| Il
Corriere della Sera, 29 aprile 2007
Il vescovo occupa la discarica
e si scontra con la Cei e i politici
Caserta, monsignor Nogaro in piazza
con la popolazione
NAPOLI - È un vescovo che si muove come un parroco,
monsignor Raffaele Nogaro. A Caserta ci sono gruppi di cittadini
che protestano perché non vogliono una discarica,
e l' altro giorno se lo sono trovato lì, in mezzo
a loro. A premere perché la polizia aprisse i cancelli
e li lasciasse entrare nello sversatoio, a riempirsi le
narici e lo stomaco di un fetore che dà il vomito.
Se lo sono trovato accanto e nessuno si è sorpreso.
Perché oggi il problema di quella gente di Caserta
è la discarica, e quindi è normale che lui
fosse lì. A sporcarsi la tonaca, se necessario. Come
si è sporcato le mani con la polvere che si alza
dai campi di pomodori, per difendere gli immigrati schiavi,
o come si è sporcato l' immagine agli occhi di quei
politici che non hanno mai gradito le sue parole contro
le missioni italiane negli scenari di guerra. Lo amavano
tutti quando alzava la voce solo contro la camorra. Era
facile amarlo, allora. Caserta è territorio della
camorra peggiore che c' è. Una camorra che è
mafia. E che ha sporcato di sangue anche il sagrato di una
chiesa. Era il 1994, e Don
Peppino Diana, parroco di Casal di Principe,
disse: «Per amore del mio popolo non tacerò».
Lo fecero tacere sparandogli in faccia. Nogaro riconobbe
subito, nelle illazioni fatte girare nei giorni e nei mesi
a seguire - delitto passionale, sgarro a un clan in favore
di un altro - quei veleni che solitamente le cosche usano
per isolare chi è stato condannato a morte, per ucciderlo
prima con le infamità e poi con il piombo. Con don
Diana avevano invertito i tempi degli agguati ma l' obiettivo
era lo stesso: ammazzarlo due volte. E siccome le indagini
non riuscivano a cancellare le ombre, il vescovo decise
di parlare: «Don Peppino è un martire della
libertà», disse. E lo andò ripetendo
finché le sentenze dei tribunali non gli diedero
ragione. La camorra non apprezzò, certo, ma la Chiesa
e lo Stato poterono gonfiare il petto, mettendosi al fianco
di questo sacerdote pieno di coraggio e certezze. E quindi
a nessuno venne da storcere il naso quando, diventato confessore
di Raffaele Cutolo, lo definì «un uomo che
suscita in me sentimenti di rispetto e di amicizia».
Né quando corse in questura a Caserta a protestare
perché nel cortile era stata messa una gabbia dove
venivano rinchiusi immigrati clandestini e prostitute africane
in attesa di essere identificati. E nemmeno quando di fronte
alla morte in carcere di un pedofilo assassino disse: «Noi
abbiamo il compito del perdono», piuttosto che parlare
di giustizia divina. Confermava a ogni uscita la sua immagine
di sacerdote coraggioso quanto misericordioso, monsignor
Nogaro. E piaceva a tutti: alle autorità ecclesiastiche
che ne apprezzavano il successo tra i fedeli, a quelle politiche
che elogiandolo potevano far credere di essere anche loro
in prima linea contro la camorra, e ai fedeli perché
se lo ritrovavano sempre vicino. Oggi piace soprattutto
ai fedeli. Forse solo ai fedeli. Perché di questo
vescovo di quasi 74 anni - friulano e quindi testardo, e
meridionale acquisito e quindi vivace e pieno di iniziative
- tutti gli altri hanno dovuto imparare a conoscere il lato
sovversivo. Quando chiama a raccolta i sacerdoti di Napoli
contro il progetto di privatizzazione dell' acqua. Quando,
di fronte alla legge Bossi-Fini sull' immigrazione, annuncia
la disobbedienza civile: «Aprirò le chiese
ai clandestini». Quando si schiera contro le missioni
italiane in zone di guerra, e per questo si guadagna una
lettera di Cossiga che lo accusa di aver «turbato
e offeso quei parlamentari cattolici (...) che per la giustizia
e contro il terrorismo, hanno votato a favore dell' intervento
militare» E quando, dopo l' attentato contro i carabinieri
a Nassiriya, finisce al centro di accuse politiche e prese
di distanze da parte della Cei per aver detto che «quei
ragazzi sono morti facendo la guerra». Così
Nogaro piace sempre meno nelle stanze dove si gestisce il
potere: politico, militare, religioso. E la battaglia contro
la discarica gli vale nuovi nemici. Prima di unirsi ai manifestanti
aveva invitato gli amministratori pubblici a schierarsi
contro il progetto voluto da Bertolaso. «È
paradossale che chi si impegna per ripristinare la legalità
debba confrontarsi con autorità religiose»,
lo ha attaccato il capo della Protezione civile e commissario
straordinario per l' emergenza rifiuti. E il segretario
della Cei Betori ha fatto sapere subito da che parte sta:
«L' affermazione della legalità, su cui insiste
Bertolaso, è una cosa da condividere in assoluto».
Nogaro non vorrebbe replicare ma poi lo fa: «Bertolaso
ha assunto una posizione indegna, e purtroppo anche gli
amministratori della mia città. Io soffro per loro,
perché non si rendono conto che così calpestano
e oltraggiano la città di Caserta. Ma come fanno
a non capire che la discarica è legata alle cave
a quindi al mondo della camorra?».
Bufi Fulvio, dal
Corriere della Sera
La Repubblica, 27 aprile 2007
Gioia Tauro, attentato a coop di
Libera
Don Ciotti: "Non cederemo"
GIOIA TAURO - La scorsa notte a Gioia Tauro persone non
identificate hanno devastato la sede della cooperativa agricola
Valle del Marro, realizzata dall'associazione Libera di
don Ciotti su terreni confiscati alla 'ndrangheta. Gli attentatori,
dopo essersi introdotti nella sede della cooperativa forzando
il cancello d'ingresso, hanno danneggiato un capannone ed
hanno rubato numerosi attrezzi agricoli. La cooperativa
agricola Valle del Marro, che si trova in località
Ponte Vecchio di Gioia Tauro, è stata creata nel
2005 da Libera su terreni confiscati alle cosche Piromalli
e Mammoliti. La coop svolge un'intensa attività di
produzione agricola, con la coltivazione, in particolare,
di uliveti ed agrumeti. A gestire la cooperativa è
un gruppo di giovani guidati da don Pino De Masi, referente
di Libera in Calabria.
