Buone le modifiche al Regolamento,
ora si tratta di passare ai fatti
Intervista ad Antonio Lasco, portavoce di Cruna
Martedì 27 luglio, oltre al conto
consuntivo, il consiglio comunale ha anche approvato, e lo ha
fatto all’unanimità, alcune modifiche al regolamento
per l’istallazione e il funzionamento delle cosiddette
stazioni radio–base per la telefonia mobile, tra le quali
la dislocazione nella zona cimiteriale di quelle già
presenti sul territorio. Al riguardo abbiamo intervistato Antonio
Lasco, portavoce di Cruna.
“Le modifiche introdotte – dice
Lasco – hanno sanato alcune delle principali contraddizioni
che rendevano il regolamento inoperante e hanno fornito all’amministrazione
uno strumento per mettere in pratica la volontà, tanto
sbandierata, di tutelare la popolazione. Ora, però, si
tratta di passare ai fatti: allontanare in maniera definitiva
gli impianti dal centro abitato”.
Il pubblico ha suggellato con un applauso
la votazione unanime…
“Anche noi abbiamo applaudito e con
i nostri applausi abbiamo espresso il compiacimento per aver
visto riconosciuta la fondatezza delle nostre critiche, per
l’impegno unitario del consiglio comunale e per l’accoglimento
di una parte non trascurabile delle proposte che Cruna ha inviato
al sindaco Americo Porfidia e all’assessore Antimo Argenziano
dopo il dibattito pubblico del 20 luglio con i cittadini, con
gli amici di Aria, i partiti politici e le associazioni”.
Ritiene che la lotta alle antenne
si possa ritenere conclusa?
“Penso esattamente il contrario: la
lotta è appena cominciata. È lecito attendersi,
a questo punto, la reazione dei gestori, i quali non accetteranno
di buon grado il dover traslocare nella zona cimiteriale. Non
è escluso che presentino ricorsi amministrativi e diano
inizio ad una lunga e serrata disputa legale. Aver individuato,
poi, un’area unica per tutti gli impianti impone un impegno
costante per tenere sotto controllo i valori dei campi elettromagnetici.
Anche per questo valutiamo con soddisfazione l’accoglimento
delle nostre proposte (dispositivi automatici sulle antenne
e monitoraggio permanente a cura degli esperti della Facoltà
di Scienze Ambientali di Caserta, ndr), ma saremo presenti e
attenti perché il monitoraggio sia fatto nella maniera
più accurata e i dati siano messi a disposizione dei
cittadini”.
Cruna chiedeva, tra l’altro,
la reintroduzione nel regolamento della distanza minima dalle
aree sensibile, una richiesta che, tuttavia, non è stata
accolta…
“Purtroppo il consiglio non ha compreso
il senso del suggerimento: è vero che la scelta di individuare
una sola area dovrebbe escludere la possibilità di collocare
antenne in prossimità delle aree sensibili, ma è
anche vero che il comune di Recale poteva avvalersi della facoltà
di specificare “i criteri localizzativi, gli standard
urbanistici, le prescrizioni e le incentivazioni per l’utilizzo
delle migliori tecnologie disponibili (legge 36/2001, ndr)”,
e non lo ha fatto. Reintrodurre il limite era importante perché
non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, tanto più
che le stazioni radio–base non sono le uniche fonti di
inquinamento elettromagnetico. Non vorremmo trovarci, un giorno,
a lottare contro una cabina di trasformazione elettrica sistemata
nel cortile di un’altra scuola. La protezione dell’ambiente
non può essere condotta rincorrendo le emergenze”.
Recale, 29 luglio 2004
"Il Regolamento non tutela i
soggetti più vulnerabili, per questo va cambiato"
intervista ad Antonio Lasco, 20 luglio 2004
CRUNA è un’associazione spontanea
nata a Recale per stimolare le persone ad acquisire una maggiore
consapevolezza sui rischi legati alle onde elettromagnetiche
e alle problematiche ambientali in genere e per spronare le
istituzioni locali ad arginare con solerzia le varie emergenze.
In questi mesi di attività serrata,
parecchi sono stati i tentativi “esterni” di attribuirle
un colore politico. Cruna, però, resta fedele a sé
stessa, non ama fare distinzioni ed è aperta a tutti
coloro che hanno a cuore l’ambiente che ci circonda. A
poche ore dal dibattito pubblico sull’elettrosmog di questa
sera (20 luglio), in via Municipio, abbiamo rivolto al presidente
Antonio Lasco qualche domanda.
Lasco, perché è nata
Cruna?
“Perché Recale, così
come, ad esempio, Macerata, tra i tanti problemi che ha, ne
ha uno in particolare che si chiama inquinamento elettromagnetico.
