uniti per cambiare recale
RASSEGNA STAMPA - MAGGIO 2007

Il Mattino, 29/05/2007

Porfidia resta deputato e sindaco

La «figlia d’arte» è stata travolta dall’onorevole. Americo Porfidia, segretario provinciale di Italia dei Valori e deputato al Parlamento, si riconferma sindaco della città con 2711 voti, contro le 2109 preferenze raccolte dal suo sfidante più temibile, Patrizia Vestini. Al suo esordio in una campagna elettorale che ha rappresentato il suo ingresso in politica, la Vestini ha affrontato la sfida proponendosi agli elettori, a dispetto dell’altro aspirante sindaco, Antimo Maietta della Dc di Rotondi, come unica alternativa a Porfidia, dato per favorito fin dall’inizio. Tuttavia, nonostante l’appoggio esterno di Pierino Squeglia della Margherita e del presidente della Provincia Sandro De Franciscis, non è riuscita a superare il 42,5% dei consensi. Certo, sconfiggere la lista «Città ...continua» non era facile. Il sindaco aveva alle sue spalle un’«armata» che contava dodici amministratori uscenti, un consigliere provinciale in carica, Roberto Massi, e tre candidati (Antimo Mastroianni, Giovanni Caporaso e Osvaldo Argenziano), che nel 2002 si opposero a Porfidia e che oggi siedono in maggioranza. Se a questo si somma il sostegno «velato» di Pasquale Piccirillo, di Franco Massaro e di altri, è facile interpretare la vittoria. Quanto ad Antimo Maietta, le 137 preferenze racimolate non gli sono bastate per guadagnare uno scanno tra i banchi dell’opposizione, che saranno occupati dalla Vestini, da Ovidio Gadola, da Filiberto Gianoglio, da Franco Squeglia e da Tommaso Orballo.

Claudio Lombardi, dal Mattino

CasertaNews 28 maggio 2007

Elezioni: Americo Porfidia vince e fa il bis

Recale – Americo Porfidia parlamentare di Idv si conferma sindaco della citta' di Recale. La fiducia e' stata rinnovata da 2700 elettori. Per la lista di Porfidia ‘Citta' …continua’, la percentuale di e' del 54,545% La sfidante Patrizia Vestini (Citta' per cambiare), che aveva impostato la propria campagna elettorale sull'impegno delle donne in politica si ferma al 42,686% pari a 2.113 voti.
Si ferma a 2,767% il terzo candidato Antimo Maietta che correva per la lista Democrazia Cristiana.
“Ringrazio tutti per la rinnovata fiducia e per il riconoscimento all’attività svolta negli ultimi anni - commenta a caldo Porfidia. E' stato premiato il lavoro dell’amministrazione comunale, ora non resta che rimetterci all’opera per portare a compimento i tanti progetti già in cantiere”.

da CasertaNews

Comunicato stampa, 22 maggio 2007

Recale, quattro minuti per il bilancio

L'opposizione: "Un blitz vergognoso per sottrarsi al confronto su una gestione finanziaria fallimentare"

Rendiconto discusso e approvato. Il tutto in quattro minuti. Consiglio comunale record per l’amministrazione Porfidia: “L’assise - hanno raccontato esterrefatti i consiglieri comunali di opposizione Ovidio Gadola, Filiberto Gianoglio, Giuseppe Lasco e Vincenzo Landolfo, oggi tutti candidati nella lista Uniti per Cambiare Recale - è durata appena quattro minuti; era convocata per le 19.30, noi siamo arrivati pochi minuti dopo, confidando nell’ora di tolleranza fino ad oggi sempre rispettata, ed invece la maggioranza, per sottrarsi al confronto ha ben pensato di approvare tutto e subito, senza alcuna discussione”.
“Un fatto ancora più grave se si considera che il rendiconto di bilancio in discussione – ha sottolineato Landolfo – aveva un significato politico fondamentale perché andava a chiudere un ciclo amministrativo di cinque anni: un ciclo che sotto tutti i punti di vista, soprattutto quello finanziario, è stato chiaramente un fallimento”. Impossibilitati a discuterne in consiglio comunale, i candidati attualmente impegnati all’opposizione dell’amministrazione uscente, hanno deciso di affidare alla stampa alcuni dei dati relativi alle numerose criticità del rendiconto di bilancio. Intanto quelli relativi all’esternalizzazione dei tributi: “L'affidamento ad un privato della gestione tributi, nelle intenzioni e nella propaganda degli amministratori, avrebbe dovuto portare a un risparmio sui costi e ad un incremento delle entrate. Tutto ciò, non solo non si è verificato, ma addirittura – denunciano - possiamo constatare che le entrate sono diminuite significativamente. Non solo: i cittadini hanno dovuto pagare 181.972,3 € a titolo di aggio per la società cui è stata affidata la gestione dei tributi”. Poi i residui attivi: “In questo rendiconto di gestione ci ritroviamo di fronte a 1.532.649 euro di residui attivi -per voci come acqua trasferimenti erariali e multe-, non revisionati e a nostro avviso inesigibili e inesistenti almeno per 80% del totale”. E, ancora, “le consulenze d’oro elargite nel settore tributario, nelle opere pubbliche, nella polizia municipale e nella gestione del territorio...” e gli “sperperi nel settore della viabilità, poi, che sono sotto gli occhi di tutti i cittadini che hanno dovuto assistere al rifacimento infinito di piazzuole, spartitraffico e rotonde sul mare e al proliferare di segnali stradali spesso inutili o ridondanti”.
Lapidario il commento della candidata sindaca Patrizia Vestini: “Quanto successo la dice lunga su quanto per questa amministrazione conti la partecipazione e la democrazia”.

vedi anche: "Rendiconto 2006, le valutazioni del consigliere Landolfo"

Casertasette, 21 maggio 2007

ELEZIONI IN PROVINCIA DI CASERTA:

Caccia alla candidata più fotogenica

Rosa PorfidiaUltimi giorni di campagna elettorale nei comuni della provincia di Caserta dove si vota per le amministrative. E nel rush finale cominciano ad apparire anche diversi manifesti che ritraggono candidate fino ad ora sconosciute. Casertasette.com, su segnalazione di chiunque vorrà, ospiterà i volti femminili più interessanti. La prima segnalazione ci arriva da Recale dove nella lista 'Uniti per Cambiare Recale (sindaco Patrizia Vestini) è candidata una bellezza mediterranea.
Rosa Porfidia ha 42 anni ed candidata, in quota Margherita, a consigliere comunale nella lista “Uniti per cambiare Recale” dell’aspirante sindaco Patrizia Vestini, insieme a Rachele Lombardi e Rosaria Perreca. È una donna tanto solare quanto determinata, che sta affrontando col sorriso una durissima campagna elettorale. Utilizza il suo fascino per catturare l’attenzione degli elettori e la simpatia per farsi ascoltare delle elettrici. Rosa, madre di due splendide figlie, conosce bene quali sono i problemi che deve affrontare una donna che lavora. Ha deciso di candidarsi contro Americo Porfidia (suo cugino) per portare la sua esperienza personale in consiglio comunale, affinché l’amministrazione cittadina si interessi seriamente delle politiche a sostegno delle donne e della famiglia.

da casertasette

Il Mattino, 17/05/2007

Lo Uttaro, impedito l’accesso a membri del comitato di garanzia

Continuano le iniziative dei comitati civici e delle associazioni che si oppongono alla discarica de Lo Uttaro. Dopo la messa celebrata domenica scorsa da monsignor Nogaro nei pressi del sito in cui sta avvenendo lo sversamento dei rifiuti, l’attenzione è ora focalizzata sul comitato di garanzia, che dovrebbe occuparsi dei controlli sull’attività di conferimento. Lunedì mattina, il subcommissario vicario all’emergenza rifiuti, Marta Di Gennaro, ha approntato un’ordinanza nella quale viene ufficializzata la nomina di Giuseppe Lembo e Nicola Santagata come rappresentanti dei comitati civici all’interno di questo organo di controllo, che comprende anche un membro della Provincia, uno del comune di Caserta e uno del commissariato. Martedì pomeriggio Lembo e Santagata si sono recati presso la discarica, chiedendo di poter procedere ai controlli, in base a quanto previsto nell’ordinanza di lunedì scorso. Nonostante tutto, però, l’ingresso è stato loro negato: «L’ordinanza - ha spiegato Nicola Santagata - ha validità dal momento in cui viene firmata. Ne ho consegnata una copia ai dipendenti dell’Acsa, ma non c’è stato nulla da fare. In quanto componente di un organo garante, pubblico, ho diritto di andare lì a controllare in qualsiasi momento. Non devono certo dirmelo loro quando recarmi lì». «Non so - ha aggiunto Giuseppe Lembo - quando potrà iniziare l’attività di questo comitato di controllo. Io, come del resto Santagata, non ho ancora ricevuto la raccomandata in cui mi si comunica ufficialmente la nomina». Intanto, il tribunale civile ha fissato per l’11 giugno l’udienza in merito al ricorso (ex articolo 700, procedura d’urgenza) presentato da alcuni cittadini che chiedono la chiusura del sito de Lo Uttaro, mentre il 15 giugno verrà discusso l’altro ricorso, che porta la firma del sindaco di San Marco Evangelista, Vincenzo Zitiello, e di diversi consiglieri comunali dei quattro centri adiacenti la discarica. Giuseppe Messina, del comitato emergenza rifiuti di Caserta, ha poi annunciato di aver «già pronta la proposta per il ciclo provinciale dei rifiuti. Stiamo solo facendo alcune verifiche, ma presto la presenteremo». Infine, stasera alle 19.30, presso la parrocchia di don Oreste Farina a San Nicola La Strada, ci sarà un’assemblea dei comitati civici e delle sigle antidiscarica.

