| La Campania
e l’Europa: la funzione dell’area casertana nella
sfida della nuova mobilità: porto, aeroporto, interporto
Venerdì 30 Aprile ore 19.00
Sala Convegni “Re Burlone”,
Corso I Ottobre - Maddaloni
Intervengono:
Gianfranco Alois - Assessore regionale alle
Attività produttive
Ennio Cascetta - Assessore regionale ai
Trasporti
Partecipano:
Michele Colamonici, Enzo D’Amore,
Mimmo Dell’Aquila, Michele Farina, Antonio Farinari,
Filippo Fecondo, Vittorio Guida, Carlo Iodice, Franco Lombardi,
Elio Notarbartolo, Gaetano Pascarella, Piero Squeglia, Adolfo
Villani.
Il
Giornale di Caserta, 27 aprile 2004
Recale – Dura replica dell’avvocato Domenico Porfidia
all’assessore Andrea Mastroianni
“Grossolana distorsione
della verità”
L’ex-sindaco: se dovessero occorrere chiarimenti, sono
qui ...
Con
una nota diffusa nella giornata di ieri, il noto avvocato,
ed ex sindaco della città, Domenico Porfidia, ha preso
posizione in riferimento ad alcune dichiarazioni rilasciate
qualche giorno fa ad un quotidiano, dall'assessore Andrea
Mastroianni. Lo ha fatto con un documento, che pubblichiamo
in buona parte, indirizzato oltre che allo stesso assessore,
anche al sindaco Americo Porfidia, ai consiglieri, al giomale
in questione, alla Prefettura e alla Procura. "Leggo
una sua dichiarazione secondo cui all'attuale amministrazione
comunale, nonché a quella presieduta dal 'sindaco Franco
Manzo con Mimmo Porfidia ai lavori pubblici, andrebbe ascritto
il merito di aver portato a compimento opere pubbliche (tra
cui si cita il plesso scolastico di via Scorticatoio), quale
rimedio al "momento difficile politico (si era in periodo
di tangentopoli), ed al fatto che Recale usciva da un periodo
di commissariamento prefettizio per eventi noti che non è
il caso di andare a rispolverare". Mi permetto di contraddirla
- scrive l'avv. Porfidia - rilevando che lei non conosce quegli
"eventi noti", ovvero li strumentalizza con grossolana
distorsione dei fatti accertati, ormai da oltre un lustro,
con sentenza passata in giudicato. Sarei Ben lieto se decidesse
di spolverare gli 'eventi noti'. Si accorgerà che il
tutto venne architettato per mera vendetta politica, rivelatasi
(non per chi la subi!) vergognosa soltanto per chi l'architettò
o, ancora, ne parla a vanvera, essendosi acclarata la natura
dell'illegittimo provvedimento giudiziario (che non lievi
oneri è costato al pubblico erario) ed il vero scopo
del coevo ed infausto decreto prefettizio, peraltro contraddetto
da attestati provenienti dallo stesso ufficio rappresentativo
del Governo. A parte l'offesa al buon nome del Comune di Recale,
spero si renda anche conto di quali deleteri effetti ha subito
la comunità locale anche in termini di opere pubbliche,
di interessi generali, omettendo qualsivoglia considerazione
su quelli particolari di certe conventicole o del piccolo
cabotaggio che un quarto di secolo addietro vennero relegati
in un 'trogolo' che, per alcuni (ancora in attesa!), non pare
sia andato in disuso. Quale sindaco in carica all'epoca dei
prefati 'eventi noti' oggetto della dichiarazione di cui sopra,
ho sentito l'orgoglio di difendere il buon nome di Recale
nelle sedi opportune, ed anche in presenza di autorevoli esponenti
della procura e della Prefettura, in occasione di un convegno
presieduto dal presidente della commissione Antimafia, on.
Lumia, ai quali tutti avevo sollecitato audizione, non avendo
alcuna remora a rispolverare quel difficile momento politico,
al punto che, augurandomi di trovarla consenziente, sarò
ben lieto dimostrare la grossolana e strumentale distorsione
(sia pure pudicamente espressa) della verità storica
anche in tema di utile confronto sulla produttività
delle passate amministrazioni. Ho anche cercato di interessare
l'attuale amministrazione allo scopo di individuare i guasti
determinati da quell'infausto 'commissariamento prefettizio',
che ha però declinato il modesto contributo offerto
in tal senso".
