25 aprile: liberi!
RASSEGNA STAMPA - APRILE 2007

Il Corriere della Sera, 29 aprile 2007

Il vescovo occupa la discarica e si scontra con la Cei e i politici

Caserta, monsignor Nogaro in piazza con la popolazione

NAPOLI - È un vescovo che si muove come un parroco, monsignor Raffaele Nogaro. A Caserta ci sono gruppi di cittadini che protestano perché non vogliono una discarica, e l' altro giorno se lo sono trovato lì, in mezzo a loro. A premere perché la polizia aprisse i cancelli e li lasciasse entrare nello sversatoio, a riempirsi le narici e lo stomaco di un fetore che dà il vomito. Se lo sono trovato accanto e nessuno si è sorpreso. Perché oggi il problema di quella gente di Caserta è la discarica, e quindi è normale che lui fosse lì. A sporcarsi la tonaca, se necessario. Come si è sporcato le mani con la polvere che si alza dai campi di pomodori, per difendere gli immigrati schiavi, o come si è sporcato l' immagine agli occhi di quei politici che non hanno mai gradito le sue parole contro le missioni italiane negli scenari di guerra. Lo amavano tutti quando alzava la voce solo contro la camorra. Era facile amarlo, allora. Caserta è territorio della camorra peggiore che c' è. Una camorra che è mafia. E che ha sporcato di sangue anche il sagrato di una chiesa. Era il 1994, e Don Peppino Diana, parroco di Casal di Principe, disse: «Per amore del mio popolo non tacerò». Lo fecero tacere sparandogli in faccia. Nogaro riconobbe subito, nelle illazioni fatte girare nei giorni e nei mesi a seguire - delitto passionale, sgarro a un clan in favore di un altro - quei veleni che solitamente le cosche usano per isolare chi è stato condannato a morte, per ucciderlo prima con le infamità e poi con il piombo. Con don Diana avevano invertito i tempi degli agguati ma l' obiettivo era lo stesso: ammazzarlo due volte. E siccome le indagini non riuscivano a cancellare le ombre, il vescovo decise di parlare: «Don Peppino è un martire della libertà», disse. E lo andò ripetendo finché le sentenze dei tribunali non gli diedero ragione. La camorra non apprezzò, certo, ma la Chiesa e lo Stato poterono gonfiare il petto, mettendosi al fianco di questo sacerdote pieno di coraggio e certezze. E quindi a nessuno venne da storcere il naso quando, diventato confessore di Raffaele Cutolo, lo definì «un uomo che suscita in me sentimenti di rispetto e di amicizia». Né quando corse in questura a Caserta a protestare perché nel cortile era stata messa una gabbia dove venivano rinchiusi immigrati clandestini e prostitute africane in attesa di essere identificati. E nemmeno quando di fronte alla morte in carcere di un pedofilo assassino disse: «Noi abbiamo il compito del perdono», piuttosto che parlare di giustizia divina. Confermava a ogni uscita la sua immagine di sacerdote coraggioso quanto misericordioso, monsignor Nogaro. E piaceva a tutti: alle autorità ecclesiastiche che ne apprezzavano il successo tra i fedeli, a quelle politiche che elogiandolo potevano far credere di essere anche loro in prima linea contro la camorra, e ai fedeli perché se lo ritrovavano sempre vicino. Oggi piace soprattutto ai fedeli. Forse solo ai fedeli. Perché di questo vescovo di quasi 74 anni - friulano e quindi testardo, e meridionale acquisito e quindi vivace e pieno di iniziative - tutti gli altri hanno dovuto imparare a conoscere il lato sovversivo. Quando chiama a raccolta i sacerdoti di Napoli contro il progetto di privatizzazione dell' acqua. Quando, di fronte alla legge Bossi-Fini sull' immigrazione, annuncia la disobbedienza civile: «Aprirò le chiese ai clandestini». Quando si schiera contro le missioni italiane in zone di guerra, e per questo si guadagna una lettera di Cossiga che lo accusa di aver «turbato e offeso quei parlamentari cattolici (...) che per la giustizia e contro il terrorismo, hanno votato a favore dell' intervento militare» E quando, dopo l' attentato contro i carabinieri a Nassiriya, finisce al centro di accuse politiche e prese di distanze da parte della Cei per aver detto che «quei ragazzi sono morti facendo la guerra». Così Nogaro piace sempre meno nelle stanze dove si gestisce il potere: politico, militare, religioso. E la battaglia contro la discarica gli vale nuovi nemici. Prima di unirsi ai manifestanti aveva invitato gli amministratori pubblici a schierarsi contro il progetto voluto da Bertolaso. «È paradossale che chi si impegna per ripristinare la legalità debba confrontarsi con autorità religiose», lo ha attaccato il capo della Protezione civile e commissario straordinario per l' emergenza rifiuti. E il segretario della Cei Betori ha fatto sapere subito da che parte sta: «L' affermazione della legalità, su cui insiste Bertolaso, è una cosa da condividere in assoluto». Nogaro non vorrebbe replicare ma poi lo fa: «Bertolaso ha assunto una posizione indegna, e purtroppo anche gli amministratori della mia città. Io soffro per loro, perché non si rendono conto che così calpestano e oltraggiano la città di Caserta. Ma come fanno a non capire che la discarica è legata alle cave a quindi al mondo della camorra?».

Bufi Fulvio, dal Corriere della Sera

La Repubblica, 27 aprile 2007

Gioia Tauro, attentato a coop di Libera
Don Ciotti: "Non cederemo"

GIOIA TAURO - La scorsa notte a Gioia Tauro persone non identificate hanno devastato la sede della cooperativa agricola Valle del Marro, realizzata dall'associazione Libera di don Ciotti su terreni confiscati alla 'ndrangheta. Gli attentatori, dopo essersi introdotti nella sede della cooperativa forzando il cancello d'ingresso, hanno danneggiato un capannone ed hanno rubato numerosi attrezzi agricoli. La cooperativa agricola Valle del Marro, che si trova in località Ponte Vecchio di Gioia Tauro, è stata creata nel 2005 da Libera su terreni confiscati alle cosche Piromalli e Mammoliti. La coop svolge un'intensa attività di produzione agricola, con la coltivazione, in particolare, di uliveti ed agrumeti. A gestire la cooperativa è un gruppo di giovani guidati da don Pino De Masi, referente di Libera in Calabria.

