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 INTERVISTA AL PRESIDENTE DI CRUNA
 
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il presidente di CRUNA

Il Regolamento non tutela

intervista ad Antonio Lasco

 

20 luglio:
dibattito pubblico

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20/7/04 incontro pubblico

 

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Buone le modifiche al Regolamento, ora si tratta di passare ai fatti
Intervista ad Antonio Lasco, portavoce di Cruna

 

Martedì 27 luglio, oltre al conto consuntivo, il consiglio comunale ha anche approvato, e lo ha fatto all’unanimità, alcune modifiche al regolamento per l’istallazione e il funzionamento delle cosiddette stazioni radio–base per la telefonia mobile, tra le quali la dislocazione nella zona cimiteriale di quelle già presenti sul territorio. Al riguardo abbiamo intervistato Antonio Lasco, portavoce di Cruna.

 

“Le modifiche introdotte – dice Lasco – hanno sanato alcune delle principali contraddizioni che rendevano il regolamento inoperante e hanno fornito all’amministrazione uno strumento per mettere in pratica la volontà, tanto sbandierata, di tutelare la popolazione. Ora, però, si tratta di passare ai fatti: allontanare in maniera definitiva gli impianti dal centro abitato”.

Il pubblico ha suggellato con un applauso la votazione unanime…

“Anche noi abbiamo applaudito e con i nostri applausi abbiamo espresso il compiacimento per aver visto riconosciuta la fondatezza delle nostre critiche, per l’impegno unitario del consiglio comunale e per l’accoglimento di una parte non trascurabile delle proposte che Cruna ha inviato al sindaco Americo Porfidia e all’assessore Antimo Argenziano dopo il dibattito pubblico del 20 luglio con i cittadini, con gli amici di Aria, i partiti politici e le associazioni”.

Ritiene che la lotta alle antenne si possa ritenere conclusa?

“Penso esattamente il contrario: la lotta è appena cominciata. È lecito attendersi, a questo punto, la reazione dei gestori, i quali non accetteranno di buon grado il dover traslocare nella zona cimiteriale. Non è escluso che presentino ricorsi amministrativi e diano inizio ad una lunga e serrata disputa legale. Aver individuato, poi, un’area unica per tutti gli impianti impone un impegno costante per tenere sotto controllo i valori dei campi elettromagnetici. Anche per questo valutiamo con soddisfazione l’accoglimento delle nostre proposte (dispositivi automatici sulle antenne e monitoraggio permanente a cura degli esperti della Facoltà di Scienze Ambientali di Caserta, ndr), ma saremo presenti e attenti perché il monitoraggio sia fatto nella maniera più accurata e i dati siano messi a disposizione dei cittadini”.

 

Cruna chiedeva, tra l’altro, la reintroduzione nel regolamento della distanza minima dalle aree sensibile, una richiesta che, tuttavia, non è stata accolta…

“Purtroppo il consiglio non ha compreso il senso del suggerimento: è vero che la scelta di individuare una sola area dovrebbe escludere la possibilità di collocare antenne in prossimità delle aree sensibili, ma è anche vero che il comune di Recale poteva avvalersi della facoltà di specificare “i criteri localizzativi, gli standard urbanistici, le prescrizioni e le incentivazioni per l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili (legge 36/2001, ndr)”, e non lo ha fatto. Reintrodurre il limite era importante perché non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, tanto più che le stazioni radio–base non sono le uniche fonti di inquinamento elettromagnetico. Non vorremmo trovarci, un giorno, a lottare contro una cabina di trasformazione elettrica sistemata nel cortile di un’altra scuola. La protezione dell’ambiente non può essere condotta rincorrendo le emergenze”.

 

Recale, 29 luglio 2004

 

 

"Il Regolamento non tutela i soggetti più vulnerabili, per questo va cambiato" intervista ad Antonio Lasco, 20 luglio 2004

 

CRUNA è un’associazione spontanea nata a Recale per stimolare le persone ad acquisire una maggiore consapevolezza sui rischi legati alle onde elettromagnetiche e alle problematiche ambientali in genere e per spronare le istituzioni locali ad arginare con solerzia le varie emergenze.

