaio per la vendita dei prodotti natalizi. BricoVerde
si trova a fare i conti con un anno che ha risentito della
crisi che sta colpendo la grande distribuzione e Gennaro Rendola,
comproprietario del «tempio» del faidaté,
non ha esitato a brandire la scure dei licenziamenti non appena
la polizia municipale, martedì scorso, ha apposto i
sigilli alla struttura. Fino a ieri, la strategia difensiva
dei legali di BricoVerde si fondava sul presupposto che, essendo
mobile, il «Castello di Babbo Natale» non necessitasse
di un permesso a costruire. Nella prima istanza di sospensione
dell’ordinanza l’azienda ha citato una sentenza
del Consiglio di Stato, risalente al 2001, che afferma che
«le opere precarie non abbisognano di concessione edilizia,
quando sono destinate a soddisfare scopi specifici e delimitati
nel tempo». Una tesi che non ha persuaso né l’ufficio
tecnico del comune di Capodrise, né il pm Mariano Caputo,
né tanto meno il gip Iacomino. Nella seconda istanza,
la proprietà non ha posto in discussione la legittimità
dell’ordinanza, ma si è limitata a chiedere un
dissequestro temporaneo che consentisse il recupero della
merce. E così è avvenuto. La protesta degli
operai, che martedì si sono barricati e incatenati
all’interno del capannone per sette ore, se da un lato
ha scosso l’opinione pubblica, dall’altro non
ha sortito l’effetto sperato dall’azienda, che
ha assecondato l’agitazione nella speranza di ottenere
la riapertura del castello almeno fino al 31 dicembre. Soddisfazione
è stata espressa dal sindaco Giuseppe Fattopace: «Il
dissequestro temporaneo – ha detto – è
una misura che rispetta il territorio e tutela le maestranze».
Claudio Lombardi, dal
Mattino
Il Mattino, 05/12/2006
Le lotte contadine di compagno Giorgio
Broccoli: «Da lui la prima
tessera del Pci»
Giorgio Napolitano concluse nel 1957 la serie dei segretari
provinciali dell’allora Partito Comunista Italiano di
estrazione non casertana, ma «designati» dagli
organi centrali. A lui si deve anche il trasferimento nel
’51, cioè poco dopo la sua nomina, della sede
della Federazione provinciale da S. Maria Capua Vetere a Caserta
al quarto piano nell’antico palazzo Porfidia sul Corso
Trieste, poi ricostruito, dove ora si affacciano gli sportelli
di un istituto bancario. E fu proprio un sammaritano Gaetano
Volpe a prendere il suo posto, quando i sei anni di gestione
equilibrata e attenta di Napolitano contribuirono a superare
un periodo di turbolenze interne, restituendo identità
e stabilità alla federazione. «Avevo vent’anni
e mi iscrissi al Pci a Caserta proprio quando era segretario
Napolitano -ricorda Paolo Broccoli, già parlamentare,
tra i riferimenti storici della sinistra casertana, raffinato
intellettuale molto vicino al filosofo Massimo Cacciari, che
ospita in città quando il sindaco di Venezia partecipa
a eventi culturali, spesso promossi in sinergia con l’altro
suo grande amico, il vescovo Raffaele Nogaro-. Avevo militato
nella federazione giovanile di cui era segretario Peppino
Capobianco. Gli sono stato molto vicino durante i sei anni
di guida del partito a Caserta, ritrovandolo nel ’68
quando dirigeva la sezione centrale ”massa” del
partito e io ero nella Cgil, poi nel ’91 quando girammo
in Terra di Lavoro per contribuire alla campagna delle provinciali,
e ancora, da deputato appena eletto, con Napolitano mio capogruppo
alla Camera». «Fu un periodo quello della gestione
della Federazione del Pci da parte di Napolitano molto effervescente
-ricorda Broccoli-. Nel ’53 alle elezioni politiche
Napolitano fu eletto deputato nella circoscrizione Napoli/Caserta,
nel ’54 in occasione degli scioperi nazionali dei braccianti
per il sussidio di disoccupazione furono arrestati addirittura,
tra gli altri, due dirigenti, e cioè, Pietro Bove di
Santa Maria Capua Vetere, allora segretario della Camera del
Lavoro, ed Enzo Raucci di Capua, della segreteria provinciale,
poi deputato del Pci». «Loro pagarono più
degli altri -ricorda Mario Pignataro, puntuale storico dell’economia
e delle dinamiche del lavoro, allora tra i responsabili della
Cgil-. Bove e Raucci furono condannati a quattro anni per
blocco stradale, dovettero scontarne uno. Anche Generoso Iodice,
socialista, a quell’epoca nella Cgil, poi parlamentare
del Psi, fu arrestato durante la grande manifestazaione dei
braccianti a Casal di Principe. Due giorni dopo ci recammo
a protestare dinanzi alla Questura di Caserta chiedendo la
liberazione dei compagni, ma io ed altri fummo fermati e trasferiti
al carcere di S. Maria Capua Vetere. E lì venne a trovarci
Napolitano che, in qualità di deputato, ebbe accesso
al carcere ma non potette incontrarci di persona. Quando andò
via lo salutammo da dietro le sbarre». «E come
non dimenticare -aggiunge Paolo Broccoli- le manifestazioni
di piazza, soprattutto quelle degli studenti, nel ’56
in occasione dei fatti d’Ungheria, quando la Federazione
al corso Trieste era, quasi quotidianamente, oggetto di tentativi
di assalto da parte di quanti manifestavano contro i carri
armati sovietici che avevano soffocato nel sangue la rivolta.
