| Il
Giornale di Caserta, 30 ottobre 2003
Margherita incredula per l’addio
di Gadola
RECALE
– Le clamorose dichiarazioni di Ovidio Gadola (“Devo
amaramente prendere atto del fatto che sia stata la Margherita
ad abbandonare me, e da tempo”), rilasciate ieri al
nostro giornale, hanno presto raggiunto i quattro angoli della
politica cittadina. Sorpresa è emersa dello schieramento
di centrodestra, incredulità e sbigottimento, da quello
di centrosinistra. Nessuno dei suoi compagni di partito, da
Giuseppe Lasco, che con Gadola rappresenta il movimento di
Francesco Rutelli in consiglio comunale, ad Angelo Racioppoli
e Osvaldo Argenziano, si è ancora espresso su un divorzio
che sembra inevitabile. Tutto questo alla vigilia delle “convention”
locali, dalle quali fuoriusciranno i delegati al primo congresso
provinciale che si celebrerà l’8 novembre. Si
ha quasi la sensazione che Gadola abbia maturato in solitudine
questa scelta o che le sue manifeste intenzioni non siano
state prese sul serio. Da qui discenderebbe la coltre di silenzio
e di imbarazzo che si è formata in seguito alle sue
rivelazioni. Alla base di un addio sempre più imminente,
l’amara considerazione di sentirsi trascurati dai vertici
provinciali e regionali del centrosinistra: “Dal 1997
al 2002 sono stato sindaco della coalizione; nel 1998, come
candidato alla Regione, ho portato qualcosa come quattromila
voti ad Antonio Bassolino. Eppure, nonostante siano nate innumerevoli
commissioni e siano stati affidati decine di incarichi, nessuno
si è più ricordato del notevole contributo fornito
dal sottoscritto”. Al di là delle nomine cosiddette
strumentali, Gadola ha anche denunciato l’indifferenza
mostrata da Sandro De Franciscis (oggi deputato dell’Udeur)
e da Pierino Squeglia, coordinatore provinciale della Margherita,
rispetto alle sue battaglie legali contro Americo Porfidia
su temi come l’ineleggibilità dello stesso Porfidia,
il piano regolatore generale e la gestione economica dell’ente.
L’ex primo cittadino non ha ancora ufficializzato la
sua nuova posizione, sappiamo tuttavia che egli sta frequentando
le riunioni del “Patto dei liberaldemocratci”,
un movimento costituito da Mario Segni nel giugno scorso e
che nella zona ha come referente Giovanni di Carluccio di
Marcianise. Questo soggetto politico si pone in antitesi alla
sinistra, ma si differenzia anche dalla Casa delle Libertà.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 29 ottobre 2003
Gadola: imminente l’addio
alla Margherita
RECALE
– Alla vigilia del primo congresso provinciale della
Margherita sta per consumarsi un clamoroso addio: quello di
Ovidio Gadola. Il portavoce di uno dei circoli rutelliani
parla di un divorzio ormai inevitabile. E come in tutti i
matrimoni che si rispettano a determinarne la fine è
un tradimento: quello che i vertici del partito avrebbero
consumato ai danni dell’ex sindaco della città.
“Sono stato tra i pionieri del centrosinistra a Recale
–ricorda Gadola–, quando, anni or sono, da democristiano
diedi vita, unitamente ai comunisti, alla lista “La
Torre”. Da allora sono stato sempre fedele agli ideali
della coalizione, tanto è vero che dal 1997 al 2002
sono stato sindaco del centrosinistra e nel 1998, in qualità
di candidato alla Regione, ho portato qualcosa come quattromila
voti ad Antonio Bassolino. Evidentemente però c’è
chi ritiene che alcuni debbano sempre e solo dare ed altri
sempre e solo ricevere. Nonostante infatti siano nate innumerevoli
commissioni e siano stati affidati decine e decine di incarichi
di prestigio, nessuno si è mai più ricordato
del notevole contributo fornito dal sottoscritto. E la storia
si ripete e di questo passo rischia di durante all’infinito.
Anche adesso che si avvicina il congresso della Margherita
io e i miei siamo stati chiamati ancora una volta a dare.
Sarei pronto –precisa Gadola–, se avessi almeno
ricevuto, o avvertito, un minimo di solidarietà politica
allorquando mi sono ritrovato, ovviamente a mie spese, a ricorrere
al tribunale amministrativo contro alcuni provvedimenti dell’attuale
maggioranza e per l’ineleggibilità del sindaco
Americo Porfidia. Mi sono battuto e continuerò a battermi
per la legalità, per il piano regolatore, affinché
i cittadini e non solo i miei elettori, che considero come
la mia famiglia, abbiamo un futuro migliore. In queste battaglie
mi sono sempre trovato solo, senza alcun supporto del partito,
del quale, con grande entusiasmo, sono entrato a far parte.
Mi è capitato di rivolgermi al deputato del mio collegio,
ma Sandro De Franciscis di lì a poco è passato
nell’Udeur. Ho bussato ad altre porte, ma al di là
di una gentilezza di facciata non ho trovato altro. Ritengo
quindi che ce ne sia abbastanza per dire basta! E voglio sottolineare
–conclude Gadola– che questo momento di profonda
riflessione nasce non per mia volontà, in quanto devo
amaramente prendere atto del fatto che è stata la Margherita
ad abbandonare me, e da tempo”. L’ex primo cittadino
non lo dichiara apertamente, ma fonti attendibili parlano
della nascita di una nuova formazione liberaldemocratica,
di cui Gadola sarebbe uno dei fautori, accanto a esponenti
politici come Giovanni di Carluccio di Marcianise.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 25 ottobre 2003
Antenna Omnitel, Porfidia:
“Solo veleni e attacchi!”
RECALE – “Una nuova campagna di veleni e di attacchi
politici in questi giorni è stata mossa nei confronti
dell’amministrazione comunale, ma i fatti e le date,
ancora una volta, mi aiuteranno a ristabilire la realtà”.
Esordisce così il sindaco Americo Porfidia in una nota
diffusa nella mattinata di ieri, a proposito dell’istallazione
di un’antenna di telefonia Omnitel–Vodafone sui
tetti di un palazzo del centro storico. “È vero
–prosegue– che il 7 marzo del 2002 alla società
è stato negato il permesso di impiantare il ripetitore,
è altrettanto vero però che il mio predecessore,
Ovidio Gadola, e la sua giunta non si sono poi adoperati per
dotare Recale di un regolamento che evitasse spiacevoli problemi.