"Andiamo avanti, senza paura e senza alcuna esitazione,
forti anche della presenza dello Stato al nostro fianco",
ha detto il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, dopo
essere stato informato dell'attentato.
"Siamo tranquilli - ha aggiunto don Ciotti - anche
perché il nostro impegno per la legalità non
subirà alcun cedimento".
dalla Repubblica
Le Monde, 25 aprile 2007
Riportiamo in una nostra traduzione il
lungo e documentato servizio che Le Monde ha dedicato alla
emergenza rifiuti in Campania
Le miniere di rifiuti della Camorra
Quanti abitano nei pressi de "Lo
Uttaro", una località a sud di Caserta, sono
amareggiati. Nei prossimi giorni, la gigantesca discarica
che sorge sul posto, e in cui sono già sepolti migliaia
di metri cubi di rifiuti, ricomincerà a funzionare.
Il sito era stato chiuso nel 2001 a causa di "gravi
rischi ambientali", ma è stato di nuovo requisito
per far fronte all'emergenza rifiuti esplosa in Campania.
A parte le strade di Napoli, regolarmente costellate di
cumuli di rifiuti, tutto l'entroterra napoletano da Salerno
a Caserta è un'immensa pattumiera.
Per entrare in molte località si passa tra due barriere
di spazzatura. La campagna è punteggiata da discariche
selvagge da cui si alzano fumi sospetti. In mezzo ai frutteti
in fiore, ai confini delle zone abitate, a volte anche attorno
agli edifici storici, si presenta ovunque lo stesso spettacolo
di sacchetti di spazzatura sventrati, frigoriferi fuori
uso e vecchi pneumatici.
«A fine aprile, avremo in tutto
un milione di tonnellate di rifiuti abbandonati all'aria
aperta, parcheggiati in siti di stoccaggio temporaneo o
nascosti "sotto il tappeto". Se non si interviene,
la situazione diventerà esplosiva. Con l'arrivo del
caldo si profilano rischi di epidemia» avvisa Guido
Bertolaso, il commissario straordinario incaricato dal governo
della gestione dei rifiuti nella regione. Nominato il 9
ottobre 2006, si trova a dover risolvere lo stesso rompicapo
dei suoi predecessori: da quattordici anni la raccolta dei
rifiuti nella regione Campania è in amministrazione
straordinaria. Senza alcun risultato. Tanto più che
si scontra con la potente influenza della Camorra, la mafia
locale, che gestisce i rifiuti da decenni.
Ogni giorno, la Campania produce 7.300 tonnellate di rifiuti;
nel 2006, ne ha accumulato 2.800.000 tonnellate. «Quanto
le cinque regioni confinanti messe insieme» precisa
Guido Bertolaso. Ma questa regione di sei milioni di abitanti
non è capace di smaltirli.
L'unica discarica regolarmente in funzione sarà satura
tra poche settimane, e l'inceneritore costruito nel comune
di Acerra entrerà in funzione soltanto nel mese d'ottobre.
È previsto un secondo inceneritore, ma i lavori non
sono ancora cominciati. Su dodici siti di compostaggio progettati,
uno solo funziona. Inoltre, gli otto centri di trattamento
(CDR) esistenti sono in attesa di una ristrutturazione completa,
vittime di "errori progettuali". I rifiuti che
i CDR avrebbero dovuto trattare, compattati in enormi balle
di plastica, sono impossibili da eliminare. «Non si
possono bruciare perché la selezione tra rifiuti
secchi ed umidi non è stata fatta», spiega
sconsolato un rappresentante dell'associazione ecologica
Assises di Napoli, indicando l’impressionante montagna
di balle bianche che fiancheggia il sito di Caivano, in
provincia di Caserta [sic]. Spesso si è dovuto decidere
di spedirle all’estero. Ma entro la fine dell'anno,
secondo la Corte dei Conti, la Campania ne avrà accumulate
7 milioni di tonnellate sul proprio territorio.
«L'ideale sarebbe riaprire le
balle e vuotarle una ad una, ma ci vorrebbero dieci anni»,
spiega Guido Bertolaso. Dopo Lo Uttaro, fa fatica a convincere
altri comuni a collaborare per affrontare l'emergenza. A
Serre, nel parco naturale del Cilento nel sud della regione,
la popolazione si ribella contro il suo progetto di sotterrare
milioni di metri cubi di spazzatura. Gli abitanti delle
località scelte come sede dei futuri inceneritori
sono in rivolta contro "una tecnologia obsoleta e pericolosa".
Guido Bertolaso - a capo della Protezione Civile italiana
dal 2001 e dunque abituato alle situazioni difficili - vorrebbe
creare le condizioni per una gestione normale dei rifiuti
prima della fine del suo mandato, il 31 dicembre 2007: «Nulla
è a norma - dice - Paghiamo le conseguenze di un
sistema che non ha mai funzionato, che rimedia all’emergenza
ficcando i rifiuti in una buca».
L'ultimo rapporto della Corte dei Conti constata in effetti
il fallimento dell'amministrazione straordinaria «la
cui inefficienza ha garantito la propria sopravvivenza».
Secondo la Corte, essa avrebbe in particolare rallentato
la messa in atto della raccolta differenziata, attuata soltanto
dal 10,6% della popolazione contro il 24,3% della media
nazionale. Perché tale incuria si perpetua di anno
in anno? Troviamo la risposta nella stessa relazione della
Corte dei Conti, che indica «contesti ambientali resi
difficili dalla presenza di una criminalità economica
ben radicata».
Da trenta anni i rifiuti sono infatti il business della
Camorra. La mafia napoletana gestisce centinaia di discariche
clandestine. Ma i rifiuti urbani sono solo la punta emergente
di un mercato enorme. I dintorni di Caserta rigurgitano
di rifiuti industriali, spesso tossici, importati da tutta
la penisola o dall'estero. Le colline, sventrate da centinaia
di cave illegali sfruttate dai clan mafiosi, servono a nascondere
rifiuti di dubbia origine. «Si aggiunge un disastro
ad un altro», commenta amareggiata Eleonora Gitto,
consulente per l'ambiente del Consiglio regionale.
Molti industriali italiani e stranieri cedono alle imbattibili
tariffe delle imprese controllate dalla Camorra. All'inizio
del 2006, la polizia ha smantellato una rete che da anni
seppelliva fanghi tossici nella zona di Acerra. In parte
erano addirittura rivenduti come "prodotti fertilizzanti"
grazie a documenti falsificati. L'elenco degli avvocati,
carabinieri e pubblici amministratori arrestati in questa
occasione la dice lunga sulla catena di complicità
in una regione in cui il 42% dei consigli comunali è
stato sciolto e commissariato per collusione con la Camorra.