Sergio Beneduce, dal Mattino

Il Mattino, 16/05/2007

Il rilancio produttivo parte da Marcianise

A Roma questa mattina la firma del protocollo d’intesa sulla reindustrializzazione della ex Saffa

Ci sono voluti cinque mesi di sollecitazioni, dopo il conclave governativo, per riaccendere riflettori e speranze sulla disastrata situazione industriale casertana, con particolare riferimento al settore dell’elettronica e della chimica. Cinque mesi di confronti serrati a livello nazionale e territoriale hanno sollevato finora, tra tavoli tecnici e strategie diversificate, più perplessità che certezze per le sorti di aziende come Ixfin, Finmek e 3M. Questa mattina una proposta complessiva viene dal Ministero per lo sviluppo economico che ha ormai portato a compimento il preliminare d’intesa sulla reindustrializzazione del sito di Caserta. La bozza, soltanto annunciata in sede giudiziaria dall’Avvocatura di Stato nella vicenda Ixfin, sarà questa volta sottoposta nella sede di via Molise all’esame di tutte le parti interessate: la Presidenza del Consiglio dei ministri (architetto Enza Trotta), i dirigenti del Ministero per lo Sviluppo economico (Bianchi, Pepe, Sprovieri, Bilotti, Menafra, Ercoli), la Regione Campania (con l’assessore Andrea Cozzolino e Giuseppe Napolitano), Sviluppo Italia (con i dirigenti Aureli e Bossi), la Provincia di Caserta, Confindustria Caserta e Consorzio Asi. Nucleo centrale del progetto è il rilancio di una vasta area compresa tra Marcianise e Santa Maria Capua Vetere, dove sono più devastanti gli effetti della crisi industriale, con cinquemila posti di lavoro a rischio. La ripresa dovrebbe partire, secondo gli intendimenti del Governo, proprio da una zona nevralgica come l’ex Saffa di proprietà di Sviluppo Italia, ma sono prese in considerazione in prospettiva anche le disponibilità di aree industriali suscettibili di utilizzazione negli agglomerati di competenza del Consorzio Asi. A sostenere questa manovra è stato chiamato il gruppo di coordinamento creato dall’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e di cui fanno parte gli stessi sottoscrittori dell’intesa. Sarà loro cura incentivare lo sviluppo sia con il sostegno delle attività esistenti sia con nuove iniziative imprenditoriali, dando comunque priorità assoluta alla valorizzazione delle specificità e delle specializzazioni che il territorio rappresenta nei settori dell’informatica, elettronica, tlc e indotto automobilistico. Nell’operazione verranno fatte confluire risorse finanziarie pubbliche previste per la legge 181 (per estensione dei provvedimenti in favore della siderurgia pubblica) e nell’ambito del fondo per la competitività (contratti di programma e contratti di localizzazione). Il ruolo di protagonista nella manovra ministeriale è stato riconosciuto alla Regione, che attraverso il Paser, il piano di azione per lo sviluppo economico regionale, potrà concentrare fondi nella promozione di nuovi investimenti nell’industria manifatturiera. Ma non basta. La ripresa sarà favorita dalle istituzioni competenti anche attraverso l’utilizzo coordinato dei regimi agevolati vigenti o in via di definizione da parte della Commissione Ue per il periodo 2007-2011. Secondo quanto formalizzato in via ufficiosa in precedenti occasioni, dovrebbero essere liberati fondi per 40 milioni di euro da parte dello Stato e 20 milioni da parte della Regione. Almeno questo dovrebbe essere il «tesoretto» sufficiente e idoneo a potenziare un apparato, come quello chimico ed elettronico, che resta in piedi solo per le risorse umane e professionali che può vantare. Se gli impegni saranno mantenuti, l’accordo di programma potrebbe essere pronto già tra 60 giorni. Un tempo di attuazione che potrebbe avere la sua influenza sulla proroga degli ammortizzatori sociali, giunti ormai alla scadenza per gran parte delle aziende in crisi. In particolare per la Finmek, unica azienda delle tlc che non riesce a decollare, dopo la mancata alleanza con i russi di Sistema, per la Ixfin, giunta al giudizio finale del tribunale fallimentare di Napoli, con il coinvolgimento di 900 addetti, e ancor più per la Itp di San Marco, dove il silenzio sembra essere calato d’improvviso.

Enzo Mulieri, dal Mattino

Il Mattino, 16/05/2007

I sindacati: nessun invito per il summit

I segretari provinciali: solo tavoli ma niente soluzioni E Farinari chiede un incontro con il ministro Bersani

«Finora non sono stati mai imboccati percorsi virtuosi con i rappresentanti del Governo, niente è servito per risollevare dallo stato di esasperazione tanti lavoratori e lavoratrici della provincia di Caserta. Ancora una volta si continua a convocare tavoli presieduti da burocrati che mirano solo al galleggiamento delle vertenze, ma non alle loro conclusioni positive». Sferzante il commento dei rappresentanti provinciali dei sindacati confederali (in particolare Carmine Crisci della Cisl) alla notizia del summit romano sulla reindustrializzazione, a cura dell’onorevole Gianfranco Borghini. Un appuntamento dal quale sono state escluse le organizzazioni dei lavoratori, che pure sono state artefici principali della contrattazione avviata con Prodi a gennaio. «Abbiamo chiesto tante volte al massimo interlocutore istituzionale di indirizzare una ricerca vera di nuove commesse per l’elettronica - dice Crisci - ma non siamo stati ascoltati e adesso siamo addirittura ignorati forse perché siamo stati gli unici a denunciare il business di quegli imprenditori e speculatori che comprano a costo zero gli impianti in questa provincia, scaricando poi i lavoratori attraverso cassa integrazione e mobilità». E adesso la mancata convocazione al tavolo che conta, quello della reindustrializzazione, viene interpretata da Cgil, Cisl e Uil addirittura come un pessimo servizio al Governo. «È da notare - dice Michele Colamonici, segretario della Cgil - che viene esclusa finanche la parte politica dell’esecutivo che dovrebbe garantire il percorso e l’esito positivo degli ammortizzatori sociali». Come dire che il programma nasce già dimezzato, il segnale più ingrato per quanti si impegnano quotidianamente sui problemi produttivi ed occupazionali della provincia. «Chiediamo allora che venga organizzato un incontro serio a Roma con il ministro Bersani - dice Antonio Farinari segretario della Uil - per delineare un progetto di confronto su questioni, la cui soluzione non può essere ulteriormente dilazionata e neanche affidata al protagonismo del burocrate di turno». Insomma è tutto ancora da ridiscutere. «A questo punto viene da chiedersi - rincara la dose Crisci - se la massima istituzione ha solo un ruolo di pura testimonianza e accoglienza logistica oppure deve essere garante del buon esito delle sorti dei lavoratori. Per quanto si è visto finora il Ministero non ha svolto il compito di controllo e di garanzia su tante emergenze di settore, che hanno avuto peso economico e politico sul territorio e fatto da traino negativo su altre situazioni di crisi. Emblematico quello che sta succedendo per l’Itp dove da un anno nulla è stato realizzato. Ma non basta. Neppure si è avuta la forza di convocare la 3M per convincerla a tornare sui propri passi. A questo punto vogliamo che si presenti il conto di tutto questo e che si spieghi il motivo per il quale non vengono effettuati i controlli dovuti a livello nazionale e territoriale». Di tanto avrebbero voluto parlare anche stamane i sindacati. «Se non avremo risposte - anticipa Colamonici - non resterà che mettere in moto forme determinate di lotta nei confronti di quanti intendono mantenere questo territorio in un’inaccettabile condizione di precarietà e soggezione».

en.mu., dal Mattino

Comunicato stampa, 14/05/2007

Nokia Siemens Networks:
Quale futuro?

Dopo le due web-conference tenutesi nei locali mensa i giorni 5 aprile e 7 maggio ed un incontro di coordinamento sindacale tenutosi il 4 maggio, la situazione italiana della neonata Società appare sempre più incerta e preoccupante sotto il profilo strategico e occupazionale. Le dichiarazioni fatte dall’Azienda rispetto al percorso, seppur difficile,però chiaro e definito, che intende fare in Finlandia e in Germania, stridono con le altrettante dichiarazioni fatte dal nostro amministratore delegato che sono risultate, da un lato, sintomo di una difficoltà evidente del Managment italiano di partecipare da protagonista alle scelte strategiche che interessano l’Italia e, dall’altro, il chiaro segnale di una volontà Aziendale di affrontare la questione Italiana con ricette che hanno il sapore del passato e che non sono più proponibili per una realtà che nel tempo ha coniugato, con molte difficoltà ma positivamente, le logiche del “Mercato” con l’investimento nel futuro.

Per questi motivi riteniamo che le Istituzioni locali e nazionali debbano vigilare attentamente per evitare scenari già ampiamente conosciuti e che hanno creato disastri occupazionali enormi in un tessuto sociale che vive drammaticamente l’assenza di una classe imprenditoriale degna di questo nome.
Le lavoratrici ed i lavoratori tutti risponderanno con azioni di lotta se dai tavoli Aziendali e Istituzionali non arriveranno segnali rassicuranti.

