| Il
Mattino, 29/05/2007
Porfidia resta deputato e sindaco
La «figlia d’arte» è stata travolta
dall’onorevole. Americo Porfidia, segretario provinciale
di Italia dei Valori e deputato al Parlamento, si riconferma
sindaco della città con 2711 voti, contro le 2109
preferenze raccolte dal suo sfidante più temibile,
Patrizia Vestini. Al suo esordio in una campagna elettorale
che ha rappresentato il suo ingresso in politica, la Vestini
ha affrontato la sfida proponendosi agli elettori, a dispetto
dell’altro aspirante sindaco, Antimo Maietta della
Dc di Rotondi, come unica alternativa a Porfidia, dato per
favorito fin dall’inizio. Tuttavia, nonostante l’appoggio
esterno di Pierino Squeglia della Margherita e del presidente
della Provincia Sandro De Franciscis, non è riuscita
a superare il 42,5% dei consensi. Certo, sconfiggere la
lista «Città ...continua» non era facile.
Il sindaco aveva alle sue spalle un’«armata»
che contava dodici amministratori uscenti, un consigliere
provinciale in carica, Roberto Massi, e tre candidati (Antimo
Mastroianni, Giovanni Caporaso e Osvaldo Argenziano), che
nel 2002 si opposero a Porfidia e che oggi siedono in maggioranza.
Se a questo si somma il sostegno «velato» di
Pasquale Piccirillo, di Franco Massaro e di altri, è
facile interpretare la vittoria. Quanto ad Antimo Maietta,
le 137 preferenze racimolate non gli sono bastate per guadagnare
uno scanno tra i banchi dell’opposizione, che saranno
occupati dalla Vestini, da Ovidio Gadola, da Filiberto Gianoglio,
da Franco Squeglia e da Tommaso Orballo.
Claudio Lombardi, dal
Mattino
CasertaNews 28 maggio 2007
Elezioni: Americo Porfidia vince
e fa il bis
Recale – Americo Porfidia parlamentare di Idv si
conferma sindaco della citta' di Recale. La fiducia e' stata
rinnovata da 2700 elettori. Per la lista di Porfidia ‘Citta'
…continua’, la percentuale di e' del 54,545%
La sfidante Patrizia Vestini (Citta' per cambiare), che
aveva impostato la propria campagna elettorale sull'impegno
delle donne in politica si ferma al 42,686% pari a 2.113
voti.
Si ferma a 2,767% il terzo candidato Antimo Maietta che
correva per la lista Democrazia Cristiana.
“Ringrazio tutti per la rinnovata fiducia e per il
riconoscimento all’attività svolta negli ultimi
anni - commenta a caldo Porfidia. E' stato premiato il lavoro
dell’amministrazione comunale, ora non resta che rimetterci
all’opera per portare a compimento i tanti progetti
già in cantiere”.
da
CasertaNews
Comunicato stampa, 22 maggio 2007
Recale, quattro minuti per il bilancio
L'opposizione: "Un blitz
vergognoso per sottrarsi al confronto su una gestione finanziaria
fallimentare"
Rendiconto discusso e approvato. Il
tutto in quattro minuti. Consiglio comunale record per l’amministrazione
Porfidia: “L’assise - hanno raccontato esterrefatti
i consiglieri comunali di opposizione Ovidio Gadola, Filiberto
Gianoglio, Giuseppe Lasco e Vincenzo Landolfo, oggi tutti
candidati nella lista Uniti per Cambiare Recale - è
durata appena quattro minuti; era convocata per le 19.30,
noi siamo arrivati pochi minuti dopo, confidando nell’ora
di tolleranza fino ad oggi sempre rispettata, ed invece
la maggioranza, per sottrarsi al confronto ha ben pensato
di approvare tutto e subito, senza alcuna discussione”.
“Un fatto ancora più grave se si considera
che il rendiconto di bilancio in discussione – ha
sottolineato Landolfo – aveva un significato politico
fondamentale perché andava a chiudere un ciclo amministrativo
di cinque anni: un ciclo che sotto tutti i punti di vista,
soprattutto quello finanziario, è stato chiaramente
un fallimento”. Impossibilitati a discuterne in consiglio
comunale, i candidati attualmente impegnati all’opposizione
dell’amministrazione uscente, hanno deciso di affidare
alla stampa alcuni dei dati relativi alle numerose criticità
del rendiconto di bilancio. Intanto quelli relativi all’esternalizzazione
dei tributi: “L'affidamento ad un privato della gestione
tributi, nelle intenzioni e nella propaganda degli amministratori,
avrebbe dovuto portare a un risparmio sui costi e ad un
incremento delle entrate. Tutto ciò, non solo non
si è verificato, ma addirittura – denunciano
- possiamo constatare che le entrate sono diminuite significativamente.
Non solo: i cittadini hanno dovuto pagare 181.972,3 €
a titolo di aggio per la società cui è stata
affidata la gestione dei tributi”. Poi i residui attivi:
“In questo rendiconto di gestione ci ritroviamo di
fronte a 1.532.649 euro di residui attivi -per voci come
acqua trasferimenti erariali e multe-, non revisionati e
a nostro avviso inesigibili e inesistenti almeno per 80%
del totale”. E, ancora, “le consulenze d’oro
elargite nel settore tributario, nelle opere pubbliche,
nella polizia municipale e nella gestione del territorio...”
e gli “sperperi nel settore della viabilità,
poi, che sono sotto gli occhi di tutti i cittadini che hanno
dovuto assistere al rifacimento infinito di piazzuole, spartitraffico
e rotonde sul mare e al proliferare di segnali stradali
spesso inutili o ridondanti”.
Lapidario il commento della candidata sindaca Patrizia Vestini:
“Quanto successo la dice lunga su quanto per questa
amministrazione conti la partecipazione e la democrazia”.
vedi anche: "Rendiconto
2006, le valutazioni del consigliere Landolfo"
Casertasette, 21 maggio 2007
ELEZIONI IN PROVINCIA DI CASERTA:
Caccia alla candidata più
fotogenica
Ultimi
giorni di campagna elettorale nei comuni della provincia
di Caserta dove si vota per le amministrative. E nel rush
finale cominciano ad apparire anche diversi manifesti che
ritraggono candidate fino ad ora sconosciute. Casertasette.com,
su segnalazione di chiunque vorrà, ospiterà
i volti femminili più interessanti. La prima segnalazione
ci arriva da Recale dove nella lista 'Uniti per Cambiare
Recale (sindaco Patrizia Vestini) è candidata una
bellezza mediterranea.
Rosa Porfidia ha 42 anni ed candidata, in quota Margherita,
a consigliere comunale nella lista “Uniti per cambiare
Recale” dell’aspirante sindaco Patrizia Vestini,
insieme a Rachele Lombardi e Rosaria Perreca. È una
donna tanto solare quanto determinata, che sta affrontando
col sorriso una durissima campagna elettorale. Utilizza
il suo fascino per catturare l’attenzione degli elettori
e la simpatia per farsi ascoltare delle elettrici. Rosa,
madre di due splendide figlie, conosce bene quali sono i
problemi che deve affrontare una donna che lavora. Ha deciso
di candidarsi contro Americo Porfidia (suo cugino) per portare
la sua esperienza personale in consiglio comunale, affinché
l’amministrazione cittadina si interessi seriamente
delle politiche a sostegno delle donne e della famiglia.
da
casertasette
Il Mattino, 17/05/2007
Lo Uttaro, impedito l’accesso
a membri del comitato di garanzia
Continuano le iniziative dei comitati civici e delle associazioni
che si oppongono alla discarica de Lo Uttaro. Dopo la messa
celebrata domenica scorsa da monsignor Nogaro nei pressi
del sito in cui sta avvenendo lo sversamento dei rifiuti,
l’attenzione è ora focalizzata sul comitato
di garanzia, che dovrebbe occuparsi dei controlli sull’attività
di conferimento. Lunedì mattina, il subcommissario
vicario all’emergenza rifiuti, Marta Di Gennaro, ha
approntato un’ordinanza nella quale viene ufficializzata
la nomina di Giuseppe Lembo e Nicola Santagata come rappresentanti
dei comitati civici all’interno di questo organo di
controllo, che comprende anche un membro della Provincia,
uno del comune di Caserta e uno del commissariato. Martedì
pomeriggio Lembo e Santagata si sono recati presso la discarica,
chiedendo di poter procedere ai controlli, in base a quanto
previsto nell’ordinanza di lunedì scorso. Nonostante
tutto, però, l’ingresso è stato loro
negato: «L’ordinanza - ha spiegato Nicola Santagata
- ha validità dal momento in cui viene firmata. Ne
ho consegnata una copia ai dipendenti dell’Acsa, ma
non c’è stato nulla da fare. In quanto componente
di un organo garante, pubblico, ho diritto di andare lì
a controllare in qualsiasi momento. Non devono certo dirmelo
loro quando recarmi lì». «Non so - ha
aggiunto Giuseppe Lembo - quando potrà iniziare l’attività
di questo comitato di controllo. Io, come del resto Santagata,
non ho ancora ricevuto la raccomandata in cui mi si comunica
ufficialmente la nomina». Intanto, il tribunale civile
ha fissato per l’11 giugno l’udienza in merito
al ricorso (ex articolo 700, procedura d’urgenza)
presentato da alcuni cittadini che chiedono la chiusura
del sito de Lo Uttaro, mentre il 15 giugno verrà
discusso l’altro ricorso, che porta la firma del sindaco
di San Marco Evangelista, Vincenzo Zitiello, e di diversi
consiglieri comunali dei quattro centri adiacenti la discarica.