All’inizio di aprile è stato arrestato anche
uno degli assistenti di Guido Bertolaso. Incaricato di occuparsi
degli "impianti", a quindici giorni dalla nomina
è stato accusato di legami con il potente clan casertano
dei Casalesi: secondo le intercettazioni della direzione
antimafia, essi avrebbero utilizzato tutta la loro influenza
per fargli ottenere quel posto strategico.
«Perpetuando l'emergenza, ci si sottopone ad un giogo
mafioso che ha conseguenze sulla salute pubblica»,
asserisce Giuseppe Comella, direttore del Dipartimento di
Medicina presso l'Istituto nazionale del cancro di Napoli.
Nell'area compresa tra le città di Nola, Acerra e
Marigliano «l’incidenza del cancro della laringe,
della vescica, del fegato e del colon è in aumento,
- sottolinea Comella - mentre si abbassa nelle regioni industrializzate
del nord del paese».
Nel 2004 la rivista britannica The Lancet aveva chiamato
questa zona di culture e pascoli "il triangolo della
morte", basandosi in particolare sui lavori di Alfredo
Mazza, ricercatore all'università di Pisa, che stabilivano
un legame tra la presenza di rifiuti illegali e l'aumento
della mortalità per cancro: «Durante alcuni
decenni 250.000 persone sono state esposte a sostanze inquinanti
tossiche in misura molto superiore alla norma», spiegava
lo studioso.
All'inizio degli anni 2000 i prelievi del suolo hanno rivelato
«un tasso di diossina più elevato di quello
registrato a Seveso dopo l'incidente», garantisce
Antonio Marfella, un tossicologo dell'istituto sul cancro
di Napoli. «Ma la gente continua a mangiare frutta
e verdura ed a bere l'acqua del rubinetto» insiste
Eleonora Gitto.
Nel 2003 il pascolo e la vendita del latte di pecora furono
vietati in ventidue comuni della Regione. Dopo la segnalazione
di numerose morti, malattie e malformazioni fra gli animali,
un'indagine sanitaria aveva messo in evidenza livelli di
diossina nel latte dodici volte superiori al limite consentito.
Alcuni giorni fa un pastore di questa zona, Vincenzo Cannavacciulo,
di 59 anni, è morto di un cancro della colonna vertebrale:
lo stesso tipo di malattia che nel giro di qualche anno
ha ucciso più di due terzi delle sue 3.000 pecore.
A metà aprile, è stato pubblicato un nuovo
studio di ricercatori italiani coordinato dall'ufficio ambiente
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità [di
cui abbiamo dato notizia in questa
Rassegna- ndr]. La ricerca, condotta in 196 comuni
delle province di Napoli e Caserta, registra in questa zona
più di 1.000 discariche clandestine, e conferma che
il fatto di abitare in un raggio di 1 chilometro da tali
siti aumenta la mortalità da cancro del fegato, del
polmone e dello stomaco, come pure alcune malattie congenite.
Negli otto comuni più inquinati - il famoso triangolo
della morte - l’aumento di mortalità sarebbe
pari al 9% per gli uomini e al 12% per le donne. Ed il rischio
di malformazioni dell'apparato urogenitale è superiore
dell’80%.
«C'è un legame evidente tra la presenza di
discariche abusive e l'aumento del cancro o delle malformazioni
congenite», ammette Guido Bertolaso. Ma il commissario
straordinario non si lascia contagiare dalla "febbre
dell'eco-mafia": «Se ci sono fenomeni di illegalità,
il problema riguarda la giustizia.»
Messo sotto protezione di polizia fin all'inizio del suo
mandato in seguito alle minacce ricevute, preferisce sottolineare
le contraddizioni di quanti si oppongono agli inceneritori
e ai suoi progetti di discariche: «La gente farebbe
meglio a protestare contro le discariche abusive piuttosto
che contro la decisione dello Stato di aprire impianti puliti
e controllati.»
Jean-Jacques Bozonnet, Le
Monde
Il Mattino, 24/04/2007
RECALE. L’EX SINDACO SE
LA VEDRÀ CON AMERICO PORFIDIA
Gadola ci riprova con i rutelliani
e Rifondazione
Recale. Sarà Ovidio Gadola, come nel 2002, a opporsi
ad Americo Porfidia per il rinnovo del consiglio comunale.
Naufragato, per mancanza di candidati disposti a rischiare
pur di rinnovare il centrosinistra, il progetto ambizioso
del segretario dei Ds Vincenzo De Angelis, in queste ore,
gli «scissionisti», compreso Angelo Racioppoli
della Margherita, stanno ritessendo i rapporti con Gadola,
interrottisi circa un mese fa proprio sulla scelta del candidato
a sindaco. Il coordinatore provinciale dei Socialisti, surclassato
Franco Squeglia, proposto da Giuseppe Lasco, al momento,
può contare sull’appoggio di una parte dei
rutelliani, dello Sdi di Filiberto Gianoglio e di Rifondazione
comunista di Nicola Argenziano. Se Gadola riuscirà
a trovare un accordo con i Ds e a recuperare i rapporti
con Racioppoli e Osvaldo Argenziano, nulla gli vieta, il
28 aprile, di presentarsi a capo di una lista politica,
capace di rastrellare qualche voto ideologico, sempre più
raro ma utile in una campagna elettorale che si preannuncia
in salita. Sulla competitività del fronte «antiporfidiano»
potrebbe pesare anche la scelta, non ancora definitiva,
della Dc di Domenico Ciccone di concorrere in solitudine
con una compagine di bandiera rappresentata da Antimo Maietta.
I neodemocristiani non competono per vincere, piuttosto
per ottenere un rappresentante in consiglio comunale, ma
i voti che sottrarrebbero a Gadola potrebbero risultare
determinati per la rielezione della lista «Città
nuova». Porfidia lo sa, e li «corteggia»,
potendo disporre già del sostegno incondizionato
dell’Udc, dell’Udeur e di Alleanza nazionale
(Franco Massaro e Isidoro Marcello inclusi).