In questi mesi di attività serrata, parecchi sono stati i tentativi “esterni” di attribuirle un colore politico. Cruna, però, resta fedele a sé stessa, non ama fare distinzioni ed è aperta a tutti coloro che hanno a cuore l’ambiente che ci circonda. A poche ore dal dibattito pubblico sull’elettrosmog di questa sera (20 luglio), in via Municipio, abbiamo rivolto al presidente Antonio Lasco qualche domanda.

 

 

Lasco, perché è nata Cruna?

“Perché Recale, così come, ad esempio, Macerata, tra i tanti problemi che ha, ne ha uno in particolare che si chiama inquinamento elettromagnetico. In questi anni, in assenza di regolamenti cautelativi, i gestori della telefonia cellulare hanno avuto “campo” libero e hanno installato i loro impianti dalla periferia al centro storico, senza tener conto della densità abitativa, della presenza di scuole, di strutture sanitarie o di luoghi di rilevanza storica, paesaggistica e ambientale”.

Oggi, però, un regolamento comunale esiste…

“La sua adozione è un passo non trascurabile, se non altro perché va a riempire un pericoloso vuoto normativo ereditato dal passato e poi perché rappresenta la prima, grande vittoria della protesta cittadina. È sotto gli occhi di tutti, però, il fatto che il testo approvato dal consiglio comunale ha mancato il suo obbiettivo primario, cioè quello di salvaguardare la salute dei soggetti più vulnerabili, lasciando che l’impianto di piazza Aldo Moro continuasse a martellare incessantemente sugli studenti, sul personale della scuola, sui commercianti e sugli abitanti della zona”.

Quali sono le lacune più grandi del testo?

“Dopo aver meticolosamente individuato le zone da considerare “aree sensibili”, l’estensore del regolamento non ha previsto nessuna misura a loro tutela. Il limite minimo di distanza degli impianti, che in una prima bozza era fissato a duecento metri, nella versione definitiva è “magicamente” scomparso. Non è previsto, inoltre, nessun tipo di controllo, nemmeno nella cosiddetta zona cimiteriale, pur essendo l’area in cui dovrebbero concentrarsi nel futuro gli impianti di telefonia mobile”.

Come potrebbe essere migliorato?

“Occorre, innanzitutto, reintrodurre l’obbligo della distanza minima dalle aree sensibili (come le scuole o le strutture sanitarie), obbligo che dovrà essere esteso a tutti gli impianti presenti sul territorio, senza fare distinzioni fra vecchi e nuovi. Poi, bisogna tenere sotto controllo le antenne e lo si può fare solo creando un sistema di monitoraggio continuo (24 ore su 24, 365 giorni l’anno) che preveda: un dispositivo automatico che interrompa istantaneamente le emissioni, nel caso in cui uno o più gestori superino i valori massimi consentiti; e un meccanismo di rilevazione continua dei valori di campo nelle aree sensibili che consenta anche ai cittadini di sapere l’effettiva entità dell'esposizione derivante dal cumulo dei diversi segnali nella stessa zona, e permetta di intervenire per via amministrativa, con la revoca immediata della concessione, qualora questi valori superino le soglie previste dalla legge”.

Cruna parla anche di istituire un’eco–tassa a carico dei gestori…

“L’idea nasce coma una provocazione, ma può diventare, nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge, un’arma ulteriore in mano alle amministrazioni che si trovano a combattere contro le multinazionali della telefonia. Con i soldi che si andrebbero ad incassare si creerebbe un fondo per finanziare uno screening sanitario, in collaborazione con l’azienda sanitaria locale… però, a questo punto, devo sfatare un mito che orbita intorno a tutte le associazioni “ambientaliste”: Cruna non si oppone al progresso tecnologico, lotta, però, affinché i gestori della telefonia mobile non abbiano la sensazione che Recale sia terra di conquiste”.

Si confessi, lei usa il telefonino?

“Assolutamente no, ma è una scelta personale”.