Rsu NSN Marcianise

Il Mattino, 12/05/2007

La vittima era rimasta coinvolta in uno scontro automobilistico. Gli ospiti ucraini: non c’entriamo nulla

Morto in casa a Recale, è stato un incidente

La svolta dopo l’autopsia: edema polmonare successivo allo schiacciamento del torace

Non è stato ucciso Virgilio Rinaldi, l’ex dipendente della Firema Trasporti, in pensione da poco più di un mese, il cui cadavere è stato trovato giovedì dai carabinieri in un appartamento di Recale: è morto per un edema polmonare. Le fratture alle costole, riscontrate nel corso di un esame esterno del cadavere, sarebbero state provocate da un incidente stradale di cui l’uomo è rimasto vittima due sere fa, come hanno accertato gli investigatori. Lo ha stabilito l’autopsia eseguita ieri mattina nell’istituto di medicina legale dell’ospedale di Caserta. È stata una immigrata ucraina, secondo le risultanze delle indagini dei carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere, a scoprire il cadavere di Rinaldi e ad avvertire la moglie, che vive a Caserta con i quattro figli della coppia e dalla quale il pensionato era di fatto separato, da circa cinque anni.

dal Mattino

Il Mattino, 12/05/2007

E Porfidia ora rischia l’incidente diplomatico

Si rischia l’«incidente diplomatico» tra il comune di Recale e quello di Macerata. Colpa, si fa per dire, della stazione dei carabinieri. Americo Porfidia, in corsa per succedere a sé stesso, sta promettendo in campagna elettorale che farà trasferire la stazione dell’Arma nella sua cittadina. Ma Luigi Munno, sindaco di Macerata, non ha nessuna intenzione di farsela scappare.

dal Mattino

Il Mattino, 11/05/2007

Trovato morto in casa, giallo sul movente

L’uomo viveva separato dalla famiglia Gelosia o denaro fra le ipotesi investigative

Recale. La sua auto, una Rover blu era ancora parcheggiata in strada. Ammaccata e piena di graffi. Così come le forze dell’ordine hanno trovato lui, ammaccato e pieno di graffi, riverso sul pavimento, immobile, senza vita tra la camera da letto e la cucina di un appartamento al secondo piano preso in affitto in via Gibuti, civico 31. Non sono ancora del tutto chiari i contorni dell’omicidio di Virgilio Rinaldi, 56 anni, originario di Caserta ma residente a Recale, ex dipendente della Firema, in pensione da neanche un mese. Qualche ruggine in passato con le forze dell’ordine, qualche piccola grana con la giustizia ma nulla più. Secondo un primo esame esterno del cadavere l’uomo sarebbe stato aggredito e colpito più volte con un corpo contundente alla tempie e al torace. La morte sarebbe avvenuta nelle prime ore della giornata di ieri ma l’allarme è stato dato più tardi: una telefonata anonima al 112, poi la disperazione dei familiari e un fitto intreccio di frequentazioni e misteri di cui la famiglia di Rinaldi, almeno quella ufficiale, non sempre era del tutto a conoscenza. Stando a quanto accertato dagli inquirenti (le indagini sono condotte dai carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere agli ordini del capitano Carmine Rosciano e coordinate dal pm Giuliano Caputo), l’uomo da circa cinque anni era separato di fatto dalla moglie, residente a Caserta, e viveva da solo nell’appartamento di Recale. Qui era solito ospitare immigrate dell’Est europeo, ogni tanto qualcuna diversa. «Aveva un debole per le ucraine, per le rumene, per le polacche», raccontano i vicini. Da alcuni mesi l’uomo frequentava stabilmente una donna polacca, ospite nella sua casa di via Gibuti, e quest’ultima recentemente era stata raggiunta anche dal marito. Ospite anche lui nella stessa casa. Da ieri la coppia non si trova: svaniti nel nulla, nessuno li avrebbe visti uscire. Dunque al momento sono loro che le forze dell’ordine stanno ricercando mentre la moglie Anna Gaudino e i quattro figli della vittima sono stati ascoltati per ore dagli investigatori. Escluso il movente camorristico resta da comprendere il perché: una possibile lite per un prestito non restituito (in casa non sono stati trovati soldi); uno scontro per motivi di gelosia con il compagno dell’immigrata. Fatto è che, così come è stato conciato, Rinaldi - di corporatura esile - è stato quasi certamente aggredito da una figura maschile. E nella colluttazione si sarebbe anche difeso, a giudicare dalle contusioni riportate alle braccia. Ma non si esclude neppure che la vittima potesse essere stata assalita da più persone, conoscenti della coppia, per motivi di rapina. Lo testimonierebbe l’enorme disordine riscontrato nell’abitazione, magari per confondere le tracce. Pare inoltre che l’uomo facesse abuso di alcol: anche dieci birre al giorno, in tutte le ore, raccontano alcuni residenti che spesso lo incrociavano nella vicina piazza Moro. Una circostanza quest’ultima che avvalorerebbe la tesi del litigio domestico. Eppure c’è chi giura di averlo visto rientrare da solo nelle ore notturne fra mercoledì e ieri. E sembrava tranquillo. Ma emerge anche un altro piccolo giallo. L’uomo ultimamente avrebbe confidato ad alcuni familiari di non sentirsi bene, di avere problemi di salute. Ecco perché - ipotizzano gli investigatori - avrebbe deciso di alzare un po’ troppo il gomito e di cambiare spesso compagna e auto. Insomma, ultimi colpi di coda di una vita che riteneva lo stesse per lasciare. Un’ipotesi quest’ultima su cui soltanto l’autopsia potrà dire qualcosa in più.

Lorenzo Calò dal Mattino

Il Mattino, 11/05/2007

«Brava persona rovinata dalle donnacce»

La sfogo della moglie I vicini: troppo alcol

Recale. Era in pensione da un mese. Il 10 aprile aveva salutato i suoi amici alla «Firema Trasporti» di Caserta e, probabilmente, si era andato a bere una birra. Per Virgilio Rinaldi, che a luglio avrebbe compiuto 56 anni, l’alcol non era più un piacere, ma un’ossessione. Qualche collega nello stringergli la mano per l’ultima volta, forse, si sarà chiesto come avesse fatto – lui, autotrasportatore per ventitré anni – a reggere le centinaia di chilometri che macinava al giorno e i litri di birra che ingurgitava. Si inizia a bere, si dice, per affogare i fallimenti e, all’inizio, la bottiglia sembra un piacere innocuo, quasi meritato. Poi però, comincia ad insinuarsi nella tua vita fino a diventare una presenza di cui non puoi fare a meno. E di fallimenti da affogare Virgilio ne aveva tanti. Un matrimonio andato in rovina, la morte accidentale di un figlio. Cinque anni fa aveva abbandonato rione Michelangelo, a Caserta, dove abita ancora la moglie, Anna Gaudino, e aveva trovato rifugio a Recale, in un modesto appartamento, preso in affitto, al secondo piano di un edificio in via Gibuti 31. Chi, ieri, è riuscito ad entrare in casa, si è trovato in un ambiente disadorno: un paio di stanze, un mobilio da mercatino dell’usato, bottiglie vuote ovunque, qualche oggetto messo alla rinfusa e poco più. Virgilio era solito ospitare in quell’appartamento donne straniere disposte ad erogare attimi di piacere per pochi euro. Un’altra ossessione, questa, che gli procurava gli sguardi inquisitori dei condomini. Non si vedeva spesso in giro per il paese e non era quel che si definirebbe una persona conviviale. Comprava le sigarette nel tabacchi di piazza Matteotti e qualche volta se ne andava al bar di piazza Aldo Moro a bere un paio di birre. Per il titolare, era un uomo mite, un cliente educato, una brava persona. Lo era anche per la moglie Anna: «Non stava più con me, è vero. Ma veniva a trovare spesso i nipoti e mi passava dei soldi per andare avanti. Era buono, solo che aveva quel vizio del bere... e poi quelle donnacce!». Il cadavere di Virgilio è stato ritrovato dai carabinieri della stazione di Macerata intorno alle 13.30. La notizia si è diffusa immediatamente nel quartiere, ma nessuno riusciva ad individuare chi fosse quell’uomo, forse ucciso da una coppia di stranieri, che abitava in quello stabile al civico 31 di via Gibuti.

Claudio Lombardi, dal Mattino

Comunicato stampa, 11 maggio 2007

Recale, il Prc per Vestini

Il circolo “Antonio Gramsci” di Recale conferma e ribadisce l’impegno dell’intero partito a favore della lista Uniti per Cambiare Recale e della candidata sindaca Patrizia Vestini. Il partito recalese della Rifondazione Comunista esprime nella suddetta lista una propria candidatura, rappresentata dal giovane Domenico Argenziano. “Intendiamo mettere a tacere una volta per tutte – dice il candidato del Prc – le voci che attribuiscono ad altri candidati di altre liste l’appartenenza al circolo di Rifondazione Comunista. Noi abbiamo preso una posizione chiara in questa campagna elettorale. Una posizione che è di profonda critica nei confronti di chi ha male amministrato la città in queste cinque anni. Dunque sosteniamo con forza quell’esigenza di cambiamento e di rinnovamento che la lista di cui facciamo parte, con candidata sindaca Patrizia Vestini, rappresenta”.

diesserecale, 10 maggio 2006

Raffaele Sardo si autosospende dai Ds

Pubblichiamo la lettera inviata a Piero Fassino, Enzo Amendola, Ubaldo Greco ed alla sezione dei diesse di Carinaro da Raffaele Sardo, autore del libro “È Marzo, la primavera sta per arrivare. Don Peppino Diana ucciso per amore del suo popolo” È una testimonianza amara delle difficoltà e delle lacerazioni che in questi mesi stiamo vivendo in tanti: speriamo che possa aiutarci a rompere il silenzio della politica, a compiere scelte coraggiose di rinnovamento e di pulizia, a far ripartire un progetto politico oggi offuscato, a ritrovare Raffaele, tanti altri, noi stessi.

red.

