Nella mattinata di venerdi 6 luglio si
è consumato l'atto finale della Conferenza di Servizi
convocata dalla Provincia di Caserta sul Piano Urbanistico del
Comune di Recale: l’iter di approvazione del Puc è
«improcedibile».
L'Ufficio tecnico ha dichiarato che il procedimento è
viziato dall'illegittimità delle delibere di adozione
dello strumento urbanistico e di esame delle osservazioni, che
sono state votate da soli 5 consiglieri.
Ciò significa che il Piano dovrà tornare in consiglio
comunale per raccogliere il giusto numero di voti validi di
consiglieri che non abbiano conflitti di interesse; un'impresa
non facile, ma anche superato lo scoglio del quorum resterebbe
ancora da percorrere una lunga strada.
Infatti a quel punto si dovrà affrontare l'esame di merito
dello strumento urbanistico e la spinosa questione del sovradimensionamento,
già anticipata nella conferenza di servizi.
I nostri amministratori comunali si sono trincerati dietro la
consolatoria dichiarazione che il Puc è stato solo “rimandato
a settembre”, ma non dimentichino che “a settembre”
lo attende un esame duro e serio che difficilmente potrà
superare senza una rigorosa cura dimagrante.
Ma c'è una questione che non sarebbe giusto lasciar passare
inosservata: se un Puc risulta conforme alla normativa vigente,
l'amministrazione provinciale lo approva semplicemente. La conferenza
di servizi viene convocata solo se lo strumento urbanistico
non è in regola. Più precisamente, l'articolo
6 della legge regionale che regola la materia stabilisce che
«in caso di esito negativo della verifica,
il Presidente della provincia, nei quindici giorni successivi
alla scadenza di cui al comma 5, convoca una conferenza
di servizi alla quale sono invitati a partecipare il
sindaco, o un assessore da lui delegato, e i dirigenti delle
strutture provinciali e comunali competenti»
Il sindaco Porfidia e la sua maggioranza non potevano certo
ignorare questo semplice fatto. Quanti in campagna elettorale
hanno sostenuto che la conferenza di servizi era un passo verso
l'approvazione del Puc hanno mentito agli elettori.
Sia ben chiara una cosa: nessuno può essere contento
di questa ennesima bocciatura di uno strumento urbanistico.
È una sconfitta bruciante per tutti i recalesi, che obbliga
a rinviare ancora di chissà quanto il giorno in cui il
nostro territorio sarà finalmente tutelato da una norma
che disciplini la crescita urbanistica e imponga un minimo di
strutture di utilità comune, dal verde ai parcheggi.
Ma il fatto che su 11 consiglieri di maggioranza solo 5 si siano
trovati liberi da conflitti di interesse la dice lunga sull'entità
del groviglio di di affari personali e familiari che spinge
da trent’anni a questa parte all'adozione di strumenti
urbanistici artificiosamente gonfiati rispetto alle stime di
una crescita "normale" della nostra cittadina, e fatalmente
destinati a sonore bocciature.
C'è una verità semplice
che stenta ad emergere: i principali benefici dell'adozione
di uno strumento urbanistico non riguardano affatto gli interessi
economici legati all'espansione edilizia. Solo chi saprà
progettare il futuro del nostro territorio guardando all'interesse
dell'intera collettività, in un confronto che dia spazio
alle ragioni di tutti e coinvolga i cittadini e le loro associazioni,
sarà in grado di portare a buon fine l'adozione di un
piano che rispetti le regole. Da questo punto di vista, le disavventure
del nostro Puc possono essere un'occasione preziosa per ripensare
l'impostazione di una politica urbanistica che finora ha prodotto
solo fallimenti: ci auguriamo che i nostri amministratori, maggioranza
ed opposizione, sappiano trarne il giusto insegnamento.
9 luglio 2007
diesserecale
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