 

 

Relazione introduttiva al dibattito pubblico

Sala della Congregazione – Chiesa di Santa Maria Assunta

Recale, 20 luglio 2004

Care amiche, cari amici,

mi chiamo Antonio Lasco e sono il portavoce di “Cruna”, un’associazione spontanea di cittadini, nata per stimolare l’opinione pubblica ad acquisire una maggiore consapevolezza sui rischi legati all’inquinamento elettromagnetico e alle problematiche ambientali in genere e per spronare le istituzioni ad arginare con solerzia le varie emergenze. In questi mesi di attività serrata, parecchi sono stati i tentativi “esterni” di attribuirci un colore politico. Cruna, però, non ama fare di queste distinzioni ed è aperta a tutti coloro hanno a cuore l’ambiente che ci circonda. Ci siamo recentemente costituiti come associazione “Onlus”, senza scopi di lucro, ed è in corso una pratica di riconoscimento da parte della Regione Campania.

 

Perché siamo qui questa sera…

 

Innanzitutto, perché don Claudio ci ha ospitati e di questo lo ringraziamo. Poi, perché Recale – così come, ad esempio, la vicina città di Macerata – tra i tanti problemi che ha… ha anche il problema delle antenne. In questi anni, in assenza di uno strumento urbanistico e di regolamenti cautelativi, i gestori della telefonia cellulare hanno avuto “campo” libero, giungendo ad installare i loro impianti dalla periferia al centro storico, senza tener conto della densità abitativa, della presenza di scuole, di strutture sanitarie o di luoghi ad importanza storica.

Il primo impianto è stato collocato in un sito che ha una notevole rilevanza paesaggistica e ambientale: il filare di pini mediterranei che punta verso la Torre. Forse a qualcuno è sfuggito, ma uno di quei pini – il più vicino all'antenna della Telecom – si è ammalato ed è stato abbattuto con l'intervento della forestale. Ora, senza voler trarre conclusioni affrettate, un monitoraggio sullo stato di salute delle piante, che ne segua costantemente le condizioni, è un obbiettivo minimo di salvaguardia e rappresenta anche un primo punto di riferimento per le iniziative a tutela della salute umana.

L'altra stazione radio-base, del gestore Vodafone, è stata installata nell'ottobre del 2003 su un palazzo del centro storico, a pochi passi dalla scuola media nella quale centinaia di ragazzi trascorrono la maggior parte della loro giornata. Nonostante una petizione promossa dal comitato “No Elettrosmog” (padre di Cruna)… nonostante una manifestazione popolare… sebbene ci siano state continue iniziative di sensibilizzazione intraprese dalla nostra associazione e dagli amici di “Aria” e malgrado le posizioni assunte dal dirigente scolastico e della Consulta Comunale per l'Ambiente, quell'impianto è ancora al suo posto.

L'Amministrazione comunale – dopo mesi di proteste – a marzo di quest’anno ha finalmente prodotto un regolamento che disciplina l’istallazione e il funzionamento degli impianti per la telefonia. La sua adozione è un passo non trascurabile, se non altro perché va a riempire un pericoloso vuoto normativo. Approfittiamo, quindi, per ringraziare i nostri amministratori, ma, nello stesso tempo, esprimiamo sincera gratitudine agli oltre settecento cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare… petizione che ha rappresentato un atto fondamentale della nostra protesta.

 

Regolamento adottato… ancora molto resta da fare!

 

È sotto gli occhi di tutti il fatto che il testo approvato dal consiglio comunale ha mancato il suo obbiettivo primario, cioè quello di salvaguardare la salute dei soggetti più vulnerabili, lasciando che l'impianto di piazza Aldo Moro continuasse a martellare incessantemente sugli studenti, sul personale della scuola, sui commerciati e sugli abitanti della zona senza che sia stata messa in atto nessuna forma di controllo. Non occorre essere degli esperti per accorgerci che il regolamento presenta lacune gravi. Così gravi che non possono essere sfuggite neanche agli stessi estensori: dopo aver meticolosamente individuato le zone da considerare “aree sensibili”, il testo non prevede, infatti, nessuna misura a loro tutela. Il limite minimo di distanza degli impianti, che in una prima bozza era fissato a duecento metri, nella versione definitiva è “magicamente” scomparso. Non è previsto nessun tipo di controllo nemmeno nella cosiddetta zona cimiteriale, pur essendo l’area in cui dovrebbero concentrarsi i futuri impianti di telefonia mobile. Inoltre, la scelta di concentrare nell’area cimiteriale le nuove installazioni, lasciando al loro posto le antenne preesistenti, lascia un pericoloso appiglio per ricorsi ammnistrativi da parte dei gestori: nulla infatti giustifica il privilegio di poter mantenere impianti fuori dall’area cimiteriale, che viene riservato ai due gestori già presenti sul territorio.