Giuseppe Messina, del comitato emergenza rifiuti di Caserta,
ha poi annunciato di aver «già pronta la proposta
per il ciclo provinciale dei rifiuti. Stiamo solo facendo
alcune verifiche, ma presto la presenteremo». Infine,
stasera alle 19.30, presso la parrocchia di don Oreste Farina
a San Nicola La Strada, ci sarà un’assemblea
dei comitati civici e delle sigle antidiscarica.
Sergio Beneduce,
dal Mattino
Il Mattino, 16/05/2007
Il rilancio produttivo parte da
Marcianise
A Roma questa mattina la firma
del protocollo d’intesa sulla reindustrializzazione
della ex Saffa
Ci sono voluti cinque mesi di sollecitazioni, dopo il conclave
governativo, per riaccendere riflettori e speranze sulla
disastrata situazione industriale casertana, con particolare
riferimento al settore dell’elettronica e della chimica.
Cinque mesi di confronti serrati a livello nazionale e territoriale
hanno sollevato finora, tra tavoli tecnici e strategie diversificate,
più perplessità che certezze per le sorti
di aziende come Ixfin, Finmek e 3M. Questa mattina una proposta
complessiva viene dal Ministero per lo sviluppo economico
che ha ormai portato a compimento il preliminare d’intesa
sulla reindustrializzazione del sito di Caserta. La bozza,
soltanto annunciata in sede giudiziaria dall’Avvocatura
di Stato nella vicenda Ixfin, sarà questa volta sottoposta
nella sede di via Molise all’esame di tutte le parti
interessate: la Presidenza del Consiglio dei ministri (architetto
Enza Trotta), i dirigenti del Ministero per lo Sviluppo
economico (Bianchi, Pepe, Sprovieri, Bilotti, Menafra, Ercoli),
la Regione Campania (con l’assessore Andrea Cozzolino
e Giuseppe Napolitano), Sviluppo Italia (con i dirigenti
Aureli e Bossi), la Provincia di Caserta, Confindustria
Caserta e Consorzio Asi. Nucleo centrale del progetto è
il rilancio di una vasta area compresa tra Marcianise e
Santa Maria Capua Vetere, dove sono più devastanti
gli effetti della crisi industriale, con cinquemila posti
di lavoro a rischio. La ripresa dovrebbe partire, secondo
gli intendimenti del Governo, proprio da una zona nevralgica
come l’ex Saffa di proprietà di Sviluppo Italia,
ma sono prese in considerazione in prospettiva anche le
disponibilità di aree industriali suscettibili di
utilizzazione negli agglomerati di competenza del Consorzio
Asi. A sostenere questa manovra è stato chiamato
il gruppo di coordinamento creato dall’Agenzia nazionale
per l’attrazione degli investimenti e di cui fanno
parte gli stessi sottoscrittori dell’intesa. Sarà
loro cura incentivare lo sviluppo sia con il sostegno delle
attività esistenti sia con nuove iniziative imprenditoriali,
dando comunque priorità assoluta alla valorizzazione
delle specificità e delle specializzazioni che il
territorio rappresenta nei settori dell’informatica,
elettronica, tlc e indotto automobilistico. Nell’operazione
verranno fatte confluire risorse finanziarie pubbliche previste
per la legge 181 (per estensione dei provvedimenti in favore
della siderurgia pubblica) e nell’ambito del fondo
per la competitività (contratti di programma e contratti
di localizzazione). Il ruolo di protagonista nella manovra
ministeriale è stato riconosciuto alla Regione, che
attraverso il Paser, il piano di azione per lo sviluppo
economico regionale, potrà concentrare fondi nella
promozione di nuovi investimenti nell’industria manifatturiera.
Ma non basta. La ripresa sarà favorita dalle istituzioni
competenti anche attraverso l’utilizzo coordinato
dei regimi agevolati vigenti o in via di definizione da
parte della Commissione Ue per il periodo 2007-2011. Secondo
quanto formalizzato in via ufficiosa in precedenti occasioni,
dovrebbero essere liberati fondi per 40 milioni di euro
da parte dello Stato e 20 milioni da parte della Regione.
Almeno questo dovrebbe essere il «tesoretto»
sufficiente e idoneo a potenziare un apparato, come quello
chimico ed elettronico, che resta in piedi solo per le risorse
umane e professionali che può vantare. Se gli impegni
saranno mantenuti, l’accordo di programma potrebbe
essere pronto già tra 60 giorni. Un tempo di attuazione
che potrebbe avere la sua influenza sulla proroga degli
ammortizzatori sociali, giunti ormai alla scadenza per gran
parte delle aziende in crisi. In particolare per la Finmek,
unica azienda delle tlc che non riesce a decollare, dopo
la mancata alleanza con i russi di Sistema, per la Ixfin,
giunta al giudizio finale del tribunale fallimentare di
Napoli, con il coinvolgimento di 900 addetti, e ancor più
per la Itp di San Marco, dove il silenzio sembra essere
calato d’improvviso.
Enzo Mulieri,
dal Mattino
Il Mattino, 16/05/2007
I sindacati: nessun invito per il
summit
I segretari provinciali: solo
tavoli ma niente soluzioni E Farinari chiede un incontro
con il ministro Bersani
«Finora non sono stati mai imboccati percorsi virtuosi
con i rappresentanti del Governo, niente è servito
per risollevare dallo stato di esasperazione tanti lavoratori
e lavoratrici della provincia di Caserta. Ancora una volta
si continua a convocare tavoli presieduti da burocrati che
mirano solo al galleggiamento delle vertenze, ma non alle
loro conclusioni positive». Sferzante il commento
dei rappresentanti provinciali dei sindacati confederali
(in particolare Carmine Crisci della Cisl) alla notizia
del summit romano sulla reindustrializzazione, a cura dell’onorevole
Gianfranco Borghini. Un appuntamento dal quale sono state
escluse le organizzazioni dei lavoratori, che pure sono
state artefici principali della contrattazione avviata con
Prodi a gennaio. «Abbiamo chiesto tante volte al massimo
interlocutore istituzionale di indirizzare una ricerca vera
di nuove commesse per l’elettronica - dice Crisci
- ma non siamo stati ascoltati e adesso siamo addirittura
ignorati forse perché siamo stati gli unici a denunciare
il business di quegli imprenditori e speculatori che comprano
a costo zero gli impianti in questa provincia, scaricando
poi i lavoratori attraverso cassa integrazione e mobilità».
E adesso la mancata convocazione al tavolo che conta, quello
della reindustrializzazione, viene interpretata da Cgil,
Cisl e Uil addirittura come un pessimo servizio al Governo.
«È da notare - dice Michele Colamonici, segretario
della Cgil - che viene esclusa finanche la parte politica
dell’esecutivo che dovrebbe garantire il percorso
e l’esito positivo degli ammortizzatori sociali».
Come dire che il programma nasce già dimezzato, il
segnale più ingrato per quanti si impegnano quotidianamente
sui problemi produttivi ed occupazionali della provincia.
«Chiediamo allora che venga organizzato un incontro
serio a Roma con il ministro Bersani - dice Antonio Farinari
segretario della Uil - per delineare un progetto di confronto
su questioni, la cui soluzione non può essere ulteriormente
dilazionata e neanche affidata al protagonismo del burocrate
di turno». Insomma è tutto ancora da ridiscutere.
«A questo punto viene da chiedersi - rincara la dose
Crisci - se la massima istituzione ha solo un ruolo di pura
testimonianza e accoglienza logistica oppure deve essere
garante del buon esito delle sorti dei lavoratori. Per quanto
si è visto finora il Ministero non ha svolto il compito
di controllo e di garanzia su tante emergenze di settore,
che hanno avuto peso economico e politico sul territorio
e fatto da traino negativo su altre situazioni di crisi.
Emblematico quello che sta succedendo per l’Itp dove
da un anno nulla è stato realizzato. Ma non basta.
Neppure si è avuta la forza di convocare la 3M per
convincerla a tornare sui propri passi. A questo punto vogliamo
che si presenti il conto di tutto questo e che si spieghi
il motivo per il quale non vengono effettuati i controlli
dovuti a livello nazionale e territoriale». Di tanto
avrebbero voluto parlare anche stamane i sindacati. «Se
non avremo risposte - anticipa Colamonici - non resterà
che mettere in moto forme determinate di lotta nei confronti
di quanti intendono mantenere questo territorio in un’inaccettabile
condizione di precarietà e soggezione».
en.mu., dal
Mattino
Comunicato stampa, 14/05/2007
Nokia Siemens Networks:
Quale futuro?
Dopo le due web-conference tenutesi nei locali mensa i
giorni 5 aprile e 7 maggio ed un incontro di coordinamento
sindacale tenutosi il 4 maggio, la situazione italiana della
neonata Società appare sempre più incerta
e preoccupante sotto il profilo strategico e occupazionale.
Le dichiarazioni fatte dall’Azienda rispetto al percorso,
seppur difficile,però chiaro e definito, che intende
fare in Finlandia e in Germania, stridono con le altrettante
dichiarazioni fatte dal nostro amministratore delegato che
sono risultate, da un lato, sintomo di una difficoltà
evidente del Managment italiano di partecipare da protagonista
alle scelte strategiche che interessano l’Italia e,
dall’altro, il chiaro segnale di una volontà
Aziendale di affrontare la questione Italiana con ricette
che hanno il sapore del passato e che non sono più
proponibili per una realtà che nel tempo ha coniugato,
con molte difficoltà ma positivamente, le logiche
del “Mercato” con l’investimento nel futuro.