Il
Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 27 aprile 2004
Recale, la sezione
Ds all’attacco
del Comune
Da
mesi – scrive la locale sezione dei Ds - l'opposizione
consiliare conduce una dura battaglia contro l'affidamento
del servizio di riscossione tributi ad una società
privata, la D.A.R.T.I., contestando una scelta che costringe
la collettività a pagare per un lavoro fino ad oggi
svolto egregiamente dall'Ufficio tributi del Comune.
Già nel dicembre scorso, il consigliere Vincenzo Landolfo
denunciava che l’affidamento era stato deliberato in
maniera illegale, aggirando l'obbligo di una gara pubblica
con il pretesto dell'allargamento di un contratto esistente:
in realtà, il contratto era scaduto da quasi un anno.
La maggioranza che sostiene il sindaco Americo Porfidia, non
trovando argomenti migliori per difendersi da queste accuse,
ha risposto con un'avventata denuncia per diffamazione contro
chi cercava di tutelare gli interessi dei cittadini.
Ora l’amministrazione è stata costretta a fare
un primo passo indietro: contraddicendo le proprie precedenti
disposizioni, l'amministrazione ha incaricato il responsabile
dell'Ufficio tributi di emettere le cartelle esattoriali per
la riscossione di TARSU e acquedotto per il 2003.
Grazie alla battaglia dell’opposizione, la comunità
recalese risparmierà 93.950 € che la delibera
di affidamento attribuiva alla D.A.R.T.I. per un lavoro in
effetti già svolto dall’ufficio comunale!
Ma ci chiediamo: se l’ufficio è capace di riscuotere
i tributi del 2003, perché non dovrebbe continuare
a farlo per il 2004, il 2005, il 2006 ...?
Perché i contribuenti recalesi – concludono i
Ds - non dovrebbero risparmiare un paio di centinaia di milioni
di vecchie lire ogni anno, specie in vista degli aumenti già
annunciati dal sindaco Porfidia per il servizio di raccolta
dei rifiuti?
Fino a quando la giunta Porfidia continuerà a considerare
i cittadini solo limoni da spremere?
Il
Giornale di Caserta
la
notizia anche su
casertanews
Il
Mattino, 25 aprile 2004
Una «rossa»
a Maddaloni:
così la pasionaria finì al Villaggio
di don Salvatore
Chi
dice che i ragazzi di oggi crescono troppo in fretta dimentica
quanto rapidamente siano dovuti diventare uomini e donne quelli
che hanno conosciuto la guerra, la fame, la paura. Il 25 aprile
di 59 anni fa Michelina Vinciguerra aveva 15 anni e una storia
già dura e densa da raccontare: il padre perso a dieci
anni, la mamma cinque anni dopo («di dolore e di stenti»),
a 16 il matrimonio con Antonio D'Onofrio, fascista di famiglia
e antifascista per scelta. Il giorno del matrimonio (nella
chiesa di via Renella, con la dispensa necessaria ai minorenni
e il distintivo comunista, mentre sul corso Trieste sfilava
il primo grande sciopero contadino per la riforma agraria)
Michelina - figlia di una camicia nera morta in combattimento
e prima di quattro sorelle - già da un anno era iscritta
all'Associazione delle Ragazze Italiane, il primo gradino
della rigida trafila d'ingresso nel Pci. Al quale si iscrisse
nel '45 e per i vent'anni successivi: come finì lo
racconterà lei stessa. Ma procedendo con ordine, a
partire proprio dalla morte di quel papà che si era
fatto da volontario tutte le guerre, dall'Africa alla Spagna,
per poi morire in Albania.
«Quando lo seppi scoppiai in lacrime. Il gerarca che
venne a darci la notizia mi disse: non piangere bambina, a
voi penserà la patria». E come ci pensò?