"Andiamo avanti, senza paura e senza alcuna esitazione, forti anche della presenza dello Stato al nostro fianco", ha detto il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, dopo essere stato informato dell'attentato.
"Siamo tranquilli - ha aggiunto don Ciotti - anche perché il nostro impegno per la legalità non subirà alcun cedimento".

dalla Repubblica

Le Monde, 25 aprile 2007

Riportiamo in una nostra traduzione il lungo e documentato servizio che Le Monde ha dedicato alla emergenza rifiuti in Campania

Le miniere di rifiuti della Camorra

Quanti abitano nei pressi de "Lo Uttaro", una località a sud di Caserta, sono amareggiati. Nei prossimi giorni, la gigantesca discarica che sorge sul posto, e in cui sono già sepolti migliaia di metri cubi di rifiuti, ricomincerà a funzionare. Il sito era stato chiuso nel 2001 a causa di "gravi rischi ambientali", ma è stato di nuovo requisito per far fronte all'emergenza rifiuti esplosa in Campania. A parte le strade di Napoli, regolarmente costellate di cumuli di rifiuti, tutto l'entroterra napoletano da Salerno a Caserta è un'immensa pattumiera.
Per entrare in molte località si passa tra due barriere di spazzatura. La campagna è punteggiata da discariche selvagge da cui si alzano fumi sospetti. In mezzo ai frutteti in fiore, ai confini delle zone abitate, a volte anche attorno agli edifici storici, si presenta ovunque lo stesso spettacolo di sacchetti di spazzatura sventrati, frigoriferi fuori uso e vecchi pneumatici.

«A fine aprile, avremo in tutto un milione di tonnellate di rifiuti abbandonati all'aria aperta, parcheggiati in siti di stoccaggio temporaneo o nascosti "sotto il tappeto". Se non si interviene, la situazione diventerà esplosiva. Con l'arrivo del caldo si profilano rischi di epidemia» avvisa Guido Bertolaso, il commissario straordinario incaricato dal governo della gestione dei rifiuti nella regione. Nominato il 9 ottobre 2006, si trova a dover risolvere lo stesso rompicapo dei suoi predecessori: da quattordici anni la raccolta dei rifiuti nella regione Campania è in amministrazione straordinaria. Senza alcun risultato. Tanto più che si scontra con la potente influenza della Camorra, la mafia locale, che gestisce i rifiuti da decenni.
Ogni giorno, la Campania produce 7.300 tonnellate di rifiuti; nel 2006, ne ha accumulato 2.800.000 tonnellate. «Quanto le cinque regioni confinanti messe insieme» precisa Guido Bertolaso. Ma questa regione di sei milioni di abitanti non è capace di smaltirli.
L'unica discarica regolarmente in funzione sarà satura tra poche settimane, e l'inceneritore costruito nel comune di Acerra entrerà in funzione soltanto nel mese d'ottobre. È previsto un secondo inceneritore, ma i lavori non sono ancora cominciati. Su dodici siti di compostaggio progettati, uno solo funziona. Inoltre, gli otto centri di trattamento (CDR) esistenti sono in attesa di una ristrutturazione completa, vittime di "errori progettuali". I rifiuti che i CDR avrebbero dovuto trattare, compattati in enormi balle di plastica, sono impossibili da eliminare. «Non si possono bruciare perché la selezione tra rifiuti secchi ed umidi non è stata fatta», spiega sconsolato un rappresentante dell'associazione ecologica Assises di Napoli, indicando l’impressionante montagna di balle bianche che fiancheggia il sito di Caivano, in provincia di Caserta [sic]. Spesso si è dovuto decidere di spedirle all’estero. Ma entro la fine dell'anno, secondo la Corte dei Conti, la Campania ne avrà accumulate 7 milioni di tonnellate sul proprio territorio.

«L'ideale sarebbe riaprire le balle e vuotarle una ad una, ma ci vorrebbero dieci anni», spiega Guido Bertolaso. Dopo Lo Uttaro, fa fatica a convincere altri comuni a collaborare per affrontare l'emergenza. A Serre, nel parco naturale del Cilento nel sud della regione, la popolazione si ribella contro il suo progetto di sotterrare milioni di metri cubi di spazzatura. Gli abitanti delle località scelte come sede dei futuri inceneritori sono in rivolta contro "una tecnologia obsoleta e pericolosa". Guido Bertolaso - a capo della Protezione Civile italiana dal 2001 e dunque abituato alle situazioni difficili - vorrebbe creare le condizioni per una gestione normale dei rifiuti prima della fine del suo mandato, il 31 dicembre 2007: «Nulla è a norma - dice - Paghiamo le conseguenze di un sistema che non ha mai funzionato, che rimedia all’emergenza ficcando i rifiuti in una buca».

L'ultimo rapporto della Corte dei Conti constata in effetti il fallimento dell'amministrazione straordinaria «la cui inefficienza ha garantito la propria sopravvivenza». Secondo la Corte, essa avrebbe in particolare rallentato la messa in atto della raccolta differenziata, attuata soltanto dal 10,6% della popolazione contro il 24,3% della media nazionale. Perché tale incuria si perpetua di anno in anno? Troviamo la risposta nella stessa relazione della Corte dei Conti, che indica «contesti ambientali resi difficili dalla presenza di una criminalità economica ben radicata».
Da trenta anni i rifiuti sono infatti il business della Camorra. La mafia napoletana gestisce centinaia di discariche clandestine. Ma i rifiuti urbani sono solo la punta emergente di un mercato enorme. I dintorni di Caserta rigurgitano di rifiuti industriali, spesso tossici, importati da tutta la penisola o dall'estero. Le colline, sventrate da centinaia di cave illegali sfruttate dai clan mafiosi, servono a nascondere rifiuti di dubbia origine. «Si aggiunge un disastro ad un altro», commenta amareggiata Eleonora Gitto, consulente per l'ambiente del Consiglio regionale.

Molti industriali italiani e stranieri cedono alle imbattibili tariffe delle imprese controllate dalla Camorra. All'inizio del 2006, la polizia ha smantellato una rete che da anni seppelliva fanghi tossici nella zona di Acerra. In parte erano addirittura rivenduti come "prodotti fertilizzanti" grazie a documenti falsificati. L'elenco degli avvocati, carabinieri e pubblici amministratori arrestati in questa occasione la dice lunga sulla catena di complicità in una regione in cui il 42% dei consigli comunali è stato sciolto e commissariato per collusione con la Camorra.
All’inizio di aprile è stato arrestato anche uno degli assistenti di Guido Bertolaso. Incaricato di occuparsi degli "impianti", a quindici giorni dalla nomina è stato accusato di legami con il potente clan casertano dei Casalesi: secondo le intercettazioni della direzione antimafia, essi avrebbero utilizzato tutta la loro influenza per fargli ottenere quel posto strategico.

