| Casertasette,
domenica 1 agosto 2004
Sfiorata tragedia al mercatino
delle pulci
Strage
sfiorata al mercatino delle occasioni (spesso illegali) di
Recale dove già alle sei del mattino della domenica
sono già tanti gli acquirenti. Stamani, introno alle
otto del mattino è piombato sull'area di "vendita"
del mercatino delle pulci un camion che trasportava cavalli.
Dopo aver sfondato il guardrail, il mezzo è precipitato
a pochi metri dalle bancarelle quasi sempre nel mirino della
Guardia di Finanza. Qui è stata sfiorata la tragedia:
a quell'ora già c'erano decine e decine di persone
che si sono salvati per puro miracolo. Un gruppo di "manager"
del mercatino ha poi indicato ad una pattuglia delle forze
dell'ordine il luogo della strage sfiorata il cui equipaggio
ha effettuato i rilievi mentre attorno proseguivano gli acquisti
"convenienti". Sul posto sono giunti anche i Vigili
del Fuoco. A questo punto molti si domandano chi avrebbe pagato
se ci fosse stata qualche vittima. Forse le bancarelle e il
titolare dell'area sono assicurati anche per gli incidenti
"sul lavoro"?
da
casertasette
il
Mattino, sabato 31 luglio 2004
Recale: rifiuti, dal
prossimo anno aumenta la tassa
Recale.
Sarà un autunno caldo per i cittadini di Recale: il
Consiglio comunale ha appena deciso di aumentare alcune imposte
comunali. Nell'ultima seduta, infatti, l'approvazione del
consuntivo, approvato con i soli voti della maggioranza, è
stata l'occasione per analizzare le diverse voci che compongono
il bilancio. Nota dolente l'aumento delle tasse, necessario
per far quadrare i conti.
«Gli aumenti delle tasse - spiega il sindaco, Americo
Porfidia - purtroppo sono inevitabili, e non è certo
colpa di quest'amministrazione se in osservanza al decreto
Ronchi, alcuni tributi come quello dei rifiuti solidi urbani,
per il 2007 dovranno essere portati interamente a carico dei
cittadini. Inoltre, avendo utilizzato i residui attivi per
coprire gli scompensi del primo bilancio, che abbiamo ereditato,
siamo stati costretti a dar luogo all'aumento già da
quest'anno per non trovarci di fronte ad un nuovo buco economico
anche per il 2003». La minoranza ribadisce la bontà
dei suoi documenti contabili e illustra che è possibile
fare una programmazione senza intaccare le tasche dei contribuenti.
«Gli aumenti - continua il sindaco - erano necessari
già per il 2002, ma la passata amministrazione per
le elezioni preferì fare un bilancio non veritiero,
convinta di essere rieletta e di far passare il tutto sotto
banco per poi aumentare le tasse. I precedenti amministratori
hanno mascherato le spese in maniera molto semplice. Infatti
si sono limitati a prevedere le spese per alcuni capitoli
solo fino ad un certo periodo lasciando scoperti gli ultimi
mesi. Un esempio lampante riguarda gli stipendi degli ultimi
assunti dall'Ente».
Secondo l'attuale maggioranza, infatti, per ben 17 lavoratori
gli stipendi erano previsti fino a settembre, mentre le ultime
quattro mensilità di ottobre, novembre e dicembre e
tredicesima, sono state pagate grazie a variazioni di bilancio.
Questo ha determinato lo spostamento dei fondi destinati ad
altri obiettivi. Compatta la maggioranza nell'approvazione
del consuntivo. «Il nostro voto, conclude Porfidia,
rispecchia perfettamente quanto operato nel 2003 dall'amministrazione,
ed è a questa conclusione che dopo attenta analisi
è arrivato anche il collegio dei revisori».
Pietro
Ferraro, dal Mattino
online
Il
Giornale di Caserta, 28 luglio 2004
Claudio Baglioni…
…notte di note al Belvedere
di San Leucio
Nonostante il timore della pioggia che ha scandito gli ultimi
minuti dell’attesa, il “vuoto” elettrico
di metà concerto e gli assalti alle navette del finale,
il Leuciana festival ha collezionato anche l’esibizione
di Claudio Baglioni. Lunedì sera, “cercando”
di trovare il posto numerato in un labirinto di sedie, il
pubblico è riuscito ad apprezzare le tre anime musicali
dell’artista: quella acustica, quella elettrica e quella
elettronica, elemento dominante della produzione degli ultimi
anni. Complice, un’escursione di quasi tre ore alla
ricerca di nuove forme espressive, attraverso arrangiamenti
talvolta innovativi e sonorità, soprattutto della parte
ritmica, che hanno privilegiato l’intensità,
l’emozione, il sentimento. Un viaggio in un repertorio
sconfinato, nel quale si sono fusi grandi successi (“Strada
facendo”, “Avrai”, “Quante volte”,
“E adesso la pubblicità”, “Con tutto
l’amore che posso”) e brani che non sempre capita
di poter (o voler) ascoltare. Sul palco, al suo fianco “sinistro”,
cinque polistrumentisti di primo ordine: “Paolone”
Gianolio (chitarre elettriche, acustiche, chitarra midi, basso,
tastiera), fedele scudiero di tutte le campagne musicali di
Baglioni, John Giblin (basso, contrabbasso elettrico, contrabbasso
acustico, violoncello), Gavin Harrison (batteria, batteria
elettronica, percussioni, basso, tastiere), Roberto Pagani
(pianoforte, organo hammond, tastiere, vibrafono, clarinetto,
sax contralto, fisarmonica) e Pio Spiriti (violino, tastiere,
chitarra acustica, fisarmonica, mandolino). Una formazione
dinamica, che supera con leggerezza la rigidità del
“gruppo” e fa dello scambio di ruoli un punto
di forza.