Egregio segretario
Ho aderito quattro anni fa ai Democratici di Sinistra, accogliendo l’invito rivolto alla società civile a “contaminare” i partiti, perché ritenevo che l’impegno che da anni profondevo sul fronte dell’impegno sociale dovesse avere anche una sua traduzione “politica”.
La campagna elettorale del 1996 dell’Ulivo e la vittoria di Romano Prodi, avevano fatto nascere nuove speranze di cambiamento radicale in questo paese, dopo la stagione di “mani pulite”.
Avevo sperato, come tanti, che i Democratici di Sinistra avessero anche fatto tesoro delle lezioni della storia, e soprattutto avessero tenuto ben presente il monito di Enrico Berlinguer sulla questione morale.
Ho cercato di dare il mio modesto e umile contributo, nella misura che ho potuto, portando la mia esperienza di impegno nel sociale, soprattutto sul fronte dell’affermazione di una cultura della legalità. Mi sono impegnato soprattutto a portare nelle scuole, nei dibattiti, nei convegni, la testimonianza di una persona che ha pagato con la vita la sua voglia di riscatto di queste terre: Don Giuseppe Diana, il prete assassinato dalla camorra il 19 marzo del 1994.
Ma ho provato sempre più disagio a militare in questo partito perché mi sono reso conto via via che non è più quello delle mani pulite.
I consigli comunali sciolti per condizionamenti di camorra in Campania (e addirittura le ASL), le inchieste sul fronte dei rifiuti, la politica ridotta solo all’accaparramento di un posto negli enti strumentali o in parlamento, mi hanno aumentato sempre più il disagio di un’appartenenza non più in sintonia con le speranze di cambiamento che pur il Partito Democratico riusciva ad alimentare in me.
Senza dire dell’ultimo congresso provinciale dei Democratici di Sinistra, che di fatto non si è celebrato. Ci sono state solo delle “discussioni” (per usare un eufemismo) tra i maggiorenti del partito, che per alcuni giorni si sono chiusi in una stanza d’albergo per decidere segretario, e organigrammi, ma senza che nessuno mai intervenisse su questo, nel luogo deputato a farlo: il congresso.
Eppure in quei giorni c’erano stati arresti nel settore dei rifiuti che vedeva coinvolti imprenditori accusati di essere i referenti del clan dei casalesi e iscritti ai DS. Forse in quella sede era il caso di parlarne. Niente. Silenzio assoluto, come se la cosa non riguardasse il partito. Tutti a discutere di organigrammi, di alleanze, di delegati, di Enti strumentali. Una guerra per bande. Me ne sono vergognato.
In questo partito è sospesa anche la democrazia, come vedi. L’unico momento in cui si decideva la linea politica, le strategie, le alleanze, viene a mancare, non si sa in nome di chi e di che cosa. O meglio, si sa: per conservare il potere di una oligarchia autorefenziale che è disposta a fare anche “patti col diavolo”. I fatti di questi giorni, poi, hanno fatto il resto. Qualcuno, evidentemente, ha abusato anche della mia buona fede.

MA IO NON CI STO. Non ci sto a fare patti col diavolo. Non ci sto dover mettere la mia faccia, con la mia piccola e umile storia personale, per dare la possibilità a poche persone di fare i loro interessi e non quelli delle persone e dei cittadini che rappresentano. Non ci sto e voglio dirlo ad alta voce e perciò mi autosospendo dai Democratici di Sinistra, congelando anche la mia adesione al Partito Democratico, perché se queste sono le basi su cui deve nascere il nuovo partito, anche in questo caso, IO NON CI STO.

Cordiali saluti, Raffaele Sardo

Il Mattino, 10/05/2007

Brancaccio si difende ma resta in carcere

In tre ore di interrogatorio il consigliere ribatte alle contestazioni: «Corruzione? No, solo piccole cortesie»

Tre ore. Tre ore per spiegare, raccontare, negare, ammettere il peccato veniale. Le ore più lunghe di Angelo Brancaccio, che ieri pomeriggio si è trovano davanti ai suoi accusatori, ai giudici che lo hanno inquisito e fatto arrestare. Provato dal carcere ma «lucido e sereno», come hanno detto i suoi difensori, ha puntigliosamente riposto alle domande del gip, Paola Piccirillo, e dei pm Alessandro Cimmino e Luigi Landolfi, raccontando la sua verità. Sul telefonino del Comune di Orta di Atella, che ha continuato a usare anche quando non era più sindaco, fino al giugno del 2006, e che gli è costata l’accusa di peculato: «È vero - ha ammesso - ho sbagliato, ma credevo di poter usare ancora quella scheda, quel numero, anche se avevo il telefonino della Regione. Quando me ne sono reso conto l’ho restituito, e ho già pagato metà della bolletta». Fattura che copre parzialmente il consumo di oltre cinquemila euro di traffico telefonico, saldata, che i difensori, gli avvocati Michele Basile e Maurizio Abbate, hanno depositato. Poi le frequentazioni con gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Santa Maria Capua Vetere, uno dei quali - Castrese Rennella - è stato arrestato con l’accusa di corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, calunnia. «Una conoscenza nata proprio negli uffici giudiziari - ha spiegato il consigliere regionale diessino - dove ogni tanto ero chiamato per ragioni del mio ufficio». Persone alle quali avrebbe fatto qualche piccola cortesia, quando gli era stato possibile («L’ho messo in contatto con una ditta, quando aveva bisogno di far ristrutturare la sua casa, ma di certo non ho pagato io»), ma senza né chiedere né ottenere nulla in cambio. Ancor meno la violazione della banca dati segreta della Procura, del registro generale telematico nel quale vengono inseriti tutti i nomi delle persone indagate. «Mai saputo nulla, mai chiesto nulla: cosa avrebbe mai potuto dirmi Carmine Rennella, modesto assistente di polizia? Ho chiesto solo informazioni generiche, per sapere che aria tirava. Ho alle spalle una lunga militanza politica, ogni tanto mi attaccavano con esposti e manifesti. Solo una volta mi sono interessato a un fascicolo specifico: era quello relativo alla morte di due ragazzi in un incidente stradale. Le famiglie si erano rivolte a me per cercare di accelerare il nulla osta per la restituzione delle salme». Ma è l’accusa di estorsione quella più pesante e delicata. La minaccia, denunciata da Francesco Antonio Del Prete, ricevuta da Brancaccio perché non aderiva alle richieste, ingiuste e vessatorie, del costruttore Antonio D’Ambra: «Fai quello che devi fare, tu stai in mezzo alla strada e sappiamo con che macchina giri». Brancaccio ha negato tutto. Anzi, ha fornito una versione opposta dei fatti. Ha dichiarato di essersi interessato a Del Prete quando era stato arrestato, dopo la denuncia di D’Ambra per una tentata estorsione (mai avvenuta). «I parenti si erano rivolti a me perché mettessi pace, per avere un consiglio su un avvocato. Io aderii volentieri alla richiesta perché sapevo che Del Prete era innocente, che nella questione con D’Ambra aveva ragione. Fui io stesso a trovare l’avvocato e a pagare la prima parcella, lui non poteva, di millecinquecento euro. Ma quando ottenne gli arresti domiciliari gli dissi di vedersela lui, con il suo difensore. Non so perché mi accusa, ai miei colloqui con lui hanno assistito altre persone». Testimoni di cui ha fornito le generalità. «Brancaccio ha risposto in maniera esauriente e chiara alle domande fatte sulle contestazioni fatte nell’ordinanza di custodia cautelare», hanno commentato gli avvocati Basile e Abbate. Che però non hanno depositato né la richiesta di revoca della misura cautelare, né quella di Riesame. Hanno rinviato tutto all’esito di un altro interrogatorio - che chiedono più ampio ed esaustivo, su tutti i punti in contestazione e anche sugli episodi ritenuti non rilevanti dal gip, che si terrà la prossima settimana, forse già lunedì.

r.cap., dal Mattino

Il Mattino, 10/05/2007

Orta di Atella, commissariata la sezione Ds

A Napoli vertice con Amendola

«La legalità è la nostra bandiera»