«In nessun modo. Mamma non fece in tempo neppure a vedere
la pensione. E quando chiese aiuto al fascio per iscrivermi
al ginnasio si sentì rispondere: mandala alla scuola
agraria. Mamma però ce la fece lo stesso, non so come,
e mi mandò al Giordano Bruno di Maddaloni, dove vivevamo».
Quando cominciò a maturare una coscienza politica?
«Al ginnasio. Prima ero soprattutto arrabbiatissima
coi fascisti per quello che ci avevano fatto. Il resto venne
fra lo studio e la conoscenza di alcune persone, a cominciare
dalla figlia di Corrado Graziadei che era mia insegnante».
Di qui l'iscrizione al Pci? «Fra la decisione e l'iscrizione
passò quasi un anno: all'epoca dovevi riempire una
scheda di adesione, fartela firmare da tre garanti (per me
furono Salvatore Pellegrino, Ciccio Lugnano e Sorrentino)
e poi aspettare, con la richiesta affissa all'albo, che nessuno
ponesse veti. Allora funzionava così».
Comunisti puri e duri. «A un convegno a Cremona Amendola
scese dal palco e mi apostrofò: non ti vergogni a venire
qui con lo smalto alle unghie? Dopo un anno cominciò
l'industrializzazione e le operaie erano tutte truccate».
Era il '45, i partiti erano già organizzati?
«Qui da noi la guerra era finita: dopo le Quattro Giornate
di Napoli, dopo Monte Carmignano e Bellona, i tedeschi arretrarono
e il fronte si spostò a Cassino. Il 25 aprile gli americani
dalla Reggia governavano da un pezzo».
E i fascisti? Scomparsi? «La casa del fascio di piazza
Matteotti, quella dove oggi c'è la Asl, la presero
i compagni di Maddaloni, mio marito Tonino in testa. Ma senza
problemi, pacificamente. Gli americani arrestarono diversi
fascisti, li mandarono al campo di Paduli».
Qualcuno parla di una sorta di resistenza anche qui, di Margherita
Troili si dice fosse una staffetta partigiana.
«In provincia c'erano antifascisti militanti: la Troili
a Capua, i Lombardi a Sessa, a Calvi la famiglia Innocenzo
che era stata in clandestinità e dava asilo ai compagni.
Io ero troppo piccola, carabinieri e caserme li ho conosciuti
dopo».
Per via di quella tessera al Pci.
«Facevo soprattutto sindacato: all'inizio i Coltivatori
Diretti, poi la Federbraccianti, sono stata responsabile provinciale
fino al '58, poi ancora le tabacchine che riuscii a strappare
alla Cisl portandole nella Cgil, le alimentariste. Il primo
contratto provinciale dei braccianti porta la mia firma, anche
quello dei panettieri. Ma appena organizzato un settore, il
partito mi spostava e al mio posto metteva un altro, sempre
un uomo. Nel frattempo io entravo e uscivo dalle caserme:
per gli scioperi, per l'occupazione delle terre incolte, per
le manifestazioni».
A guerra finita, la pacificazione era di là da venire.
«Erano anni difficili. Lavoro non ce n'era, le garanzie
occupazionali erano tutte da conquistare. Fra noi c'era un
clima prerivoluzionario, ma da Roma arrivavano dirigenti e
deputati a raffreddare gli animi».
Non il suo, la sua rivoluzione sindacale continuava.
«Frequentavo la scuola di partito a Rocca di Papa, entrai
persino nella commissione agraria, quella di Emilio Sereni.
Ma quando tornai a Caserta, apriti cielo, pareva che chissà
come mi fossi meritata quell'incarico, inutilmente ambito
da tanti uomini». Nessun rapporto coi fascisti ma coi
comunisti nemmeno è stato facile. «Infatti all'inizio
degli anni '60 mi sono dimessa. Ero consigliere comunale a
Maddaloni per la terza volta, mollai tutto». Perché?
«Andai in crisi: i figli che lasciavo soli fino a notte
fonda, le difficoltà di chi come me faceva bracciantato
politico mentre la buona borghesia comunista viveva come il
resto della borghesia. E l'ostilità verso mio marito,
che nel '56, dopo i fatti di Ungheria, era passato al Psi
e loro chiamavano traditore».