«Perpetuando l'emergenza, ci si sottopone ad un giogo mafioso che ha conseguenze sulla salute pubblica», asserisce Giuseppe Comella, direttore del Dipartimento di Medicina presso l'Istituto nazionale del cancro di Napoli. Nell'area compresa tra le città di Nola, Acerra e Marigliano «l’incidenza del cancro della laringe, della vescica, del fegato e del colon è in aumento, - sottolinea Comella - mentre si abbassa nelle regioni industrializzate del nord del paese».
Nel 2004 la rivista britannica The Lancet aveva chiamato questa zona di culture e pascoli "il triangolo della morte", basandosi in particolare sui lavori di Alfredo Mazza, ricercatore all'università di Pisa, che stabilivano un legame tra la presenza di rifiuti illegali e l'aumento della mortalità per cancro: «Durante alcuni decenni 250.000 persone sono state esposte a sostanze inquinanti tossiche in misura molto superiore alla norma», spiegava lo studioso.
All'inizio degli anni 2000 i prelievi del suolo hanno rivelato «un tasso di diossina più elevato di quello registrato a Seveso dopo l'incidente», garantisce Antonio Marfella, un tossicologo dell'istituto sul cancro di Napoli. «Ma la gente continua a mangiare frutta e verdura ed a bere l'acqua del rubinetto» insiste Eleonora Gitto.

Nel 2003 il pascolo e la vendita del latte di pecora furono vietati in ventidue comuni della Regione. Dopo la segnalazione di numerose morti, malattie e malformazioni fra gli animali, un'indagine sanitaria aveva messo in evidenza livelli di diossina nel latte dodici volte superiori al limite consentito. Alcuni giorni fa un pastore di questa zona, Vincenzo Cannavacciulo, di 59 anni, è morto di un cancro della colonna vertebrale: lo stesso tipo di malattia che nel giro di qualche anno ha ucciso più di due terzi delle sue 3.000 pecore.
A metà aprile, è stato pubblicato un nuovo studio di ricercatori italiani coordinato dall'ufficio ambiente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità [di cui abbiamo dato notizia in questa Rassegna- ndr]. La ricerca, condotta in 196 comuni delle province di Napoli e Caserta, registra in questa zona più di 1.000 discariche clandestine, e conferma che il fatto di abitare in un raggio di 1 chilometro da tali siti aumenta la mortalità da cancro del fegato, del polmone e dello stomaco, come pure alcune malattie congenite.
Negli otto comuni più inquinati - il famoso triangolo della morte - l’aumento di mortalità sarebbe pari al 9% per gli uomini e al 12% per le donne. Ed il rischio di malformazioni dell'apparato urogenitale è superiore dell’80%.

«C'è un legame evidente tra la presenza di discariche abusive e l'aumento del cancro o delle malformazioni congenite», ammette Guido Bertolaso. Ma il commissario straordinario non si lascia contagiare dalla "febbre dell'eco-mafia": «Se ci sono fenomeni di illegalità, il problema riguarda la giustizia.»
Messo sotto protezione di polizia fin all'inizio del suo mandato in seguito alle minacce ricevute, preferisce sottolineare le contraddizioni di quanti si oppongono agli inceneritori e ai suoi progetti di discariche: «La gente farebbe meglio a protestare contro le discariche abusive piuttosto che contro la decisione dello Stato di aprire impianti puliti e controllati.»

Jean-Jacques Bozonnet, Le Monde

Il Mattino, 24/04/2007

RECALE. L’EX SINDACO SE LA VEDRÀ CON AMERICO PORFIDIA

Gadola ci riprova con i rutelliani e Rifondazione

Recale. Sarà Ovidio Gadola, come nel 2002, a opporsi ad Americo Porfidia per il rinnovo del consiglio comunale. Naufragato, per mancanza di candidati disposti a rischiare pur di rinnovare il centrosinistra, il progetto ambizioso del segretario dei Ds Vincenzo De Angelis, in queste ore, gli «scissionisti», compreso Angelo Racioppoli della Margherita, stanno ritessendo i rapporti con Gadola, interrottisi circa un mese fa proprio sulla scelta del candidato a sindaco. Il coordinatore provinciale dei Socialisti, surclassato Franco Squeglia, proposto da Giuseppe Lasco, al momento, può contare sull’appoggio di una parte dei rutelliani, dello Sdi di Filiberto Gianoglio e di Rifondazione comunista di Nicola Argenziano. Se Gadola riuscirà a trovare un accordo con i Ds e a recuperare i rapporti con Racioppoli e Osvaldo Argenziano, nulla gli vieta, il 28 aprile, di presentarsi a capo di una lista politica, capace di rastrellare qualche voto ideologico, sempre più raro ma utile in una campagna elettorale che si preannuncia in salita. Sulla competitività del fronte «antiporfidiano» potrebbe pesare anche la scelta, non ancora definitiva, della Dc di Domenico Ciccone di concorrere in solitudine con una compagine di bandiera rappresentata da Antimo Maietta. I neodemocristiani non competono per vincere, piuttosto per ottenere un rappresentante in consiglio comunale, ma i voti che sottrarrebbero a Gadola potrebbero risultare determinati per la rielezione della lista «Città nuova». Porfidia lo sa, e li «corteggia», potendo disporre già del sostegno incondizionato dell’Udc, dell’Udeur e di Alleanza nazionale (Franco Massaro e Isidoro Marcello inclusi).