Tra i banchi dei Ds in consiglio regionale c’è una poltrona vuota. È quella di Angelo Brancaccio, 46 anni, da martedì in carcere. Nel piccolo Transatlantico i suoi colleghi consiglieri discutono di Family day, si lasciano intervistare dalle televisioni. Il caso Brancaccio? L’argomento è delicato e i consiglieri regionali non vanno oltre le rituali frasi di queste occasioni: «Fiducia nella magistratura»; «Si faccia presto chiarezza»; «Sono sorpreso, spero per lui che possa chiarire». Il presidente Bassolino, che nei mesi scorsi fu bersaglio di una campagna scatenatagli contro da Brancaccio per vicende casertane, non va oltre il più classico dei «no comment». Possibile che Brancaccio si dimetta anche solo da segretario del consiglio regionale? Nel Palazzo nessuno si sente di escludere questa ipotesi. Ma l’unica cosa certa, al momento, è che l’ex sindaco di Orta di Atella è sospeso dal partito. Nei Ds, al di là dei silenzi e delle mezze frasi, l’imbarazzo è palpabile. Il segretario regionale Enzo Amendola, rientrato a Napoli, ieri sera ha presieduto una riunione del partito con i componenti della Quercia nel consiglio nazionale. C’era, chiaramente, anche il segretario della federazione di Caserta Ubaldo Greco e un primo segnale è il commissariamento della sezione di Orta di Atella (il commissario dovrebbe essere il responsabile organizzativo di Caserta Dario Abbate), a cui risultavano iscritti anche i fratelli Sergio e Michele Orsi, recentemente arrestati per truffa aggravata e favoreggiamento della camorra nell’ambito di un’inchiesta sui rifiuti. Sotto la Quercia c’è la consapevolezza che il momento è delicato. Amendola conferma il provvedimento di sospensione nei confronti del consigliere regionale, peraltro previsto dallo Statuto, e non nasconde la propria preoccupazione per le conseguenze che il caso Brancaccio può determinare. Preoccupazioni che sono le stesse di Ubaldo Greco, uscito vincitore dal congresso casertano proprio dopo una lunga battaglia con il fronte capeggiato da Brancaccio. «Siamo sovraesposti, non lasciateci soli», è l’invito rivolto ai compagni dal segretario di Caserta. La discussione, nei Ds, è aperta e non facile e si chiede una riflessione che non si esaurisca nella riunione di ieri sera perchè un grave errore, è l’allarme che si lancia, sarebbe quello di derubricare il caso Brancaccio a un semplice incidente di percorso o a un fatto locale. Piuttosto, è l’invito che sale da molti, è necessario che il partito si interroghi per capire perchè, dopo aver fatto della legalità e della trasparenza una propria bandiera, oggi ci sia da fare i conti con inchieste giudiziarie, con tanti comuni (amministrati anche dal centrosinistra) sciolti per infiltrazioni camorristiche, con ripetute accuse di sprechi e cattiva gestione. In sostanza, si rilancia l’allarme sul livello di inquinamento che pervade la politica e si ripropone, oggi più che mai con i Ds proiettati verso la costruzione del Partito democratico, il tema della questione morale.

Paolo Mainiero, dal Mattino

Il Mattino, 10/05/2007

Tra voglia di pulizia e paura della gaffe

Nella Quercia prevale la domanda di moralizzazione

Dalla Cdl cautela, solidarietà umana e attacchi ai Ds

Gran voglia di commentare non c’è. Dopo lo choc e le prime - scontate - dichiarazioni di routine, il ceto politico casertano sembra, nel suo complesso e a prescindere dagli schieramenti, infastidito e confuso di fronte all’arresto del consigliere regionale diessino. Compagni di partito e alleati forse timorosi di giocare la parte degli sciacalli (se fino a lunedì erano «nemici interni») o di possibili conniventi (se amici di cordata); avversari politici preoccupati di esporsi o di essere tacciati di strumentalizzare. Con due leit-motiv, però, sottotraccia: la voglia di rimettere in primo piano la questione etica (specie nelle fila dei Ds) e quella di rinfacciare al «partito della moralità» la sua irreversibile omologazione (tra gli esponenti della Cdl). Gaetano Pascaralla, sottosegretario e protagonista della vicende della Quercia casertana anche nell’ultimo ferocissimo congresso, non si sottrae. Dopo aver premesso che «bisogna augurasi che sia estraneo alle accuse che gli muovono», e che lui ha «piena fiducia nella magistratura» riconosce che questa «è una buona occasione per riconsiderare il ruolo della politica» e soprattutto del suo stile. «Sono per una politica sobria, ispirata - incalza il sottosegretario - ai valori etici e moralizzatrice». Una scia in cui si muovono anche Pietro Ciardiello, capogruppo dell’Ulivo alla Provincia e Lorenzo Diana, che dei Ds è responsabile nazionale per i problemi della criminalità, due tra i più noti avversari interni di Brancaccio. «Delle accuse non voglio parlare, sono di competenza dei magistrati, sui temi generali invece della legalità e della trasparenza non posso - dichiara Ciardiello - che ripetere quello che abbiamo detto da tempo». E cioé che «non si può mettere la testa sotto la sabbia», che «il rapporto tra la politica e gli affari è un nodo che interessa tutti i partiti». Diana è ancora più esplicito: «mentre la magistratura prosegue il suo lavoro noi dobbiamo affrontare i problemi che stanno a monte, la politica - dice Diana - deve assumersi le proprie responsabilità, dobbiamo avere un ceto dirigente autorevole e credibile». No quindi «alla politica come esercizio del potere» sì al rigore etico, unico margine contro le derive e gli scivolamenti verso la cronaca giudiziaria. E gli alleati? Parla Bove, segretario Prc e interessato nei giorni scorsi ad una durissima polemica con il consigliere arrestato. «Le nostre posizioni sull’amministrazione di Orta sono note da anni ma riteniamo - spiega cauto - che non bisogna confondere il piano politico con l’iniziativa giudiziaria». Nella Cdl dopo il j’accuse di Cosentino gli animi sono decisamente più pacati e le parole assai misurate. «Non sono in grado di esprimere alcun giudizio sulla vicenda, da un punto di vista umano - dice Domenico Zinzi, leader dell’Udc casertano, da giorni impegnato alla Camera - non posso che provare dispiacere per la persona e per tutta la politica della nostra provincia». Anche Gennaro Coronella, presidente di An di Terra di Lavoro, parte da un «non ho elementi sulle accuse». Ragiona, poi, sul fatto che «si tratta di accuse gravissime, specialmente per uno che fa politica». E mentre si dichiara rispettoso del lavoro dei giudici e un garantista «che attende il giudizio definitivo» non rinuncia a togliersi un peso dallo stomaco. «Dopo quello che è successo - ammonisce - i Ds dovrebbero stare zitti, evitando di indossare i panni del moralizzatore».

Antonio Pastore, dal Mattino

Il Mattino, 10/05/2007

Sms hard per contattare la squillo destinata al poliziotto infedele

La gestione del potere a Orta di Atella raccontata attraverso le intercettazioni e gli atti dell’indagine