E ho pienamente condiviso, in occasione del recente cinquantenario
da quei tragici eventi, l’autocritica di Napolitano,
da presidente della Repubblica, per gli errori di valutazione
all’epoca commessi dai comunisti italiani». Napolitano
lo ricordano a Caserta da segretario del Pci per la sua semplicità
e disponibilità: girava in bicicletta, prendeva il
caffè al Bar Veneziana, mangiava nell’antico
ristorante Adamo in via Mazzini.
Michele De Simone, dal
Mattino
Il Mattino, 03/12/2006
Piano urbanistico, disputa sul numero
legale
Recale. Il futuro urbanistico di una città nelle mani
di cinque consiglieri comunali. La maggioranza, venerdì
notte, ha affrontato le ultime osservazioni al Puc affidandosi
al voto di Francesco Ommeniello, Bartolomeo Rossi, Pietro
Mingione, Mario Nigro e Angelo Zarrillo. Il conflitto di interessi
ha obbligato il sindaco Americo Porfidia e 7 consiglieri a
disertare la discussione di quelle osservazioni che hanno
svelato la loro incompatibilità. Porfidia sapeva che
alcuni terreni inclusi nel piano avrebbero decimato il numero
legale e ha chiesto, anzitempo, l’intervento «salvifico»
di Luigi D’Angiolella. Secondo l’amministrativista,
«il quorum strutturale», richiesto per la validità
delle sedute di seconda convocazione, «è raggiunto
con la presenza di almeno 5 consiglieri». Un parere
che non ha mai convinto i gruppi di opposizione: «Per
legittimare una delibera di consiglio - dice Giuseppe Lasco
- occorre il voto di 1/3 dell’assemblea, senza computare
il primo cittadino. Ora, nel caso di Recale, i consiglieri
sono 16, e 5 non rappresenta 1/3 di 16. Poi, al voto dei consiglieri
va aggiunto quello del sindaco». A parte le dispute
sul numero legale e i numerosi vizi di procedura denunciati
dalla minoranza, esiste un altro aspetto ella vicenda che
ha creato sconcerto. Tutti i ricorsi dei partiti politici
(da Alleanza Nazionale a Rifondazione Comunista) sono stati
bocciati. Stessa sorte è toccata alle osservazioni
prodotte dalle associazioni. «È prevalsa - afferma
Giuseppe Vanore di Cruna - l’astuzia machiavellica del
fine che giustifica i mezzi, dove il fine travalica il semplice
accrescimento del consenso elettorale e i mezzi sono le troppe
concessioni accordate a pochi “eletti”».
Prima di inviarlo in Provincia, lo strumento urbanistico dovrà
essere adottato. Un passaggio cruciale che la maggioranza
supererà con una «votazione frazionata di singole
parti del piano». Parola di D’Angionella.
Claudio Lombardi, dal
Mattino
Comunicato stampa, 3 dicembre 2006
Auser, il programma di dicembre
Con la riunione del Comitato direttivo martedì 5 alle
ore 17,30 nella sede di via Roma 8 ha inizio il programma
di attività del mese di dicembre dell’Auser di
Caserta, presieduta da Elisabetta Luise.
Prosegue, quindi, a pieno ritmo l’attività culturale
e di promozione sociale dell’Auser di Caserta, che ha
varato per dicembre un intenso ciclo di iniziative, che comprende
anche la partecipazione domenica 10 alla marcia per la Pace
a Caserta.
Le altre manifestazioni si terranno tutte nella sede in via
Roma 8.
Giovedì 7 alle ore 17.30 “Spazidiversi”,
la poesia nella nostra vita, a cura di Vanna Corvese.
Giovedì 14 alle ore 17 continua il Cineforum, a cura
della professoressa Rosaria Carotenuto, con la proiezione
del film “Sognando Beckam”.
Venerdì 15 alle ore 17,30 si terrà l’incontro
con “l’autore del nostro territorio” Mariastella
Eisenberg, con la presentazione del suo ultimo libro “Sara”,
Guida Editore, a cura di Liliana Vastano.
Lunedì 18 alle ore 17 è convocata la riunione
dell’Assemblea dei soci per il Bilancio preventivo.
Martedì 19 alle ore 17 incontro per gli auguri di buone
feste con letture di brani dal libro di Maria Orsini Natale
“Cieli di Carta”, con buffet preparato dai soci
e strenna natalizia offerta dall’Auser. La serata si
concluderà con un torneo di burraco.
Inoltre, è sempre attivo il Filo d’Argento dal
lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 12 con il
numero verde gratuito senza scatto alla risposta 800.995988.
Il primo lunedì del mese dalle ore 17 alle 18 si terrà
in sede la consulenza legale, gratuita solo per i soci Auser.
Continuano i corsi di inglese a cura di Mariella Natale e
di informatica a cura di Mimmo Cicalese il mercoledì
dalle ore 17 alle 19.
Il laboratorio di découpage, a cura di Maria Bernard,
si terrà tutti i martedì alle ore 17,30.
Comunicato stampa Auser Caserta
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