Della performance abbiamo apprezzato il tentativo, non facile,
di uscire dal canto omogeneizzato che colonizza le radio e
i vari festival dei fiori. I brani in scaletta presupponevano
una grande estensione vocale, con intervalli di notevole difficoltà,
e la capacità di interpretare melodie intricate e intriganti.
I testi, invece, rappresentano, a nostro parere, la parte
meno istintiva di Baglioni: verrebbe da pensare che il cantautore
romano, ultracinquantenne, brizzolato (e laureato in architettura),
abbia iniziato, negli anni sessanta, a scrivere per la musica,
con parole che si limitassero ad assecondare le note, e abbia
avvertito solo in seguito l’esigenza di esprimere significati.
Spinto, forse, da quella paura di essere banali che alberga
in ogni artista. Al di là dei giudizi personali, è
certo che ogniqualvolta che si andrà a riflettere sulla
cultura e sul costume del novecento musicale italiano non
si potrà prescindere dalle sue canzoni, patrimonio
di ciò che rimarrà. Purtroppo o per fortuna.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
La
Gazzetta di Caserta, 24 luglio 2004
Antenne e inquinamento,
attacco ambientalista
RECALE
– Il dibattito pubblico sull’inquinamento elettromagnetico
e sul regolamento comunale per le stazioni radio–base,
che si è tenuto martedì 20 luglio su iniziativa
della nostra associazione, ha registrato una valutazione assai
critica nei confronti dello strumento normativo adottato a
marzo dal consiglio comunale e l’urgenza di effettuare
modifiche sostanziali che lo rendano un dispositivo efficace
per la tutela della salute dei cittadini. Numerose e puntuali
proposte sono state avanzate dai cittadini, dai rappresentanti
delle associazioni, dei circoli e dei partiti politici locali.
Raccogliendo le indicazioni contenute negli intervenuti, tenendo
conto anche della disponibilità manifestata dall’assessore
delegato Antimo Argenziano, anch’egli presente, Cruna
si è fatta carico di formalizzare le richieste emerse
dal dibattito e le ha inviate questa mattina al sindaco Americo
Porfidia, nella speranza che il consiglio comunale del 27
luglio le faccia proprie. Poiché il primo impianto
presente sul nostro territorio è stato collocato alle
spalle del filare di pini mediterranei che punta verso la
Torre, ed è recente il caso in cui uno splendido esemplare
di conifera si è ammalato, un monitoraggio dello stato
di salute di quelle piante è un obbiettivo minimo di
salvaguardia ambientale e rappresenta anche un primo punto
di riferimento per una politica di tutela della salute umana.
Occorre generalizzare a tutti gli impianti l’obbligo
di localizzazione nell’area appositamente individuata
nel regolamento, cancellando la distinzione, introdotta surrettiziamente,
tra “impianti preesistenti” e “nuovi impianti”.
Una simile distinzione rappresenta un insulto al buon senso,
in quanto porterebbe a concludere che i rischi sanitari riguardano
esclusivamente le “nuove antenne” e introduce
una illegittima disparità di trattamento tra i gestori
“storici”, comodamente insediati in pieno centro,
e i loro concorrenti che dovrebbero accontentarsi di una collocazione
periferica. Bisogna reintrodurre l’obbligo della distanza
minima dalle aree sensibili. Anche quest’obbligo dovrà
essere necessariamente esteso a tutti gli impianti presenti
sul territorio, senza fare distinzioni fra vecchi e nuovi.
Occorre prevedere che entro un ragionevole lasso di tempo
(massimo 30 giorni) i gestori debbano adeguare tutti gli impianti
alle disposizioni del regolamento. Qualora entro tale termine
non fosse stata effettuata la delocalizzazione nell’area
individuata, il sindaco dovrà disporre, con un’apposita
ordinanza, l’immediata disattivazione delle stazioni
radio–base non a norma. Bisogna sostituire i controlli
“una tantum” con un sistema di rilevazione continua
(24 ore su 24, 365 giorni l’anno) dei valori di campo
nelle aree sensibili, da installare a carico dei gestori e
a cura della Facoltà di Scienze Ambientali della Seconda
Università di Napoli, che consenta di tenere costantemente
sotto controllo l’effettiva entità dell’esposizione
derivante dal cumulo dei diversi segnali nella stessa zona.
Occorre prevedere su ogni impianto la presenza di un dispositivo
automatico che interrompa istantaneamente le emissioni nel
caso in cui queste superino i valori massimi consentiti per
legge.
