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Dott. Mamadou, il sogno si
è avverato
di Claudio Lombardi
Kofi, il Babbo Natale di
colore che chiede in regalo il permesso di soggiorno
di Raffaele Sardo
Piersilvio
Airways
di Marco Travaglio
Ritorno
nella mia Campania, una terra condannata a morte
di Antonella Palermo
Più
che servizio pubblico un servizio d’ordine
di Marco Travaglio
Nel
giorno del Pd
di Furio Colombo

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Gianni Alemagna
Marco Travaglio
L'Unità, 20 febbraio 2009
Gli elettori italiani sono nati per soffrire. Di
quelli del Pd già si sapeva (ora, per rincuorarli un po’
dopo gli ultimi rovesci, Enrico Letta annuncia una bella alleanza con
l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro). Quelli di destra invece erano
abituati benino, nell’ultimo periodo, dunque meritavano anche
loro una bella mazzata. Ha provveduto Gianni Alemanno, sindaco di Roma,
annunciando che presto la Capitale dedicherà - a titolo di «doveroso
omaggio e riconoscimento» - una strada a Bettino Craxi, «un
grande leader che ha anticipato la modernizzazione del Paese. Un’esigenza
oggi portata avanti dal Presidente Berlusconi». Sulla continuità
fra Craxi e Berlusconi, niente da dire: la testimoniano anche i 23 miliardi
di lire passati dai conti esteri del secondo a quelli del primo nei
primi anni 90. Più controversa la questione del grande leader
modernizzatore: forse Alemanno si riferisce alle due condanne per il
magnamagna di Tangentopoli, o al rapporto debito-pil passato nei 4 anni
del governo Craxi dal 70 al 92%, o all’alleanza coi generali argentini
e col tiranno somalo Siad Barre, o alla fuga organizzata per sottrarre
alla giustizia il terrorista palestinese Abu Abbas dopo il sequestro
della nave Achille Lauro e l’assassinio di un ebreo paralitico
americano. La via di Roma dedicata all’unico premier corrotto
e latitante della storia dell’Occidente sarà quella antistante
l’hotel Raphael. Una scelta non casuale: proprio lì, nell’aprile
’93 gli elettori del Msi, e poi di An e poi di Alemanno tirarono
le monetine a Bettino urlando «via Craxi». Ora, finalmente,
verranno esauditi.
Marco Travaglio, da
l'Unità
Kofi, il Babbo Natale
di colore che chiede in regalo il permesso di soggiorno
Sul corso principale di Caserta alcuni immigrati
vestiti da Babbo Natale hanno distribuito un volantino per chiedere
procedure più rapide per ottenere i permessi di soggiorno
Raffaele Sardo
La Repubblica Napoli, 21 dicembre 2008