La talpa. La talpa vera. L’uomo (o la donna) che violò la banca dati della Procura e che per due volte, alle 11 del mattino dell’1 agosto 2006 e che per primo seppe dell’iscrizione di Angelo Brancaccio nel registro degli indagati, è ancora là, negli uffici di Procura, a Santa Maria Capua Vetere. Una persona legata al potente consigliere regionale diessino, scrive il gip di Santa Maria Capua Vetere, e che quel giorno ha anticipato le mosse del poliziotto Castrese Rennella, al quale un agitatissimo Brancaccio si era rivolto per un appuntamento urgente. Un’altra talpa, non ancora identificata, della quale la Procura vuole il nome per scoprire chi, tra i collaboratori, fa il doppio gioco. Nome che Brancaccio, nel lungo interrogatorio di ieri, non ha fatto e che nega di conoscere. E che pure esiste, perché gli accessi ai terminali ci sono stati e la traccia informatica è ancora là, indelebile. Una traccia che documenta l’inizio di un agosto (di un’estate e un autunno) infuocato, durante il quale le telefonate tra il consigliere e l’assistente di polizia si fanno frenetiche, concitate. Brancaccio ha fretta, Rennella si attiva. Va a Orta di Atella a parlare di persona con l’ex sindaco. Nota un’auto di grossa cilindrata - una Porsche Cayenne - parcheggiata sotto l’abitazione dell’esponente della Quercia e tentenna. «Vieni pure», gli dice il padrone di casa. L’auto appartiene a Nicola Iovinella, uno dei consulenti dell’ufficio tecnico del Comune. Ma Rennella non si fida del tutto: parla ma in codice, e riferisce della convocazione in Procura del segretario comunale. Servizievole, bussa alle porte dei colleghi e chiede informazioni sui fascicoli: le poche risposte che ottiene le gira a Brancaccio. In quei giorni, entrambi cambiano numero di telefono. «Ci sono un paio di z(...)e che mi gonfiano le palle», spiega il consigliere. Il poliziotto, invece, non spiega, ma si procura una scheda telefonica intestata a un immigrato del Bangladesh. Sempre in quei giorni Brancaccio contatta un altro poliziotto in servizio in Procura (A.D., nei cui confronti la richiesta di misura cautelare è stata rigettata) e gli procura un appuntamento con una squillo. Scambio di messaggi tra lui e la ragazza per concordare le prestazioni da «offrire» al poliziotto, ma l’appuntamento - in una casa a Caserta, presa in fitto da Brancaccio a data in uso anche a Rennella - andrà a buon fine solo alla fine dell’estate, quando A.D. rientrerà dalle ferie. A margine dell’inchiesta, i rapporti del consigliere regionale con alcune squillo, una delle quali gli nega i favori chiedendogli «almeno un lavoro». Frequentazioni che gli sono valse anche la richiesta di arresto, rigettata dal gip, per induzione alla prostituzione. Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda i contatti tra l’entourage di Brancaccio e imprenditori legati ad ambienti della camorra. Le intercettazioni telefoniche tra l’imprenditore Felice Pagano e un tale Nicola Schiavone documentano le difficoltà dei due nel realizzare una lottizzazione - cento appartamenti - a Orta di Atella e la disponibilità a metterne una parte sul piatto, a disposizione di tecnici e politici, Brancaccio compreso. Oltre, naturalmente, a incarichi di progettazione che avrebbero fruttato altri soldi. «Io là - dice il costruttore Pagano - devo mollare ventiquattro appartamenti, devo mollare ventiquattro appartamenti ai politici». Un affare nel quale doveva entrare anche Mario Diana, fratello di Raffaele, identificato come il «Rafilotto» del clan dei Casalesi. L’interessamento degli imprenditori, intercettati dai carabinieri del Ros nell’ambito di una indagine della Dda confluita in quella della Procura di Santa Maria Capua Vetere e dei carabinieri del Reparto operativo di Caserta, è forte. Fanno l’impossibile perché tutto vada per il verso giusto, cercano i contatti perché la pratica venga approvata al più presto. E individuano i possibili intermediari con Angelo Brancaccio. È Nicola Schiavone a dire a Felice Pagano che «il sindaco di Orta, Brancaccio, è compagno stretto a Carminuccio Iovine» (identificato in un imprenditore edile cugino di Antonio Iovine, uno dei capi del clan dei Casalesi, condannato all’ergastolo e latitante da quasi dodici anni). Un incontro ci fu, alla vigilia delle elezioni regionali dell’aprile del 2005: in un bar di Casapesenna. Ma per il gip si trattò di un incontro elettorale. Il contatto vero, la mediazione, saltò perché, documentato le intercettazioni telefoniche, Carminuccio non volle mettersi in mezzo «per gelosia». La lottizzazione in località San Pietro è stata poi realizzata. Le indagini non hanno accertato la cessione degli appartamenti ma il conferimento di un incarico di progettazione (170mila euro) a Nicola Iovinella, il consulente tecnico del Comune di Orta di Atella pure arrestato nel blitz di martedì mattina e accusato di corruzione, abuso e falso. Lo scenario descritto dall’ordinanza di custodia cautelare - oltre duecentocinquanta pagine che riassumono le imputazioni a carico dei sei arrestati (oltre a Brancaccio, al poliziotto Rennella, difeso dall'avvocato Emilio Martino, e a Iovinella, ci sono anche il costruttore Antonio D’Ambra e i due tecnici comunali Nicola Arena, difeso dall’avvocato Genny Iannotta e che risponde solo di falso, e Salvatore Ragozzino) - è quello di un comitato d’affari. Comitato governato da un sindaco-podestà, che si occupava di trovare l’avvocato, di mediare le controversie tra gli imprenditori, di sollecitare la restituzione delle salme ai familiari delle vittime degli incidenti stradali, di garantire posti di lavoro in società sulle quali aveva influenza. Ma anche che vantava contatti in Procura - che metteva a disposizione degli amici, e che si circondava di tecnici senza scrupoli, che trattavano incarichi, compensi e parcelle con i beneficiari delle concessioni. Pesantissimo il giudizio che di Angelo Brancaccio traccia il gip Paola Piccirillo, pur rigettando l’accusa di associazione per delinquere, nell’evidenziare le esigenze cautelari che hanno giustificato la custodia cautelare in carcere. Per il giudice, «Brancaccio ha dimostrato, attraverso i suoi comportamenti corruttivi reiterati nel tempo, una personalità scaltra e assolutamente sprezzante di legge e autorità», una «strumentalizzazione costante del ruolo e della funzione pubblica rivestita». Un disprezzo che si sarebbe manifestato nelle modalità con le quali il consigliere regionale è riuscito «a ingraziarsi il favore dei pubblici ufficiali e a creare una sorta di dipendenza, deferenza e fedeltà assoluta». Un uomo al quale piace esibire il potere, mettendo a disposizione degli altri le sue entrature, anche senza particolare tornaconto. Un uomo «prepotente e spietato», come nella vicenda D’Ambra-Del Prete nella quale «non ha esitato a strumentalizzare il suo ruolo di sindaco per realizzare il proprio interesse». Anzi, è arrivato a «imporre il suo difensore per controllare le modalità con cui il malcapitato Del Prete si sarebbe difeso». Una personalità diabolica, un uomo senza scrupoli: immagine che ieri Angelo Brancaccio, nel lungo interrogatorio, ha cercato di smontare, anche dichiarando la sua disponibilità a chiarire episodi e fatti che non gli sono stati contestati come accuse ma che pure vengono narrati nelle intercettazioni telefoniche e negli atti d’indagine.

Rosaria Capacchione, dal Mattino

Il Mattino, 09/05/2007

Il recordman delle polemiche

Nel suo paese aveva raggiunto quota 90% una vetta mai toccata in Italia

Il punto più alto della parabola lo ha vissuto in una notte di aprile di due anni fa. A via Mazzini, nella sede del comitato elettorale del recordman delle preferenze diessine, a metà spoglio si preparavano le bottiglie di Ferrari. Lui, ad un tratto, sorridente come un papa, esce sul balcone, acclamato con un tifo da stadio dai fedelessimi che si erano radunati giù in strada. Angelo Brancaccio il 4 aprile 2005 stava aggiungendo l’ultima corona ad una carriera politica vissuta da protagonista: primo (tra i casertani) eletto alla Regione con quasi ventimila preferenze, trionfante nel durissimo scontro interno al partito con l’ex segretario Adolfo Villani, una guerra personale ed elettorale che aveva lacerato la federazione in maniera irreversibile segnando probabilmente anche il destino di chi quella notte sembrava invincibile. Primatista di voti, Brancaccio, lo era sempre stato. Nella sua Orta, dal 2001 al 2006 aveva raggiunto la vetta nazionale superando il 90% dei consensi. Ma anche alla Provincia, ai tempi del regno di Ventre e del consociativismo strisciante, era stato il più votato toccando, nella sua zona, un ragguardevole 78%. Infine, non potendo più ricoprire la carica di sindaco, si era fatto eleggere consigliere comunale al suo paese con un altro primato: 1200 voti, una enormità per un centro così piccolo. Amministatore per vocazione, sempre attento al mondo dell’impresa, Brancaccio è stato protagonista anche della vita interna del suo partito pur non ricoprendo mai cariche apicali. Così anche di recente, in tutte le storie che interessano i Ds, dalla verifica della giunta di corso Trieste all’ultimo ferocissimo congresso al Ciapi, gioca un ruolo di primo piano. A lui fa capo una corrente codificata persino in un’associazione («Sinistra per Terra di lavoro») che, lanciata dopo le elezioni regionali, vede l’adesione di assessori, consiglieri, sindaci e vicesindnaci. A novembre dell’anno scorso Brancaccio allunga il passo e apre le ostilità contro Bassolino. Motivo, l’adesione del sindaco di Sant’Arpino Giuseppe Savoia ai Ds: per lui, che contro Savoia stava conducendo una lotta senza esclusione di colpi, un vero affronto di cui - a torto o a ragione - faceva carico al Governatore, che avrebbe voluto così «ridimensionare» l’atellano. La campagna martellante scatenata da Bracaccio contro Bassolino, amplificata da alcuni giornali locali, finì allora per investirlo del titolo di difensore della casertanità contro il napolicentrismo. Una battaglia, alla fine, però, persa. Come alla fine perde pure il braccio di ferro per la verifica in Provincia: il rimpasto con cui si è conclusa provvisoriamente assegna le deleghe più importanti a Villani, suo antico nemico, uno smacco a cui l’ex sindaco di Orta reagisce con una serie di interventi al vetriolo nei confronti del presidente della Provincia. Ma l’elenco delle polemiche in cui si lancia non finisce qui: obiettivi privileggiati il segretario della federazione Greco e il capogruppo alla provincia Pietro Ciardiello. Nel partito, nel frattempo, montava da mesi un una richiesta di «moralizzazione», di cui si era fatto interprete il gruppo 17 novembre con due assemblee affolatissime che reclamavano uno stop al connubio politica-affari presente anche a sinistra. Al congresso, forte dell’alleanza con un folto gruppo anti-Greco, Brancaccio cerca di sfondare le linee nemiche lanciando la candidatura del giovane Nicola Ucciero: l’assemblea finisce in rissa e alla fine si trova un accordo solo per designare i delegati regionali rinviando a dopo le amministrative il secondo tempo. L’ultima fiammata all’inizio del mese, quando viene denunciato dal consigliere comunale del Prc Ancangelo Roseto per aggressione: un episodio presentato in maniera opposta dal consigliere regionale ma che sembra essere stato innescato dai commenti dell’esponente del Prc sull’arresto dei fratelli Orsi, accusati di truffa aggravata e di favoreggiamento della camorra nello scandalo del Ce4. I due arrestati, infatti, risultavano iscritti alla sezione diessina di Orta di Atella.