La
Gazzetta di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 24 luglio 2004
Elettrosmog: ecco la
ricetta di Cruna
RECALE
– Il dibattito pubblico sull’inquinamento elettromagnetico
e sul regolamento comunale per le stazioni radio–base,
che si è tenuto martedì 20 luglio su iniziativa
della nostra associazione, ha registrato una valutazione assai
critica nei confronti dello strumento normativo adottato a
marzo dal consiglio comunale e l’urgenza di effettuare
modifiche sostanziali che lo rendano un dispositivo efficace
per la tutela della salute dei cittadini. Numerose e puntuali
proposte sono state avanzate dai cittadini, dai rappresentanti
delle associazioni, dei circoli e dei partiti politici locali.
Raccogliendo le indicazioni contenute negli intervenuti, tenendo
conto anche della disponibilità manifestata dall’assessore
delegato Antimo Argenziano, anch’egli presente, Cruna
si è fatta carico di formalizzare le richieste emerse
dal dibattito e le ha inviate questa mattina al sindaco Americo
Porfidia, nella speranza che il consiglio comunale del 27
luglio le faccia proprie. Poiché il primo impianto
presente sul nostro territorio è stato collocato alle
spalle del filare di pini mediterranei che punta verso la
Torre, ed è recente il caso in cui uno splendido esemplare
di conifera si è ammalato, un monitoraggio dello stato
di salute di quelle piante è un obbiettivo minimo di
salvaguardia ambientale e rappresenta anche un primo punto
di riferimento per una politica di tutela della salute umana.
Occorre generalizzare a tutti gli impianti l’obbligo
di localizzazione nell’area appositamente individuata
nel regolamento, cancellando la distinzione, introdotta surrettiziamente,
tra “impianti preesistenti” e “nuovi impianti”.
Una simile distinzione rappresenta un insulto al buon senso,
in quanto porterebbe a concludere che i rischi sanitari riguardano
esclusivamente le “nuove antenne” e introduce
una illegittima disparità di trattamento tra i gestori
“storici”, comodamente insediati in pieno centro,
e i loro concorrenti che dovrebbero accontentarsi di una collocazione
periferica. Bisogna reintrodurre l’obbligo della distanza
minima dalle aree sensibili. Anche quest’obbligo dovrà
essere necessariamente esteso a tutti gli impianti presenti
sul territorio, senza fare distinzioni fra vecchi e nuovi.
Occorre prevedere che entro un ragionevole lasso di tempo
(massimo 30 giorni) i gestori debbano adeguare tutti gli impianti
alle disposizioni del regolamento. Qualora entro tale termine
non fosse stata effettuata la delocalizzazione nell’area
individuata, il sindaco dovrà disporre, con un’apposita
ordinanza, l’immediata disattivazione delle stazioni
radio–base non a norma. Bisogna sostituire i controlli
“una tantum” con un sistema di rilevazione continua
(24 ore su 24, 365 giorni l’anno) dei valori di campo
nelle aree sensibili, da installare a carico dei gestori e
a cura della Facoltà di Scienze Ambientali della Seconda
Università di Napoli, che consenta di tenere costantemente
sotto controllo l’effettiva entità dell’esposizione
derivante dal cumulo dei diversi segnali nella stessa zona.
Occorre prevedere su ogni impianto la presenza di un dispositivo
automatico che interrompa istantaneamente le emissioni nel
caso in cui queste superino i valori massimi consentiti per
legge.
Il
Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 19 luglio 2004
La locale sezione dell’Udc
si complimenta con Torrente.
Ma lancia frecciate ad Ommeniello
RECALE
– “Anche se l’Udc non sempre condivide le
scelte dell’amministrazione comunale, sente il dovere
di rendere plauso all’assessore alle politiche sociali
Vincenzo Torrente, il quale più volte si è distinto
suoi colleghi, dimostrando vera professionalità politica
e impegnandosi realmente per il bene della comunità”.
Così un comunicato diffuso dalla locale sezione. “La
legge “328” è nata per aiutare le fasce
più deboli, mettendo a disposizione, attraverso fondi
pubblici e privati, assistenza, sussidi, progetti e quant’altro
possa garantire al cittadino, perseguitato dalla sfortuna,
di vivere in modo dignitoso. Il nostro partito, attraverso
i suoi dirigenti sezionali, più volte si è reso
protagonista di critiche verso l’attuale amministrazione,
ma si è reso sempre disponibile a rendere plauso ai
politici locali di qualsiasi casacca quando essi lottano per
una giusta causa, come in questa circostanza. Naturalmente
rimangono sempre molti nodi da sciogliere: i rifiuti, nonostante
i nostri suggerimenti presentati al sindaco Americo Porfidia,
trovano ancora “albergo” nelle strade delle varie
zone di Recale, rendendo il paese sporco e squallido. L’autovelox
selvaggio, nonostante la contestazione di questo partito e
del componente del sindacato di polizia Lisipo, Giuseppe Raimondi,
si continua a punire, (nascondendosi nelle stradine) l’utente
della strada in modo non conforme al codice della strada,
codice che pone in primo piano la prevenzione e non la repressione.