 

Di fronte a scelte così improvvide, sentiamo l'obbligo di rivolgere una domanda ai nostri amministratori: esiste ancora la volontà, tante volte ribadita, di delocalizzare gli impianti esistenti che non sono stati nemmeno sfiorati dal regolamento? Se questa volontà esiste ancora, chiediamo che il testo venga immediatamente modificato. Il consiglio comunale del 27 luglio può essere un’occasione preziosa. Occorre reintrodurre l'obbligo della distanza minima dalle aree sensibili. Obbligo che dovrà essere necessariamente esteso a tutti gli impianti presenti sul territorio, senza fare distinzioni fra vecchi e nuovi. Sappiamo bene che questa modifica non basterà a risolvere da un giorno all'altro il problema, specie considerando la prevedibile opposizione dei gestori. Ed è qui che emerge la seconda grave mancanza del regolamento: è impensabile che per tenere sotto controllo un impianto posto in una posizione così delicata possa bastare, come recita l'art. 9 del dispositivo, un monitoraggio “continuo per un periodo di almeno venti giorni”.

 

Ma venti giorni a partire da quando? E prima dei venti giorni? E dopo?


Recale ha avuto sufficienti esperienze nel passato per saper bene come funzionano e quanto sono efficaci i controlli effettuati una volta tanto e in maniera non continuativa. Non vogliamo pensare alla mala fede, ma una disattenzione, un’anomalia degli impianti o altro possono portare il segnale in antenna ad un incremento di potenza tale da esporci per lunghissimi periodi a livelli di campo assolutamente intollerabili. L'unico modo per effettuare, quindi, una vigilanza seria e razionale è creare un sistema di monitoraggio continuo – ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l’anno – che preveda:
1. un dispositivo automatico che interrompa istantaneamente le emissioni, nel caso in cui uno o più gestori superino i valori massimi consentiti, così come, del resto, ha suggerito la Consulta per l'Ambiente;
2. un meccanismo di rilevazione continua dei valori di campo nelle aree sensibili che consenta anche ai cittadini di sapere l’effettiva entità dell'esposizione derivante dal cumulo dei diversi segnali nella stessa zona, e permetta di intervenire per via amministrativa, con la revoca immediata della concessione, qualora questi valori superino le soglie previste dalla legge.

 

Chiediamo, inoltre, l’istituzione di una eco–tassa a carico dei gestori, vecchi e nuovi, con la quale creare un fondo per finanziare uno screening sanitario, in collaborazione con l’azienda sanitaria locale.

 

Fra due mesi le scuole riaprono i battenti chi ci amministra ha sessanta giorni, non sono pochi, per cominciare a mettere almeno gli studenti al riparo dalla minaccia delle due antenne presenti a Recale, entrambe situate a pochi passi da edifici scolastici. Se vogliamo che i nostri ragazzi possano affrontare con serenità e in sicurezza il nuovo anno scolastico, questo è il momento giusto per dare ancora più forza alla richiesta di togliere gli impianti da Recale avanzata da tutta la cittadinanza. Siamo pronti a lottare con tutte le nostre forze e con gli strumenti di cui potremo disporre. Se sarà necessario, chiederemo sulla questione “elettrosmog” un referendum comunale.

 

Ci piacerebbe che dal confronto di questa sera emergesse una proposta condivisa da tutti noi da poter inviare ai nostri amministratori.

Non siamo contro il progresso tecnologico, ma i gestori della telefonia mobile non devono avere la sensazione che Recale sia terra di conquiste!

 

Grazie!

 

Antonio Lasco, Presidente di C.R.U.N.A.