Per questi motivi riteniamo che le Istituzioni locali e
nazionali debbano vigilare attentamente per evitare scenari
già ampiamente conosciuti e che hanno creato disastri
occupazionali enormi in un tessuto sociale che vive drammaticamente
l’assenza di una classe imprenditoriale degna di questo
nome.
Le lavoratrici ed i lavoratori tutti risponderanno con azioni
di lotta se dai tavoli Aziendali e Istituzionali non arriveranno
segnali rassicuranti.
Rsu NSN Marcianise
Il Mattino, 12/05/2007
La vittima era rimasta coinvolta
in uno scontro automobilistico. Gli ospiti ucraini: non
c’entriamo nulla
Morto in casa a Recale, è
stato un incidente
La svolta dopo l’autopsia:
edema polmonare successivo allo schiacciamento del torace
Non è stato ucciso Virgilio Rinaldi, l’ex
dipendente della Firema Trasporti, in pensione da poco più
di un mese, il cui cadavere è stato trovato giovedì
dai carabinieri in un appartamento di Recale: è morto
per un edema polmonare. Le fratture alle costole, riscontrate
nel corso di un esame esterno del cadavere, sarebbero state
provocate da un incidente stradale di cui l’uomo è
rimasto vittima due sere fa, come hanno accertato gli investigatori.
Lo ha stabilito l’autopsia eseguita ieri mattina nell’istituto
di medicina legale dell’ospedale di Caserta. È
stata una immigrata ucraina, secondo le risultanze delle
indagini dei carabinieri della compagnia di Santa Maria
Capua Vetere, a scoprire il cadavere di Rinaldi e ad avvertire
la moglie, che vive a Caserta con i quattro figli della
coppia e dalla quale il pensionato era di fatto separato,
da circa cinque anni.
dal
Mattino
Il Mattino, 12/05/2007
E Porfidia ora rischia l’incidente
diplomatico
Si rischia l’«incidente diplomatico»
tra il comune di Recale e quello di Macerata. Colpa, si
fa per dire, della stazione dei carabinieri. Americo Porfidia,
in corsa per succedere a sé stesso, sta promettendo
in campagna elettorale che farà trasferire la stazione
dell’Arma nella sua cittadina. Ma Luigi Munno, sindaco
di Macerata, non ha nessuna intenzione di farsela scappare.
dal
Mattino
Il Mattino, 11/05/2007
Trovato morto in casa, giallo sul
movente
L’uomo viveva separato
dalla famiglia Gelosia o denaro fra le ipotesi investigative
Recale. La sua auto, una Rover blu era ancora parcheggiata
in strada. Ammaccata e piena di graffi. Così come
le forze dell’ordine hanno trovato lui, ammaccato
e pieno di graffi, riverso sul pavimento, immobile, senza
vita tra la camera da letto e la cucina di un appartamento
al secondo piano preso in affitto in via Gibuti, civico
31. Non sono ancora del tutto chiari i contorni dell’omicidio
di Virgilio Rinaldi, 56 anni, originario di Caserta ma residente
a Recale, ex dipendente della Firema, in pensione da neanche
un mese. Qualche ruggine in passato con le forze dell’ordine,
qualche piccola grana con la giustizia ma nulla più.
Secondo un primo esame esterno del cadavere l’uomo
sarebbe stato aggredito e colpito più volte con un
corpo contundente alla tempie e al torace. La morte sarebbe
avvenuta nelle prime ore della giornata di ieri ma l’allarme
è stato dato più tardi: una telefonata anonima
al 112, poi la disperazione dei familiari e un fitto intreccio
di frequentazioni e misteri di cui la famiglia di Rinaldi,
almeno quella ufficiale, non sempre era del tutto a conoscenza.
Stando a quanto accertato dagli inquirenti (le indagini
sono condotte dai carabinieri della compagnia di Santa Maria
Capua Vetere agli ordini del capitano Carmine Rosciano e
coordinate dal pm Giuliano Caputo), l’uomo da circa
cinque anni era separato di fatto dalla moglie, residente
a Caserta, e viveva da solo nell’appartamento di Recale.
Qui era solito ospitare immigrate dell’Est europeo,
ogni tanto qualcuna diversa. «Aveva un debole per
le ucraine, per le rumene, per le polacche», raccontano
i vicini. Da alcuni mesi l’uomo frequentava stabilmente
una donna polacca, ospite nella sua casa di via Gibuti,
e quest’ultima recentemente era stata raggiunta anche
dal marito. Ospite anche lui nella stessa casa. Da ieri
la coppia non si trova: svaniti nel nulla, nessuno li avrebbe
visti uscire. Dunque al momento sono loro che le forze dell’ordine
stanno ricercando mentre la moglie Anna Gaudino e i quattro
figli della vittima sono stati ascoltati per ore dagli investigatori.
Escluso il movente camorristico resta da comprendere il
perché: una possibile lite per un prestito non restituito
(in casa non sono stati trovati soldi); uno scontro per
motivi di gelosia con il compagno dell’immigrata.
Fatto è che, così come è stato conciato,
Rinaldi - di corporatura esile - è stato quasi certamente
aggredito da una figura maschile. E nella colluttazione
si sarebbe anche difeso, a giudicare dalle contusioni riportate
alle braccia. Ma non si esclude neppure che la vittima potesse
essere stata assalita da più persone, conoscenti
della coppia, per motivi di rapina. Lo testimonierebbe l’enorme
disordine riscontrato nell’abitazione, magari per
confondere le tracce. Pare inoltre che l’uomo facesse
abuso di alcol: anche dieci birre al giorno, in tutte le
ore, raccontano alcuni residenti che spesso lo incrociavano
nella vicina piazza Moro. Una circostanza quest’ultima
che avvalorerebbe la tesi del litigio domestico. Eppure
c’è chi giura di averlo visto rientrare da
solo nelle ore notturne fra mercoledì e ieri. E sembrava
tranquillo. Ma emerge anche un altro piccolo giallo. L’uomo
ultimamente avrebbe confidato ad alcuni familiari di non
sentirsi bene, di avere problemi di salute. Ecco perché
- ipotizzano gli investigatori - avrebbe deciso di alzare
un po’ troppo il gomito e di cambiare spesso compagna
e auto. Insomma, ultimi colpi di coda di una vita che riteneva
lo stesse per lasciare. Un’ipotesi quest’ultima
su cui soltanto l’autopsia potrà dire qualcosa
in più.
Lorenzo Calò dal
Mattino
Il Mattino, 11/05/2007
«Brava persona rovinata dalle
donnacce»
La sfogo della moglie I vicini:
troppo alcol
Recale. Era in pensione da un mese. Il 10 aprile aveva
salutato i suoi amici alla «Firema Trasporti»
di Caserta e, probabilmente, si era andato a bere una birra.
Per Virgilio Rinaldi, che a luglio avrebbe compiuto 56 anni,
l’alcol non era più un piacere, ma un’ossessione.
Qualche collega nello stringergli la mano per l’ultima
volta, forse, si sarà chiesto come avesse fatto –
lui, autotrasportatore per ventitré anni –
a reggere le centinaia di chilometri che macinava al giorno
e i litri di birra che ingurgitava. Si inizia a bere, si
dice, per affogare i fallimenti e, all’inizio, la
bottiglia sembra un piacere innocuo, quasi meritato. Poi
però, comincia ad insinuarsi nella tua vita fino
a diventare una presenza di cui non puoi fare a meno. E
di fallimenti da affogare Virgilio ne aveva tanti. Un matrimonio
andato in rovina, la morte accidentale di un figlio. Cinque
anni fa aveva abbandonato rione Michelangelo, a Caserta,
dove abita ancora la moglie, Anna Gaudino, e aveva trovato
rifugio a Recale, in un modesto appartamento, preso in affitto,
al secondo piano di un edificio in via Gibuti 31. Chi, ieri,
è riuscito ad entrare in casa, si è trovato
in un ambiente disadorno: un paio di stanze, un mobilio
da mercatino dell’usato, bottiglie vuote ovunque,
qualche oggetto messo alla rinfusa e poco più. Virgilio
era solito ospitare in quell’appartamento donne straniere
disposte ad erogare attimi di piacere per pochi euro. Un’altra
ossessione, questa, che gli procurava gli sguardi inquisitori
dei condomini. Non si vedeva spesso in giro per il paese
e non era quel che si definirebbe una persona conviviale.
Comprava le sigarette nel tabacchi di piazza Matteotti e
qualche volta se ne andava al bar di piazza Aldo Moro a
bere un paio di birre. Per il titolare, era un uomo mite,
un cliente educato, una brava persona. Lo era anche per
la moglie Anna: «Non stava più con me, è
vero. Ma veniva a trovare spesso i nipoti e mi passava dei
soldi per andare avanti. Era buono, solo che aveva quel
vizio del bere... e poi quelle donnacce!». Il cadavere
di Virgilio è stato ritrovato dai carabinieri della
stazione di Macerata intorno alle 13.30. La notizia si è
diffusa immediatamente nel quartiere, ma nessuno riusciva
ad individuare chi fosse quell’uomo, forse ucciso
da una coppia di stranieri, che abitava in quello stabile
al civico 31 di via Gibuti.