Un addio senza rimpianti? «Mai pensato di ritornare
sui miei passi, se è questo che intende. Ma ho pianto
tutti i giorni per quindici anni». I genitori li ha
persi col fascismo, gli ideali col comunismo? «Non mi
faccia piangere ancora. Comunque no, gli ideali restano. Io
e mio marito apparteniamo a quella generazione che andava
a piedi a Valle di Maddaloni per il congresso di sezione con
Paolo Bufalini o arrivava in lambretta a Villa Literno dove
c'era il mercato delle braccia. Non sono cose che passano».
Ma i contatti col partito li ha chiusi. «A Caserta sì,
a parte Paolo Broccoli ma lui è un'altra cosa, anche
a lui ne hanno fatte tante. Restano i compagni di fuori, a
cominciare da Giorgio Napolitano che stimo e mi stima».
Poi che fece, si ritirò a casa? «Andai a lavorare
al Villaggio dei Ragazzi. La Dc non mi voleva ma don Salvatore
D’Angelo tenne duro, nonostante gli scioperi degli spazzini,
praticamente contro di lui, organizzati da Tonino. E non mi
chiese mai nulla di politico. Oggi mia figlia Linda è
preside in quella stessa scuola». Linda, che da ragazza
è stata segretaria provinciale Figc, mentre Enzo è
stato consigliere, Gianluigi impegnato anche lui. Figli d'arte...
«Sempre boicottati. Hanno pagato per me, è questa
la cosa che non potrò mai perdonare al partito».
Sensi di colpa? «Un po'. E ancora un po' di amarezza:
oggi sono tranquilla, ma vedere che mi hanno dimenticata,
come se non fossi mai esistita… Almeno Tonino un riconoscimento
dalla Cgil l'ha avuto: una targa al primo segretario Fiom
nel centenario Cgil, "con stima". È qualcosa...».
Marinella Carotenuto, dal Mattino
online
Il
Giornale di Caserta, 17 aprile 2004
Macerata - Cittadini riuniti in un apposito comitato
per dare voce alla protesta
Elettrosmog: cresce
la preoccupazione
Pronta una petizione contro la presenza di due antenne
L'inquinamento
elettromagnetico sta preoccupando seriamente i cittadini di
Macerata Campania alcuni dei quali si sono riuniti qualche
tempo fa in un comitato e stanno dando il via ad una serie
di iniziative come la raccolta firme. La petizione sarà
inviata, una volta completata, presso gli uffici comunali
per sollecitare un rapido intervento dell'amministrazione
comunale. Oggetto dell'iniziativa la presenza di ben due antenne
di telefonia mobile sul territorio, una delle quali è
ubicata in via Roma, nei pressi della scuola Elementare, l'altra
in via Matteotti. E' soprattutto la prima a destare maggiori
preoccupazioni per la vicinanza ad un istituto che ospita
bambini, ma si tratta di una questione che coinvolge tutto
il paese. A parte le polemiche sull'installazione, per alcuni
improvvisa, delle antenne, resta senza dubbio il timore delle
conseguenze che le continue esposizioni alle onde elettromagnetiche
possono generare sugli uomini. Su questi effetti non si hanno
al momento certezze ma i dati rilevati nel corso di diversi
anni di indagini hanno generato un forte allarmismo sentito
in maniera più pressante dalle popolazioni che vivono
la presenza di ripetitori sul territorio. Proprio per questo
molti Comuni hanno adottato un regolamento per l'insediamento
urbanistico e territoriale degli impianti per il servizio
di telefonia mobile e per le telecomunicazioni radiotelevisive
introducendo distanze minime dai recettori sensibili, per
ridurre al minimo il rischio di esposizione delle popolazioni.
La protesta dei residenti non è finalizzata a richiedere
l'eliminazione delle due antenne quanto la dislocazione in
altro luogo. Al centro delle polemiche, quindi, è la
vicinanza, per alcuni eccessiva, dei ripetitori ad un istituto
scolastico ed è per questo che un gruppo di genitori
ha costituito un comitato che si sta prodigando nella raccolta
di firme. L'iniziativa sta andando avanti e, una volta conclusa
la petizione, sarà inviata all'amministrazione comunale
che già da tempo si sta attivando per la risoluzione
della problematica.