Antonio Pastore, dal Mattino

Caserta sette, 8 maggio 2007

ARRESTO BRANCACCIO:

Giro di squillo e una talpa in procura

Caserta - Giro di squillo e case per avere notizie ed una talpa in Procura (un appartenente alla polizia giudiziaria ristretto nel carcere di Santa Maria) nell'inchiesta del pm Alessandro Cimmino che si è visto accolto dal gip Paola Piccirillo la richiesta di arresto per il consigliere regionale dei Ds Angelo Brancaccio. L'inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere è incentrata su reati contro la pubblica amministrazione e contro il patrimonio. Secondo gli inquirenti, si sarebbero verificati comportamenti illeciti al comune di Orta di Atella, in particolare sul fronte delle speculazioni edilizie. Vicende nelle quali è coinvolto anche un agente di polizia giudiziaria in servizio alla Procura della repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Oltre che nei confronti del consigliere regionale dei Ds, Angelo Brancaccio, già sindaco di Orta di Atella e difeso dagli avvocati Michelangelo Basile e Maurizio Abbate, i carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare anche nei confronti di Rennella Castrese, Nicola Iovinella, e Antonio D'Ambra, nonché due ordinanze applicative degli arresti domiciliari nei confronti di Nicola Arena e Salvatore Ragozzino. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, l'agente di polizia giudiziaria sarebbe stato coinvolto dal consigliere regionale, Angelo Brancaccio, in cambio di numerose controprestazioni, per fornire continuamente notizie in merito ad indagini in corso e a procedimenti processuali pendenti. L'indagine, coordinata dal procuratore capo, Mariano Maffei e condotta dai Rono di Caserta, si è avvalsa anche dell'apporto della Direzione distrettuale antimafia.

da Caserta sette

Caserta news, 8 maggio 2007

Speculazioni edilizie: arrestato il consigliere regionale Angelo Brancaccio

Orta di Atella – Angelo Brancaccio, consigliere regionale dei Ds in Campania, è stato arrestato questa mattina. L'esponente diessino, secondo le accuse formulate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, sarebbe coinvolto in un'inchiesta incentrata su reati contro la pubblica amministrazione e contro il patrimonio. Secondo gli inquirenti si sarebbero verificati dei comportamenti illeciti nel comune di Orta di Atella, proprio nel periodo in cui Brancaccio era sindaco. La vicenda al vaglio degli inquirenti riguarderebbe delle speculazioni edilizie. Insieme al consigliere regionale della Quercia sono state arrestate altre cinque persone, tra cui un agente di polizia penitenziaria in servizio presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere. L'uomo, secondo le accuse, sarebbe stato coinvolto dal consigliere regionale a fornire notizie in merito a indagini in corso e a procedimenti processuali pendenti. Intanto, i Democratici di sinistra della Campania hanno deciso di sospendere Brancaccio dal partito nell'attesa di una riunione dei dirigenti regionali. Il segretario campano della Quercia, Enzo Amendola, ha espresso "pieno sostegno all'operato della magistratura" ribadendo "la necessità che si vada avanti rapidamente per chiarire tutti gli aspetti di questa vicenda".

Fonte: Caserta News

Il Mattino, 08/05/2007

RECALE. CANDIDATI A CONFRONTO

Le strategie diverse del consenso

Tre candidati, tre modi diversi di affrontare la campagna elettorale. Patrizia Vestini, prima donna aspirante sindaco della storia di Recale, di «Uniti per cambiare», sta puntando sul contatto umano e sul consenso di genere. Giovedì mattina si «tufferà» nella fiera settimanale di via Enrico Fermi, dove incontrerà il popolo delle «casalinghe disperate». Mentre il 10 maggio sarà poco distante, in viale dei Pini, con un camper attrezzato per la diagnostica e la prevenzione del tumore al seno. Più tradizionale la promozione elettorale del sindaco uscente Americo Porfidia. Presentazione della lista «Città... continua» (quasi tutti amministratori uscenti), sabato scorso, nell’area parcheggio di via Roma, condita da «pettole e fagioli» e buon vino rosso. Poi, tanto, ma tanto, caseggiato, a rimarcare il territorio e a rastrellare consensi, con la promessa: una caserma dei carabinieri a Recale. Il voto di protesta è, invece, leva cui fa affidamento Antimo Maietta, candidato sindaco della lista «Democrazia cristiana». Il suo slogan elettorale è: «Aiutateci a cambiare un paese che vuole cambiare». Maietta attende da Roma la disponibilità del segretario nazionale della Dc, Gianfranco Rotondi, per un comizio in piazza Aldo Moro.

Claudio Lombardi, dal Mattino

Il Mattino, 08/05/2007

Cartella clinica falsa per aiutare lady camorra

In carcere il figlio del boss Belforte e la cognata, uno psichiatra dell’Asl e una giovane imprenditrice

L’obiettivo era quello di farla tornare a casa, subito, con ogni mezzo. Anche falsificando, anche corrompendo, comprando quella libertà che il gip prima, il Tribunale del Riesame poi, avevano negato. Ma Maria Buttone, moglie di Domenico Belforte, in carcere non poteva - non doveva - restare oltre. Serviva in famiglia, serviva al clan, ormai allo sbando. E mentre partiva l’offensiva (un flop) contro i carabinieri che avevano arrestato Salvatore Belforte, contro i quali volevano costruire un castello di accuse, ecco i maneggi per far scarcerare Maria Buttone. Come? Facendola risultare ammalata, seriamente ammalata, da tempi non sospetti. L’uomo adatto c’era: Giuseppe Di Maio, 53 anni, dirigente del servizio di salute mentale dell’Asl e del distretto 33, quello di Marcianise, psichiatra. Ed è stato così che la cartella clinica della Buttone si è arricchita di certificati che attestavano psicosi varie, attacchi di panico, depressione e quant’altro poteva renderla incompatibile con la detenzione in una cella. Era tutto falso. All’alba di ieri i carabinieri del Reparto operativo, della compagnia di Santa Maria Capua Vetere e della stazione di Marcianise hanno arrestato il medico Giuseppe Di Maio e quanti avevano commissionato i falsi: il figlio della Buttone e di Domenico Belforte, Camillo; la cognata Carmela Allegretta, 23 anni, sorella gemella della moglie Giovanna; Helga Buonpane, 37 anni, imprenditrice e titolare della Socev (ditta specializzate nelle pulizie negli uffici), che avrebbe provveduto al pagamento della «parcella» sanitaria, assumendo il nipote del medico nella HP, altra zienda di famiglia. Sono tutti accusati di falso in atto pubblico e minaccia per costringere a commettere un reato, false dichiarazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria, corruzione in atti giudiziari, reati aggravati perché commessi al fine di favorire il clan camorristico dei Belforte. Dalle indagini, coordinate dal pm antimafia Raffaello Falcone, è emerso, tra l’altro, che il medico avrebbe costretto anche alcuni colleghi a rilasciare falsi certificati medici a esponenti del clan. Favore ripagato a Pasqua, con un orologio di marca. Era stato Camillo Belforte a chiedere al medico i certificati di malattia per la madre. Documenti che dovevano essere depositati oggi al Tribunale del Riesame di Napoli che doveva esaminare l’istanza presentata dopo il rigetto della richiesta di scarcerazione firmato alcune settimane fa dal gip Maria Vittoria Foschini. Documenti che quasi certamente avrebbero aperto le porte del carcere a Maria Buttone. A margine, nel decreto di fermo che sarà valutato questa mattina dal gip di Santa Maria Capua Vetere Antonio Pepe, i tentativi fatti dalla famiglia Belforte di screditare l’attività investigativa dei carabinieri, costruendo accuse false: come una perquisizione ”violenta” alla figlia di Salvatore Belforte, all’epoca dei fatti incinta, in realtà mai avvenuta e smentita dalle voci, intercettate, degli stessi protagonisti.

Rosaria Capacchione, dal Mattino

il Mattino, 08/05/2007

LO SMALTIMENTO ILLEGALE

In un terreno a San Nicola i rifiuti della ditta di Mazzacane

Finivano in un terreno di proprietà comunale, a San Nicola, i rifiuti speciali - scarti di lavorazione dei cantieri e materiale plastico - prodotti dalla Cami, l’imprea edile di Camillo Belforte, il figlio del boss di Marcianise Domenico Belforte. Lo hanno accertato i carabinieri del Noe di Napoli, in collaborazione con i colleghi della compagnia di Santa Maria Capua Vetere e della stazione di Marcianise, nel corso di un’indagine coordinata dal pm di Napoli Maria Cristina Ribera. Secondo quanto accertato dagli investigatori, sarebbe stato Camillo Belforte a «coordinare le operazioni dello smaltimento illecito dei rifiuti prodotti - si legge in una nota della Procura antimafia di Napoli - dall’attività edile della sua società. L’area trasformata in discarica abusiva è di proprietà comunale e si trova in via Patturelli, in una zona di nuova espansione di San Nicola la Strada, dove è in corso la realizzazione di decine di fabbricati. È stata sequestrata. In una nota, Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, sottolinea come, sull’affare rifiuti, «la camorra ci ha guadagnato. Oltre 600 milioni di euro è il giro d’affari annuo, con oltre 10 milioni di tonnellate di veleni sversati negli ultimi due anni, che hanno trasformato la Campania nella discarica occulta dell’industria italiana». «Ormai il nostro territorio – ha concluso - è inquinato moralmente dalla camorra e fisicamente dai rifiuti tossici».