La lettera a Babbo Natale degli immigrati
di Caserta:
«Caro Babbo Natale,
mi chiamo Kofi e sono un immigrato che vive in Italia. Ti immagino indaffarato
e con un sacco di roba da fare, dunque andrò subito al sodo.
L'anno scorso sotto l'albero ho trovato un bel decreto d'espulsione
nuovo di zecca. Che c..., ho pensato, ed io che avevo chiesto un permesso
di soggiorno!
Che dirti, caro Babbo Natale, forse hai sbagliato indirizzo. O forse
l'indirizzo era giusto ma hai sbagliato l'inquilino, dato che nel nostro
bilocale ci viviamo in 12 e noi neri – come dite voi - siamo un
po' tutti uguali.
Nulla di personale dunque, ma fammi chiarire un
paio di questioni. Tu vieni dalla Finlandia, io dal Ghana. Tu svolazzi
destra e a manca comodamente seduto su una slitta trainata da renne,
io sono sbarcato vivo per miracolo a Lampedusa. Tu lavori un giorno
all'anno, io trecentosessantacinque. Tu sei sponsorizzato (niente di
meno che!) dalla Coca Cola S.p.a. e recentemente anche da SKY e Premium
Gallery, io invece lavoro per uno che dopo tre anni non ha ancora imparato
il mio nome. In conclusione, chiudiamo pure un occhio sul disguido dell'anno
scorso, ma stavolta leggi bene la mia letterina e attento a non fare
errori.
Premetto che quest'anno credo di essere stato un immigrato buono. Nonostante
quello che dicono i telegiornali, io non ho spacciato droga, non ho
ucciso e non ho rubato. In compenso mi sono fatto un mazzo così,
dunque credo di aver pienamente acquisito il diritto a trovare anch'io
il mio regalo sotto l'albero.
Vorrei prima di tutto un bel permesso di soggiorno. Se non altro per
riparare al danno che mi hai fatto l'anno scorso. Poi mi piacerebbe
poterlo rinnovare ogni volta senza problemi, senza interminabili code,
senza dover chiedere una prenotazione 4 mesi prima. Vorrei anche che
all'ufficio immigrazione della questura ci fosse qualcuno che parli
inglese. O italiano.
Poi mi piacerebbe trovare un buon proprietario di casa, che mi faccia
il contratto d'affitto. Capisco che pagare le tasse sia una rottura,
ma a me quel contratto serve per rinnovare i documenti!
Vorrei anche una casa decente. Qui in Italia si affitta a noi africani
solo come ultima spiaggia, quando ormai nessun italiano accetterebbe
più. Pensa che dove vivo io le tubature hanno dato vita a fenomeni
strani: tiri l'acqua del cesso e quello del piano di sotto si fa la
doccia. Tecnicamente parlando, volendo risparmiare sull'acqua, basterebbe
mettersi d'accordo sugli orari e sincronizzare gli orologi.
E che dire di una nuova normativa sull'immigrazione? Non fare il timido,
caro Babbo Natale, tu sei un pezzo grosso e so che tieni pure un bordello
di contatti. Che ti costa regalarmi una bella proposta di legge in Parlamento!
Una legge semplice semplice, mi accontento, in cui chi ha voglia di
lavorare è benvenuto in Italia, mentre chi vuole solo fare casino
fuori dalle palle. Una legge che non faccia di tutta l'erba un fascio,
insomma, da paese sviluppato.
Poi mi piacerebbe il diritto alla cittadinanza per mio figlio che è
nato qui in Italia. Macchè, mi ha detto un mio amico italiano,
ma non vedi che è nero?! Ottima attenzione ai dettagli, gli ho
risposto, però è anche nato qui! Insomma, fosse nato in
Ghana avrebbe la cittadinanza ghanese. E invece mio figlio al momento
è un ectoplasma burocratico, c'è e non c'è. Un
giorno, forse, questo ectoplasma prenderà forma e sostanza sotto
una bandiera nazionale. Speriamo.
E non dimentichiamoci, caro Babbo Natale, del lavoro. Mi piacerebbe
un contrattino, anche piccolo piccolo. Sai, di quelli all'italiana,
che sulla carta fai un part-time e poi di fatto schiatti di fatica per
13 ore. Credimi, mi basterebbe. Se non altro per rinnovare il permesso
di soggiorno che mi porterai.
Poi vorrei…
Ok ok, forse sto chiedendo troppo. ...per quest'anno vedi tu cosa riesci
a portarmi di quanto detto sopra, poi per il resto risolviamo tutto
con comodissime rate annuali: una cosa per ogni Natale. Se tutto va
bene, secondo i miei calcoli, per 2027 avremo chiuso la questione e
l'Italia sarà un bel paese per tutti. Me compreso.
Stammi bene e non volare ubriaco, che qui a Caserta hanno raddoppiato
i controlli!
Sempre tuo
Kofi»
Il governo salva Geronzi, Tanzi e Cragnotti
di Liana Milella
Sorpresa nel decreto Alitalia: reati non perseguibili
se non c'è il fallimento.
Ad accorgersene per prima Milena Gabanelli, l'autrice della trasmissione
Report
ROMA - Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta?
Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari
per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi
ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne
produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del
decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende,
quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono
i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica"
destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi
per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.
Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica
la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto
fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti
penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa
si trovi in stato di fallimento.
Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene
come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà
mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato
d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento,
in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato,
non sarà più così. I cattivi manager, contro cui
tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente
fallita.
Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto
per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per
scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di
Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto
apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti,
Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi
Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì
prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.
Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli,
l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica
sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative,
intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli
chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un
salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro:
"No, io non ho nessuna manleva".
Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli,
specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario
dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio
è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata
non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da
tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti
da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione
d'insolvenza non seguita dal fallimento".
Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata
la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato
è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti,
dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata
sentenza di assoluzione perché il fatto non è più
previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti
delle banche".
Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la
norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente
sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list.
Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive:
"Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione
di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri
ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale
della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte
le imprese.
Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità
delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce:
"Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla
dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una
conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso
o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità
dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".
La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager
delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire
dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione
penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto,
fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine
die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità
dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla
mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà
solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.
Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere.
Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello
di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente
disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono
alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori.
Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo
dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi.
Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo.
Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.
Liana Milella, la Repubblica, 9 ottobre
2008
Dott. Mamadou,
il sogno si è avverato
di Claudio Lombardi
CASERTA. Ha già prenotato un volo che
martedì lo riporterà in Senegal. Lì, in un sobborgo
di Dakar, Mamadou Dia riabbraccerà la madre Fatu e la moglie
Thiane. Questa volta, però, nella valigia, accanto ai regali
per i suoi cinque figli, riporrà anche il certificato di laurea.
Lui,
49 anni, venditore ambulante, d’inverno nei mercati cittadini
e d’estate lungo le spiagge del litorale domitio, è il
primo senegalese che si laurea alla Seconda Università di Napoli.
Biotecnologia: evoluzione «naturale» del diploma di perito
agrario che gli valse un impiego al Ministero dell’Agricoltura.
Poi, cinque anni fa, il viaggio in Italia. Un misto tra desiderio e
necessità lo portò a Caserta, che ospita una delle più
grandi comunità senegalesi del nostro Paese, di cui presto divenne
il portavoce.
Delle sofferenze, delle difficoltà, dei
disagi iniziali Mamadou non parla. Grande e grosso com’è,
sorride, con i suoi denti che il solito cliché vorrebbe bianchi
come l’avorio. Ci tiene, però, a precisare, quello sì,
che non è andato mai fuori corso. Si è laureato nei tempi
giusti: tre anni. Studiando quando poteva, seguendo i corsi, prendendo
appunti e magari passando i risultati dei test di biochimica ai suoi
colleghi.
Mostra
le foto della seduta del 26 marzo, indica la bandiera del Senegal e
quella italiana campeggiare insieme nell’aula magna di via Vivaldi,
sfoglia la tesi sui valori nutrizionali de «Le risorse agrarie
della zona dei “Niaye”». Ringrazia il suo relatore,
il professore Augusto Parente, e il preside della facoltà, Paolo
Pedone. Il suo viso si acciglia solo quando racconta dalle mattine passate
in Questura o al Comune, delle trasferte a Roma, in ambasciata, della
lotta contro i pregiudizi e di come sia sempre più difficile
strappare un permesso di soggiorno per un «fratello» senegalese.
Ambulante, mediatore culturale, simbolo di una comunità, e ora
biotecnologo. Ne ha fatta di strada Mamadou.
Claudio Lombardi, il Mattino (Caserta),
05/04/08

Il Preside Paolo Pedone, il dott. Mamadou Dia
e il prof. Augusto Parente
foto: cortesia di Gaetano
Montebuglio

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