Claudio Lombardi, dal
Mattino
Comunicato stampa, 22 aprile 2007
Lo Uttaro, continua il presidio
Questa mattina 22.04.07 presso l’ACSA
CE3 si è avuto un incontro tra il Direttore Limatola,
la delegazione del comitato emergenze rifiuti e il delegato
della CGIL Caserta Domenico Pascarella, alla presenza degli
assessori della provincia di Caserta Maria Carmela Caiola
ed Enrico Milani , su quanto stabilito la sera del giorno
20 u.s. in un altro incontro con il Presidente della Provincia
stessa Alessandro De Franciscis, lo stesso Comitato Rifiuti,
gli assessori della Provincia Lucia Esposito e la già
citata Maria Carmela Caiola.
La discussione si è accesa allorché si è
analizzata la decisione di Bertolaso di avviare la scorsa
notte lo sversamento dei rifiuti nella Ex Discarica Ecologica
Meridionale in località Lo Uttaro di Caserta, individuata
quale discarica provinciale dall'Ordinanza del 12 Gennaio
u.s.
Quindi il comitato concorda, fermo restando tutte le ragioni
già indicate in precedenza in opposizione alla scelta
del sito stesso, relative a motivi di opportunità
sia di ordine legale che logistico e sanitario, di attuare
quanto segue:
a) di manifestare pacificamente presso
la discarica suddetta contro la sversamento dei rifiuti
nella stessa discarica chiedendo che essi siano reinviati
presso il luogo di partenza fino a quando non si verifichino
le condizioni minime di controllo condiviso.
b) di chiedere ad horas un tavolo con il
Commissario Bertolaso, il Presidente De Franciscis ed il
Sindaco di Caserta Petteruti , al fine di ricercare tutte
le idonee soluzioni alternative che tutelino la nostra salute;
c ) aggiornare la riunione, al fine di
costituire e insediare una commissione paritetica per controllare
quanto sversato composta da organi indicati dal Commissario
del CE3 ed i comitati dei cittadini stessi sulla base di
quanto stabilito nell'incontro avuto con il Presidente della
Provincia, nonchè Commissario del Consorzio CE3 incaricato
della gestione della discarica, Alessandro De Franciscis
e nel rispetto del Protocollo d'intesa firmato dallo stesso
De Franciscis, dal Sindaco Petteruti e dal Commissario Bertolaso
nel novembre scorso, il quale dovrà essere immediatamente
reso operativo in sostituzione della attuale gestione commissariale.
Il presente documento è stato portato questa mattina
stessa a conoscenza del presidio permanente ubicato davanti
alla discarica Lo Uttaro che lo ha approvato in toto e lo
si è integrato con la proposta di presentarlo domani
23 aprile 2007 al consiglio comunale di Caserta, affinché
all’inizio del civico consesso venga chiesta una sospensione
dell'argomento all'O.d.G. concernente il MACRICO per conoscere
in quel contesto la volontà del Sindaco e dell’amministrazione
sul ripristino della gestione indicata dal Protocollo d'Intesa
stesso il quale, di fatto, è stato sospeso e sterilizzato
dall'improvviso intervento del Commissario Bertolaso.
Il presidio attualmente presente nei pressi della discaricalo
Lo Uttaro, invita la cittadinanza ad accorrere numerosa
per manifestare la propria contarietà su quanto sta
accadendo.
Invita il Sindaco Petteruti ed il Presidente De Franciscis,
nel caso di mancato ripristino del Protocollo d'intesa,
ad associarsi al presidio, avendo Bertolaso violato ogni
accordio di tregua ; invita la stampa e le emittenti televisive
locali a dare la massima diffusione del presidio in atto.
Il Comitato emergenza rifiuti - Il presidio permanente.
Comunicato stampa
Lo sversamento notturno è
un affronto ai cittadini
Dura condanna del Movimento per
la Pace allo sversamento nella discarica Lo Uttaro
"Quanto sta accadendo è una cosa davvero grave,
un atto illegale, un affronto ai comitati, un' offesa alla
cittadinanda tutta, una violazione al diritto di salute
e di difesa del territorio". Dura condanna espressa
da Agnese Ginocchio, portavoce del Movimento per la Pace
e salvaguardia del creato. La testimonial di Pace in seguito
a comunicazione di Messina e di Zanotelli, che informava
dello sversamento improvviso avvenuto durante la notte di
sabato presso la discarica Uttaro, ha fatto pervenire alle
redazioni questa sua nota, appoggiando le azioni dei comitati
antidiscarica, che in queste ore stanno presidiando giorno
e notte il territorio de lo Uttaro per impedire con azioni
pacifiche lo sversamento illegale dei rifiuti. " I
ns. politici firmatari dell'accordo- continua Ginocchio-
burattinai nelle mani di uno stato che ha perso il vero
volto, la dignità ed il valore del sentirsi responsabile
delle proprie azioni. I nostri politici hanno paura, si
contraddicono, non hanno il coraggio di parlare e di schierarsi
apertamente, di difendere i diritti della cittadinanza di
cui sono responsabili. Se non si possiede questo coraggio,
inutile andare avanti. Meglio dimettersi piuttosto che scandalizzare.
Servire lo stato significa servire primaditutto la cittadinanza,
difendere i diritti della salute, i diritti di ogni singolo
cittadino, essere garanti in prima persona di questi diritti,
difendere la legalità e la democrazia. A Bertolaso,
ormai stanco di questa resistenza, i casertani gli vanno
stretti....sta perdendo colpi. Presto crollerà sotto
la sua stessa arma adoperata. Chi di lama ferisce, di lama
perisce. Questa è la condanna riservata a coloro
che adottano la linea della forza. E' da stolti pensare
di vincere senza avere lo scrupolo di pensare a quali conseguenze
porta una decisione che viola i diritti della Pace ( umani-
ambientali)e della legalità "! Saluti arcobaleno
di resistenza e Pace"
Comunicato da: "Movimento internazionale per la Pace
e salvaguardia del creato"
La Stampa, 16 aprile 2007
I CEM potrebbero essere causa
del "Colony Collapse disorder"
Sono i telefonini a uccidere le
api?
Non
è ancora chiaro quali siano gli effetti dei telefonini
sull’uomo. Ma per quanto riguarda le api, forse si
può iniziare a parlare di sterminio di massa. È
l’ipotesi formulata dai ricercatori dell’istituto
di scienze naturali dell'università di Landau, secondo
i quali le radiazioni emesse dai cellulari potrebbero essere
le responsabili della progressiva moria nelle colonie di
api che si sta verificando ormai in tutto il mondo (e per
la quale è stata coniata la definizione “Colony
Collapse Disorder”).