Eppure il tempo a disposizione c’era: dal 13 dicembre
del 2001, data della richiesta di concessione, fino al 9 maggio
del 2002, giorno in cui la Omnitel, non rassegnatasi al diniego
dell’ufficio tecnico, si è rivolta al tribunale
amministrativo regionale. Altra grave omissione –precisa–
è la mancata costituzione in giudizio dell’ente
per tentare una qualche difesa. Non contento, Gadola non mi
ha mai fatto nessuna consegna o comunicazione in merito a
questa vertenza così delicata. Il 19 giugno del 2002
il Tar ha esaminato il ricorso e ha chiesto chiarimenti. Pochi
mesi più tardi, il 7 agosto, ha accolto la richiesta
della Omnitel, motivando la sospensione con il fatto che nessuna
iniziativa circa la redazione di un piano di recupero del
centro storico era stata intrapresa dall’amministrazione
comunale. Solo un regolamento approvato da Gadola avrebbe
consentito quindi di istituire parametri e norme di sicurezza.
Per il futuro –conclude– l’attuale amministrazione
sta prendendo le giuste precauzioni: ha incaricato l’assessore
all’edilizia privata Antimo Argenziano di stilare un
piano per evitare che altre società di telefonia possano
istallare ovunque le loro antenne”.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 25 ottobre 2003
Landolfo: “Il
riequilibrio è anomalo e va inviato alla corte dei
conti”
RECALE
– La lite verbale scoppiata martedì tra il presidente
del consiglio comunale Bartolomeo Rossi e il consigliere di
minoranza Giuseppe Lasco ha distolto l’attenzione dell’opinione
pubblica dagli argomenti in discussione quella sera. Il parlamento
cittadino, nonostante tutto, è riuscito ad approvare
il regolamento della consulta per l’ambiente e il riequilibrio
di bilancio. Su quest’ultimo tema ci ha chiesto di intervenire
Vincenzo Landolfo. “Vorrei innanzitutto esprimere –ha
esordito– solidarietà all’amico e collega
di minoranza Giuseppe Lasco per l’attacco personale,
oltre che politico, che ha subito nel corso dell’ultima
adunanza consiliare. Quanto al riequilibrio, la manovra contabile
approntata dalla maggioranza era e resta “anomala”.
Nulla si è detto in aula sullo stato di attuazione
dei programmi e nessuna analisi è stata effettuata
sulle previsioni di entrate e di spese della gestione di competenza.
Da una verifica da noi effettuata esiste uno squilibrio di
circa 630 milioni di lire (326.045,00 euro, ndr). Se anziché
gestire un ente pubblico questi signori stessero a capo di
una società privata potrebbero essere incriminati per
falso in bilancio. La ratifica del riequilibrio, poi, giungendo
prima di quella del conto consuntivo, è inefficace:
al momento infatti non è possibile verificare se il
consuntivo si chiuderà con un avanzo o con un disavanzo.
Quindi lo spirito e la “ratio” dell’art.
193 del Testo unico sono stati completamente ignorati. Come
se non bastasse –ha aggiunto–, la maggioranza
ha simultaneamente approvato, accanto al riequilibrio, il
riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio, contravvenendo
all’art. 194, che stabilisce invece che gli enti devono
riconoscere singolarmente i debiti, per dare la possibilità
a tutti i consiglieri comunali di esprimere una valutazione
obiettiva e trasparente. Perché si opera in questo
modo? Si vogliono nascondere delle responsabilità?
Oppure ci troviamo di fronte a una classe politica che non
conosce le regole? La nostra risposta è che sono veri
entrambi i dubbi. Siamo dinanzi a degli incapaci che vogliono
fare i furbi. Anche stavolta dunque –così ha
concluso– siamo stati costretti a rivolgerci agli organi
di controllo e abbiamo chiesto al segretario comunale di predisporre
una formale denuncia da inviare alla procura della corte dei
conti”. Sarebbe interessante capire perché, se
il riequilibrio è “anomalo”, i revisori
abbiano espresso parere favorevole.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Fuori
Tema, 24 ottobre 2003
Ricorsi su piano regolatore
e bilancio di previsione, il giudice amministrativo respinge
la richiesta di sospensiva
RECALE
– Dopo la sconfitta maturata all’inizio della
legislatura sul terreno dell’ineleggibilità del
sindaco Americo Porfidia, i gruppi consiliari dell’Ulivo
incassano un’altra batosta giudiziaria. Il tribunale
amministrativo regionale ha respinto la richiesta di sospensione
dell’efficacia dei due atti deliberativi oggetto dei
ricorsi presentati dai capigruppo di minoranza Filiberto Gianoglio
e Ovidio Gadola. Alla base dell’istanza di sospensione
della delibera del consiglio provinciale relativa allo strumento
urbanistico, secondo i ricorrenti, era palese il danno provocato
dal ripristino del piano di fabbricazione. I legali di Gianoglio
e Gadola hanno fatto notare in sede dibattimentale come molti
soggetti, non appena il piano regolatore è stato bocciato,
si siano affrettati a richiedere concessioni edilizie che
potrebbero avere gravi ripercussioni sull’assetto urbanistico
della cittadina. A suffragare, invece, la richiesta di sospensione
della delibera del consiglio comunale sul bilancio, gli avvocati
hanno rilevato che, nell’ipotesi in cui ci dovesse essere
una pronuncia favorevole, occorrerebbe procedere ad una nuova
deliberazione per ratificare uno strumento contabile che con
tutta probabilità sarebbe diverso da quello vigente.
A questa motivazione si è aggiunta quella scaturente
dall’allontanamento coatto di Gianoglio esercitato dal
presidente Bartolomeo Rossi. Ebbene, in entrambi i casi il
giudice non ha ravvisato il danno grave ed irreparabile, unico
presupposto per concedere la sospensiva. Al Tar spetterà
comunque entrare nel merito ed esprimersi sull’annullamento
dei due atti deliberativi. Una sentenza che però non
è attesa in tempi rapidi.