Claudio Lombardi, dal
Mattino
Comunicato stampa, 11 maggio 2007
Recale, il Prc per Vestini
Il circolo “Antonio Gramsci”
di Recale conferma e ribadisce l’impegno dell’intero
partito a favore della lista Uniti per Cambiare Recale e
della candidata sindaca Patrizia Vestini. Il partito recalese
della Rifondazione Comunista esprime nella suddetta lista
una propria candidatura, rappresentata dal giovane Domenico
Argenziano. “Intendiamo mettere a tacere una volta
per tutte – dice il candidato del Prc – le voci
che attribuiscono ad altri candidati di altre liste l’appartenenza
al circolo di Rifondazione Comunista. Noi abbiamo preso
una posizione chiara in questa campagna elettorale. Una
posizione che è di profonda critica nei confronti
di chi ha male amministrato la città in queste cinque
anni. Dunque sosteniamo con forza quell’esigenza di
cambiamento e di rinnovamento che la lista di cui facciamo
parte, con candidata sindaca Patrizia Vestini, rappresenta”.
diesserecale, 10 maggio 2006
Raffaele Sardo si autosospende dai
Ds
Pubblichiamo la lettera inviata a
Piero Fassino, Enzo Amendola, Ubaldo Greco ed alla sezione
dei diesse di Carinaro da Raffaele Sardo, autore del libro
“È Marzo, la primavera sta per arrivare. Don
Peppino Diana ucciso per amore del suo popolo”
È una testimonianza amara delle difficoltà
e delle lacerazioni che in questi mesi stiamo vivendo in
tanti: speriamo che possa aiutarci a rompere il silenzio
della politica, a compiere scelte coraggiose di rinnovamento
e di pulizia, a far ripartire un progetto politico oggi
offuscato, a ritrovare Raffaele, tanti altri, noi stessi.
red.
Egregio segretario
Ho aderito quattro anni fa ai Democratici di Sinistra, accogliendo
l’invito rivolto alla società civile a “contaminare”
i partiti, perché ritenevo che l’impegno che
da anni profondevo sul fronte dell’impegno sociale
dovesse avere anche una sua traduzione “politica”.
La campagna elettorale del 1996 dell’Ulivo e la vittoria
di Romano Prodi, avevano fatto nascere nuove speranze di
cambiamento radicale in questo paese, dopo la stagione di
“mani pulite”.
Avevo sperato, come tanti, che i Democratici di Sinistra
avessero anche fatto tesoro delle lezioni della storia,
e soprattutto avessero tenuto ben presente il monito di
Enrico Berlinguer sulla questione morale.
Ho cercato di dare il mio modesto e umile contributo, nella
misura che ho potuto, portando la mia esperienza di impegno
nel sociale, soprattutto sul fronte dell’affermazione
di una cultura della legalità. Mi sono impegnato
soprattutto a portare nelle scuole, nei dibattiti, nei convegni,
la testimonianza di una persona che ha pagato con la vita
la sua voglia di riscatto di queste terre: Don Giuseppe
Diana, il prete assassinato dalla camorra il 19 marzo del
1994.
Ma ho provato sempre più disagio a militare in questo
partito perché mi sono reso conto via via che non
è più quello delle mani pulite.
I consigli comunali sciolti per condizionamenti di camorra
in Campania (e addirittura le ASL), le inchieste sul fronte
dei rifiuti, la politica ridotta solo all’accaparramento
di un posto negli enti strumentali o in parlamento, mi hanno
aumentato sempre più il disagio di un’appartenenza
non più in sintonia con le speranze di cambiamento
che pur il Partito Democratico riusciva ad alimentare in
me.
Senza dire dell’ultimo congresso provinciale dei Democratici
di Sinistra, che di fatto non si è celebrato. Ci
sono state solo delle “discussioni” (per usare
un eufemismo) tra i maggiorenti del partito, che per alcuni
giorni si sono chiusi in una stanza d’albergo per
decidere segretario, e organigrammi, ma senza che nessuno
mai intervenisse su questo, nel luogo deputato a farlo:
il congresso.
Eppure in quei giorni c’erano stati arresti nel settore
dei rifiuti che vedeva coinvolti imprenditori accusati di
essere i referenti del clan dei casalesi e iscritti ai DS.
Forse in quella sede era il caso di parlarne. Niente. Silenzio
assoluto, come se la cosa non riguardasse il partito. Tutti
a discutere di organigrammi, di alleanze, di delegati, di
Enti strumentali. Una guerra per bande. Me ne sono vergognato.
In questo partito è sospesa anche la democrazia,
come vedi. L’unico momento in cui si decideva la linea
politica, le strategie, le alleanze, viene a mancare, non
si sa in nome di chi e di che cosa. O meglio, si sa: per
conservare il potere di una oligarchia autorefenziale che
è disposta a fare anche “patti col diavolo”.
I fatti di questi giorni, poi, hanno fatto il resto. Qualcuno,
evidentemente, ha abusato anche della mia buona fede.
MA IO NON CI STO. Non ci sto a fare patti col diavolo.
Non ci sto dover mettere la mia faccia, con la mia piccola
e umile storia personale, per dare la possibilità
a poche persone di fare i loro interessi e non quelli delle
persone e dei cittadini che rappresentano. Non ci sto e
voglio dirlo ad alta voce e perciò mi autosospendo
dai Democratici di Sinistra, congelando anche la mia adesione
al Partito Democratico, perché se queste sono le
basi su cui deve nascere il nuovo partito, anche in questo
caso, IO NON CI STO.
Cordiali saluti, Raffaele Sardo
Il Mattino, 10/05/2007
Brancaccio si difende ma resta in
carcere
In tre ore di interrogatorio
il consigliere ribatte alle contestazioni: «Corruzione?
No, solo piccole cortesie»
Tre ore. Tre ore per spiegare, raccontare, negare, ammettere
il peccato veniale. Le ore più lunghe di Angelo Brancaccio,
che ieri pomeriggio si è trovano davanti ai suoi
accusatori, ai giudici che lo hanno inquisito e fatto arrestare.
Provato dal carcere ma «lucido e sereno», come
hanno detto i suoi difensori, ha puntigliosamente riposto
alle domande del gip, Paola Piccirillo, e dei pm Alessandro
Cimmino e Luigi Landolfi, raccontando la sua verità.
Sul telefonino del Comune di Orta di Atella, che ha continuato
a usare anche quando non era più sindaco, fino al
giugno del 2006, e che gli è costata l’accusa
di peculato: «È vero - ha ammesso - ho sbagliato,
ma credevo di poter usare ancora quella scheda, quel numero,
anche se avevo il telefonino della Regione. Quando me ne
sono reso conto l’ho restituito, e ho già pagato
metà della bolletta». Fattura che copre parzialmente
il consumo di oltre cinquemila euro di traffico telefonico,
saldata, che i difensori, gli avvocati Michele Basile e
Maurizio Abbate, hanno depositato. Poi le frequentazioni
con gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della
Procura di Santa Maria Capua Vetere, uno dei quali - Castrese
Rennella - è stato arrestato con l’accusa di
corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, calunnia.
«Una conoscenza nata proprio negli uffici giudiziari
- ha spiegato il consigliere regionale diessino - dove ogni
tanto ero chiamato per ragioni del mio ufficio». Persone
alle quali avrebbe fatto qualche piccola cortesia, quando
gli era stato possibile («L’ho messo in contatto
con una ditta, quando aveva bisogno di far ristrutturare
la sua casa, ma di certo non ho pagato io»), ma senza
né chiedere né ottenere nulla in cambio. Ancor
meno la violazione della banca dati segreta della Procura,
del registro generale telematico nel quale vengono inseriti
tutti i nomi delle persone indagate. «Mai saputo nulla,
mai chiesto nulla: cosa avrebbe mai potuto dirmi Carmine
Rennella, modesto assistente di polizia? Ho chiesto solo
informazioni generiche, per sapere che aria tirava. Ho alle
spalle una lunga militanza politica, ogni tanto mi attaccavano
con esposti e manifesti. Solo una volta mi sono interessato
a un fascicolo specifico: era quello relativo alla morte
di due ragazzi in un incidente stradale. Le famiglie si
erano rivolte a me per cercare di accelerare il nulla osta
per la restituzione delle salme». Ma è l’accusa
di estorsione quella più pesante e delicata. La minaccia,
denunciata da Francesco Antonio Del Prete, ricevuta da Brancaccio
perché non aderiva alle richieste, ingiuste e vessatorie,
del costruttore Antonio D’Ambra: «Fai quello
che devi fare, tu stai in mezzo alla strada e sappiamo con
che macchina giri». Brancaccio ha negato tutto. Anzi,
ha fornito una versione opposta dei fatti. Ha dichiarato
di essersi interessato a Del Prete quando era stato arrestato,
dopo la denuncia di D’Ambra per una tentata estorsione
(mai avvenuta). «I parenti si erano rivolti a me perché
mettessi pace, per avere un consiglio su un avvocato. Io
aderii volentieri alla richiesta perché sapevo che
Del Prete era innocente, che nella questione con D’Ambra
aveva ragione. Fui io stesso a trovare l’avvocato
e a pagare la prima parcella, lui non poteva, di millecinquecento
euro. Ma quando ottenne gli arresti domiciliari gli dissi
di vedersela lui, con il suo difensore. Non so perché
mi accusa, ai miei colloqui con lui hanno assistito altre
persone». Testimoni di cui ha fornito le generalità.