Ed infine, le bollette sui rifiuti aumentate rispetto all’anno
precedente di circa 50%, aumento che trova il dissenso totale
di tutta la cittadinanza. A riguardo sarà presentato
nella mattinata la vertenza resa pubblica sabato, attraverso
la stampa. Concludendo, senza innescare ulteriori polemiche,
ci “scusiamo” con il vicesindaco Francesco Ommeniello,
il quale rendendo pubblico il suo “modesto” pensiero
ci ha fatto riflettere a tal punto da pensare che i vari consigli
comunali assistiti fino ad oggi non erano quelli svoltosi
a Recale, bensì in altre città, giustificando
finalmente il nostro dubbio circa la poca partecipazione dei
cittadini”.
Il
Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 17 luglio 2004
Palaia: “Vergognoso
aumento delle cartelle esattoriali”
RECALE
– “È vergognoso ciò che sta accadendo
in questi ultimi giorni, circa l’aumento delle cartelle
esattoriali inerenti alla nettezza urbana”. Così
l’Udc interviene, per bocca del suo segretario Sergio
Palaia, su uno degli argomenti di maggiore attualità.
“Infatti, numerosissimi cittadini si sono rivolti all’ufficio
preposto per lamentare lo sproporzionato aumento che addirittura
ha raggiunto il picchi del 50% rispetto le bollette recapitate
nell’anno precedente. Inutili sono valse le lamentele
dei malcapitati, che ancora una volta hanno trovato un “muro
di gomma”, perché gli addetti alla riscossione
si sono semplicemente limitati a dare risposte vaghe, affermando
che vi erano stati dei sensibili aumenti. Inefficace si è
dimostrato la disponibilità di qualche impiegato comunale
che suo malgrado non ha saputo dare spiegazioni in merito.
Quindi i cittadini, non avendo altri riferimenti per ottenere
chiarimenti, hanno scelto questa sede politica per esternare
il proprio dissenso. Pertanto, qualora l’aumento delle
bollette in vaglio dai nostri tecnici, risultasse ingiustificato,
visto la gravosa situazione avvenuta, questa sezione sarà
pronta ad indire una petizione popolare manifestando, nei
vari quartieri, con raccolte di firme, seguita da un atto
da presentare alle varie autorità competenti. Il sindaco
Americo Porfidia, ancora una volta, tratta il popolo recalese
come dei “sudditi”. Egregio primo cittadino, la
gente è stufa di questo modo di governare, chiede attraverso
l’Udc, maggior attenzione per l’interesse comune
senza dover rimettere sempre dalle proprie tasche, più
del dovuto. Ici per tutti, autovelox selvaggio, rifiuti alle
stelle. Questa Sezione si chiede: che altro bisogna inventarsi
al fine di riempire queste casse comunali? Che profondità
misura questo pozzo? Che altro ci riserva per il futuro? Concludendo
– chiede Palaia –, lei sa che a Recale la famiglia
ritenuta con reddito medio a stento riesce arrivare alla fine
del mese?
Il
Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 19 luglio 2004
Elettrosmog: un documento per gli amministratori
“Modificare il
regolamento per tutelare effettivamente i cittadini”
RECALE
– Alla vigilia dell’atteso incontro sul problema
elettrosmog, in programmazione per la giornata di domani,
l’associazione ambientalista Cruna, ha diffuso un nuovo
comunicato. “A diversi mesi dall’approvazione
– si legge –, dobbiamo constatare che il regolamento
sugli impianti per la telefonia cellulare del comune di Recale
non ha prodotto i risultati attesi, lasciando, anzi, immutate
le condizioni che avevano suscitato l’allarme e la protesta
dei nostri cittadini. Nella fase di elaborazione, sono state
formulate da più parti proposte, idee e indicazioni
che non hanno trovato accoglienza nel testo approvato dal
consiglio comunale. Verificata sul campo l’inefficacia
della normativa adottata, crediamo che sia giunto il momento
di recuperare queste proposte e di elaborarne ancora altre,
attraverso un confronto tra i cittadini e i soggetti politico–sociali
che operano nel nostro territorio. L’obbiettivo è
quello di elaborare, con il più largo consenso possibile,
una proposta organica da sottoporre ai nostri amministratori
con la richiesta di modificare il regolamento, affinché
esso diventi uno strumento davvero efficace di salvaguardia,
e di avviare finalmente un’azione amministrativa per
liberare il centro cittadino, e soprattutto le nostre scuole,
dalla minaccia che gli impianti radio-base rappresentano per
la salute collettiva. Per questi motivi – conclude il
documento diffuso dai soci dell’associazione ambientalista
–, invitiamo i cittadini all’incontro che si terrà
martedì 20 luglio, alle ore 20, nella sala della congregazione
della chiesa di Santa Maria Assunta, in via Municipio, gentilmente
concessaci dal parroco Claudio Nutrito”.
a.f.,
Il Giornale di Caserta
l’Unità
online, 15.07.2004
Consulta: incostituzionale
la Bossi-Fini
La
Bossi-Fini, la legge «contro» gli immigrati, tanto
tenacemente voluta e difesa da questa maggioranza, è
incostituzionale. Sono almeno due i punti dichiarati incostituzionali
dai giudici della Corte costituzionale: quello laddove si
prevede che l'immigrato possa essere espulso dopo essere comparso
davanti a un giudice per la convalida del provvedimento senza
contraddittorio e senza garanzie di difesa e quello che prevede
l’arresto obbligatorio dell’immigrato che non
abbia ottemperato all’ordine di espulsione.