FUORI
TEMA – Laboratorio di pensiero
Il
Giornale di Caserta, 24 ottobre 2003
Circolo combattenti, i simpatizzanti
invocano trasparenza
RECALE
– Le sezioni dell’Associazione nazione combattenti
e reduci possono istituire al loro interno gruppi di soci
simpatizzanti. Lo scopo è di creare un collegamento
con le varie componenti della società civile, comprese
le generazioni più giovani, per rafforzare la validità
e l’utilità della presenza dell’associazione.
In un futuro in cui, ci si augura, regni la pace fra i popoli
è naturale che spetterà a persone che non saranno
né combattenti e né reduci preservare la memoria
di quegli uomini che, pur di difendere la patria, sono stati
perseguitati, imprigionati, internati o addirittura hanno
perso la vita sul campo di battaglia. Questa premessa è
utile sia per chiarire, a prescindere dagli statuti e dai
regolamenti (destinati a mutare nel tempo), l’importanza
dei simpatizzanti e sia perché ci introduce nella vicenda
di cui ci occuperemo oggi. I fatti: il 23 marzo scorso, presso
la sezione dell’Ancr, in via Roma a Recale, i soci simpatizzanti
elessero democraticamente un loro rappresentante, nella persona
di Domenico Maglione. L’evento doveva costituire l’inizio
di una nuova stagione della vita sociale del sodalizio: una
fase improntata sulla tolleranza, sul rispetto e sull’armonica
convivenza tra simpatizzanti e combattenti; tali almeno erano
le intenzioni dei primi. In sostanza, è permasa una
profonda divaricazione tra i due gruppi: Maglione non ha mai
potuto partecipare, nemmeno come uditore, ad una riunione
dei combattenti e reduci per esprimere un’opinione su
qualsiasi aspetto della realtà associativa. Non ne
parliamo poi della visione dei libri contabili, che è
rimasta esclusiva pertinenza dei reduci. E pensare che i soci
simpatizzanti rappresentano la stragrande maggioranza degli
iscritti e che con le loro quote mensili finanziano una parte
cospicua delle attività della sezione. Il presidente
Gennaro Rossi, in un lungo confronto epistolare con il simpatizzante
Salvatore Stellato, si è sempre difeso dietro l’art.
11 del regolamento, che stabilisce che al responsabile dei
non combattenti è concessa la sola facoltà di
partecipare al consiglio direttivo e di esprimere un voto
consultivo. Nessun regolamento può tuttavia svilire
l’obbligo della trasparenza, principio cui si deve ispirare
ogni organo di governo. Rossi sa bene che la gestione economica
del circolo, arbitrariamente affidata al socio simpatizzante
Giovanni Perreca, non è stata mai impeccabile. Se a
questo aggiunge l’assenza del collegio dei sindaci,
organo previsto dall’art. 58 dello statuto, cui stessa
l’ispezione dei libri e l’accertamento dello stato
di cassa, si renderà conto di quanto sia motivata la
protesta di Maglione, Stellato e compagni.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 22 ottobre 2002
Da Porfidia dure accuse
all’ex sindaco Gadola: “Con la sua amministrazione
ha sprecato un miliardo”
RECALE
– Quasi un miliardo di vecchie lire da investire nel
settore delle opere pubbliche andate in fumo per negligenza.
È questa la scioccante rivelazione del sindaco Americo
Porfidia. Il primo cittadino ieri ha anche provveduto a far
affiggere dei manifesti per chiarire i termini della vicenda.
“L’amministrazione retta da Ovidio Gadola –
ha dichiarato Porfidia – nella primavera del 2002 ha
operato con tale sconsideratezza da permettere che 975 milioni
di vecchie lire di finanziamenti andassero perduti. Sembra
assurdo, ma è proprio così. Con un atto protocollato
il 13 settembre del 2001, l’assessore regionale ai lavori
pubblici Ennio Cascetta notificava al comune di Recale quali
fossero le disposizioni in merito ad una legge regionale relativa
ad opportunità di finanziamento per opere pubbliche
o di pubblico interesse per il biennio 2000–2001. Cascetta
informava il nostro ente che erano stati concessi contributi
del 5 per cento annuo dell’investimento autorizzato,
per un massimo di vent’anni, così ripartiti:
260 milioni di lire per il 2000 e altri 715 per l’anno
successivo. Tale comunicazione – ha precisato Porfidia
– veniva acquisita agli atti del comune il 9 ottobre
del 2001. Le risorse assegnate potevano consentire il completamento
di opere pubbliche o la costruzione di nuove opere, come acquedotti,
fognature, impianti di depurazione, strade, piazze, parcheggi,
cimiteri, mercanti, impianti di illuminazione e tante altre
cose. Il comune doveva solo approvare e trasmettere, entro
180 gironi dalla notifica, le copie autentiche di una serie
atti deliberativi, tra i quali quelli dei progetti tecnici
eseguiti. Il termine per eseguire questa semplice operazione
scadeva nell’aprile del 2002 e quindi durante la passata
legislatura. È inutile dire che nulla fu fatto e il
finanziamento è andato perduto. Per incapacità
di gestione o faciloneria, oggi la nostra cittadina non può
beneficiare di soldi che avrebbero risolto tanti problemi.
Sappiamo che piangere sul latte versato non serve a niente,
è bene tuttavia che i recalesi sappiano la verità
su questa incredibile vicenda. È facile fare progetti
– ha concluso Porfidia – e realizzare opere pagandole
con i soldi dei contribuenti, ma la capacità di un
amministratore si misura nel saper recuperare risorse che
non gravano sulle tasche dei contribuenti”.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Mattino, 21 ottobre 2003
In
quella tenda ogni immigrato si sente al sicuro
Le
vie della Provvidenza sono infinite. E tutte si incontrano
sotto la Tenda di Abramo. In via Borsellino, a Caserta. La
struttura che si estende su un terreno di 6000 mq di proprietà
della Curia deve il suo nome al simbolo biblico dell’accoglienza
espressa con afflato interreligioso. La linea di confine con
la laica tolleranza è inesistente. Attenzione, quindi,
rivolta all’uomo. La luminosa idea del vescovo Nogaro
compie – proprio in questi giorni – dieci anni;
la sua concreta realizzazione risale, invece, al 5 aprile
del 1998. Da allora, gestita dalla Caritas diocesana e diretta
da don Giuseppe Errico ha dispensato speranza e concreta solidarietà
ad almeno 2000 migrantes.