Cristina
Monaco, Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 17 aprile 2004
Elettrosmog: interviene
l'Associazione ARIA
Anche l'associazione Aria prende posizione, in relazione alla
riunione che ha avuto luogo in municipio, sul regolamento
sull'elettrosmog, che ha fatto registrare l'assenza proprio
dei rappresentanti del comitato Cruna e dell'associazione
Aria.
"Anche
lo scrivente, - scrive il presidente dell'associazione Antimo
Martucci - in considerazione dell’orario scelto (mezzogiorno,
ndr), per impegni legati alla propria attività, non
ha potuto partecipare alla riunione del 15 aprile convocata
dal sindaco Americo Porfidia per discutere della bozza di
regolamento sulle stazioni radio-base della telefonia mobile.
In ogni caso - prosegue il responsabile dell'associazione
- da un esame del testo, la nostra associazione, nel rispetto
della volontà espressa dalla cittadinanza, esprime
parere negativo perché il regolamento:
1.
non considera le ridotte dimensioni del territorio comunale;
2. favorisce l'istallazione di altre antenne;
3. non contiene esplicito divieto di istallazione di antenne
sulle proprietà private;
4. non contempla nessun risanamento delle antenne già
istallate.
Per
i motivi sopra esposti ed allo scopo di venire incontro alle
legittime aspettative che la nostra comunità ha ampiamente
espresso, sarebbe auspicabile la stesura di un regolamento
che contenga un unico articolo che reciti: “Sul territorio
del comune di Recale, considerate le sue ridotte dimensioni,
è fatto assoluto divieto di istallare antenne per la
telefonia mobile”.
Il
Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta,
17 aprile 2004
Recale - dure critiche da parte del consigliere Landolfo
dopo l'approvazione del documento contabile
“Nel bilancio
approvato, dati molto inesatti”
"Il bilancio di previsione non è solo un documento
pieno di numeri, ma è lo strumento attraverso il quale
un ente esplicita, con chiarezza e trasparenza, le risorse
di cui dispone, gli obiettivi che intende perseguire e in
che modo vuole raggiungerli. Il bilancio approvato l’altra
sera non è nulla di tutto questo, ma solo l’ennesimo
e maldestro tentativo del governo cittadino di nascondere
l’incapacità amministrativa dell’attuale
maggioranza". Così il consigliere di minoranza
Vincenzo Landolfo, in riferimento all'approvazione del documento
contabile. "Dopo ore di discussione - prosegue - non
abbiamo compreso quali sono le intenzioni nei confronti dei
giovani, degli anziani e dei cittadini in condizione di disagio.
Quale politica si vuole realizzare per le scuole, per i meno
fortunati e nei confronti delle attività produttive,
ricreative e associative. E quali, le risorse che l’ente
è pronto ad impiegare. L’unico obiettivo che
abbiamo riscontrato nei confusi, contorti e contradditori
documenti presentati, è la privatizzazione del servizio
tributi, peraltro fatta in violazione della legge. Una manovra
ambigua, mascherata come un’ottimizzazione della spesa,
che si tradurrà per i contribuenti in un aumento della
pressione tributaria. Cosa dire, poi, dell’utilizzo
degli oneri di urbanizzazione e dei proventi delle infrazioni
al codice della strada utilizzati non per migliorare il patrimonio
pubblico e la viabilità, ma per fronteggiare i costi
per le consulenze, le indennità amministrative e le
spese legali? Per quanto riguarda i dati iscritti in bilancio,
basta per tutti citare un solo esempio: la comunicazione dell’Enel
relativa all’addizionale dell’energia elettrica.
A fronte di un importo di circa 50 mila euro documentato viene
avanzata una previsione di 70 mila euro senza alcuna giustificazione.
Alla faccia della veridicità e dell’attendibilità!