Per
la Consulta la Bossi-Fini viola due principi costituzionale:
secondo la Consulta la legge viola l'articolo 3 della Costituzionale
che sancisce l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge
e l'articolo 13 che legittima l'adozione da parte dell'autorità
amministrativa di provvedimenti che incidono sulla libertà
personale solo in casi eccezionali di necessità e urgenza.
È
«irragionevole», secondo la Consulta, disporre
misure coercitive che «possono essere applicate solo
quando si procede per un delitto» e in particolare per
i delitti per i quali la legge prevede pene gravissime come
«l'ergastolo». La Bossi-Fini, quindi, va oltre
le sue intenzioni repressive e compara il non rispetto dell'ordine
del questore di lasciare il territorio italiano a un reato
grave.
La
pronuncia della Corte è un'altra tegola che cade sul
governo. La Bossi-Fini costituiva il perno della politica
di sicurezza voluta dal governo. Invece è stata bocciata.
Unanime
soddisfazione da parte delle opposizioni. «Dopo l'ennesima
picconata alla Bossi-Fini - dice Livia Turco dei Ds - il governo
prenda atto del fallimento della legge». Per Pecoraro
era «indispensabile» abrograre il provvedimento.
Infine Ermete Realacci cita Bertold Brecht: «C'è
ancora un giudice a Berlino».
Ma
non è dello stesso avviso il leghista Dussin, che arriva
a dire che «la magistratura conta più del Parlamento»
e che la sentenza «è irreale». Invece La
Russa nasconde la sconfitta, l'ennesima incassata in questi
giorni. E parla di sentenza «prevista».
La
pronuncia della Corte arriva giusto prima di una manifestazione
contro la legge Bossi-Fini, promossa da un ampio cartello
di associazioni antirazziste e ong, con la partecipazione
di alcuni partiti della sinistra. La manifestazione si terrà
a Roma, giovedì 15 luglio con concentramento alle 16
in piazza Cavour. Parole d'ordine: sanatoria contro l'inumana
legge Bossi-Fini e per lo meno semplificazione delle procedure
di regolarizzazione degli immigrati.
L'appello
parte dal caos che si sta riversando in questi giorni nelle
questure di tutta l'Italia. Le questure, organi preposti a
concedere il permesso di soggiorno, lasciano le persone che
ne fanno richiesta in attesa per più di un anno (mediamente)
per poi concedere un permesso la cui validità varia
da sei mesi ad un anno. Non appena ottenuto l‘agognato
permesso, bisogna riaffrontare le trafile per il rinnovo che
sarà sempre di breve durata poiché i contratti
di lavoro, indispensabili per la concessione del permesso,
sono brevi a causa della, tanto esaltata, flessibilità
del lavoro.
red,
da
l’Unità online
L’Unità,
15.07.2004
Padre Giorgio Poletti:
«Ed ora, in nome del Vangelo, abolite quella legge»
«Per
noi era già chiaro che questa legge non tutelava i
diritti delle persone. Averne sancito l’incostituzionalità,
rafforza le nostre ragioni e le nostre battaglie».
A
parlare così è Padre Giorgio Poletti, il comboniano
di Castelvolturno che si batte da tempo contro la Bossi-Fini.
Mentre lo raggiungiamo al telefono, si trova a Caltanissetta,
a sostenere le ragioni dei 37 nordafricani della Cap Anamur.
«E chiaro che ora con questa sentenza la Corte costituzionale,
ha aperto delle falle grosse nella Bossi-Fini – dice
sempre padre Giorgio - è stato assurdo prevedere che
l’immigrato senza permesso potesse essere espulso dal
nostro Paese senza le garanzie della difesa. Abbiamo sempre
denunciato l’incostituzionalità della legge laddove
prevedeva l'arresto obbligatorio in flagranza di reato per
lo straniero che, senza giustificato motivo, non abbia rispettato
l'ordine del questore di lasciare il territorio nazionale
entro cinque giorni. Uno in cinque gironi non può organizzarsi
per sostenere un viaggio di ritorno così avventuroso,
dopo che si ritrova in una terra straniera senza soldi, senza
alcun aiuto, e spesso senza avere neanche le forze fisiche
per andarsene. Per quanto ci riguarda siamo sempre stati dichiaratamente
contro la legge Bossi-Fini, come missionari, in nome del Vangelo
e in nome degli ultimi e perciò abbiamo sostenuto anche
l’obiezione di coscienza. Questa legge appartiene ad
una visione anacronistica della storia, di altri tempi, espressione
di una politica repressiva e meschina che tende a difendere
gli interessi di una parte politica che rivendica diritti
assurdi a scapito del mondo dell’immigrazione».
E ancora. «Come cristiani – aggiunge il padre
comboniano - non dobbiamo avere questa visione della vita.