Claudio Lombardi, dal Mattino

Comunicato stampa, 22 aprile 2007

Lo Uttaro, continua il presidio

Questa mattina 22.04.07 presso l’ACSA CE3 si è avuto un incontro tra il Direttore Limatola, la delegazione del comitato emergenze rifiuti e il delegato della CGIL Caserta Domenico Pascarella, alla presenza degli assessori della provincia di Caserta Maria Carmela Caiola ed Enrico Milani , su quanto stabilito la sera del giorno 20 u.s. in un altro incontro con il Presidente della Provincia stessa Alessandro De Franciscis, lo stesso Comitato Rifiuti, gli assessori della Provincia Lucia Esposito e la già citata Maria Carmela Caiola.
La discussione si è accesa allorché si è analizzata la decisione di Bertolaso di avviare la scorsa notte lo sversamento dei rifiuti nella Ex Discarica Ecologica Meridionale in località Lo Uttaro di Caserta, individuata quale discarica provinciale dall'Ordinanza del 12 Gennaio u.s.
Quindi il comitato concorda, fermo restando tutte le ragioni già indicate in precedenza in opposizione alla scelta del sito stesso, relative a motivi di opportunità sia di ordine legale che logistico e sanitario, di attuare quanto segue:

a) di manifestare pacificamente presso la discarica suddetta contro la sversamento dei rifiuti nella stessa discarica chiedendo che essi siano reinviati presso il luogo di partenza fino a quando non si verifichino le condizioni minime di controllo condiviso.
b) di chiedere ad horas un tavolo con il Commissario Bertolaso, il Presidente De Franciscis ed il Sindaco di Caserta Petteruti , al fine di ricercare tutte le idonee soluzioni alternative che tutelino la nostra salute;
c ) aggiornare la riunione, al fine di costituire e insediare una commissione paritetica per controllare quanto sversato composta da organi indicati dal Commissario del CE3 ed i comitati dei cittadini stessi sulla base di quanto stabilito nell'incontro avuto con il Presidente della Provincia, nonchè Commissario del Consorzio CE3 incaricato della gestione della discarica, Alessandro De Franciscis e nel rispetto del Protocollo d'intesa firmato dallo stesso De Franciscis, dal Sindaco Petteruti e dal Commissario Bertolaso nel novembre scorso, il quale dovrà essere immediatamente reso operativo in sostituzione della attuale gestione commissariale.

Il presente documento è stato portato questa mattina stessa a conoscenza del presidio permanente ubicato davanti alla discarica Lo Uttaro che lo ha approvato in toto e lo si è integrato con la proposta di presentarlo domani 23 aprile 2007 al consiglio comunale di Caserta, affinché all’inizio del civico consesso venga chiesta una sospensione dell'argomento all'O.d.G. concernente il MACRICO per conoscere in quel contesto la volontà del Sindaco e dell’amministrazione sul ripristino della gestione indicata dal Protocollo d'Intesa stesso il quale, di fatto, è stato sospeso e sterilizzato dall'improvviso intervento del Commissario Bertolaso.
Il presidio attualmente presente nei pressi della discaricalo Lo Uttaro, invita la cittadinanza ad accorrere numerosa per manifestare la propria contarietà su quanto sta accadendo.
Invita il Sindaco Petteruti ed il Presidente De Franciscis, nel caso di mancato ripristino del Protocollo d'intesa, ad associarsi al presidio, avendo Bertolaso violato ogni accordio di tregua ; invita la stampa e le emittenti televisive locali a dare la massima diffusione del presidio in atto.

Il Comitato emergenza rifiuti - Il presidio permanente.

Comunicato stampa

Lo sversamento notturno è un affronto ai cittadini

Dura condanna del Movimento per la Pace allo sversamento nella discarica Lo Uttaro

"Quanto sta accadendo è una cosa davvero grave, un atto illegale, un affronto ai comitati, un' offesa alla cittadinanda tutta, una violazione al diritto di salute e di difesa del territorio". Dura condanna espressa da Agnese Ginocchio, portavoce del Movimento per la Pace e salvaguardia del creato. La testimonial di Pace in seguito a comunicazione di Messina e di Zanotelli, che informava dello sversamento improvviso avvenuto durante la notte di sabato presso la discarica Uttaro, ha fatto pervenire alle redazioni questa sua nota, appoggiando le azioni dei comitati antidiscarica, che in queste ore stanno presidiando giorno e notte il territorio de lo Uttaro per impedire con azioni pacifiche lo sversamento illegale dei rifiuti. " I ns. politici firmatari dell'accordo- continua Ginocchio- burattinai nelle mani di uno stato che ha perso il vero volto, la dignità ed il valore del sentirsi responsabile delle proprie azioni. I nostri politici hanno paura, si contraddicono, non hanno il coraggio di parlare e di schierarsi apertamente, di difendere i diritti della cittadinanza di cui sono responsabili. Se non si possiede questo coraggio, inutile andare avanti. Meglio dimettersi piuttosto che scandalizzare. Servire lo stato significa servire primaditutto la cittadinanza, difendere i diritti della salute, i diritti di ogni singolo cittadino, essere garanti in prima persona di questi diritti, difendere la legalità e la democrazia. A Bertolaso, ormai stanco di questa resistenza, i casertani gli vanno stretti....sta perdendo colpi. Presto crollerà sotto la sua stessa arma adoperata. Chi di lama ferisce, di lama perisce. Questa è la condanna riservata a coloro che adottano la linea della forza. E' da stolti pensare di vincere senza avere lo scrupolo di pensare a quali conseguenze porta una decisione che viola i diritti della Pace ( umani- ambientali)e della legalità "! Saluti arcobaleno di resistenza e Pace"
Comunicato da: "Movimento internazionale per la Pace e salvaguardia del creato"

La Stampa, 16 aprile 2007

I CEM potrebbero essere causa del "Colony Collapse disorder"

Sono i telefonini a uccidere le api?