Gli studiosi dell’università tedesca hanno
sottoposto alcune arnie alle radiazioni elettromagnetiche
prodotte da dispositivi di telefonia mobile. In alcuni casi,
fino al settanta per cento delle api uscite alla ricerca
di polline non ha fatto più ritorno. L’ipotesi
è che le radiazioni interferiscano con il sistema
d’orientamento degli insetti, impedendo loro di rintracciare
la via dell’arnia e portandoli a disperdersi e morire
altrove.
Il Colony Collapse Disorder ha colpito inizialmente gli
Stati Uniti, dove ventiquattro stati sono alle prese con
il problema, con una riduzione della popolazione di api
che in diversi allevamenti sfiora il sessanta/settanta per
cento. Successivamente ha raggiunto l’Europa continentale,
con particolare intensità in Spagna, Germania, Svizzera
e Polonia e tracce anche in Italia. Ora tocca alla Gran
Bretagna, il paese dove in questi giorni si è parlato
più diffusamente della ricerca di Landau.
Altre possibili cause del fenomeno sono state individuate
negli scorsi mesi nell’utilizzo di pesticidi o nella
diffusione di campi di prodotti ogm. A parte quello dell’università
tedesca, non esistono altri studi che sostengano la teoria
del rapporto diretto tra le radiazioni elettromagnetiche
e la scomparsa delle api. Qualche scettico, inoltre, fa
notare come l’apicoltura sia in gran parte diffusa
in aree di campagna, dove il segnale telefonico spesso è
ancora debole o addirittura inesistente.
La preoccupazione per la diffusione del Colony Collapse
Disorder non tocca soltanto corde romantiche (vedi il paragone
con Pasolini e la scomparsa delle lucciole), ma anche commerciali.
Oltre a mandare in crisi il settore specifico dell’apicoltura,
l’estinzione delle api rischia di provocare danni
enormi all’intera agricoltura a causa della mancata
impollinazione dei campi (un passaggio fondamentale per
molte coltivazioni). I giornali inglesi hanno quantificato
in un miliardo di sterline - circa un miliardo e mezzo di
euro - il valore commerciale complessivo delle api per l’economia
del Regno Unito.
Luca Castelli da La
Stampa
leggi anche "Api e telefonini: odio a prima
vista?" - Il
Sole 24 Ore
Comunicato sindacale, 10/04/07
Fusione Nokia-Siemens: quale futuro
per Marcianise?
Come da comunicazione Aziendale, dal 01/04/07 si è
costituita la nuova società Nokia-Siemens-Network
nella quale è confluita la Siemens-Network Spa.
Questo avvenimento,a mio parere, non può non meritare
delle considerazioni di carattere generale e altre di carattere
particolare, per cui sento il dovere di prendere questa
iniziativa anche in virtù del fatto che questa vicenda
si trascina da circa un anno con momenti difficili e sviluppi
inattesi.
L’avvenimento in sé rappresenta l’ennesima
dimostrazione di come il “Mercato”, negli ultimi
tempi, determini sempre più, scelte di politiche
Aziendali volte ad aggregazioni tra società, sulla
base di un progetto che punti , da un lato, a raggiungere
una maggiore redditività dell’impresa che,
altrimenti, anche in presenza di un valido progetto industriale,
purtroppo a volte risulta non gradita al “Mercato”
stesso, con conseguenze negative sui corsi azionari e quindi
sul giudizio e sulla capacità di finanziamento della
stessa impresa; dall’altro, al raggiungimento di una
posizione di leadership nel settore in cui si opera, con
l’acquisizione di nuove “fette di mercato”,
forti di un catalogo prodotti più variegato e rispondente
sempre più alle esigenze della clientela e forti,
anche, di una capacità di investimenti in ricerca
e sviluppo sicuramente più elevata e più mirata,
sulla base di sinergie tra le risorse apportate dalle diverse
società interessate all’aggregazione.
Per questi motivi di carattere generale ritengo che, la
nascita della nuova società e la partecipazione a
questa come ex Siemens Network (Italia), debba essere salutata
con favore, perché altrimenti, quest’ultima,
a mio parere, si sarebbe configurata nel “Mercato”come
una Local Company, in un settore in cui bisogna essere grandi
per le ragioni sopra esposte.
Detto ciò dal punto di vista generale, è evidente
che entriamo in una fase in cui le scelte che la nuova società
compirà, relativamente agli obbiettivi che si prefigge
e che prima richiamavo, potrebbero determinare processi
che interesseranno i vari “pezzi” che costituiscono
questa nuova società, con ripercussioni su ogni singolo
“pezzo” rispetto al proprio futuro e alla propria
“mission”.
Le stesse indicazioni che sono giunte dalle dichiarazioni
dei massimi vertici Aziendali, nel corso dell’ incontro
del 05/04/07 tenutosi in web-conference nel locale mensa,
destano preoccupazione, relativamente ad un esubero occupazionale
del 10-15% della neonata società e ad una particolare
attenzione della stessa al settore della telefonia fissa.
Il sito di Marcianise, a mio parere, si colloca nella nuova
società come uno stabilimento manifatturiero che
ha “le carte in regola” per affrontare il futuro,
anche in considerazione di tutte le scelte che nel tempo
è stato chiamato a fare in termini di efficientamento,
out-sourcing, prepensionamenti, utilizzo degli impianti.
Si trova nel mezzogiorno Italiano e le maestranze hanno
una età media di 40 anni.
Queste considerazioni insieme alle opportunità previste
nella Legge Finanziaria 2007 credo debbano (e sicuramente
lo saranno) essere estremamente presenti nel percorso che
ci accompagnerà nei prossimi mesi.
Questo percorso sarà affrontato a tutti i “tavoli”
Aziendali e “Istituzionali” e in particolare
a quello del Ministero dello Sviluppo e delle Attività
Produttive dove è permanentemente aperto un tavolo
sulla Alleanza Nokia/Siemens.
Gaetano Maffei, Delegato uscente Rsu/Fiom
Il Mattino, 13/04/2007
«Ecco come uccidono le discariche
abusive»
La magnitudo e l’epicentro di una scossa di terremoto
lunga 14 anni, quanto l’emergenza rifiuti. Una scossa
subdola che, nascendo dal cuore di tenebra dei feudi della
camorra casalese, ha avvelenato, ed avvelena, almeno 196
comuni campani e che, svenduta la salute dei padri, ipoteca
quella dei figli e dei figli dei figli, per uno dei traffici
più redditizi della criminalità organizzata.