Per noi resta fondamentale la prima accoglienza, come uomini
e come cristiani. E’ la nostra missione e non possiamo
fare a meno di aiutare i nostri fratelli immigrati. Ora la
Corte costituzionale ha aperto qualche squarcio nell’ideologia
del rifiuto dell’altro, nei confronti di colui che viene
considerato diverso, ma credo anche che la cosa non sia finita
qui e non bisogna fermarsi fino a quando non verranno aboliti
anche i CPT. L’ipocrisia e l’interesse, spesso
economico, producono un mondo opaco dove tutto è possibile,
dove i valori autentici sono messi da parte in nome di interessi
sordidi e meschini. L’attuale governo pur composto da
persone certamente cattoliche è però espressione
di un’ideologia di mercato che non rispetta certamente
la persona umana nei suoi diritti fondamentali e come tale
è sottoposto al giudizio del Vangelo».
Raffaele
Sardo, da l’Unità
Il
Giornale di Caserta, 10 luglio 2004
Elettrosmog, martedì
20 dibattito pubblico
RECALE
– Cruna non si arrende e contro il disinteresse, l’immobilismo,
l’apatia, mostrati dal sindaco Americo Porfidia e da
tutti gli amministratori comunale sul problema dell’inquinamento
elettromagnetico a Recale sta organizzando un dibattito pubblico.
L’incontro è stato fissato per martedì
20 luglio, alle 20, e si terrà nella sala congregazione
della chiesa di Santa Maria Assunta di via Municipio, messa
a disposizione dal parroco Claudio Nutrito. Al dibattito saranno
invitati i cittadini, tutti i partiti politici (senza nessuna
distinzione), le associazioni e i circoli che a vario titolo
operano sul territorio. “Fra due mesi le scuole riaprono
i battenti – ricordano i membri dell’associazione
ambientalista –, chi ci amministra ha sessanta giorni,
non sono pochi, per mettere gli studenti al riparo dalla minaccia
delle due antenne presenti a Recale, entrambe situate a pochi
passi da edifici scolastici. Se vogliamo che i nostri ragazzi
possano affrontare con serenità e in sicurezza il nuovo
anno scolastico, questo è il momento giusto per dare
una risposta alla richiesta di togliere gli impianti da Recale
avanzata da tutta la cittadinanza. Il regolamento comunale
per le antenne, così come avevamo pronosticato, si
è rivelato del tutto inefficace: è incredibile
che dopo tanti mesi non siano stati fatti neanche quei controlli,
minimi e del tutto insufficienti, che prevedeva. Chiediamo
che testo ritorni con urgenza in consiglio comunale per essere
modificato. Bisogna inserire di nuovo l’obbligo di una
distanza minima di almeno duecento metri tra gli impianti
e le aree sensibili, soprattutto le scuole. Occorre prevedere
strumenti efficaci e continui di controllo delle emissioni.
È necessario interrogarsi su una strategia che ci porti
a non dover subire gli effetti negativi delle onde elettromagnetiche.
Verso questi obiettivi è indirizzato il dibattito del
20 luglio. Ringraziamo don Claudio – concludono i membri
dell’associazione ambientalista – per la disponibilità.
La sua vicinanza ci incoraggia”. Il sacerdote è
stato tra i primi a prendere posizione contro l’impianto
di via Roma. A natale una sua omelia in piazza Matteotti fece
molto scalpore.
Il
Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 10 luglio 2004
Raccolta differenziata:
documento dell’Udc al sindaco Porfidia
RECALE
– Il segretario dell’Udc Sergio Palaia, unitamente
ai dirigenti della sezione di via Santissimo Salvatore, nella
serata di mercoledì, dopo aver esaminate le varie proposte
dei cittadini per arginare le disfunzioni del servizio di
raccolta differenziata, ha stilato un documento che è
stato presentato al sindaco Americo Porfidia. “Come
anticipato qualche giorno fa dal vostro giornale – chiarisce
lo stesso Palaia –, il testo contiene una serie di suggerimenti
che, se applicati correttamente, potrebbero risolvere in modo
definitivo il problema dei sacchetti depositati all’interno
delle abitazioni. È doveroso, innanzitutto, ringraziare
i cittadini, ai quali va riconosciuto pazienza, serietà
ed un enorme spirito di collaborazione. Chiaramente, non essendo
l’Udc ad amministrare questo paese, non possiamo ritenerci
soddisfatti fino a quando l’amministrazione comunale
non deciderà di mettere in pratica i nostri suggerimenti.
In sostanza – prosegue Palaia – noi chiediamo
di proseguire con la raccolta differenziata con il sistema
“porta a porta”, ma di localizzare almeno tre
aree riservate e recintate per raccogliere con gli adeguati
contenitori i rifiuti differenziati; di stabilire, attraverso
un’ordinanza sindacale, gli orari per depositare i sacchetti
di rifiuti differenziati; e, infine, di vigilare, nelle fasce
orarie stabilite, le operazioni di deposito dei rifiuti e
gli spazi destinati per i contenitori, al fine di prevenire
eventuali disfunzioni. In attesa che l’amministrazione
decida di prendere in considerazione le proposte presentate,
chiediamo ai cittadini un ulteriore sacrificio, precisando,
ancora una volta, che l’obbiettivo non è di distruggere
il progetto, ma di migliorarlo il più possibile. Speriamo
– conclude Palaia – che si arrivi ad una risoluzione
prima della pausa estiva”.