«Brancaccio ha risposto in maniera esauriente e chiara
alle domande fatte sulle contestazioni fatte nell’ordinanza
di custodia cautelare», hanno commentato gli avvocati
Basile e Abbate. Che però non hanno depositato né
la richiesta di revoca della misura cautelare, né
quella di Riesame. Hanno rinviato tutto all’esito
di un altro interrogatorio - che chiedono più ampio
ed esaustivo, su tutti i punti in contestazione e anche
sugli episodi ritenuti non rilevanti dal gip, che si terrà
la prossima settimana, forse già lunedì.
r.cap., dal
Mattino
Il Mattino, 10/05/2007
Orta di Atella, commissariata la
sezione Ds
A Napoli vertice con Amendola
«La legalità è
la nostra bandiera»
Tra i banchi dei Ds in consiglio regionale c’è
una poltrona vuota. È quella di Angelo Brancaccio,
46 anni, da martedì in carcere. Nel piccolo Transatlantico
i suoi colleghi consiglieri discutono di Family day, si
lasciano intervistare dalle televisioni. Il caso Brancaccio?
L’argomento è delicato e i consiglieri regionali
non vanno oltre le rituali frasi di queste occasioni: «Fiducia
nella magistratura»; «Si faccia presto chiarezza»;
«Sono sorpreso, spero per lui che possa chiarire».
Il presidente Bassolino, che nei mesi scorsi fu bersaglio
di una campagna scatenatagli contro da Brancaccio per vicende
casertane, non va oltre il più classico dei «no
comment». Possibile che Brancaccio si dimetta anche
solo da segretario del consiglio regionale? Nel Palazzo
nessuno si sente di escludere questa ipotesi. Ma l’unica
cosa certa, al momento, è che l’ex sindaco
di Orta di Atella è sospeso dal partito. Nei Ds,
al di là dei silenzi e delle mezze frasi, l’imbarazzo
è palpabile. Il segretario regionale Enzo Amendola,
rientrato a Napoli, ieri sera ha presieduto una riunione
del partito con i componenti della Quercia nel consiglio
nazionale. C’era, chiaramente, anche il segretario
della federazione di Caserta Ubaldo Greco e un primo segnale
è il commissariamento della sezione di Orta di Atella
(il commissario dovrebbe essere il responsabile organizzativo
di Caserta Dario Abbate), a cui risultavano iscritti anche
i fratelli Sergio e Michele Orsi, recentemente arrestati
per truffa aggravata e favoreggiamento della camorra nell’ambito
di un’inchiesta sui rifiuti. Sotto la Quercia c’è
la consapevolezza che il momento è delicato. Amendola
conferma il provvedimento di sospensione nei confronti del
consigliere regionale, peraltro previsto dallo Statuto,
e non nasconde la propria preoccupazione per le conseguenze
che il caso Brancaccio può determinare. Preoccupazioni
che sono le stesse di Ubaldo Greco, uscito vincitore dal
congresso casertano proprio dopo una lunga battaglia con
il fronte capeggiato da Brancaccio. «Siamo sovraesposti,
non lasciateci soli», è l’invito rivolto
ai compagni dal segretario di Caserta. La discussione, nei
Ds, è aperta e non facile e si chiede una riflessione
che non si esaurisca nella riunione di ieri sera perchè
un grave errore, è l’allarme che si lancia,
sarebbe quello di derubricare il caso Brancaccio a un semplice
incidente di percorso o a un fatto locale. Piuttosto, è
l’invito che sale da molti, è necessario che
il partito si interroghi per capire perchè, dopo
aver fatto della legalità e della trasparenza una
propria bandiera, oggi ci sia da fare i conti con inchieste
giudiziarie, con tanti comuni (amministrati anche dal centrosinistra)
sciolti per infiltrazioni camorristiche, con ripetute accuse
di sprechi e cattiva gestione. In sostanza, si rilancia
l’allarme sul livello di inquinamento che pervade
la politica e si ripropone, oggi più che mai con
i Ds proiettati verso la costruzione del Partito democratico,
il tema della questione morale.
Paolo Mainiero, dal
Mattino
Il Mattino, 10/05/2007
Tra voglia di pulizia e paura della
gaffe
Nella Quercia prevale la domanda
di moralizzazione
Dalla Cdl cautela, solidarietà
umana e attacchi ai Ds
Gran voglia di commentare non c’è. Dopo lo
choc e le prime - scontate - dichiarazioni di routine, il
ceto politico casertano sembra, nel suo complesso e a prescindere
dagli schieramenti, infastidito e confuso di fronte all’arresto
del consigliere regionale diessino. Compagni di partito
e alleati forse timorosi di giocare la parte degli sciacalli
(se fino a lunedì erano «nemici interni»)
o di possibili conniventi (se amici di cordata); avversari
politici preoccupati di esporsi o di essere tacciati di
strumentalizzare. Con due leit-motiv, però, sottotraccia:
la voglia di rimettere in primo piano la questione etica
(specie nelle fila dei Ds) e quella di rinfacciare al «partito
della moralità» la sua irreversibile omologazione
(tra gli esponenti della Cdl). Gaetano Pascaralla, sottosegretario
e protagonista della vicende della Quercia casertana anche
nell’ultimo ferocissimo congresso, non si sottrae.
Dopo aver premesso che «bisogna augurasi che sia estraneo
alle accuse che gli muovono», e che lui ha «piena
fiducia nella magistratura» riconosce che questa «è
una buona occasione per riconsiderare il ruolo della politica»
e soprattutto del suo stile. «Sono per una politica
sobria, ispirata - incalza il sottosegretario - ai valori
etici e moralizzatrice». Una scia in cui si muovono
anche Pietro Ciardiello, capogruppo dell’Ulivo alla
Provincia e Lorenzo Diana, che dei Ds è responsabile
nazionale per i problemi della criminalità, due tra
i più noti avversari interni di Brancaccio. «Delle
accuse non voglio parlare, sono di competenza dei magistrati,
sui temi generali invece della legalità e della trasparenza
non posso - dichiara Ciardiello - che ripetere quello che
abbiamo detto da tempo». E cioé che «non
si può mettere la testa sotto la sabbia», che
«il rapporto tra la politica e gli affari è
un nodo che interessa tutti i partiti». Diana è
ancora più esplicito: «mentre la magistratura
prosegue il suo lavoro noi dobbiamo affrontare i problemi
che stanno a monte, la politica - dice Diana - deve assumersi
le proprie responsabilità, dobbiamo avere un ceto
dirigente autorevole e credibile». No quindi «alla
politica come esercizio del potere» sì al rigore
etico, unico margine contro le derive e gli scivolamenti
verso la cronaca giudiziaria. E gli alleati? Parla Bove,
segretario Prc e interessato nei giorni scorsi ad una durissima
polemica con il consigliere arrestato. «Le nostre
posizioni sull’amministrazione di Orta sono note da
anni ma riteniamo - spiega cauto - che non bisogna confondere
il piano politico con l’iniziativa giudiziaria».
Nella Cdl dopo il j’accuse di Cosentino gli animi
sono decisamente più pacati e le parole assai misurate.
«Non sono in grado di esprimere alcun giudizio sulla
vicenda, da un punto di vista umano - dice Domenico Zinzi,
leader dell’Udc casertano, da giorni impegnato alla
Camera - non posso che provare dispiacere per la persona
e per tutta la politica della nostra provincia». Anche
Gennaro Coronella, presidente di An di Terra di Lavoro,
parte da un «non ho elementi sulle accuse».
Ragiona, poi, sul fatto che «si tratta di accuse gravissime,
specialmente per uno che fa politica». E mentre si
dichiara rispettoso del lavoro dei giudici e un garantista
«che attende il giudizio definitivo» non rinuncia
a togliersi un peso dallo stomaco. «Dopo quello che
è successo - ammonisce - i Ds dovrebbero stare zitti,
evitando di indossare i panni del moralizzatore».
Antonio Pastore, dal
Mattino
Il Mattino, 10/05/2007
Sms hard per contattare la squillo
destinata al poliziotto infedele
La gestione del potere a Orta
di Atella raccontata attraverso le intercettazioni e gli
atti dell’indagine
La talpa. La talpa vera. L’uomo (o la donna) che
violò la banca dati della Procura e che per due volte,
alle 11 del mattino dell’1 agosto 2006 e che per primo
seppe dell’iscrizione di Angelo Brancaccio nel registro
degli indagati, è ancora là, negli uffici
di Procura, a Santa Maria Capua Vetere. Una persona legata
al potente consigliere regionale diessino, scrive il gip
di Santa Maria Capua Vetere, e che quel giorno ha anticipato
le mosse del poliziotto Castrese Rennella, al quale un agitatissimo
Brancaccio si era rivolto per un appuntamento urgente. Un’altra
talpa, non ancora identificata, della quale la Procura vuole
il nome per scoprire chi, tra i collaboratori, fa il doppio
gioco. Nome che Brancaccio, nel lungo interrogatorio di
ieri, non ha fatto e che nega di conoscere. E che pure esiste,
perché gli accessi ai terminali ci sono stati e la
traccia informatica è ancora là, indelebile.