L’Organizzazione mondiale della sanità, capofila
di un team di scienziati ed enti nazionali, ha misurato
la potenza ed i costi in vite umane del cataclisma rifiuti
in Campania: e ci annuncia oggi, dati statistici e analisi
alla mano, che nascere ad Acerra significa per una donna
avere 12 possibilità su cento in più di morire
di nove tipi di tumore, leucemia inclusa, rispetto ad una
donna nata e residente altrove a sud in Campania. Per un
uomo la lotteria della salute svenduta costa solo 9 probabilità
su cento in più di morire. E Acerra, martoriata anche
da anni di insediamento industriale, è capofila di
otto comuni, stritolati fra la testa di Napoli ed i piedi
di Caserta: Bacoli, Caivano, Giugliano, Aversa, Castelvolturno,
Marcianise e Villa Literno pagano con i figli nel ventre
delle madri lo scempio dei campi, delle falde acquifere,
dell’aria. Un bambino concepito in questi otto comuni
- ed il dato grida vendetta, a Dio per chi ci crede - corre
un rischio di nascere con malformazioni congenite all’apparato
uro-genitale e al sistema nervoso che è ottanta volte
su cento superiore a quello di bambini concepiti altrove.
Lo studio dell’Oms, con l’Istituto superiore
di Sanità, il Consiglio nazionale delle ricerche,
Istituto di fisiologia clinica, l’osservatorio epidemiologico
della Campania, Arpa, Arpac, Legambiente, con dati del registro
campano sulle malformazioni congenite, dice che c’è
relazione fra il rischio ambientale da rifiuti, i tumori
di nove tipi e due tipologie precise di malformazioni dei
concepiti. La Protezione civile, dopo lo storico articolo
dell’autorevole rivista Lancet che chiamava il triangolo
dell’acerrano «triangolo della morte»,
aveva commissionato un’indagine all’oms che
ha avuto un antefatto nel 2004. Oggi, oltre a confermarci
che le cose vanno sempre peggio, ci dicono che Lancet s’era
tenuto basso: non un triangolino, ma una cintura di comuni
sulla costa e fra Caserta e Napoli, più un buco nero
a nord sempre di Caserta. E l’indagine, che di comuni
ne esamina 196, è all’inizio. Guido Bertolaso,
commissario straordinario di quello che si spera essere
l’ultimo anno dell’emergenza, ha presentato
questo sconvolgente rapporto ieri alla Mostra d’Oltremare
con il presidente della giunta Antonio Bassolino ed il rappresentante
del ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, Franco
Mascazzini. E Bertolaso, che rema contro proteste e prese
di posizione, ha parlato, come suo solito, chiaro: «Tutto
questo accadeva all’insaputa di tutti? Non credo.
Quelle fasce tricolori dei sindaci che vedo inalberate contro
chi ha sempre lavorato e lottato per la tutela della salute,
come questo commissariato, andrebbero esibite contro lo
smaltimento illegale». E Bassolino, totalmente con
lui, ha ribadito: «A volte dietro certe proteste,
la camorra nasconde le sue ragioni, i suoi interessi criminali.
Il dovere è distinguere. E non farsi fermare».
E Bertolaso su Serre, discarica individuata per dar sfogo
all’ultima emergenza, non cederà: «Rispondo
alla presidenza del Consiglio che mi ha autorizzato»
dice il supercommissario. La frecciata è per il ministro
dell’Ambiente che, sere fa, in televisione - in una
di quelle che Bertolaso ha definito ”gogne mediatiche”
- ha giurato di non volere la discarica di Serre. Sorprende,
quindi, l’intervento di Mascazzini: «Dissapori?
Scollamento? Una favola. Non ce ne sono stati in passato
fra ministro e commissario e non ce ne saranno. Ci sono
cose che occorre fare, che vanno fatte. Con il minimo dell’impatto
possibile, la migliore tecnologia. Ma vanno fatte».
Schiarita, retromarcia o discorso di circostanza? La via
per Serre è ancora lunga.
Chiara Graziani, dal
Mattino
Il Mattino, 08/04/2007
Tutti in campo con le formazioni
civiche
Dovrebbero essere sei nei due
Comuni le liste senza una connotazione di area
Cinque mesi di commissariamento non sono serviti a rendere
lo scenario meno nebuloso a San Prisco. Anzi, la lunga ed
estenuante campagna elettorale, iniziata a fine novembre,
ha solo complicato la geografia degli schieramenti in campo.
Almeno tre dovrebbero essere, tuttavia, i candidati alla
carica di sindaco: l’uscente Francesco Abbate, l’ex
capogruppo della minoranza Antonio Siero e il medico di
base Domenico De Felice. A questi, potrebbe aggiungersi
l’outsider Francesco D’Angelo. De Felice e D’Angelo,
allo stato, non appaiono in grado di impensierire Abbate
e Siero, dati per favoriti, e lottano, piuttosto, per accaparrarsi
uno scanno tra i sette riservati all’opposizione.
Un dato certo è che nessun candidato capeggerà
una lista politica: si parla di «Nuova polis»
per l’ex sindaco, di «Nuovi orizzonti»
per Siero, mentre quella di De Felice dovrebbe chiamarsi
«Il Ponte». Un’altra certezza è
la diaspora del «Forum tifatino», i cui fondatori,
alla fine, sosterranno candidati diversi. Siero, ad esempio,
potrà contare su Franco Monaco. Non è ancora
chiara, invece, la collocazione di Stefano Iannotta, ex
vicesindaco, le cui dimissioni decretarono, di fatto, la
fine del mandato elettorale di Abbate. Liste civiche e confusione
anche a Recale. Il sindaco Americo Porfidia punterà
su sé stesso. Ovidio Gadola, suo eterno avversario,
vorrebbe costituire un unico fronte, in cui far confluire
dalla Margherita di Giuseppe Lasco ai neodemocristiani di
Antimo Maietta, passando per lo Sdi di Filiberto Gianoglio
e per i dissidenti di An. L’idea non convince il segretario
dei Ds Vincenzo De Angelis, l’unico che sta tentando
di lavorare ad un progetto politico. Dalla sua De Angelis
ha l’appoggio di Osvaldo Argenziano e di Angelo Racioppoli,
entrambi in quota Margherita, e, forse, quello di Nicola
Argenziano del Prc. Ma una disputa a tre (Porfidia-Gadola-De
Angelis) non rischia di decretare, anzitempo, la riconferma
di «Città nuova»? Il 2002 insegna!