Il
Giornale di Caserta
Il
Corriere di Caserta, 9 luglio 2004
Appello alle istituzioni: modificate il regolamento comunale
Antenne vicino le scuole:
furiosi gli ambientalisti
Il Comitato Cruna lancia un volantino al vetriolo
Il
problema delle anyenne da smantellare presenti sul territorio
ritorna ad impegnare l'attività del comitato per l'ambiente
Cruna, di cui è presidente Antonio Lasco. Cruna, come
anche l'altra associazione Aria, non si dà per vinta
nell'iniziativa volta a sollecitare gli amministratori. Anche
stavolta ci si è attivati con un nuovo volantino, "Sessanta
giorni": questo il titolo, che va in riferimento allo
scorcio estivo che separa dalla riapertura delle scuole (...)
cdp,
dal Corriere di Caserta
Comunicato
Stampa, 9 luglio 2004
Sessanta giorni
Fra
due mesi le scuole riaprono i battenti, chi ci amministra
ha sessanta giorni, non sono pochi, per mettere gli studenti
al riparo dalla minaccia delle due antenne presenti a Recale,
entrambe situate a pochi passi da edifici scolastici. Se vogliamo
che i nostri ragazzi possano affrontare con serenità
e in sicurezza il nuovo anno scolastico, questo è il
momento giusto per dare una risposta alla richiesta di togliere
gli impianti da Recale avanzata da tutta la cittadinanza.
Il regolamento comunale per le antenne, così come avevamo
pronosticato, si è rivelato del tutto inefficace: è
incredibile che dopo tanti mesi non siano stati fatti neanche
quei controlli, minimi e del tutto insufficienti, che prevedeva.
Chiediamo che testo ritorni con urgenza in consiglio comunale
per essere modificato. Bisogna inserire di nuovo l’obbligo
di una distanza minima di almeno duecento metri tra gli impianti
e le aree sensibili, soprattutto le scuole. Occorre prevedere
strumenti efficaci e continui di controllo delle emissioni.
È necessario interrogarsi su una strategia che ci porti
a non dover subire gli effetti negativi delle onde elettromagnetiche.
Verso questi obiettivi è indirizzato il dibattito pubblico
che la nostra associazione sta organizzando per martedì
20 luglio, alle 20. L’incontro si terrà nella
sala congregazione della chiesa di Santa Maria Assunta di
via Municipio, gentilmente offerta dal parroco Claudio Nutrito.
Al dibattito saranno invitati i cittadini, tutti i partiti
politici (senza nessuna distinzione), le associazioni e i
circoli che a vario titolo operano sul territorio. Ringraziamo
don Claudio per la disponibilità: la sua vicinanza
ci incoraggia!
CRUNA,
9 luglio 04
L’Unità,
9 luglio 2004
Nella terra della camorra,
torna la caccia all'immigrato
CASAL
DIPRINCIPE. «L’ultima vittima, in ordine di tempo
è una giovane donna ucraina che aveva il solo torto
di trovarsi a girare in bicicletta in un giorno sbagliato
e in un posto sbagliato. Due ragazzi in motorino l’avvicinano,
una spinta e lei cade dalla bici e finisce sul marciapiede.
Risultato: la frattura del coccige. Avrà conseguenze
per tutta la vita». A raccontare questo ennesimo episodio
di pura e semplice violenza, è Renato Natale, medico,
ex sindaco diessino di Casal di Principe e responsabile di
un’associazione di medici volontari Jerry Masslo , che
assiste gli immigrati da più di dieci anni,
E' lui che raccoglie queste testimonianze e non è la
sola. «A volte usano solo schiaffi e pugni, a volte
mazze di ferro. Vittime per lo più ragazze dell’est,
giovani immigrate, che lavorano come donne di servizio, ma
anche le ragazze che si prostituiscono, a volte invece ragazzi
di colore che si ritirano dal lavoro nei campi. Insomma i
più deboli».
Gli aggressori sono per lo più ragazzi, diversi dei
quali sono propri figli di chi in questi territori l’ha
fatta da padrone per anni: i camorristi. Sicuramente si sentono
impuniti e cercano di imporre le loro regole di comportamento.
Arrivano sulla moto, si muovono in gruppi compatti e colpiscono
quando meno te lo aspetti.
«E’ da più di sei mesi – ci dice
Renato Natale - che questi episodi accadono con una certa
frequenza. Purtroppo le vittime non vogliono denunciare questi
fatti perché hanno paura. Anche perché molti
che subiscono le aggressioni sono senza permesso di soggiorno.
Potremmo farlo noi quando ce li raccontano. Ma abbiamo grosse
difficoltà a presentare una denuncia circostanziata:
per prima cosa perché gli interessati negherebbero,
e poi perché una denuncia potrebbe ledere gli interessi
dei nostri assistiti, mettendo in discussione il loro, e soprattutto
di altri come loro, diritto alla cura. Quei pochi che provano
a denunciare ai carabinieri spesso vengono anche trattati
con una certa sufficienza. Perché qui, in terra di
camorra, nessuno ha voglia di approfondire episodi che riguardano
ragazzini. Eppure fermarli in tempo equivarrebbe ad impedire
che certi comportamenti di violenza si consolidino nel tempo
alimentando una cultura di illegalità. Una cultura
che sta cambiando, anche se faticosamente. Ci sono dei progetti
in corso che stiamo realizzando con la cooperativa Solesud
che vede coinvolti circa 250 ragazzi. E’ una ludoteca
multietnica che vede partecipare anche tantissimi bambini
figli di extracomunitari. A loro stiamo insegnando la cultura
della tolleranza. Ma questo è un discorso che inciderà,
speriamo, sulle future generazioni”.