Una traccia che documenta l’inizio di un agosto (di
un’estate e un autunno) infuocato, durante il quale
le telefonate tra il consigliere e l’assistente di
polizia si fanno frenetiche, concitate. Brancaccio ha fretta,
Rennella si attiva. Va a Orta di Atella a parlare di persona
con l’ex sindaco. Nota un’auto di grossa cilindrata
- una Porsche Cayenne - parcheggiata sotto l’abitazione
dell’esponente della Quercia e tentenna. «Vieni
pure», gli dice il padrone di casa. L’auto appartiene
a Nicola Iovinella, uno dei consulenti dell’ufficio
tecnico del Comune. Ma Rennella non si fida del tutto: parla
ma in codice, e riferisce della convocazione in Procura
del segretario comunale. Servizievole, bussa alle porte
dei colleghi e chiede informazioni sui fascicoli: le poche
risposte che ottiene le gira a Brancaccio. In quei giorni,
entrambi cambiano numero di telefono. «Ci sono un
paio di z(...)e che mi gonfiano le palle», spiega
il consigliere. Il poliziotto, invece, non spiega, ma si
procura una scheda telefonica intestata a un immigrato del
Bangladesh. Sempre in quei giorni Brancaccio contatta un
altro poliziotto in servizio in Procura (A.D., nei cui confronti
la richiesta di misura cautelare è stata rigettata)
e gli procura un appuntamento con una squillo. Scambio di
messaggi tra lui e la ragazza per concordare le prestazioni
da «offrire» al poliziotto, ma l’appuntamento
- in una casa a Caserta, presa in fitto da Brancaccio a
data in uso anche a Rennella - andrà a buon fine
solo alla fine dell’estate, quando A.D. rientrerà
dalle ferie. A margine dell’inchiesta, i rapporti
del consigliere regionale con alcune squillo, una delle
quali gli nega i favori chiedendogli «almeno un lavoro».
Frequentazioni che gli sono valse anche la richiesta di
arresto, rigettata dal gip, per induzione alla prostituzione.
Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda i contatti
tra l’entourage di Brancaccio e imprenditori legati
ad ambienti della camorra. Le intercettazioni telefoniche
tra l’imprenditore Felice Pagano e un tale Nicola
Schiavone documentano le difficoltà dei due nel realizzare
una lottizzazione - cento appartamenti - a Orta di Atella
e la disponibilità a metterne una parte sul piatto,
a disposizione di tecnici e politici, Brancaccio compreso.
Oltre, naturalmente, a incarichi di progettazione che avrebbero
fruttato altri soldi. «Io là - dice il costruttore
Pagano - devo mollare ventiquattro appartamenti, devo mollare
ventiquattro appartamenti ai politici». Un affare
nel quale doveva entrare anche Mario Diana, fratello di
Raffaele, identificato come il «Rafilotto» del
clan dei Casalesi. L’interessamento degli imprenditori,
intercettati dai carabinieri del Ros nell’ambito di
una indagine della Dda confluita in quella della Procura
di Santa Maria Capua Vetere e dei carabinieri del Reparto
operativo di Caserta, è forte. Fanno l’impossibile
perché tutto vada per il verso giusto, cercano i
contatti perché la pratica venga approvata al più
presto. E individuano i possibili intermediari con Angelo
Brancaccio. È Nicola Schiavone a dire a Felice Pagano
che «il sindaco di Orta, Brancaccio, è compagno
stretto a Carminuccio Iovine» (identificato in un
imprenditore edile cugino di Antonio Iovine, uno dei capi
del clan dei Casalesi, condannato all’ergastolo e
latitante da quasi dodici anni). Un incontro ci fu, alla
vigilia delle elezioni regionali dell’aprile del 2005:
in un bar di Casapesenna. Ma per il gip si trattò
di un incontro elettorale. Il contatto vero, la mediazione,
saltò perché, documentato le intercettazioni
telefoniche, Carminuccio non volle mettersi in mezzo «per
gelosia». La lottizzazione in località San
Pietro è stata poi realizzata. Le indagini non hanno
accertato la cessione degli appartamenti ma il conferimento
di un incarico di progettazione (170mila euro) a Nicola
Iovinella, il consulente tecnico del Comune di Orta di Atella
pure arrestato nel blitz di martedì mattina e accusato
di corruzione, abuso e falso. Lo scenario descritto dall’ordinanza
di custodia cautelare - oltre duecentocinquanta pagine che
riassumono le imputazioni a carico dei sei arrestati (oltre
a Brancaccio, al poliziotto Rennella, difeso dall'avvocato
Emilio Martino, e a Iovinella, ci sono anche il costruttore
Antonio D’Ambra e i due tecnici comunali Nicola Arena,
difeso dall’avvocato Genny Iannotta e che risponde
solo di falso, e Salvatore Ragozzino) - è quello
di un comitato d’affari. Comitato governato da un
sindaco-podestà, che si occupava di trovare l’avvocato,
di mediare le controversie tra gli imprenditori, di sollecitare
la restituzione delle salme ai familiari delle vittime degli
incidenti stradali, di garantire posti di lavoro in società
sulle quali aveva influenza. Ma anche che vantava contatti
in Procura - che metteva a disposizione degli amici, e che
si circondava di tecnici senza scrupoli, che trattavano
incarichi, compensi e parcelle con i beneficiari delle concessioni.
Pesantissimo il giudizio che di Angelo Brancaccio traccia
il gip Paola Piccirillo, pur rigettando l’accusa di
associazione per delinquere, nell’evidenziare le esigenze
cautelari che hanno giustificato la custodia cautelare in
carcere. Per il giudice, «Brancaccio ha dimostrato,
attraverso i suoi comportamenti corruttivi reiterati nel
tempo, una personalità scaltra e assolutamente sprezzante
di legge e autorità», una «strumentalizzazione
costante del ruolo e della funzione pubblica rivestita».
Un disprezzo che si sarebbe manifestato nelle modalità
con le quali il consigliere regionale è riuscito
«a ingraziarsi il favore dei pubblici ufficiali e
a creare una sorta di dipendenza, deferenza e fedeltà
assoluta». Un uomo al quale piace esibire il potere,
mettendo a disposizione degli altri le sue entrature, anche
senza particolare tornaconto. Un uomo «prepotente
e spietato», come nella vicenda D’Ambra-Del
Prete nella quale «non ha esitato a strumentalizzare
il suo ruolo di sindaco per realizzare il proprio interesse».
Anzi, è arrivato a «imporre il suo difensore
per controllare le modalità con cui il malcapitato
Del Prete si sarebbe difeso». Una personalità
diabolica, un uomo senza scrupoli: immagine che ieri Angelo
Brancaccio, nel lungo interrogatorio, ha cercato di smontare,
anche dichiarando la sua disponibilità a chiarire
episodi e fatti che non gli sono stati contestati come accuse
ma che pure vengono narrati nelle intercettazioni telefoniche
e negli atti d’indagine.
Rosaria Capacchione, dal
Mattino
Il Mattino, 09/05/2007
Il recordman delle polemiche
Nel suo paese aveva raggiunto
quota 90% una vetta mai toccata in Italia
Il punto più alto della parabola lo ha vissuto in
una notte di aprile di due anni fa. A via Mazzini, nella
sede del comitato elettorale del recordman delle preferenze
diessine, a metà spoglio si preparavano le bottiglie
di Ferrari. Lui, ad un tratto, sorridente come un papa,
esce sul balcone, acclamato con un tifo da stadio dai fedelessimi
che si erano radunati giù in strada. Angelo Brancaccio
il 4 aprile 2005 stava aggiungendo l’ultima corona
ad una carriera politica vissuta da protagonista: primo
(tra i casertani) eletto alla Regione con quasi ventimila
preferenze, trionfante nel durissimo scontro interno al
partito con l’ex segretario Adolfo Villani, una guerra
personale ed elettorale che aveva lacerato la federazione
in maniera irreversibile segnando probabilmente anche il
destino di chi quella notte sembrava invincibile. Primatista
di voti, Brancaccio, lo era sempre stato. Nella sua Orta,
dal 2001 al 2006 aveva raggiunto la vetta nazionale superando
il 90% dei consensi. Ma anche alla Provincia, ai tempi del
regno di Ventre e del consociativismo strisciante, era stato
il più votato toccando, nella sua zona, un ragguardevole
78%. Infine, non potendo più ricoprire la carica
di sindaco, si era fatto eleggere consigliere comunale al
suo paese con un altro primato: 1200 voti, una enormità
per un centro così piccolo. Amministatore per vocazione,
sempre attento al mondo dell’impresa, Brancaccio è
stato protagonista anche della vita interna del suo partito
pur non ricoprendo mai cariche apicali. Così anche
di recente, in tutte le storie che interessano i Ds, dalla
verifica della giunta di corso Trieste all’ultimo
ferocissimo congresso al Ciapi, gioca un ruolo di primo
piano. A lui fa capo una corrente codificata persino in
un’associazione («Sinistra per Terra di lavoro»)
che, lanciata dopo le elezioni regionali, vede l’adesione
di assessori, consiglieri, sindaci e vicesindnaci. A novembre
dell’anno scorso Brancaccio allunga il passo e apre
le ostilità contro Bassolino. Motivo, l’adesione
del sindaco di Sant’Arpino Giuseppe Savoia ai Ds:
per lui, che contro Savoia stava conducendo una lotta senza
esclusione di colpi, un vero affronto di cui - a torto o
a ragione - faceva carico al Governatore, che avrebbe voluto
così «ridimensionare» l’atellano.
La campagna martellante scatenata da Bracaccio contro Bassolino,
amplificata da alcuni giornali locali, finì allora
per investirlo del titolo di difensore della casertanità
contro il napolicentrismo. Una battaglia, alla fine, però,
persa. Come alla fine perde pure il braccio di ferro per
la verifica in Provincia: il rimpasto con cui si è
conclusa provvisoriamente assegna le deleghe più
importanti a Villani, suo antico nemico, uno smacco a cui
l’ex sindaco di Orta reagisce con una serie di interventi
al vetriolo nei confronti del presidente della Provincia.
Ma l’elenco delle polemiche in cui si lancia non finisce
qui: obiettivi privileggiati il segretario della federazione
Greco e il capogruppo alla provincia Pietro Ciardiello.