Porte aperte a tutti ed una risposta, fattiva, ad ogni bisogno.
Senza scadere nell’assistenzialismo. Questa scommessa
con l’impossibile è lo sforzo programmatico ed
insieme fortemente missionario di don Errico. C’è
chi parte per terre lontane e chi rimane in patria a svolgere
un lavoro che è, in primo luogo, di promozione della
persona. I tempi cambiano, la missione bussa alle porte di
casa, mutano anche i fini dichiarati: l’evangelizzazione
non è contemplata... Capita invece che si dia vita
a qualche oasi di società multietnica o almeno a prove
di laboratorio in tale direzione: «Ognuno alla Tenda
– esclama don Errico - si sente al sicuro». Così
accade, ad esempio, che gruppi appartenenti a comunità
etnico-religiose differenti chiedano, di solito con cadenza
mensile, di poter usufruire della Tenda per riunioni o anche
riti di varie confessioni.
In principio era solo alloggio e prima accoglienza poi si
aggiunse la mensa capace di 50 pasti al giorno fino al raddoppio
ottenuto con l’inaugurazione della nuova, in via Adige.
«Abitualmente – afferma don Errico - vi si serve
la cena: soltanto per i 23 attuali ospiti aggiungiamo la prima
colazione». Il ventaglio dei servizi oggi disponibili
si è allargato notevolmente: corsi di italiano e di
alfabetizzazione informatica rivolti agli immigrati; l’attività
dell’ambulatorio - riconosciuto dall’Asl Ce1 -
dove operano tre medici volontari; i corsi per il conseguimento
della patente di guida organizzati d’intesa con la Motorizzazione
Civile; la Biblioteca che raccoglie un corpus di 500 volumi
in larga parte riguardanti la geografia o la cultura dei paesi
d’origine; perfino un telefono dedicato alle chiamate
all’estero. Tutte le iniziative sono indirizzate alla
piena autonomia dell’individuo. Da raggiungere in fretta:
sono tre – al massimo - i mesi di soggiorno alla Tenda
di Abramo. Un termine tassativo nel quale orientarsi nel nostro
Paese e trovare un lavoro. Statisticamente il 40% vi riesce.
I più nel settore dei mestieri artigiani, come muratore
o come collaboratore familiare.
«Pensiamo all’assistenza burocratica legata al
permesso di soggiorno e ai rapporti con le istituzioni in
genere – racconta don Errico – e, attraverso il
collegamento di rete con altre Caritas italiane riceviamo
e segnaliamo domande e offerte di lavoro». «È
nostro metodo ma anche auspicio – aggiunge ancora don
Errico – nel caso trovino occupazione in famiglia di
informare preventivamente entrambe le parti sulle differenze
più cospicue di mentalità o altro per favorire
il rispetto reciproco e un migliore svolgimento del rapporto
di lavoro». E questo significa favorire la cultura dell’integrazione.
Da un lustro osservatorio diocesano sull’immigrazione.
L’affluenza è sempre stata cospicua: l’azione
repressiva dell’operazione Alto Impatto appena conclusasi
non ha avuto – sotto questo profilo – effetti
particolari. Sono in media quindici le richieste di ospitalità
«a tempo pieno» ogni mese. Gli ospiti - in passato
- erano prevalentemente africani (Ghana, Niger, Senegal) spinti
dalla fame; oggi sono giovani di istruzione universitaria
provenienti dall’Est europeo in misura minore dal Sudamerica
e Africa mediterranea in cerca di un futuro migliore.
Silvestro Montanaro, sul
Mattino
Il
Giornale di Caserta, 20 ottobre 2003
Ulivo in piazza Matteotti:
“Esecutivo Porfidia contro Recale”
RECALE
– La costituzione in giudizio del comune di Recale nel
ricorso presentato il 18 settembre dai consiglieri Ovidio
Gadola e Filiberto Gianoglio ha stimolato la mobilitazione
dei partiti dell’Ulivo. Ieri mattina gli uomini della
Margherita, dei Democratici di sinistra e dei Socialisti democratici
si sono dati appuntamento in piazza Giacomo Matteotti, dove
hanno distribuito circa cinquecento volantini, del cui contenuto
abbiamo parlato con il segretario della Quercia Vincenzo De
Angelis. “I capigruppo dell’opposizione –ha
esordito– hanno chiesto al tribunale amministrativo
di annullare la bocciatura del piano regolatore generale di
Recale da parte dell’amministrazione provinciale. Il
parlamento di corso Trieste ha infatti deliberato quando i
termini erano scaduti, ossia quando lo strumento urbanistico
doveva essere considerato approvato. A questo si aggiunge
l’inerzia della maggioranza: i rilievi tecnici mossi
dal comitato tecnico regionale potevano essere facilmente
sanati dal nostro consiglio comunale, non è stato possibile
farlo perché, con stratagemmi infantili, fughe dall’aula
e imposizioni arbitrarie del presidente Bartolomeo Rossi,
la compagine di governo ha irresponsabilmente mandato a vuoto
ben due sedute consiliari convocate su iniziativa dei gruppi
di opposizione con questo scopo. Ora l’organo esecutivo,
con una delibera che smaschera le vere intenzioni della lista
Città nuova, si è costituito in giudizio contro
il ricorso, chiedendo, nei fatti, la conferma della bocciatura”.