dal Mattino

Il Mattino, 8/05/2007

GIOVEDÌ IN TEATRO RICORDANDO ANTONELLO

«Rossi per Naso» e per passione

parole e note per antonello rossi«Rossi per naso»: è questo il titolo dello spettacolo dedicato, dagli amici e dalle persone che lo hanno conosciuto, all’indimenticabile animatore culturale Antonello Rossi in programma giovedì alle 20.30 al Teatro Comunale di Caserta. Il sottotitolo della kermesse è «parole e note di e per Antonello», visto che, oltre ad una serie di canzoni e poesie composte in vita dall’autore, improvvisamente scomparso un anno fa all’età di 49 anni, verranno eseguite musiche e canzoni facenti parte del repertorio da sempre preferito da Rossi. Ad avvicendarsi sul palco nomi importanti del panorama musicale e artistico casertano e non, presenti per l’occasione solo per la gioia di raccontare l’amico Antonello. Musicista, chansonnier, autore di canzoni, ma anche di poesie, oltre che di originali testi, come quello scelto per intitolare lo spettacolo-amarcord “Rossi per naso”, Antonello era un personaggio di multiforme impegno e non solo a Caserta: al di là dell’amore per la musica, era un promotore appassionato delle eccellenze casertane anche nel campo del turismo e della gastronomia. Dirigente del settore attività produttive al Comune di Caserta ha portato avanti significativi progetti legati alla valorizzazione della rete dei monumenti e dei prodotti tipici di Terra di Lavoro: è riuscito, con impegno e passione, a restiture dignità a particolarità trascurate del territorio, dal maialino nero alla carne di bufalo, dalla mela annurca, la sua “Carmela”, ai vini doc. Una attività nei vari settori di impegno (professionale, ricreativo e promozionale) che lo ha portato a conoscere ed essere conosciuto da un vastissimo pubblico, soprattutto giovanile, che lo vedeva come un punto di riferimento, specie sul piano della creatività. Ed è per questo motivo che il gruppo di amici, che lo hanno amato ed ne hanno apprezzato la professionalità e la capacità innovativa, intendono, in varie occasioni, recuperare non solo il ricordo ma anche e soprattutto la sua progettualità ancora attuale e apportatrice, se concretizzata, di positivi contraccolpi sulla immagine e l’economia del capoluogo. Lo spettacolo del 10 maggio si cercherà di far conoscere lo spessore artistico ed umano di Antonello Rossi, una ricchezza testimoniata già dal fermento dell’organizzazione della kermesse, che si avvale di competenze preziose messe a disposizione a puro titolo amicale. L’ingresso in teatro, naturalmente, è gratuito.

dal Mattino

Comunicato stampa, 4 maggio 2007

Uniti per cambiare Recale

Patrizia Vestini inaugura il Comitato elettorale

RECALE Oggi, 4 maggio, alle ore 19.00, si inaugura in via Marconi la sede del Comitato elettorale della lista "Uniti per cambiare Recale", segnando l'inizio di una campagna che si annuncia vivace e ricca di iniziative. «Vogliamo coinvolgere tutti i cittadini - assicura Patrizia Vestini, candidata sindaco - perché c'è bisogno di un grande impegno per strappare Recale da un immobilismo che dura da troppo tempo. Partiamo dai problemi e dai bisogni reali dei cittadini, delle donne, dei giovani, abbiamo proposte concrete per affrontarli, vogliamo parlarne con tutti e saremo presenti con iniziative e incontri in ogni angolo, in ogni strada e in ogni quartiere della nostra cittadina».

Insieme a Patrizia Vestini, primo aspirante sindaco donna della storia di Recale, saranno protagonisti tutti i candidati di "Uniti per cambiare Recale", una lista che schiera un nutrito gruppo di giovani e - altro fatto nuovo nello scenario cittadino - una forte presenza di candidature femminili di rilievo, accanto a figure di provata esperienza politica. «Recale deve voltare pagina - afferma Ovidio Gadola, che apre la lista dei candidati - dobbiamo guardare avanti affinché la politica torni a farsi carico delle esigenze di tutta la collettività, affrontando i temi del territorio, del lavoro, dei servizi in un grande progetto di crescita che vada a vantaggio di tutti, senza distinzioni».

uniti per cambiare recale

   Dirigente medico A.O.R.N. "S. Anna e S. Sebastiano" Caserta

 

candidati al consiglio comunale

GADOLA OVIDIO, farmacista
AMOROSO PASQUALE, pensionato
ARGENZIANO DOMENICO, operaio
ARGENZIANO MASSIMO, operaio
GIANOGLIO FILIBERTO, imprenditore edile
IADICICCO DOMENICO, docente
LANDOLFO VINCENZO, impiegato Ansaldo Breda
LASCO GIUSEPPE, pensionato
LOMBARDI RACHELE, psicologa
ORBALLO TOMMASO, impiegato
PERRECA ROSARIA, libero professionista
PORFIDIA ROSA, commerciante
ROSSI CIRO, sottufficiale E.I.
RUSSO ANTONIO, operaio
RUSSO DOMENICO, artigiano
SQUEGLIA FRANCO. medico chirurgo

 

Caserta News, 3 Maggio 2007

Trovato a Casapuzzano cadavere di un uomo sgozzato e bruciato

L'uomo lavorava come infermiere presso la Clinica del Sole di Caserta

Il corpo carbonizzato di Antonio Matarazzo, 41 anni di Marcianise, ma originario di Pignataro Maggiore, e' stato trovato nelle campagne di Casapuzzano, localita' a pochi chilometri da Marcianise. Secondo un primo esame esterno del medico legale, l'uomo sarebbe stato sgozzato e, poi, bruciato. La polizia, avvertita da un agricoltore che ha notato il corpo dell'uomo senza vita, sta seguendo varie piste. Non si esclude nessuna ipotesi, nemmeno quella camorristica, valutata la zona ad alto impatto di criminalità organizzata. Tuttavia, viste le modalità del delitto, gli investigatori si stanno concentrando sulla pista passionale. Il cadavere è stato identificato dalla moglie. L'uomo lavorava come infermiere presso la Clinica del Sole di Caserta.

Caserta News

Caserta News, giovedì 3 maggio 2007

Elezioni: "Uniti per cambiare Recale"

Recale – "La lista "Uniti per cambiare Recale" guidata dal candidato sindaco dottoressa Patrizia Vestini si presenta agli elettori come protagonista fortemente innovativo del prossimo confronto elettorale.
La nostra compagine si propone di attuare un profondo rinnovamento nel governo della nostra cittadina, ed ha tutte le carte in regola per mantenere questo impegno, a cominciare dal fatto che per la prima volta si presenta una candidatura femminile alla guida della città, con una figura di assoluto rilievo personale e professionale quale la dottoressa Patrizia Vestini. A ciò bisogna aggiungere la forte e agguerrita presenza di donne candidate nella lista, mai così numerose in una competizione amministrativa, e la partecipazione di molti giovani che si affacciano per la prima volta alla politica affiancandosi alle figure storiche della vita amministrativa di Recale. Questa coalizione è il frutto di mesi di intenso lavoro, di confronto e di dibattito, portati avanti con fermezza soprattutto dal dott. Ovidio Gadola, che ha dimostrato la sua forte valenza politica e la sua capacità di guardare al futuro nell'operare delle scelte forti tese a costruire una coalizione che rappresentasse tutti gli aspetti della società recalese. E’ riuscito con un lavoro certosino a fondere tante realtà diverse intorno a un progetto fortemente innovativo legato alla forza dell'esperienza per concretizzare il sogno di una Recale diversa, più moderna e vivibile, più vicina alle esigenze di tutti i cittadini".

da casertanews

 
 
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 sommario

risultati elezioni comunali recale

Porfidia resta deputato e sindaco
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Elezioni: Porfidia vince e fa il bis
da CasertaNews

Recale, quattro minuti per il bilancio
Comunicato stampa

Caccia alla candidata più fotogenica
da Casertasette

Lo Uttaro, impedito l'accesso a membri del comitato di garanzia
dal Mattino

rossi per naso

Il rilancio produttivo parte da Marcianise
dal Mattino

I sindacati: nessun invito per il summit
dal Mattino

Nokia Siemens Network: quale futuro?
Comunicato stampa

Morto in casa, è stato un incidente
dal Mattino

E Porfidia rischia l'incidente diplomatico
dal Mattino

Trovato morto in casa, giallo sul movente
dal Mattino

"Brava persona, rovinata dalle donnacce"
dal Mattino

Recale, il Prc per Vestini
Comunicato stampa

Raffaele Sardo si autosospende dai Ds
Red. diesserecale

Brancaccio si difende ma resta in carcere
dal Mattino

Commissariata la sezione Ds di Orta d'Atella
dal Mattino

Brancaccio: tra voglia di pulizia e paura della gaffe
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Brancaccio: Sms hard per contattare la squillo
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Brancaccio: il recordman delle polemiche
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Giro di squillo e una talpa in Procura
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Speculazioni edilizie: arrestato il consigliere regionale Brancaccio
Caserta News

Le strategie diverse del consenso
dal Mattino

Cartella clinica falsa per aiutare lady camorra
dal Mattino

In un terreno a S. Nicola i rifiuti della ditta di Mazzacane
dal Mattino

"Rossi per naso" e per passione
dal Mattino

Si inaugura il comitato elettorale"Uniti per cambiare Recale"
Comunicato stampa

Trovato cadavere bruciato
Caserta News

Elezioni: "Uniti per cambiare Recale"
Caserta News

 

 

 

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