Nel partito, nel frattempo, montava da mesi un una richiesta
di «moralizzazione», di cui si era fatto interprete
il gruppo 17 novembre con due assemblee affolatissime che
reclamavano uno stop al connubio politica-affari presente
anche a sinistra. Al congresso, forte dell’alleanza
con un folto gruppo anti-Greco, Brancaccio cerca di sfondare
le linee nemiche lanciando la candidatura del giovane Nicola
Ucciero: l’assemblea finisce in rissa e alla fine
si trova un accordo solo per designare i delegati regionali
rinviando a dopo le amministrative il secondo tempo. L’ultima
fiammata all’inizio del mese, quando viene denunciato
dal consigliere comunale del Prc Ancangelo Roseto per aggressione:
un episodio presentato in maniera opposta dal consigliere
regionale ma che sembra essere stato innescato dai commenti
dell’esponente del Prc sull’arresto dei fratelli
Orsi, accusati di truffa aggravata e di favoreggiamento
della camorra nello scandalo del Ce4. I due arrestati, infatti,
risultavano iscritti alla sezione diessina di Orta di Atella.
Antonio Pastore, dal
Mattino
Caserta sette, 8 maggio 2007
ARRESTO BRANCACCIO:
Giro di squillo e una talpa in procura
Caserta - Giro di squillo e case per avere notizie ed una
talpa in Procura (un appartenente alla polizia giudiziaria
ristretto nel carcere di Santa Maria) nell'inchiesta del
pm Alessandro Cimmino che si è visto accolto dal
gip Paola Piccirillo la richiesta di arresto per il consigliere
regionale dei Ds Angelo Brancaccio. L'inchiesta della Procura
della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere è incentrata
su reati contro la pubblica amministrazione e contro il
patrimonio. Secondo gli inquirenti, si sarebbero verificati
comportamenti illeciti al comune di Orta di Atella, in particolare
sul fronte delle speculazioni edilizie. Vicende nelle quali
è coinvolto anche un agente di polizia giudiziaria
in servizio alla Procura della repubblica di Santa Maria
Capua Vetere. Oltre che nei confronti del consigliere regionale
dei Ds, Angelo Brancaccio, già sindaco di Orta di
Atella e difeso dagli avvocati Michelangelo Basile e Maurizio
Abbate, i carabinieri del comando provinciale di Caserta
hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare anche nei
confronti di Rennella Castrese, Nicola Iovinella, e Antonio
D'Ambra, nonché due ordinanze applicative degli arresti
domiciliari nei confronti di Nicola Arena e Salvatore Ragozzino.
Secondo quanto accertato dagli inquirenti, l'agente di polizia
giudiziaria sarebbe stato coinvolto dal consigliere regionale,
Angelo Brancaccio, in cambio di numerose controprestazioni,
per fornire continuamente notizie in merito ad indagini
in corso e a procedimenti processuali pendenti. L'indagine,
coordinata dal procuratore capo, Mariano Maffei e condotta
dai Rono di Caserta, si è avvalsa anche dell'apporto
della Direzione distrettuale antimafia.
da Caserta
sette
Caserta news, 8 maggio 2007
Speculazioni edilizie: arrestato
il consigliere regionale Angelo Brancaccio
Orta di Atella – Angelo Brancaccio, consigliere regionale
dei Ds in Campania, è stato arrestato questa mattina.
L'esponente diessino, secondo le accuse formulate dalla
Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, sarebbe
coinvolto in un'inchiesta incentrata su reati contro la
pubblica amministrazione e contro il patrimonio. Secondo
gli inquirenti si sarebbero verificati dei comportamenti
illeciti nel comune di Orta di Atella, proprio nel periodo
in cui Brancaccio era sindaco. La vicenda al vaglio degli
inquirenti riguarderebbe delle speculazioni edilizie. Insieme
al consigliere regionale della Quercia sono state arrestate
altre cinque persone, tra cui un agente di polizia penitenziaria
in servizio presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere.
L'uomo, secondo le accuse, sarebbe stato coinvolto dal consigliere
regionale a fornire notizie in merito a indagini in corso
e a procedimenti processuali pendenti. Intanto, i Democratici
di sinistra della Campania hanno deciso di sospendere Brancaccio
dal partito nell'attesa di una riunione dei dirigenti regionali.
Il segretario campano della Quercia, Enzo Amendola, ha espresso
"pieno sostegno all'operato della magistratura"
ribadendo "la necessità che si vada avanti rapidamente
per chiarire tutti gli aspetti di questa vicenda".
Fonte: Caserta
News
Il Mattino, 08/05/2007
RECALE. CANDIDATI A CONFRONTO
Le strategie diverse del consenso
Tre candidati, tre modi diversi di affrontare la campagna
elettorale. Patrizia Vestini, prima donna aspirante sindaco
della storia di Recale, di «Uniti per cambiare»,
sta puntando sul contatto umano e sul consenso di genere.
Giovedì mattina si «tufferà» nella
fiera settimanale di via Enrico Fermi, dove incontrerà
il popolo delle «casalinghe disperate». Mentre
il 10 maggio sarà poco distante, in viale dei Pini,
con un camper attrezzato per la diagnostica e la prevenzione
del tumore al seno. Più tradizionale la promozione
elettorale del sindaco uscente Americo Porfidia. Presentazione
della lista «Città... continua» (quasi
tutti amministratori uscenti), sabato scorso, nell’area
parcheggio di via Roma, condita da «pettole e fagioli»
e buon vino rosso. Poi, tanto, ma tanto, caseggiato, a rimarcare
il territorio e a rastrellare consensi, con la promessa:
una caserma dei carabinieri a Recale. Il voto di protesta
è, invece, leva cui fa affidamento Antimo Maietta,
candidato sindaco della lista «Democrazia cristiana».
Il suo slogan elettorale è: «Aiutateci a cambiare
un paese che vuole cambiare». Maietta attende da Roma
la disponibilità del segretario nazionale della Dc,
Gianfranco Rotondi, per un comizio in piazza Aldo Moro.
Claudio Lombardi, dal
Mattino
Il Mattino, 08/05/2007
Cartella clinica falsa per aiutare
lady camorra
In carcere il figlio del boss
Belforte e la cognata, uno psichiatra dell’Asl e una
giovane imprenditrice
L’obiettivo era quello di farla tornare a casa, subito,
con ogni mezzo. Anche falsificando, anche corrompendo, comprando
quella libertà che il gip prima, il Tribunale del
Riesame poi, avevano negato. Ma Maria Buttone, moglie di
Domenico Belforte, in carcere non poteva - non doveva -
restare oltre. Serviva in famiglia, serviva al clan, ormai
allo sbando. E mentre partiva l’offensiva (un flop)
contro i carabinieri che avevano arrestato Salvatore Belforte,
contro i quali volevano costruire un castello di accuse,
ecco i maneggi per far scarcerare Maria Buttone. Come? Facendola
risultare ammalata, seriamente ammalata, da tempi non sospetti.
L’uomo adatto c’era: Giuseppe Di Maio, 53 anni,
dirigente del servizio di salute mentale dell’Asl
e del distretto 33, quello di Marcianise, psichiatra. Ed
è stato così che la cartella clinica della
Buttone si è arricchita di certificati che attestavano
psicosi varie, attacchi di panico, depressione e quant’altro
poteva renderla incompatibile con la detenzione in una cella.
Era tutto falso. All’alba di ieri i carabinieri del
Reparto operativo, della compagnia di Santa Maria Capua
Vetere e della stazione di Marcianise hanno arrestato il
medico Giuseppe Di Maio e quanti avevano commissionato i
falsi: il figlio della Buttone e di Domenico Belforte, Camillo;
la cognata Carmela Allegretta, 23 anni, sorella gemella
della moglie Giovanna; Helga Buonpane, 37 anni, imprenditrice
e titolare della Socev (ditta specializzate nelle pulizie
negli uffici), che avrebbe provveduto al pagamento della
«parcella» sanitaria, assumendo il nipote del
medico nella HP, altra zienda di famiglia. Sono tutti accusati
di falso in atto pubblico e minaccia per costringere a commettere
un reato, false dichiarazioni in atti destinati all’autorità
giudiziaria, corruzione in atti giudiziari, reati aggravati
perché commessi al fine di favorire il clan camorristico
dei Belforte. Dalle indagini, coordinate dal pm antimafia
Raffaello Falcone, è emerso, tra l’altro, che
il medico avrebbe costretto anche alcuni colleghi a rilasciare
falsi certificati medici a esponenti del clan. Favore ripagato
a Pasqua, con un orologio di marca. Era stato Camillo Belforte
a chiedere al medico i certificati di malattia per la madre.
Documenti che dovevano essere depositati oggi al Tribunale
del Riesame di Napoli che doveva esaminare l’istanza
presentata dopo il rigetto della richiesta di scarcerazione
firmato alcune settimane fa dal gip Maria Vittoria Foschini.
Documenti che quasi certamente avrebbero aperto le porte
del carcere a Maria Buttone. A margine, nel decreto di fermo
che sarà valutato questa mattina dal gip di Santa
Maria Capua Vetere Antonio Pepe, i tentativi fatti dalla
famiglia Belforte di screditare l’attività
investigativa dei carabinieri, costruendo accuse false:
come una perquisizione ”violenta” alla figlia
di Salvatore Belforte, all’epoca dei fatti incinta,
in realtà mai avvenuta e smentita dalle voci, intercettate,
degli stessi protagonisti.