Vanno sottolineati, inoltre, i vari tentativi, non sappiamo
quanto consapevoli, ora di gonfiare artificialmente il bilancio
ora di occultare certe somme. Se a questo - conclude Landolfo
- si aggiunge che il rispetto del patto di stabilità
non è stato ancora verificato obiettivamente, nonostante
i nostri solleciti, i cittadini capiranno perchè il
sottoscritto e gli altri consiglieri dell’opposizione
hanno chiesto al presidente del consiglio Bartolomeo Rossi
di rinviare la disamina del documento e all’assessore
Andrea Mastroianni di rifare il bilancio alla luce delle nostre
osservazioni. Naturalmente, l’ invito non è stato
accolto."
l.r.,
Il
Giornale dei Caserta
Comunicato
stampa, 15 aprile 2004
Comunicato CRUNA: senza
risposte la domanda di sicurezza
RECALE – Questa mattina “Cruna” non ha potuto
partecipare alla riunione, convocata dal sindaco Americo Porfidia,
per discutere della bozza del regolamento comunale per le
stazioni radio base di telefonia mobile. “Porfidia dimentica
– hanno dichiarato gli ambientalisti – che “Cruna”,
prima di essere un comitato di recalesi uniti nell’ambiente,
è un gruppo di cittadini i quali ogni giorno devono
far pronte ai propri impegni professionali. Poiché
non ci risulta che la macchina amministrativa sia alimentata
ad energia solare, la scelta del mezzogiorno come orario di
convocazione lascia supporre che il primo cittadino intenda
scoraggiare la partecipazione. Tuttavia, la nostra assenza,
inevitabile, non ci esime dall’esprimere forti preoccupazioni
in merito alla bozza posta in discussione. Basta una lettura
sommaria per accorgersi che il testo non contiene alcun riferimento
al dettato costituzionale che sancisce la tutela della salute
dei cittadini. Anzi, in più punti emerge la difesa
(non sappiamo quanto consapevole) degli interessi commerciali
dei gestori. Ne è un esempio il fatto che in materia
di vigilanza e di controllo il regolamento non preveda nessuna
procedura che sanzioni in maniera tempestiva e rigorosa le
violazioni alle norme vigenti sui limiti di esposizione. In
assenza di queste procedure, appare pleonastico l’impegno
del comune ad assicurare che in tutto il territorio non siano
mai superati i limiti imposti dalla legge e viene disatteso
l’obbligo del sindaco di porsi come garante della salute
pubblica. La consulta comunale per l’ambiente, che non
può essere certo considerata un covo di estremisti,
ha proposto l’adozione di un dispositivo che proceda
alla disattivazione in automatico degli impianti nel caso
che uno o più gestori raggiungano e superino i limiti
consentiti. Nella bozza di regolamento, invece, non sono neanche
individuate le modalità per operare un semplice monitoraggio
continuo dei valori di campo. Dobbiamo rilevare, inoltre,
l’assenza di ogni riferimento alla messa a norma degli
impianti già installati qualora essi contravvengano
alle disposizioni del regolamento. Riteniamo che prevedere
per le antenne esistenti solo un monitoraggio limitato ad
un periodo di venti giorni equivalga a lasciare del tutto
senza risposta la domanda di sicurezza che i cittadini hanno
espresso con tanta forza. La complessità e la rilevanza
dell’argomento richiedono un confronto serrato e costruttivo,
al quale ci auguriamo che l’amministrazione retta da
Porfidia non voglia sottrarsi. Per questo motivo, –
concludono gli ambientalisti – chiediamo al sindaco
di riconvocare un nuovo incontro con modalità che consentano
a tutte le parti di portare il proprio contributo alla discussione”.
CRUNA,
comunicato stampa
Il
Giornale di Caserta, 5 aprile 2004
Recale - Segnalate in città richieste ai cittadini
da parte di altri gestori del servizio
Nuovi siti per la telefonia,
Cruna insorge
"Chiediamo l'approvazione di un provvedimento amministrativo"
Gestori
del servizio di telefonia in cerca di nuovi siti per l'installazione:
da qui la decisione del comitato Cruna di intervenire con
un pubblico documento. "In questi giorni è stata
segnalata nella nostra cittadina l'attività di alcuni
rappresentanti dei gestori di servizi di telefonia mobile,
incaricati di reperire nuove localizzazioni per l'installazione
di stazioni radio-base.