api e campi elettromagneticiNon è ancora chiaro quali siano gli effetti dei telefonini sull’uomo. Ma per quanto riguarda le api, forse si può iniziare a parlare di sterminio di massa. È l’ipotesi formulata dai ricercatori dell’istituto di scienze naturali dell'università di Landau, secondo i quali le radiazioni emesse dai cellulari potrebbero essere le responsabili della progressiva moria nelle colonie di api che si sta verificando ormai in tutto il mondo (e per la quale è stata coniata la definizione “Colony Collapse Disorder”).
Gli studiosi dell’università tedesca hanno sottoposto alcune arnie alle radiazioni elettromagnetiche prodotte da dispositivi di telefonia mobile. In alcuni casi, fino al settanta per cento delle api uscite alla ricerca di polline non ha fatto più ritorno. L’ipotesi è che le radiazioni interferiscano con il sistema d’orientamento degli insetti, impedendo loro di rintracciare la via dell’arnia e portandoli a disperdersi e morire altrove.
Il Colony Collapse Disorder ha colpito inizialmente gli Stati Uniti, dove ventiquattro stati sono alle prese con il problema, con una riduzione della popolazione di api che in diversi allevamenti sfiora il sessanta/settanta per cento. Successivamente ha raggiunto l’Europa continentale, con particolare intensità in Spagna, Germania, Svizzera e Polonia e tracce anche in Italia. Ora tocca alla Gran Bretagna, il paese dove in questi giorni si è parlato più diffusamente della ricerca di Landau.
Altre possibili cause del fenomeno sono state individuate negli scorsi mesi nell’utilizzo di pesticidi o nella diffusione di campi di prodotti ogm. A parte quello dell’università tedesca, non esistono altri studi che sostengano la teoria del rapporto diretto tra le radiazioni elettromagnetiche e la scomparsa delle api. Qualche scettico, inoltre, fa notare come l’apicoltura sia in gran parte diffusa in aree di campagna, dove il segnale telefonico spesso è ancora debole o addirittura inesistente.
La preoccupazione per la diffusione del Colony Collapse Disorder non tocca soltanto corde romantiche (vedi il paragone con Pasolini e la scomparsa delle lucciole), ma anche commerciali. Oltre a mandare in crisi il settore specifico dell’apicoltura, l’estinzione delle api rischia di provocare danni enormi all’intera agricoltura a causa della mancata impollinazione dei campi (un passaggio fondamentale per molte coltivazioni). I giornali inglesi hanno quantificato in un miliardo di sterline - circa un miliardo e mezzo di euro - il valore commerciale complessivo delle api per l’economia del Regno Unito.

Luca Castelli da La Stampa

leggi anche "Api e telefonini: odio a prima vista?" - Il Sole 24 Ore

Comunicato sindacale, 10/04/07

Fusione Nokia-Siemens: quale futuro per Marcianise?

Come da comunicazione Aziendale, dal 01/04/07 si è costituita la nuova società Nokia-Siemens-Network nella quale è confluita la Siemens-Network Spa.
Questo avvenimento,a mio parere, non può non meritare delle considerazioni di carattere generale e altre di carattere particolare, per cui sento il dovere di prendere questa iniziativa anche in virtù del fatto che questa vicenda si trascina da circa un anno con momenti difficili e sviluppi inattesi.
L’avvenimento in sé rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il “Mercato”, negli ultimi tempi, determini sempre più, scelte di politiche Aziendali volte ad aggregazioni tra società, sulla base di un progetto che punti , da un lato, a raggiungere una maggiore redditività dell’impresa che, altrimenti, anche in presenza di un valido progetto industriale, purtroppo a volte risulta non gradita al “Mercato” stesso, con conseguenze negative sui corsi azionari e quindi sul giudizio e sulla capacità di finanziamento della stessa impresa; dall’altro, al raggiungimento di una posizione di leadership nel settore in cui si opera, con l’acquisizione di nuove “fette di mercato”, forti di un catalogo prodotti più variegato e rispondente sempre più alle esigenze della clientela e forti, anche, di una capacità di investimenti in ricerca e sviluppo sicuramente più elevata e più mirata, sulla base di sinergie tra le risorse apportate dalle diverse società interessate all’aggregazione.
Per questi motivi di carattere generale ritengo che, la nascita della nuova società e la partecipazione a questa come ex Siemens Network (Italia), debba essere salutata con favore, perché altrimenti, quest’ultima, a mio parere, si sarebbe configurata nel “Mercato”come una Local Company, in un settore in cui bisogna essere grandi per le ragioni sopra esposte.
Detto ciò dal punto di vista generale, è evidente che entriamo in una fase in cui le scelte che la nuova società compirà, relativamente agli obbiettivi che si prefigge e che prima richiamavo, potrebbero determinare processi che interesseranno i vari “pezzi” che costituiscono questa nuova società, con ripercussioni su ogni singolo “pezzo” rispetto al proprio futuro e alla propria “mission”.
Le stesse indicazioni che sono giunte dalle dichiarazioni dei massimi vertici Aziendali, nel corso dell’ incontro del 05/04/07 tenutosi in web-conference nel locale mensa, destano preoccupazione, relativamente ad un esubero occupazionale del 10-15% della neonata società e ad una particolare attenzione della stessa al settore della telefonia fissa.
Il sito di Marcianise, a mio parere, si colloca nella nuova società come uno stabilimento manifatturiero che ha “le carte in regola” per affrontare il futuro, anche in considerazione di tutte le scelte che nel tempo è stato chiamato a fare in termini di efficientamento, out-sourcing, prepensionamenti, utilizzo degli impianti.
Si trova nel mezzogiorno Italiano e le maestranze hanno una età media di 40 anni.
Queste considerazioni insieme alle opportunità previste nella Legge Finanziaria 2007 credo debbano (e sicuramente lo saranno) essere estremamente presenti nel percorso che ci accompagnerà nei prossimi mesi.
Questo percorso sarà affrontato a tutti i “tavoli” Aziendali e “Istituzionali” e in particolare a quello del Ministero dello Sviluppo e delle Attività Produttive dove è permanentemente aperto un tavolo sulla Alleanza Nokia/Siemens.

Gaetano Maffei, Delegato uscente Rsu/Fiom

Il Mattino, 13/04/2007

«Ecco come uccidono le discariche abusive»