Il cerchio si chiude, ha lasciato intendere De Angelis, e
il progetto diventa chiaro. “Il sindaco Americo Porfidia
e i suoi uomini hanno lavorato e continueranno a farlo per
lasciare la cittadina priva di un piano, alla mercé
di un manipolo di speculatori che progetta palazzi là
dove i cittadini chiedono piazze, spazi verdi, parcheggi e
servizi collettivi. Come se non bastasse, al danno segue la
beffa: la maggioranza non solo sacrifica il futuro di un’intera
comunità per gli interessi privati di uomini senza
scrupoli, ma ha anche la sfrontatezza –così ha
concluso– di scaricare sulle tasche dei recalesi le
spese legali di una causa che va contro i loro interessi”.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 18 ottobre 2003
Spunta un’antenna
nel centro storico
RECALE
– Sovrasta il lastrico solare di un palazzo nel pieno
centro storico della cittadina, avvolto da una recinzione
di legno che ne copre solo la base. Parliamo di un ripetitore
della telefonia mobile, istallato tra giovedì sera
e venerdì pomeriggio, sul tetto della proprietà
Mastroianni, in via Roma, al civico 29. È un impianto
della Omnitel–Vodafone, società che da quasi
due anni cerca di attivare sul territorio un ripetitore per
potenziare la rete e sottrarre clienti alla concorrenza. La
prima richiesta di autorizzazione risale al 13 dicembre del
2001, l’istanza però non fu accolta dal capo
dell’ufficio tecnico Vincenzo Lamberti. Il giudizio
favorevole ottenuto dalla Omnitel in sede amministrativa,
l’assenza di un piano regolatore e la mancanza di un
regolamento comunale, hanno spinto lo stesso Lamberti un anno
più tardi, il 19 dicembre del 2002, a rilasciare la
concessione. Che l’istallazione fosse imminente era
nell’aria. Sono settimane che Giuseppe Lasco, Ovidio
Gadola, Filiberto Gianoglio e Vincenzo Landolfo, cercano di
portare in sede consiliare la discussione sull’inquinamento
prodotto dalle onde elettromagnetiche. Gli esponenti dell’opposizione
hanno anche inviato una lettera al dirigente Nicola Stellato
e al consiglio d’istituto della scuola media “Giovanni
XXIII” per indurre il personale docente e gli studenti
a riflettere sul cosiddetto elettrosmog, dal momento che il
loro plesso sorge a pochi metri dall’abitazione sui
cui è montata l’antenna (verrebbe da chiedersi,
ma ci asteniamo perché affetti da incontinenza cardiale,
come mai loro che hanno governato dal novembre del 1997 fino
al maggio del 2002 non abbiamo avuto la forza di deliberare
una regolamentazione che tutelasse i cittadini). Quanto alla
maggioranza, il sindaco Americo Porfidia, unico responsabile
della salute pubblica, ha ammesso di aver preso coscienza
delle intenzioni della Omnitel solo di recente, ma anche ha
assicurato che l’assessore all’edilizia privata
Antimo Argenziano (la scelta non è casuale) sta lavorando
alla redazione di un regolamento che renda meno facile l’istallazione
di nuovi impianti, almeno nei pressi dell’abitato. Dal
presidente del consiglio comunale Bartolomeo Rossi abbiamo
appreso che non appena Argenziano avrà ultimato la
bozza, il regolamento sarà dibattuto. Siamo certi che
prima di allora il ripetitore di via Roma sarà stato
tarato, testato e messo in funzione.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 17 ottobre 2003
Landolfo: “Riequilibrio
anomalo e senza parere”
RECALE
– In attesa del consiglio comunale sul riequilibrio
di bilancio 2003 (adunanza che si dovrebbe celebrare nel corso
nella prossima settimana), il Democratico di sinistra Vincenzo
Landolfo, esponente dell’opposizione, critica il comportamento
assunto dalla maggioranza e dall’organo esecutivo. “Questa
volta –esordisce Landolfo– per i ritardi accumulati
hanno dovuto effettuato, su sollecitazione del prefetto Carlo
Schilardi, una ricognizione degli equilibri di bilancio in
modo anomalo e contro i buoni principi contabili, che richiedono
un rendiconto dell’anno precedente prima di effettuare
una verifica che possa definirsi corretta. Stanno peggiorando!
L’anno scorso, pur facendo un pasticcio tra riequilibrio
e debiti fuori bilancio, avevano almeno approvato il conto
consuntivo. Quest’anno in una situazione economica e
finanziaria, a mio avviso, fuori controllo, si permettono
persino di fare populismo, raccontando menzogne attraverso
la stampa. Ho letto –prosegue Landolfo– che la
maggioranza in questi giorni si sarebbe confrontata sullo
schema di riequilibrio approvato dall’esecutivo il 30
settembre, schema rispetto al quale esisterebbe addirittura
un parere favorevole del collegio dei revisori dei conti.
Forse si parlava di un altro comune… a Recale i revisori
si sono espressi solo sui debiti fuori bilancio e non sulla
salvaguardia degli equilibri, in merito alla quale compare
un’esile dichiarazione del responsabile del servizio
finanziario. Un po’ poco, trattandosi di un adempimento
così importante! Questo significa che i consiglieri
comunali, cui spetta il controllo dell’attività
amministrativa, saranno chiamati a votare un riequilibrio
di bilancio sulla base di una semplice affermazione di un
loro funzionario di fiducia, senza alcun documento contabile
a supporto. Spero, ma ci conto poco, che quando il capogruppo
di maggioranza… pardon… il presidente del consiglio
Bartolomeo Rossi convocherà l’adunanza, nella
cartella degli atti, oltre ad esserci la bozza della proposta
“scandalosa” approvato in giunta, vi sia anche
–conclude Landolfo– una relazione tecnica sullo
stato di attuazione dei programmi e i documenti contabili
a dimostrazione della reale salvaguardia degli equilibri di
bilancio”. È quasi inutile aggiungere che, qualora
lo ritenesse opportuno, saremmo ben lieti di ospitare la replica
dell’assessore delegato Andrea Mastroianni.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
FUORI
TEMA, giovedì 16 ottobre 2003
“Verde… ma
non troppo!”, un colossal da settemila euro
CASERTA
– “Verde… ma non troppo!” è
un film commedia scritto, diretto ed interpretato da Michele
Pagano. Nel cast dei protagonisti figurano anche Daniela Caso,
Angelo Cretella e Paolo Mazzarella. Proveniente dal teatro,
con all’attivo numerose commedie, sia come autore sia
come attore e regista, Pagano, 25 anni, di Casal di Principe,
ha accolto con passione e professionalità la nuova
sfida del cinema. Il film è stato prodotto dalla CineArt,
associazione culturale dell’agro aversano, nata un anno
fa proprio in vista della realizzazione dell’opera,
e che a tutt’oggi ha già finanziato, oltre al
film di Pagano, due cortometraggi entrati nel circuito dei
festival nazionali. Forse per gioco, ma certamente con pochissimi
soldi a disposizione (circa settemila euro), il gruppo di
giovani artisti casertani ha portato a termine un’impresa
non da poco. Quando si pensa al cinema vengono subito in mente
i “favolosi” budget dell’industria americana
o i nomi e le facce delle star che affollano i manifesti e
gli schermi televisivi. Qui invece ci troviamo di fronte ad
un prodotto povero, a volte ingenuo, praticamente artigianale,
ma che in queste caratteristiche nasconde la sua forza espressiva.