L'assenza di qualsiasi normativa di tutela del nostro territorio
lascia ai gestori di telefonia mobile campo libero per i loro
progetti di espansione, che da fonte certa riguarderebbero
ancora una volta aree del centro urbano già compromesse
sotto il profilo dell'inquinamento da campi elettromagnetici.
Questo
pericolo è stato finora scongiurato solo grazie al
buonsenso e al civismo dei cittadini interpellati, che hanno
rifiutato energicamente di rendersi complici di un ulteriore
degrado ambientale.
Ci
aspettiamo che gli amministratori del nostro Comune dimostrino
altrettanta sensibilità.
Chiediamo al sindaco Americo Porfidia al presidente del civico
consesso Bartolomeo Rossi e a tutti i consiglieri comunali,
che venga approvato un provvedimento amministrativo urgente
che, fino alla definitiva adozione del Regolamento sulle emissioni
elettromagnetiche da parte del Consiglio Comunale, sospenda
qualsiasi autorizzazione ad installare nuove stazioni radio-base
sul territorio di Recale.
Chiediamo inoltre - conclude Cruna - che, tenendo fede agli
impegni assunti in più occasioni, il primo cittadino,
unico responsabile della salute pubblica, assuma finalmente
iniziative concrete per la delocalizzazione degli impianti
esistenti."
l.r.,
il Giornale di Caserta
il
Mattino, 1 aprile 2004
«Rischio linfomi
nel triangolo industriale»
Anche
una raccolta di firme. Adesso l'allarme linfoma nel distretto
sanitario di Marcianise c'è ed è palpabile.
L'insolita incidenza della patologia rilevata da Giacomo Coco,
preside di una scuola statale di Macerata Campania,
fra gli alunni del suo istituto («Tre bambini deceduti
negli ultimi tre anni e due che versano in gravi condizioni
per forme neoplastiche maligne, unitamente al caso di diversi
adulti colpiti da analoghe patologie») non resta più
una denuncia isolata. È di eri, infatti, la notizia
di una raccolta di firme (1036) inoltrate dai cittadini, residenti
ai Comuni del circondario, alle competenti Autorità
sanitarie ed all'Assessorato regionale alla sanità.
Se è vero che mancano dati oggettivi non difettano,
però, riscontri a supporto di quella che è,
ed almeno per il momento resta, una comprensibile preoccupazione,
determinata da «presumibili inquinamenti ambientali»,
per cui il dirigente scolastico, «spinto anche dai Consigli
d'interclasse di genitori ed insegnanti, sollecita gli organi
competenti affinché si adoperino per l'intervento di
personale specializzato, nella zona compresa fra i
comuni di Recale, Macerata Campania e Marcianise».
Tagliata fuori dalla vicenda l'Arpac (l'Agenzia regionale
per l'ambiente non ha ricevuto segnalazioni in merito) che
nella zona industriale di Marcianise ha, comunque, effettuato
rilievi ed indagini. «Nell'area non sono emersi motivi
di allarme, né in relazione all'acqua potabile né
agli scarichi industriali o all'inquinamento atmosferico -
dichiara Francesco Polizio, responsabile dell'Arpac a Caserta
- ma è chiaro che in merito alla questione sollevata
dal dirigente scolastico di Macerata Campania saranno effettuati
i dovuti controlli». Non allarmistiche anche le dichiarazioni
rese dal direttore, Pasquale Quarto, e dai dirigenti del Dipartimento
di prevenzione dell'Asl Ce1: «Abbiamo avviato, da un
anno, un progetto mirato per verificare l'incidenza delle
malattie neoplastiche nel territorio di competenza, ma occorreranno
almeno cinque anni per poter giungere a conclusioni definitive».
«Possiamo aggiungere però - completa Crescenzo
Bove, responsabile del Servizio di epidemiologia della Ce1
- che, allo stato, i dati in nostro possesso non evidenziano,
in quelle aree, una particolare incidenza di malattie neoplastiche».