Ora, invece, molti hanno paura a camminare da soli. C’è
chi cerca di difendersi come può. Un giovane extracomunitario
qualche settimana fa ha tirato fuori il coltello per mandare
via il branco di ragazzi che voleva malmenarlo. «La
cosa che colpisce ancora di più – afferma Natale
– è che anche le istituzioni sembrano sottovalutare
questo fenomeno. Poi se ci scappa la disgrazia arriveranno
tutti a versare lacrime di coccodrillo. Accadde così
– ricorda ancora Natale – anche nell’agosto
dell’89, quando a pochi chilometri da qui, a Villa Literno,
alcuni balordi assassinarono Jerry Masslo, un rifugiato politico
sudafricano che lavorava nei campi raccogliendo pomodori.
Lo assassinarono dopo averlo derubato di pochi soldi».”
Raffaele
Sardo, da
l’Unità
Il
Giornale di Caserta, 8 luglio 2004
Palaia: “Gli
autovelox devono essere ben visibili”
RECALE – Dopo le cartelle “pazze” dell’Ici
e le disfunzioni del servizio di raccolta differenziata, la
sezione locale dell’Udc pone sotto accusa anche l’utilizzo
dell’autovelox di via Marianna Gadola. “In perfetta
sintonia con il comitato di sicurezza della sezione di Recale
– dichiara il segretario Sergio Palaia – e dopo
aver incontrato il dirigente del Libero Sindacato di Polizia
Giuseppe Raimondi, il quale ha fornito delucidazioni preziose
circa la corretta interpretazione del codice della strada
e il più idoneo utilizzo dei rilevatori di velocità,
il partito dell’Udc disapprova nella maniera più
assoluta i metodi recentemente adottati dalla polizia municipale
per punire gli utenti della strada. Il comandante Monaco dovrebbe
scegliere misure di prevenzione e non di repressione nei confronti
dei cittadini. Occorre certamente ammonire coloro i quali
non rispettano le norme, ma bisogna farlo, evitando, ad esempio,
di occultare gli uomini e i mezzi dietro i cespugli di qualche
stradina secondaria di via Marianna Gadola. I rilevatori di
velocità – prosegue Palaia –, e qui ci
rivolgiamo al sindaco Americo Porfidia e all’assessore
alla viabilità Domenico Di Maio, non sono macchine
per fare soldi, ma strumenti di dissuasione contro l’alta
velocità. Riteniamo che gli agenti, le pattuglie e
gli eventuali dispositivi fotografici debbano essere visibili,
solo così l’automobilista può rendersi
conto della loro presenza e moderare l’andatura. Al
contrario, nascondersi dietro le siepi è sinonimo di
repressione, un atteggiamento che non aiuta a prevenire le
disgrazie, perché l’automobilista indisciplinato
si rende conto di aver messo a repentaglio sé stesso
e gli altri solo quando è ormai troppo tardi. Se questi
comportamenti non cambieranno – conclude Palaia –,
l’Udc utilizzerà tutti i mezzi a sua disposizione
per sensibilizzare le varie autorità provinciali, affinché
siano adottati i giusti criteri circa la vera prevenzione
in materia di sicurezza stradale”.
r.f., Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 8 luglio 2004
Raimondi: un metodo
fortemente avversato dal sindacato di polizia
RECALE – Sulla questione interviene anche Giuseppe Raimondi,
dirigente provinciale del Libero Sindacato di Polizia. “Sono
mesi ormai – afferma Raimondi – che questa organizzazione
critica il metodo che adotta la polizia municipale di molti
comuni circa l’utilizzo dei dispositivi di rilevazione
della velocità. Condivido le perplessità espresse
dal segretario dell’Udc di Recale, Sergio Palaia, quando,
nella riunione svoltasi ieri mattina presso la sezione cittadina,
ha affermato che il controllo della velocità deve essere
finalizzato solo alla prevenzione e non alla repressione.
Di fatto, già in altre occasioni il segretario generale
nazionale del Lisipo Antonio de Lieto ha esortato le amministrazioni
locali ad usare criteri più idonei. Il controllo della
velocità non deve servire per arricchire le casse,
come in questo caso, del municipio di Recale, bensì
a ridurre il rischio di incidenti che negli ultimi mesi in
via Gadola sono in crescente aumento. Invito – conclude
Raimondi – il comandante della polizia municipale a
prendere in considerazione quanto affermato da Palaia e ad
intervenire nel più breve tempo possibile, affinché
la pattuglia e gli operatori siano ben visibili, nel rispetto
del legislatore che pone in primo piano la tutela del cittadino
e usa il termine prevenzione e non repressione”.
r.c. Il Giornale di Caserta
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