Rosaria Capacchione, dal
Mattino
il Mattino, 08/05/2007
LO SMALTIMENTO ILLEGALE
In un terreno a San Nicola i rifiuti
della ditta di Mazzacane
Finivano in un terreno di proprietà comunale, a
San Nicola, i rifiuti speciali - scarti di lavorazione dei
cantieri e materiale plastico - prodotti dalla Cami, l’imprea
edile di Camillo Belforte, il figlio del boss di Marcianise
Domenico Belforte. Lo hanno accertato i carabinieri del
Noe di Napoli, in collaborazione con i colleghi della compagnia
di Santa Maria Capua Vetere e della stazione di Marcianise,
nel corso di un’indagine coordinata dal pm di Napoli
Maria Cristina Ribera. Secondo quanto accertato dagli investigatori,
sarebbe stato Camillo Belforte a «coordinare le operazioni
dello smaltimento illecito dei rifiuti prodotti - si legge
in una nota della Procura antimafia di Napoli - dall’attività
edile della sua società. L’area trasformata
in discarica abusiva è di proprietà comunale
e si trova in via Patturelli, in una zona di nuova espansione
di San Nicola la Strada, dove è in corso la realizzazione
di decine di fabbricati. È stata sequestrata. In
una nota, Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania,
sottolinea come, sull’affare rifiuti, «la camorra
ci ha guadagnato. Oltre 600 milioni di euro è il
giro d’affari annuo, con oltre 10 milioni di tonnellate
di veleni sversati negli ultimi due anni, che hanno trasformato
la Campania nella discarica occulta dell’industria
italiana». «Ormai il nostro territorio –
ha concluso - è inquinato moralmente dalla camorra
e fisicamente dai rifiuti tossici».
dal
Mattino
Il Mattino, 8/05/2007
GIOVEDÌ IN TEATRO RICORDANDO
ANTONELLO
«Rossi per Naso» e per
passione
«Rossi
per naso»: è questo il titolo dello spettacolo
dedicato, dagli amici e dalle persone che lo hanno conosciuto,
all’indimenticabile animatore culturale Antonello
Rossi in programma giovedì alle 20.30 al Teatro
Comunale di Caserta. Il sottotitolo della kermesse è
«parole e note di e per Antonello», visto che,
oltre ad una serie di canzoni e poesie composte in vita
dall’autore, improvvisamente scomparso un anno fa
all’età di 49 anni, verranno eseguite musiche
e canzoni facenti parte del repertorio da sempre preferito
da Rossi. Ad avvicendarsi sul palco nomi importanti del
panorama musicale e artistico casertano e non, presenti
per l’occasione solo per la gioia di raccontare l’amico
Antonello. Musicista, chansonnier, autore di canzoni, ma
anche di poesie, oltre che di originali testi, come quello
scelto per intitolare lo spettacolo-amarcord “Rossi
per naso”, Antonello era un personaggio di multiforme
impegno e non solo a Caserta: al di là dell’amore
per la musica, era un promotore appassionato delle eccellenze
casertane anche nel campo del turismo e della gastronomia.
Dirigente del settore attività produttive al Comune
di Caserta ha portato avanti significativi progetti legati
alla valorizzazione della rete dei monumenti e dei prodotti
tipici di Terra di Lavoro: è riuscito, con impegno
e passione, a restiture dignità a particolarità
trascurate del territorio, dal maialino nero alla carne
di bufalo, dalla mela annurca, la sua “Carmela”,
ai vini doc. Una attività nei vari settori di impegno
(professionale, ricreativo e promozionale) che lo ha portato
a conoscere ed essere conosciuto da un vastissimo pubblico,
soprattutto giovanile, che lo vedeva come un punto di riferimento,
specie sul piano della creatività. Ed è per
questo motivo che il gruppo di amici, che lo hanno amato
ed ne hanno apprezzato la professionalità e la capacità
innovativa, intendono, in varie occasioni, recuperare non
solo il ricordo ma anche e soprattutto la sua progettualità
ancora attuale e apportatrice, se concretizzata, di positivi
contraccolpi sulla immagine e l’economia del capoluogo.
Lo spettacolo del 10 maggio si cercherà di far conoscere
lo spessore artistico ed umano di Antonello Rossi, una ricchezza
testimoniata già dal fermento dell’organizzazione
della kermesse, che si avvale di competenze preziose messe
a disposizione a puro titolo amicale. L’ingresso in
teatro, naturalmente, è gratuito.
dal
Mattino
Comunicato stampa, 4 maggio 2007
Uniti per cambiare Recale
Patrizia Vestini inaugura il
Comitato elettorale
RECALE Oggi, 4 maggio, alle ore 19.00, si inaugura in via
Marconi la sede del Comitato elettorale della lista "Uniti
per cambiare Recale", segnando l'inizio di una campagna
che si annuncia vivace e ricca di iniziative. «Vogliamo
coinvolgere tutti i cittadini - assicura Patrizia Vestini,
candidata sindaco - perché c'è bisogno di
un grande impegno per strappare Recale da un immobilismo
che dura da troppo tempo. Partiamo dai problemi e dai bisogni
reali dei cittadini, delle donne, dei giovani, abbiamo proposte
concrete per affrontarli, vogliamo parlarne con tutti e
saremo presenti con iniziative e incontri in ogni angolo,
in ogni strada e in ogni quartiere della nostra cittadina».
Insieme a Patrizia Vestini, primo aspirante sindaco donna
della storia di Recale, saranno protagonisti tutti i candidati
di "Uniti per cambiare Recale", una lista che
schiera un nutrito gruppo di giovani e - altro fatto nuovo
nello scenario cittadino - una forte presenza di candidature
femminili di rilievo, accanto a figure di provata esperienza
politica. «Recale deve voltare pagina - afferma Ovidio
Gadola, che apre la lista dei candidati - dobbiamo guardare
avanti affinché la politica torni a farsi carico
delle esigenze di tutta la collettività, affrontando
i temi del territorio, del lavoro, dei servizi in un grande
progetto di crescita che vada a vantaggio di tutti, senza
distinzioni».

Dirigente medico A.O.R.N.
"S. Anna e S. Sebastiano" Caserta
candidati al consiglio comunale
GADOLA OVIDIO, farmacista
AMOROSO PASQUALE, pensionato
ARGENZIANO DOMENICO, operaio
ARGENZIANO MASSIMO, operaio
GIANOGLIO FILIBERTO, imprenditore edile
IADICICCO DOMENICO, docente
LANDOLFO VINCENZO, impiegato Ansaldo Breda
LASCO GIUSEPPE, pensionato
LOMBARDI RACHELE, psicologa
ORBALLO TOMMASO, impiegato
PERRECA ROSARIA, libero professionista
PORFIDIA ROSA, commerciante
ROSSI CIRO, sottufficiale E.I.
RUSSO ANTONIO, operaio
RUSSO DOMENICO, artigiano
SQUEGLIA FRANCO. medico chirurgo
Caserta News, 3 Maggio 2007
Trovato a Casapuzzano cadavere di
un uomo sgozzato e bruciato
L'uomo lavorava come infermiere
presso la Clinica del Sole di Caserta
Il corpo carbonizzato di Antonio Matarazzo, 41 anni di
Marcianise, ma originario di Pignataro Maggiore, e' stato
trovato nelle campagne di Casapuzzano, localita' a pochi
chilometri da Marcianise. Secondo un primo esame esterno
del medico legale, l'uomo sarebbe stato sgozzato e, poi,
bruciato. La polizia, avvertita da un agricoltore che ha
notato il corpo dell'uomo senza vita, sta seguendo varie
piste. Non si esclude nessuna ipotesi, nemmeno quella camorristica,
valutata la zona ad alto impatto di criminalità organizzata.
Tuttavia, viste le modalità del delitto, gli investigatori
si stanno concentrando sulla pista passionale. Il cadavere
è stato identificato dalla moglie. L'uomo lavorava
come infermiere presso la Clinica del Sole di Caserta.
Caserta
News
Caserta News, giovedì 3
maggio 2007
Elezioni: "Uniti per cambiare
Recale"
Recale – "La lista "Uniti per cambiare
Recale" guidata dal candidato sindaco dottoressa Patrizia
Vestini si presenta agli elettori come protagonista fortemente
innovativo del prossimo confronto elettorale.
La nostra compagine si propone di attuare un profondo rinnovamento
nel governo della nostra cittadina, ed ha tutte le carte
in regola per mantenere questo impegno, a cominciare dal
fatto che per la prima volta si presenta una candidatura
femminile alla guida della città, con una figura
di assoluto rilievo personale e professionale quale la dottoressa
Patrizia Vestini. A ciò bisogna aggiungere la forte
e agguerrita presenza di donne candidate nella lista, mai
così numerose in una competizione amministrativa,
e la partecipazione di molti giovani che si affacciano per
la prima volta alla politica affiancandosi alle figure storiche
della vita amministrativa di Recale. Questa coalizione è
il frutto di mesi di intenso lavoro, di confronto e di dibattito,
portati avanti con fermezza soprattutto dal dott. Ovidio
Gadola, che ha dimostrato la sua forte valenza politica
e la sua capacità di guardare al futuro nell'operare
delle scelte forti tese a costruire una coalizione che rappresentasse
tutti gli aspetti della società recalese. E’
riuscito con un lavoro certosino a fondere tante realtà
diverse intorno a un progetto fortemente innovativo legato
alla forza dell'esperienza per concretizzare il sogno di
una Recale diversa, più moderna e vivibile, più
vicina alle esigenze di tutti i cittadini".
da casertanews |