Claudio Lombardi, dal
Mattino
Il Mattino, 08/04/2007
Recalesi e forestieri, difficile
integrazione
Alle urne per trovare un’identità
autonoma rispetto a Caserta in crisi l’economia del
vicolo e dei campi, scarseggia il lavoro
Da un lato l’autostrada, dall’altro la linea
ferroviaria con la stazione. In mezzo l’abitato di
Recale, terra di tante nuove residenze con la stessa dicitura:
«Nato a Napoli residente a Recale...». Negli
ultimi dieci anni l’esplosione demografica, le case
a poco prezzo (rispetto a Napoli e al suo hinterland) interi
nuclei familiari che si trasferivano. «Stavamo senz’altro
meglio a Napoli - dice un ragazzo che ora lavora come barista
- ma mio padre ha voluto così. Ora lui va a lavorare
ogni giorno nella nostra città e io sono qui. Ma
la sera, appena finisco, scappo via dagli amici a Napoli».
Due mentalità, due modi di vedere le cose. I locali
e gli immigrati dal resto della Campania non si sono mai
integrati a Recale. La vita sociale e pubblica continuano
a guidarla i recalesi storici ma i «napoletani»
sono ormai divenuti un buon 20 per cento dell’elettorato.
E per chi votano i napoletani? Difficile dirlo. I due schieramenti
in campo, fanno riferimento al sindaco uscente e parlamentare
Americo Porfidia e al noto concorrente Ovidio Gadola. Si
giocheranno il loro successo anche in base alla capacità
di convincere i nuovi residenti. Negli ultimi anni l’amministrazione
comunale ha puntato alla programmazione urbanistica (il
Prg è al vaglio della Provincia) ai nuovi insediamenti
commerciali (varata l’area Pip) ma forse quello che
manca è una vera e consistente connotazione d’identità.
Cosa difficile per una cittadina troppo vicina al capoluogo
di Terra di Lavoro per vivere di vita propria e autonoma.
Così al cinema si va a Caserta, i negozi di abbigliamento
si cercano nel capoluogo di Terra di Lavoro, i grossi centri
commerciali sono tutt’intorno. Ne soffrono i piccoli
esercenti locali mentre l’economia del vicolo è
completamente scomparsa. Del resto basta salire su un treno
e in due minuti si è a Caserta, oppure in mezz’ora
a Napoli, scegliendo l’altra direzione. «Le
elezioni, perché si vota? - dice Giovanni Sparaco,
in piazza Marconi - davvero non me ne sono accorto. Io qui
ci sto pochissimo. Mi piacerebbe però un pò
di verde in più, un’area attrezzata dove far
giocare i nostri figli o trascorrere il tempo libero. In
fondo sono scappato da Portici proprio perché non
ce la facevo più a vivere in quel caos». E
i locali? «Io abito qui da generazioni - dice il titolare
del Dado Bar - non voglio entrare in questioni politiche
perché tutti sono candidati o hanno un parente che
corre per le elezioni. Ma una cosa la voglio dire. Chiunque
vince deve poi fare il sindaco di tutti, deve pensare a
risolvere i problemi non solo nei quartieri in cui ha preso
più preferenze». I quartiere che si sono maggiormente
sviluppati, come sempre, sono quelli periferici. Nuove lottizzazioni
al posto delle campagne, mattoni e cemento al posto delle
coltivazioni di tabacco. «Troppi forestieri - dice
un contadino che ritorna dai campi - qui la campagna non
rende più e le braccia non ci sono. Allora si vende
la terra e si costruisce. Ma poi non bisogna lamentarsi
se il lavoro non c’è».
c.col., dal
Mattino
Il Mattino, 08/04/2007
Lo Uttaro, comitati e ambientalisti
«Presidieremo l’area»
Incalzare Arpac, Provincia, Ce 3 per chiedere nuovi accertamenti,
approfondimenti nelle analisi, attenzione e rispetto dele
procedure. In attesa di proseguire la battaglia legale (dopo
che il Tar del Lazio ha rigettato la richiesta di sospensiva)
le associazioni ambientaliste riunine nel Comitato contro
la discarica di Lo Uttaro insistono sulla verifica delle
procedure e chiedono un monitoraggio sull’area «Mastropietro».
Ma i leader del movimento, Bernieri e Messina, chiedono
anche di visionare gli atti alla base dell’istruttoria
fatta propria poi dal commissariato di governo che, recependo
il protocollo d’intesa siglato lo scorso novembre
con Comune e Provincia di Caserta, ha autorizzato l’attivazione
del sito in relazione allo sversamento di Fos prodotto della
lavorazione dell’impianto di Cdr di Santa Maria Capua
Vetere. Lo stesso protocollo d’intesa - circostanza
ribadita da Bertolaso - prevede l’utilizzo dell’impianto
de Lo Uttaro soltanto per la provincia di Caserta. Le stesse
associazioni chiedono inoltre al consorzio Ce 3 - designato
per la gestione dell’impianto - di conoscere «la
data e l’ora esatta» dell’attivazione
della discarica. L’area infatti, dopo un sopralluogo
condotto dai tecnici della struttura commissariale, è
stata definita idonea e quindi pronta per l’attivazione
come stabilito da un’apposita ordinanza firmata dal
commissario Bertolaso. L’attivazione e la messa in
opera per il trasferimento sono invece a carico del Ce 3.
«È il caso di ricordare - denuncia il comitato
- che per il gravissimo stato di degrado e inquinamento
dell’area la giunta regionale della Campania, nel
2005, congiuntamente al commissario di governo ha approvato
il piano regionale di bonifica dei siti inquinati e dichiarato
l’area Uttaro sito di interesse nazionale, dove l’unica
attività consentita, mediante opportuna valutazione
di impatto ambientale, è la messa in sicurezza e
la bonifica». Intanto le associazioni si sono date
appuntamento per martedì (alle 18) presso la chiesa
della Madonna di Lourdes per organizzare presidi e manifestazioni
di protesta contro l’attivazione del sito prevista
per mercoledì.
te.sa., dal
Mattino
Comunicato stampa, 7 aprile 2007
“Giù le mani da Cruna”
L’associazione ambientalista
smentisce le voci che la vorrebbero impegnata nella prossima
campagna elettorale a Recale
RECALE La difficoltà di verificare le fonti in una
vigilia elettorale che rende cauti e riservati i protagonisti
della scena politica potrebbe indurre i lettori–elettori
di Recale a tracciare panorami bizzarri ben lontani dalla
realtà. “Cruna”, dall’ottobre del
2003, è impegnata in diversi Comuni della provincia
in lotte per la salvaguardia dei territori e la salute delle
comunità, ed è distante anni luce dallo scenario
recalese che qualcuno, a ragion veduta, ha definito “medievale”.