La magnitudo e l’epicentro di una scossa di terremoto lunga 14 anni, quanto l’emergenza rifiuti. Una scossa subdola che, nascendo dal cuore di tenebra dei feudi della camorra casalese, ha avvelenato, ed avvelena, almeno 196 comuni campani e che, svenduta la salute dei padri, ipoteca quella dei figli e dei figli dei figli, per uno dei traffici più redditizi della criminalità organizzata. L’Organizzazione mondiale della sanità, capofila di un team di scienziati ed enti nazionali, ha misurato la potenza ed i costi in vite umane del cataclisma rifiuti in Campania: e ci annuncia oggi, dati statistici e analisi alla mano, che nascere ad Acerra significa per una donna avere 12 possibilità su cento in più di morire di nove tipi di tumore, leucemia inclusa, rispetto ad una donna nata e residente altrove a sud in Campania. Per un uomo la lotteria della salute svenduta costa solo 9 probabilità su cento in più di morire. E Acerra, martoriata anche da anni di insediamento industriale, è capofila di otto comuni, stritolati fra la testa di Napoli ed i piedi di Caserta: Bacoli, Caivano, Giugliano, Aversa, Castelvolturno, Marcianise e Villa Literno pagano con i figli nel ventre delle madri lo scempio dei campi, delle falde acquifere, dell’aria. Un bambino concepito in questi otto comuni - ed il dato grida vendetta, a Dio per chi ci crede - corre un rischio di nascere con malformazioni congenite all’apparato uro-genitale e al sistema nervoso che è ottanta volte su cento superiore a quello di bambini concepiti altrove. Lo studio dell’Oms, con l’Istituto superiore di Sanità, il Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto di fisiologia clinica, l’osservatorio epidemiologico della Campania, Arpa, Arpac, Legambiente, con dati del registro campano sulle malformazioni congenite, dice che c’è relazione fra il rischio ambientale da rifiuti, i tumori di nove tipi e due tipologie precise di malformazioni dei concepiti. La Protezione civile, dopo lo storico articolo dell’autorevole rivista Lancet che chiamava il triangolo dell’acerrano «triangolo della morte», aveva commissionato un’indagine all’oms che ha avuto un antefatto nel 2004. Oggi, oltre a confermarci che le cose vanno sempre peggio, ci dicono che Lancet s’era tenuto basso: non un triangolino, ma una cintura di comuni sulla costa e fra Caserta e Napoli, più un buco nero a nord sempre di Caserta. E l’indagine, che di comuni ne esamina 196, è all’inizio. Guido Bertolaso, commissario straordinario di quello che si spera essere l’ultimo anno dell’emergenza, ha presentato questo sconvolgente rapporto ieri alla Mostra d’Oltremare con il presidente della giunta Antonio Bassolino ed il rappresentante del ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, Franco Mascazzini. E Bertolaso, che rema contro proteste e prese di posizione, ha parlato, come suo solito, chiaro: «Tutto questo accadeva all’insaputa di tutti? Non credo. Quelle fasce tricolori dei sindaci che vedo inalberate contro chi ha sempre lavorato e lottato per la tutela della salute, come questo commissariato, andrebbero esibite contro lo smaltimento illegale». E Bassolino, totalmente con lui, ha ribadito: «A volte dietro certe proteste, la camorra nasconde le sue ragioni, i suoi interessi criminali. Il dovere è distinguere. E non farsi fermare». E Bertolaso su Serre, discarica individuata per dar sfogo all’ultima emergenza, non cederà: «Rispondo alla presidenza del Consiglio che mi ha autorizzato» dice il supercommissario. La frecciata è per il ministro dell’Ambiente che, sere fa, in televisione - in una di quelle che Bertolaso ha definito ”gogne mediatiche” - ha giurato di non volere la discarica di Serre. Sorprende, quindi, l’intervento di Mascazzini: «Dissapori? Scollamento? Una favola. Non ce ne sono stati in passato fra ministro e commissario e non ce ne saranno. Ci sono cose che occorre fare, che vanno fatte. Con il minimo dell’impatto possibile, la migliore tecnologia. Ma vanno fatte». Schiarita, retromarcia o discorso di circostanza? La via per Serre è ancora lunga.

Chiara Graziani, dal Mattino

Il Mattino, 08/04/2007

Tutti in campo con le formazioni civiche

Dovrebbero essere sei nei due Comuni le liste senza una connotazione di area

Cinque mesi di commissariamento non sono serviti a rendere lo scenario meno nebuloso a San Prisco. Anzi, la lunga ed estenuante campagna elettorale, iniziata a fine novembre, ha solo complicato la geografia degli schieramenti in campo. Almeno tre dovrebbero essere, tuttavia, i candidati alla carica di sindaco: l’uscente Francesco Abbate, l’ex capogruppo della minoranza Antonio Siero e il medico di base Domenico De Felice. A questi, potrebbe aggiungersi l’outsider Francesco D’Angelo. De Felice e D’Angelo, allo stato, non appaiono in grado di impensierire Abbate e Siero, dati per favoriti, e lottano, piuttosto, per accaparrarsi uno scanno tra i sette riservati all’opposizione. Un dato certo è che nessun candidato capeggerà una lista politica: si parla di «Nuova polis» per l’ex sindaco, di «Nuovi orizzonti» per Siero, mentre quella di De Felice dovrebbe chiamarsi «Il Ponte». Un’altra certezza è la diaspora del «Forum tifatino», i cui fondatori, alla fine, sosterranno candidati diversi. Siero, ad esempio, potrà contare su Franco Monaco. Non è ancora chiara, invece, la collocazione di Stefano Iannotta, ex vicesindaco, le cui dimissioni decretarono, di fatto, la fine del mandato elettorale di Abbate. Liste civiche e confusione anche a Recale. Il sindaco Americo Porfidia punterà su sé stesso. Ovidio Gadola, suo eterno avversario, vorrebbe costituire un unico fronte, in cui far confluire dalla Margherita di Giuseppe Lasco ai neodemocristiani di Antimo Maietta, passando per lo Sdi di Filiberto Gianoglio e per i dissidenti di An. L’idea non convince il segretario dei Ds Vincenzo De Angelis, l’unico che sta tentando di lavorare ad un progetto politico. Dalla sua De Angelis ha l’appoggio di Osvaldo Argenziano e di Angelo Racioppoli, entrambi in quota Margherita, e, forse, quello di Nicola Argenziano del Prc. Ma una disputa a tre (Porfidia-Gadola-De Angelis) non rischia di decretare, anzitempo, la riconferma di «Città nuova»? Il 2002 insegna!