Dietro c’è la voglia di fare cinema da parte
di chi ama farlo, seppure tra mille difficoltà: alla
mancanza di mezzi però si sopperisce sempre con l’ingegno
e la creatività, e “Verde… ma non troppo!”
ne è l’esempio. “Il film è uno spaccato
ironico e divertito –ha dichiarato ieri in conferenza
stampa Pagano– su una generazione colta in un momento
di forte precarietà che vive la sua dimensione senza
capirla appieno. Nel film la routine di tre ragazzi è
avvolta da un alone di comicità che in fondo nasconde
uno strato sottile di disperazione, la disperazione di chi,
in cerca della propria strada, ha costantemente paura di non
trovarla. L’opera –ha concluso Pagano– descrive
in modo brioso e introspettivo la difficile arte del vivere
quotidiano che diviene, con naturale semplicità, specchio
e catalizzatore dei dubbi e delle ansie intrinseche alla nostra
esistenza”. Il film è stato proiettato ieri sera
in antiprima al cinema “Faro” di San Cipriano
di Aversa, dove resterà per tutto il fine settimana.
FUORI
TEMA – Laboratorio di pensiero
Il
Giornale di Caserta, 15 ottobre 2003
Elettrosmog, la minoranza scrive al
preside Stellato
RECALE
– Una lettera inviata al dirigente Nicola Stellato e
al consiglio d’istituto della scuola media “Giovanni
XXIII” per indurre gli studenti e il personale docente
a riflettere sull’inquinamento prodotto dalle onde elettromagnetiche.
È questa l’ultima iniziativa, in ordine di tempo,
intrapresa dai consiglieri di minoranza Giuseppe Lasco (tra
i primi ad invocare un regolamento), Ovidio Gadola, Filiberto
Gianoglio e Vincenzo Landolfo, per sensibilizzare l’opinione
pubblica sui rischi legati all’elettrosmog. La scelta
dei destinatari non è casuale, giacché il plesso
scolastico di piazza Aldo Moro sorge a pochi metri dal palazzo
di Pietro Mastroianni, in via Roma, sul cui lastrico solare
è imminente l’istallazione di una stazione radio
base per la telefonia mobile. Si tratterà di un impianto
della Omnitel–Vodafone, del quale, dalla strada, si
scorge già il recinto di legno in cui sarà alloggiata
l’antenna. Sono quasi due anni che il gestore del servizio
di telecomunicazione cellulare tenta di attivare sul territorio
un trasmettitore, allo scopo di potenziare la rete e di sottrarre
clienti al gruppo Telecom, che già possiede una stazione
a Recale, in viale dei Pini. La prima richiesta risale al
13 dicembre del 2001. Il 9 maggio dello scorso anno, dopo
che la concessione edilizia fu negata, la Omnitel si rivolse
al tribunale amministrativo regionale; il Tar, il 7 agosto,
concesse la sospensiva e accolse il ricorso, perché
nessuna iniziativa circa la redazione di un piano di recupero
del centro storico era stata nel frattempo intrapresa dall’amministrazione
comunale. La mancanza di un piano regolatore, l’assenza
di un regolamento comunale e il giudizio favorevole del tribunale,
hanno spinto il capo dell’ufficio tecnico Vincenzo Lamberti,
il 19 dicembre 2002, a rilasciare la concessione. Il sindaco
Americo Porfidia, che per sua ammissione ha preso coscienza
del problema solo di recente, ha assicurato che l’assessore
all’edilizia privata Antimo Argenziano sta lavorando
alla bozza di un piano che renda meno facile l’istallazione
di nuove antenne, almeno nei pressi del centro abitato. Resta
però ancora inevasa la richiesta inoltrata dall’opposizione
di celebrare un consiglio comunale sul tema.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 13 ottobre 2003
Ricorsi Prg e bilancio
in discussione
il 22 ottobre
RECALE
– Saranno discussi il 22 ottobre i due ricorsi presentanti
dai consiglieri di minoranza Filiberto Gianoglio e Ovidio
Gadola. Il giudice del tribunale amministrativo regionale
sarà chiamato, in prima istanza, ad esprimersi sulla
richiesta di sospensiva invocata dai ricorrenti sia per la
delibera del 27 maggio, con la quale il consiglio provinciale
ha respinto il piano regolatore generale, sia per quella del
12 giugno, con cui il consiglio comunale ha approvato il bilancio
di previsione 2003. Alla base dell’istanza di sospensione
dell’atto relativo allo strumento urbanistico ci sarebbe,
secondo i due esponenti della minoranza, il danno provocato
dal ripristino del piano di fabbricazione, con la conseguenza
che alcune zone destinate ad infrastrutture pubbliche sono
ritornate ad essere edilizie e residenziali. Gianoglio e Gadola
fanno notare come molti soggetti, non appena il piano regolatore
è stato bocciato, si sono affrettati a richiedere concessioni
edilizie che, scaduti i termini tecnici, verranno attribuite,
con notevoli ripercussioni sull’assetto urbanistico
della cittadina. A suffragare invece la richiesta di sospensione
della delibera del 12 giugno, i ricorrenti hanno rilevato
che nell’ipotesi in cui ci dovesse essere una pronuncia
favorevole occorrerebbe procedere ad una nuova deliberazione
per ratificare uno strumento contabile che con tutta probabilità
sarebbe diverso da quello vigente. A questa motivazione si
aggiunge quella scaturante dall’allontanamento coatto
esercitato dal presidente Bartolomeo Rossi: un episodio increscioso
che avrebbe leso Filiberto Gianoglio, sia come persona sia
come consigliere comunale. Dei due ricorsi amministrativi
si discuterà nel corso dell’interpartitico dell’Ulivo
(Socialisti democratici, Democratici di sinistra e Margherita),
che si svolgerà in settimana nella sede della Quercia,
in via Guglielmo Marconi.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Coming
out: dibattito sul "Lexicon"
Venerdì
17 ottobre 2003, dibattito: “Barbarie vaticana e diritto
all’amore”
Domenica 12, prosegue la raccolta firme in Piazza Vanvitelli,
Caserta
Il
Circolo di Iniziativa e Cultura Omosessuale Coming Out di
Caserta ha organizzato per venerdì 17 ottobre 2003,
alle ore 18:30, presso l’Aula Magna della Facoltà
di Scienze MM. FF. NN. della SUN, un incontro-dibattito dal
titolo “Barbarie vaticana e diritto all’amore:
dalle infamie del Lexicon alle famiglie del domani”.