Meno confortante il parere espresso da David Pagnini, primario
dell'Ematologia all'ospedale di San Felice a Cancello: «Non
esistono dati epidemiologici completi, per cui non sarebbe
scientificamente corretto parlare in termini assoluti ma,
per quella che è la mia esperienza, posso affermare
che l'incidenza di queste patologie nel triangolo Marcianise,
Maddaloni, Caserta, è superiore a quella del resto
della provincia». «Esistono dati ufficiali - sottolinea
Maurizio Montella, responsabile dell'Unità di epidemiologia
al Pascale di Napoli - per cui Caserta, Napoli e parte della
provincia di Salerno, sono inserite fra le 20 province italiane
ad alto rischio per i tumori». «In generale si
può poi affermare che, se si accerta una maggiore incidenza
dei linfomi in determinate aree - aggiunge Montella - questa
è quasi sempre da porre in relazione a stoccaggi, evidentemente
clandestini, di rifiuto tossici o radioattivi».
Antonio
Magliulo, il Mattino
dsonline,
1 Aprile 2004
Decreto Urbani: via
le sanzioni
contro il Peer to Peer
Ferdinando Adornato scrive ai DS: siamo pronti ad
eliminare le sanzioni contro il Peer to Peer
Vittoria
dei Ds in merito al decreto legge n. 72 antipirateria presentato
dal governo il 12 marzo scorso.
Il presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati,
Ferdinando Adornato, ha consegnato al capogruppo dei Democratici
di Sinistra, Giovanna Grignaffini, una lettera con la quale
annuncia la disponibilità del Ministro Urbani a cancellare
le sanzioni previste contro i milioni di fruitori della rete
che scaricano file da internet per uso esclusivamente personale.
A fronte di questa disponibilità espressa dall’esecutivo
i Ds hanno deciso di ritirare le pregiudiziali di costituzionalità
che avevano presentato nei giorni scorsi.
segue
su dsonline
Il
Corriere di Caserta, 1 aprile 2004
Reduci e Combattenti,
Porfidia si piega e concede l’uso del circolo
Recale – la minoranza ha attaccato il primo
cittadino
Reduci
e combattenti: maggioranza ed opposizione si sono confrontate
per ben tre ore, davanti ad una platea di anziani interessati
direttamente alla vicenda [...]
cdp dal Corriere di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 1 aprile 2004
Una convenzione per
i combattenti
Il Comune: si tratta di una situazione che va assolutamente
regolamentata
Il consigliere Landolfo: “Assurdo parlare di sede abusiva”
I
soci della locale sezione combattenti, saranno chiamati a
sottoscrivere una regolare convenzione. Questo consentirà
anche di superare l'attuale fase di contrasti con il Comune
e, probabilmente, anche il contenzioso relativo alla richiesta
di risarcimento danni avanzata dall'ente. Nel corso dell'ultima
seduta consiliare, sull'argomento la contrapposizione tra
maggioranza ed opposizione è stata netta. "Come
è possibile ritenere che una sede sia stata utilizzata
abusivamente - ha dichiarato il consigliere di minoranza Vincenzo
Landolfo, quando i combattenti la occupano da oltre cinquant'anni.
Un atteggiamento che proprio non riusciamo a comprendere da
parte del Comune". Nel corso della seduta, durante la
quale erano in discussione anche il regolamento per le pari
opportunità e l'approvazione di debiti fuori bilancio,
gran parte del tempo è stato occupato proprio dal confronto
sulla questione, rispetto alla quale i consiglieri di minoranza
Filiberto Gianoglio, Ovidio Gadola, Giuseppe Lasco, Vincenzo
Landolfo, erano già intervenuti con una nota di protesta
indirizzata al primo cittadino Americo Porfidia. Diversa la
posizione degli amministratori comunali e della maggioranza.
"Indipendentemente da ogni cosa - hanno sostenuto sindaco
ed esponenti dei partiti che lo appoggiano -, riteniamo che
la situazione vada regolamentata, poiché il Comune
non può consentirsi il lusso di tenere in piedi delle
situazioni di questo tipo".
Nel
frattempo i soci hanno già trovato ospitalità
in una sede poco distante da quella comunale. Si tratta adesso
di andare a definire nei dettagli i contenuti di un contratto
che consentirà il ritorno nella sede storica.
r.f.,
Il Giornale di Caserta
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