Claudio Lombardi, dal Mattino

Il Mattino, 08/04/2007

Recalesi e forestieri, difficile integrazione

Alle urne per trovare un’identità autonoma rispetto a Caserta in crisi l’economia del vicolo e dei campi, scarseggia il lavoro

Da un lato l’autostrada, dall’altro la linea ferroviaria con la stazione. In mezzo l’abitato di Recale, terra di tante nuove residenze con la stessa dicitura: «Nato a Napoli residente a Recale...». Negli ultimi dieci anni l’esplosione demografica, le case a poco prezzo (rispetto a Napoli e al suo hinterland) interi nuclei familiari che si trasferivano. «Stavamo senz’altro meglio a Napoli - dice un ragazzo che ora lavora come barista - ma mio padre ha voluto così. Ora lui va a lavorare ogni giorno nella nostra città e io sono qui. Ma la sera, appena finisco, scappo via dagli amici a Napoli». Due mentalità, due modi di vedere le cose. I locali e gli immigrati dal resto della Campania non si sono mai integrati a Recale. La vita sociale e pubblica continuano a guidarla i recalesi storici ma i «napoletani» sono ormai divenuti un buon 20 per cento dell’elettorato. E per chi votano i napoletani? Difficile dirlo. I due schieramenti in campo, fanno riferimento al sindaco uscente e parlamentare Americo Porfidia e al noto concorrente Ovidio Gadola. Si giocheranno il loro successo anche in base alla capacità di convincere i nuovi residenti. Negli ultimi anni l’amministrazione comunale ha puntato alla programmazione urbanistica (il Prg è al vaglio della Provincia) ai nuovi insediamenti commerciali (varata l’area Pip) ma forse quello che manca è una vera e consistente connotazione d’identità. Cosa difficile per una cittadina troppo vicina al capoluogo di Terra di Lavoro per vivere di vita propria e autonoma. Così al cinema si va a Caserta, i negozi di abbigliamento si cercano nel capoluogo di Terra di Lavoro, i grossi centri commerciali sono tutt’intorno. Ne soffrono i piccoli esercenti locali mentre l’economia del vicolo è completamente scomparsa. Del resto basta salire su un treno e in due minuti si è a Caserta, oppure in mezz’ora a Napoli, scegliendo l’altra direzione. «Le elezioni, perché si vota? - dice Giovanni Sparaco, in piazza Marconi - davvero non me ne sono accorto. Io qui ci sto pochissimo. Mi piacerebbe però un pò di verde in più, un’area attrezzata dove far giocare i nostri figli o trascorrere il tempo libero. In fondo sono scappato da Portici proprio perché non ce la facevo più a vivere in quel caos». E i locali? «Io abito qui da generazioni - dice il titolare del Dado Bar - non voglio entrare in questioni politiche perché tutti sono candidati o hanno un parente che corre per le elezioni. Ma una cosa la voglio dire. Chiunque vince deve poi fare il sindaco di tutti, deve pensare a risolvere i problemi non solo nei quartieri in cui ha preso più preferenze». I quartiere che si sono maggiormente sviluppati, come sempre, sono quelli periferici. Nuove lottizzazioni al posto delle campagne, mattoni e cemento al posto delle coltivazioni di tabacco. «Troppi forestieri - dice un contadino che ritorna dai campi - qui la campagna non rende più e le braccia non ci sono. Allora si vende la terra e si costruisce. Ma poi non bisogna lamentarsi se il lavoro non c’è».

c.col., dal Mattino

Il Mattino, 08/04/2007

Lo Uttaro, comitati e ambientalisti «Presidieremo l’area»

Incalzare Arpac, Provincia, Ce 3 per chiedere nuovi accertamenti, approfondimenti nelle analisi, attenzione e rispetto dele procedure. In attesa di proseguire la battaglia legale (dopo che il Tar del Lazio ha rigettato la richiesta di sospensiva) le associazioni ambientaliste riunine nel Comitato contro la discarica di Lo Uttaro insistono sulla verifica delle procedure e chiedono un monitoraggio sull’area «Mastropietro». Ma i leader del movimento, Bernieri e Messina, chiedono anche di visionare gli atti alla base dell’istruttoria fatta propria poi dal commissariato di governo che, recependo il protocollo d’intesa siglato lo scorso novembre con Comune e Provincia di Caserta, ha autorizzato l’attivazione del sito in relazione allo sversamento di Fos prodotto della lavorazione dell’impianto di Cdr di Santa Maria Capua Vetere. Lo stesso protocollo d’intesa - circostanza ribadita da Bertolaso - prevede l’utilizzo dell’impianto de Lo Uttaro soltanto per la provincia di Caserta. Le stesse associazioni chiedono inoltre al consorzio Ce 3 - designato per la gestione dell’impianto - di conoscere «la data e l’ora esatta» dell’attivazione della discarica. L’area infatti, dopo un sopralluogo condotto dai tecnici della struttura commissariale, è stata definita idonea e quindi pronta per l’attivazione come stabilito da un’apposita ordinanza firmata dal commissario Bertolaso. L’attivazione e la messa in opera per il trasferimento sono invece a carico del Ce 3. «È il caso di ricordare - denuncia il comitato - che per il gravissimo stato di degrado e inquinamento dell’area la giunta regionale della Campania, nel 2005, congiuntamente al commissario di governo ha approvato il piano regionale di bonifica dei siti inquinati e dichiarato l’area Uttaro sito di interesse nazionale, dove l’unica attività consentita, mediante opportuna valutazione di impatto ambientale, è la messa in sicurezza e la bonifica». Intanto le associazioni si sono date appuntamento per martedì (alle 18) presso la chiesa della Madonna di Lourdes per organizzare presidi e manifestazioni di protesta contro l’attivazione del sito prevista per mercoledì.

te.sa., dal Mattino

Comunicato stampa, 7 aprile 2007

“Giù le mani da Cruna”

L’associazione ambientalista smentisce le voci che la vorrebbero impegnata nella prossima campagna elettorale a Recale

RECALE La difficoltà di verificare le fonti in una vigilia elettorale che rende cauti e riservati i protagonisti della scena politica potrebbe indurre i lettori–elettori di Recale a tracciare panorami bizzarri ben lontani dalla realtà. “Cruna”, dall’ottobre del 2003, è impegnata in diversi Comuni della provincia in lotte per la salvaguardia dei territori e la salute delle comunità, ed è distante anni luce dallo scenario recalese che qualcuno, a ragion veduta, ha definito “medievale”. In questi anni, abbiamo contestato, scendendo in piazza e mobilitando le folle, scelte irresponsabili adottate da sindaci di destra, di centro e di sinistra, e, nostro malgrado più raramente, abbiamo sostenuto campagne ambientaliste lanciate da amministrazioni di destra, di centro e di sinistra. Recale non rappresenta un’eccezione, anzi conferma una regola di neutralità ormai consolidata e riconosciuta da più parti. “Cruna” ha plaudito il governo della città quando si è mosso nell’interesse dei cittadini e non ha esitato a criticarlo quando ha messo a rischio la vivibilità stessa della comunità in cui risiediamo. Emblematica è la battaglia che stiamo conducendo contro il piano urbanistico adottato dal consiglio comunale. Una battaglia che siamo stati costretti a traslare in ambito provinciale, tale e tanta è stata l’indifferenza mostrata dal sindaco rispetto alle idee, alle proposte e ai suggerimenti avanzati dai cittadini nella fase di elaborazione del piano. Fra poche settimane, donne e uomini di Recale paleseranno la loro volontà di candidarsi per il rinnovo del consiglio comunale. È un momento critico, che rispettiamo e osserviamo con interesse, ma che non ci riguarda in nessun modo. I nostri soci fondatori, gli iscritti e i tanti simpatizzanti saranno liberi di scegliere dove e in che modo indirizzare il loro contributo di elettori consapevoli. Ma “Cruna”, come sodalizio associativo libero e autonomo, non sosterrà nessun candidato e nessuno schieramento. Anzi, stimolerà gli aspiranti sindaci a dichiarare in che modo intenderanno affrontare le molteplici criticità ambientali che affliggono il territorio. Esortiamo, dunque, i vari “politucoli” che affollano le strade e le piazze di Recale a non provare neppure ad attribuirci un’inclinazione politica. La salute pubblica, l’ambiente, il territorio sono beni di un patrimonio comune che continueremo a difendere contro chiunque.