All’iniziativa
parteciperanno don Franco Barbero, della Comunità cristiana
di base “Viottoli” di Pinerolo, e Rita De Santis
dell’AGEDO (Associazione di GEnitori ed amici Di Omosessuali)
L’incontro
che darà il via al programma di attività culturali
previste per quest’autunno prenderà le mosse
dalle vicende sviluppatesi negli ultimi mesi intorno al Lexicon
ed al documento della Congregazione per la Dottrina della
Fede presieduta dal cardinale Ratzinger.
segue
Il
Giornale di Caserta, 11 ottobre 2003
Gianoglio e Gadola
accusano: “Sul Prg Ventre irragionevole”
RECALE
– Lo scorso 18 settembre, un giorno prima della presentazione
al tribunale amministrativo della Campania del ricorso contro
il comune di Recale per l’annullamento della delibera
di approvazione del bilancio di previsione 2003, i consiglieri
di minoranza Filiberto Gianoglio e Ovidio Gadola, sempre assistiti
dagli avvocati Stefano Salvatore e Franco Gaetano Scoca, hanno
avviato un altro ricorso amministrativo. L’atto tende
ad ottenere la sospensione e l’annullamento della delibera
di consiglio provinciale, con la quale il 27 maggio il parlamento
di corso Trieste ha respinto il piano regolatore generale,
strumento adottato dall’amministrazione Gadola il 9
aprile del 2001. I due esponenti dell’opposizione consiliare,
oltre a denunciare l’eccesso di potere e l’irragionevolezza
del presidente Riccardo Ventre, hanno dichiarato che la deliberazione
in oggetto è avvenuta in violazione dell’articolo
5 della legge regionale 14/82, ovvero oltre i termini previsti
(cfr. la legge 17/42). Nel ricorso si legge: “L’amministrazione
provinciale si è pronunciata con un comportamento inerte
che assume per legge il significato di silenzio–assenso.
Sembra superfluo rammentare nozioni ampiamente conosciute
sull’argomento, pertanto si ritiene che sia sufficiente
una semplice ricognizione delle norme di legge per arrivare
alla conclusione che il presidente della provincia non aveva
più titolo a pronunciarsi sull’argomento o comunque
che la delibera del 27 maggio non ha alcun valore giuridico.
La pronuncia di non approvazione del piano deve dunque collegarsi
ad una precisa volontà politica, rimanendo inidonea
a bloccare l’iter di formazione” dello strumento
urbanistico. Per la cronaca, il 6 ottobre i due consiglieri
di opposizione hanno anche inviato una lettera al sindaco
Americo Porfidia e al responsabile dell’ufficio tecnico
comunale Vincenzo Lamberti, con la quale hanno esortato l’ente
ad assumere atteggiamenti di autotutela in materia urbanistica.
Gianoglio e Gadola in sostanza hanno invitato Lamberti a non
rilasciare licenze edilizie su aree che nel piano regolatore
non risultino edificabili, e a rinviare sino alla pronuncia
del giudice amministrativo qualsiasi attività sul piano
di fabbricazione, ora ritenuto vigente, che potrebbe risultare
incompatibile con una eventuale accoglimento del ricorso.
Al primo cittadino hanno invece esplicitamente chiesto di
dichiarare approvato lo strumento urbanistico, perché
tale (sic!) deve essere considerato.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Giornale di Caserta, 11 ottobre 2003
Porfidia: “Un
Piano regolatore tecnicamente errato”
RECALE
– Sul ricorso amministrativo prodotto dai consiglieri
di minoranza Filiberto Gianoglio e Ovidio Gadola teso ad ottenere
l’annullamento della delibera di consiglio provinciale,
con la quale il 27 maggio il parlamento di corso Trieste ha
respinto il piano regolatore generale, abbiamo raccolto le
opinioni di Francesco Porfidia, assessore ai lavori pubblici
e all’urbanistica. “Sebbene sia stato redatto
contro una deliberazione dell’organo provinciale –ha
esordito Porfidia–, il ricorso, almeno in premessa,
denuncia l’attuale maggioranza di Recale, colpevole,
secondo i ricorrenti, di essere assolutamente contraria alla
dotazione di un nuovo strumento urbanistico. Siamo stati dunque
chiamati in causa e ci costituiremo in giudizio; lo faremo
però non per difendere la nostra parte politica, ma
per tutelare gli interessi della collettività. Il nostro
obiettivo è che la cittadina, benché non ne
sia sprovvista, si doti di una regolamentazione urbanistica
che sia sinonimo di vivibilità, sviluppo e di crescita
economica. Dico questo –ha precisato Porfidia–
perché quasi ci si dimentica che si sta dibattendo
su un piano regolatore, partorito dalla passata amministrazione,
che è stato giudicato dal comitato tecnico regionale
illegittimo sotto il profilo amministrativo ed errato da un
punto di vista tecnico. Se anche volessimo prescindere dalla
questione della tavola di zonizzazione del piano di fabbricazione,
resta il problema non trascurabile del sovradimensionamento.
Il piano è deficitario nella sostanza… oltre
che nella forma. Il mancato rispetto dei termini evidenziato
da Gianoglio e da Gadola, in sé, è un rilievo
ineccepibile, ma se anche il giudice annullasse la delibera
del consiglio provinciale siamo certi che questo strumento
urbanistico riuscirebbe ad ottenere il visto di conformità
della regione Campania? Il presidente Riccardo Ventre fu piuttosto
esplicito al riguardo! Non vorrei –ha concluso Porfidia–
che una vittoria in sede amministrativa si tramutasse in un
tunnel burocratico senza uscita”.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Circolo
di Iniziativa e Cultura Omosessuale Coming Out
Parte la "campagna
d'autunno"
Caserta
5 ottobre - Parte l'attività autunnale del circolo
casertano "Coming Out" con uno stand allestito in
piazza San Sebastiano dalle 10.00 alle 13.30 di domenica 5
ottobre.