In questi anni, abbiamo contestato, scendendo in piazza
e mobilitando le folle, scelte irresponsabili adottate da
sindaci di destra, di centro e di sinistra, e, nostro malgrado
più raramente, abbiamo sostenuto campagne ambientaliste
lanciate da amministrazioni di destra, di centro e di sinistra.
Recale non rappresenta un’eccezione, anzi conferma
una regola di neutralità ormai consolidata e riconosciuta
da più parti. “Cruna” ha plaudito il
governo della città quando si è mosso nell’interesse
dei cittadini e non ha esitato a criticarlo quando ha messo
a rischio la vivibilità stessa della comunità
in cui risiediamo. Emblematica è la battaglia che
stiamo conducendo contro il piano urbanistico adottato dal
consiglio comunale. Una battaglia che siamo stati costretti
a traslare in ambito provinciale, tale e tanta è
stata l’indifferenza mostrata dal sindaco rispetto
alle idee, alle proposte e ai suggerimenti avanzati dai
cittadini nella fase di elaborazione del piano. Fra poche
settimane, donne e uomini di Recale paleseranno la loro
volontà di candidarsi per il rinnovo del consiglio
comunale. È un momento critico, che rispettiamo e
osserviamo con interesse, ma che non ci riguarda in nessun
modo. I nostri soci fondatori, gli iscritti e i tanti simpatizzanti
saranno liberi di scegliere dove e in che modo indirizzare
il loro contributo di elettori consapevoli. Ma “Cruna”,
come sodalizio associativo libero e autonomo, non sosterrà
nessun candidato e nessuno schieramento. Anzi, stimolerà
gli aspiranti sindaci a dichiarare in che modo intenderanno
affrontare le molteplici criticità ambientali che
affliggono il territorio. Esortiamo, dunque, i vari “politucoli”
che affollano le strade e le piazze di Recale a non provare
neppure ad attribuirci un’inclinazione politica. La
salute pubblica, l’ambiente, il territorio sono beni
di un patrimonio comune che continueremo a difendere contro
chiunque.
CRUNA onlus
Il Mattino, 03/04/2007
RECALE
Amministrative: Unione divisa,
«frana» il Polo
La Casa delle Libertà «frana», l’Unione
è «a pezzi». Non basterà, certo,
l’appello di circostanza lanciato da Antimo Maietta
e da Domenico Ciccone della Dc di Rotondi a riunificare
il centrodestra. A meno di un mese della presentazione delle
liste, il Polo non sembra possedere i requisiti necessari
per organizzare una squadra competitiva. L’Udc di
Antimo Mastroianni è saldamente ancorato al sindaco
Americo Porfidia, segretario provinciale di Italia dei Valori.
Forza Italia, benché raccolga consensi significativi
in ogni tornata elettorale, resta un movimento di opinione
senza neppure un referente locale da inviare al tavolo delle
trattative. E la stessa Dc, così interessata alle
sorti della coalizione, è pronta a sostenere Ovidio
Gadola, coordinatore provinciale dei Socialisti ed eterno
avversario di Porfidia. L’unica realtà politica
della Cdl che poteva aggregare le anime del centrodestra
era Alleanza Nazionale. Ma i finiani di Pietro Riello, anche
dopo la fuoriuscita dell’ex commissario Franco Massaro,
tacciato di essere il pomo della discordia, non hanno saputo
riaccendere il dialogo interno. Oggi, come non mai, appaiono
divisi, con Antimo Argenziano e Angelo Zarrillo, da un lato,
in corsa per la ricandidatura con il sindaco uscente e Isodoro
Marcello, dall’altro, a capo di una frangia minoritaria,
che cerca spazio nel fronte antiporfidiano. Se il Polo annaspa,
l’Unione non se la passa, poi, tanto bene. Gadola,
che ha surclassato Franco Squeglia, vorrebbe costituire
una lista unica, in cui alberghino dalla Margherita di Giuseppe
Lasco ai neodemocristiani di Maietta, passando per lo Sdi
di Filiberto Gianoglio e per i dissidenti di An. Ma l’idea
non piace al segretario dei Democratici di sinistra Vincenzo
De Angelis, riconfermato alla guida della Quercia. De Angelis
sta tentando di lavorare ad un progetto dalla forte connotazione
politica: «Il mio partito – dice –, al
congresso cittadino, ha ribadito la volontà di impegnarsi
per una coalizione tra i partiti di centrosinistra con un
programma vincolante, un vero e proprio “patto con
gli elettori” sulle cose da fare. Mettere insieme
– conclude – persone che hanno collocazioni
politiche contrastanti con un generico impegno “per
il bene del paese” sarebbe un’operazione mistificante
e dannosa». Dalla sua De Angelis ha il sostegno di
Angelo Racioppoli e di Osvaldo Argenziano, entrambi in quota
Margherita, e, forse, quello di Nicola Argenziano di Rifondazione
comunista.
Claudio Lombardi,
dal Mattino
Comunicato stampa, 1 aprile 2007
Fermatevi!
COMUNICATO DELLA SG CASERTA AL
CONGRESSO PROVINCIALE DS
Arrivati a questo punto sarebbe troppo
facile affermare: “l’avevamo detto”. Per
un mese in una campagna congressuale condotta con gli occhi
lucidi, con la passione di chi vive la drammaticità
del momento, abbiamo evidenziato più volte la possibilità
reale della morte della sinistra, la nostra sinistra!
Per un mese centinaia di ragazzi della sinistra giovanile
hanno gridato la propria rabbia contro un assemblaggio di
potere, un partito senza identità, costruito a tavolino.
La nostra mozione vola quasi al 20%, la Angius si attesta
all’8% ma il congresso lo vince la mozione Fassino
e puntualmente qualcuno ci presenta il conto.
Il congresso più importante per la storia della Sinistra
prima RIDOTTO, poi ANNULLATO ed infine SPOSTATO perché
qualcuno non si trova con i conti. Centinaia di persone
che quotidianamente impiegano le proprie energie sui territori
TOTALMENTE IGNORATI dal vertice del partito; la dignità
dei nostri volontari della politica, di chi milita per passione
COMPLETAMENTE CALPESTATA
FERMATEVI ! RIFLETTIAMO! INVERTIAMO
LA ROTTA!
È LA MAGGIORANZA CHE VE LO CHIEDE!
Sinistra Giovanile Caserta |