CRUNA onlus

Il Mattino, 03/04/2007

RECALE

Amministrative: Unione divisa, «frana» il Polo

La Casa delle Libertà «frana», l’Unione è «a pezzi». Non basterà, certo, l’appello di circostanza lanciato da Antimo Maietta e da Domenico Ciccone della Dc di Rotondi a riunificare il centrodestra. A meno di un mese della presentazione delle liste, il Polo non sembra possedere i requisiti necessari per organizzare una squadra competitiva. L’Udc di Antimo Mastroianni è saldamente ancorato al sindaco Americo Porfidia, segretario provinciale di Italia dei Valori. Forza Italia, benché raccolga consensi significativi in ogni tornata elettorale, resta un movimento di opinione senza neppure un referente locale da inviare al tavolo delle trattative. E la stessa Dc, così interessata alle sorti della coalizione, è pronta a sostenere Ovidio Gadola, coordinatore provinciale dei Socialisti ed eterno avversario di Porfidia. L’unica realtà politica della Cdl che poteva aggregare le anime del centrodestra era Alleanza Nazionale. Ma i finiani di Pietro Riello, anche dopo la fuoriuscita dell’ex commissario Franco Massaro, tacciato di essere il pomo della discordia, non hanno saputo riaccendere il dialogo interno. Oggi, come non mai, appaiono divisi, con Antimo Argenziano e Angelo Zarrillo, da un lato, in corsa per la ricandidatura con il sindaco uscente e Isodoro Marcello, dall’altro, a capo di una frangia minoritaria, che cerca spazio nel fronte antiporfidiano. Se il Polo annaspa, l’Unione non se la passa, poi, tanto bene. Gadola, che ha surclassato Franco Squeglia, vorrebbe costituire una lista unica, in cui alberghino dalla Margherita di Giuseppe Lasco ai neodemocristiani di Maietta, passando per lo Sdi di Filiberto Gianoglio e per i dissidenti di An. Ma l’idea non piace al segretario dei Democratici di sinistra Vincenzo De Angelis, riconfermato alla guida della Quercia. De Angelis sta tentando di lavorare ad un progetto dalla forte connotazione politica: «Il mio partito – dice –, al congresso cittadino, ha ribadito la volontà di impegnarsi per una coalizione tra i partiti di centrosinistra con un programma vincolante, un vero e proprio “patto con gli elettori” sulle cose da fare. Mettere insieme – conclude – persone che hanno collocazioni politiche contrastanti con un generico impegno “per il bene del paese” sarebbe un’operazione mistificante e dannosa». Dalla sua De Angelis ha il sostegno di Angelo Racioppoli e di Osvaldo Argenziano, entrambi in quota Margherita, e, forse, quello di Nicola Argenziano di Rifondazione comunista.

Claudio Lombardi, dal Mattino

Comunicato stampa, 1 aprile 2007

Fermatevi!

COMUNICATO DELLA SG CASERTA AL CONGRESSO PROVINCIALE DS

Arrivati a questo punto sarebbe troppo facile affermare: “l’avevamo detto”. Per un mese in una campagna congressuale condotta con gli occhi lucidi, con la passione di chi vive la drammaticità del momento, abbiamo evidenziato più volte la possibilità reale della morte della sinistra, la nostra sinistra!
Per un mese centinaia di ragazzi della sinistra giovanile hanno gridato la propria rabbia contro un assemblaggio di potere, un partito senza identità, costruito a tavolino. La nostra mozione vola quasi al 20%, la Angius si attesta all’8% ma il congresso lo vince la mozione Fassino e puntualmente qualcuno ci presenta il conto.
Il congresso più importante per la storia della Sinistra prima RIDOTTO, poi ANNULLATO ed infine SPOSTATO perché qualcuno non si trova con i conti. Centinaia di persone che quotidianamente impiegano le proprie energie sui territori TOTALMENTE IGNORATI dal vertice del partito; la dignità dei nostri volontari della politica, di chi milita per passione COMPLETAMENTE CALPESTATA

FERMATEVI ! RIFLETTIAMO! INVERTIAMO LA ROTTA!
È LA MAGGIORANZA CHE VE LO CHIEDE!

Sinistra Giovanile Caserta

 
 
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Monsignor Nogaro in piazza con la popolazione
dal Corriere della Sera

Gioia Tauro, attentato alla coop di Libera
dalla Repubblica

Le miniere di rifiuti della camorra
da Le Monde

Lo Uttaro, continua il presidio
comunicato stampa

Lo sversamento notturno è un affronto ai cittadini
comunicato stampa

Sono i telefonini ad uccidere le api?
da La Stampa

Fusione Nokia - Siemens: quale futuro per Marcianise?
comunicato sindacale

Ecco come uccidono le discariche abusive
dal Mattino

Tutti in campo con le formazioni civiche
dal Mattino

Recalesi e forestieri, difficile integrazione
dal Mattino

Lo Uttaro: "Presidieremo l'area"
dal Mattino

Giù le mani da Cruna
comunicato stampa

Amministrative a Recale: Unione divisa, frana il Polo
dal Mattino

"Fermatevi!" appello della SG al congresso provinciale DS
comunicato stampa

 

 

 

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