Al
centro di questa prima iniziativa - oltre all'informazione
sull'attività del circolo per la piena e pari dignità
di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali - ci sarà
una raccolta di firme a sostegno della proposta di legge per
l’introduzione dei PACS e saranno esposti nuovi cartelloni
informativi. La raccolta proseguirà anche domenica
12 sempre a largo S. Sebastiano e il 26 pomeriggio a S. Maria
C.V. in piazza Mazzini.
Per
i prossimi mesi, un fitto calendario di iniziative è
stato programmato dal circolo casertano, che chiede tra l'altro
un confronto - finora negato - con l'amministrazione comunale.
red.
il
programma completo delle iniziative di Coming
Out
Il
Giornale di Caserta, 2 ottobre 2003
Bartolomeo Rossi accusato
di eccesso di potere
RECALE
– Lo scorso 19 settembre, i consiglieri di minoranza
Filiberto Gianoglio e Ovidio Gadola, difesi dai legali Stefano
Salvatore e Franco Gaetano Scoca di Roma, hanno presentato
al Tribunale amministrativo regionale un ricorso tendente
ad ottenere la sospensione, prima, e il definitivo annullamento,
poi, della delibera di consiglio comunale del 12 giugno. L’atto
in questione si riferisce all’adunanza che decretò
l’approvazione del bilancio di previsione 2003. Il lettore
ricorderà che si trattò di una seduta alquanto
movimentata, nel corso della quale Gianoglio fu allontanato
coattivamente dalla polizia su ordine del presidente Bartolomeo
Rossi. Anche a causa di questo episodio, i ricorrenti ravvisano
“la violazione e la falsa applicazione del regolamento
e dello statuto del comune di Recale, nonché l’eccesso
di potere per irragionevolezza e il travisamento dei fatti”
di Rossi. Per Gianoglio e Gadola “emerge con chiarezza
che, se il presidente ha il potere di allontanamento, l’esercizio
di tale potere deve essere preceduto da alcune formalità
inderogabili. Tali sono i richiami formali, l’interdizione
e da ultimo la necessaria votazione da parte dell’assemblea,
atta a conferire mandato al presidente per l’emanazione
dei provvedimenti necessari al corretto proseguimento della
seduta. Tali formalità risultano essere totalmente
e ingiustificatamente assenti. Infatti, se è innegabile
che il presidente ha fatto un primo richiamo formale al consigliere
Gianoglio, è altrettanto innegabile che nessuna interdizione
della parola e tanto meno nessun secondo richiamo formale”
gli è stato rivolto. Quanto all’offesa (“scemo,
scemo, scemo matricolato!”) pronunciata da Gianoglio
durante la discussione e motivo del suo allontanamento, nel
ricorso si legge: “Dalla lettura del verbale non emerge
verso chi sia diretta la frase e non è nemmeno individuabile
che l’offesa sia diretta al presidente. Anzi, dal verbale
emerge che in aula vi è stata contestazione e probabilmente
qualcuno del pubblico ha apostrofato malamente il consigliere
Gianoglio, il quale risponde all’anonimo. Pertanto,
è ben possibile che il presidente abbia travisato i
fatti”. Secondo i due consiglieri di opposizione, vi
è poi un altro aspetto che proverebbe la violazione
e la falsa applicazione del regolamento e dello statuto: “Se
è vero che non è stata conclusa la trattazione
dell’argomento all’odg, è vero anche che
il presidente alle 21 e 55 ha palesemente dichiarato tolta
la seduta (“la seduta è tolta, io abbandono il
seggio…”, ndr). La riunione del 12 giugno deve
ritenersi conclusa a quell’ora; ciò porta come
conseguenza che la delibera di approvazione del bilancio di
previsione sia stata assunta in una successiva riunione non
ritualmente convocata”, dunque è illegittima.
Claudio
Lombardi, Il Giornale di Caserta
Il
Corriere della Sera, 2 ottobre 2003
Condono: il catalogo
degli errori
MILANO
- Puzza. Più lo annusi e più puzza, questo condono
edilizio varato sotto il titolo furbetto e ipocrita «Misure
per la riqualificazione ambientale e paesaggistica, per l’incentivazione
dell’attività di repressione dell’abusivismo
edilizio nonché...». Repressione dell’abusivismo?
Leggete il comma 6 dell’articolo 8. Dove si dice, alla
faccia della favoletta sul silenzio-diniego, che il pagamento
della multa e degli oneri più la presentazione di tutti
i documenti richiesti entro il 30 settembre 2004 equivarranno
due anni dopo, «senza l’adozione di un provvedimento
negativo del Comune», al «titolo abilitativo edilizio
in sanatoria». Traduzione: stavolta gli abusivi non
saranno manco costretti a restare in sospeso per anni aspettando
la risposta degli uffici tecnici municipali. Fatta eccezione
per le poche aree protette dai vincoli più rigidi,
basterà che attendano la scadenza dei 24 mesi. Dopodiché,
se per pigrizia o complicità nessuno avrà mai
aperto il loro fascicolo, ciao: saranno in regola.
Indovina indovinello: come pensate che possa finire se intere
regioni non sono ancora riuscite a sbrigare il 20% delle pratiche
degli altri condoni vecchie di nove e di diciotto anni? (...)
Per
avere un'idea di quanto ci si rimetterebbe in tutta la penisola,
basta confrontare il dato che il Tesoro confida di ricavare
dalla sanatoria, 3,3 miliardi di euro, con quello che costerebbe
portare poi tutti i servizi (fogne, acqua, strade, luce pubblica....)
nelle borgate, nei villaggi turistici, negli osceni agglomerati
costieri nati fuori da ogni legge. Minimo (minimo)
22 mila euro ad abitazione. Che fanno, moltiplicati per le
362.676 case abusive nate secondo il Cresme dal 1994 in qua,
7 miliardi e 978 milioni. Un affarone.
Ammesso che la gente paghi
Gian
Antonio Stella - segue
sul Corriere della Sera
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