In questi anni, in assenza di regolamenti cautelativi, i gestori
della telefonia cellulare hanno avuto “campo” libero
e hanno installato i loro impianti dalla periferia al centro
storico, senza tener conto della densità abitativa, della
presenza di scuole, di strutture sanitarie o di luoghi di rilevanza
storica, paesaggistica e ambientale”.
Oggi, però, un regolamento
comunale esiste…
“La sua adozione è un passo
non trascurabile, se non altro perché va a riempire un
pericoloso vuoto normativo ereditato dal passato e poi perché
rappresenta la prima, grande vittoria della protesta cittadina.
È sotto gli occhi di tutti, però, il fatto che
il testo approvato dal consiglio comunale ha mancato il suo
obbiettivo primario, cioè quello di salvaguardare la
salute dei soggetti più vulnerabili, lasciando che l’impianto
di piazza Aldo Moro continuasse a martellare incessantemente
sugli studenti, sul personale della scuola, sui commercianti
e sugli abitanti della zona”.
Quali sono le lacune più grandi
del testo?
“Dopo aver meticolosamente individuato
le zone da considerare “aree sensibili”, l’estensore
del regolamento non ha previsto nessuna misura a loro tutela.
Il limite minimo di distanza degli impianti, che in una prima
bozza era fissato a duecento metri, nella versione definitiva
è “magicamente” scomparso. Non è previsto,
inoltre, nessun tipo di controllo, nemmeno nella cosiddetta
zona cimiteriale, pur essendo l’area in cui dovrebbero
concentrarsi nel futuro gli impianti di telefonia mobile”.
Come potrebbe essere migliorato?
“Occorre, innanzitutto, reintrodurre
l’obbligo della distanza minima dalle aree sensibili (come
le scuole o le strutture sanitarie), obbligo che dovrà
essere esteso a tutti gli impianti presenti sul territorio,
senza fare distinzioni fra vecchi e nuovi. Poi, bisogna tenere
sotto controllo le antenne e lo si può fare solo creando
un sistema di monitoraggio continuo (24 ore su 24, 365 giorni
l’anno) che preveda: un dispositivo automatico che interrompa
istantaneamente le emissioni, nel caso in cui uno o più
gestori superino i valori massimi consentiti; e un meccanismo
di rilevazione continua dei valori di campo nelle aree sensibili
che consenta anche ai cittadini di sapere l’effettiva
entità dell'esposizione derivante dal cumulo dei diversi
segnali nella stessa zona, e permetta di intervenire per via
amministrativa, con la revoca immediata della concessione, qualora
questi valori superino le soglie previste dalla legge”.
Cruna parla anche di istituire un’eco–tassa
a carico dei gestori…
“L’idea nasce coma una provocazione,
ma può diventare, nei modi e nei tempi stabiliti dalla
legge, un’arma ulteriore in mano alle amministrazioni
che si trovano a combattere contro le multinazionali della telefonia.
Con i soldi che si andrebbero ad incassare si creerebbe un fondo
per finanziare uno screening sanitario, in collaborazione con
l’azienda sanitaria locale… però, a questo
punto, devo sfatare un mito che orbita intorno a tutte le associazioni
“ambientaliste”: Cruna non si oppone al progresso
tecnologico, lotta, però, affinché i gestori della
telefonia mobile non abbiano la sensazione che Recale sia terra
di conquiste”.
Si confessi, lei usa il telefonino?
“Assolutamente no, ma è una
scelta personale”.
Relazione introduttiva al dibattito pubblico
Sala della Congregazione –
Chiesa di Santa Maria Assunta
Recale, 20 luglio 2004
Care amiche, cari amici,
mi chiamo Antonio Lasco e sono il portavoce di “Cruna”,
un’associazione spontanea di cittadini, nata per stimolare
l’opinione pubblica ad acquisire una maggiore consapevolezza
sui rischi legati all’inquinamento elettromagnetico e
alle problematiche ambientali in genere e per spronare le istituzioni
ad arginare con solerzia le varie emergenze. In questi mesi
di attività serrata, parecchi sono stati i tentativi
“esterni” di attribuirci un colore politico. Cruna,
però, non ama fare di queste distinzioni ed è
aperta a tutti coloro hanno a cuore l’ambiente che ci
circonda. Ci siamo recentemente costituiti come associazione
“Onlus”, senza scopi di lucro, ed è in corso
una pratica di riconoscimento da parte della Regione Campania.
Perché siamo qui questa sera…
Innanzitutto, perché don Claudio ci
ha ospitati e di questo lo ringraziamo. Poi, perché Recale
– così come, ad esempio, la vicina città
di Macerata – tra i tanti problemi che ha… ha anche
il problema delle antenne. In questi anni, in assenza di uno
strumento urbanistico e di regolamenti cautelativi, i gestori
della telefonia cellulare hanno avuto “campo” libero,
giungendo ad installare i loro impianti dalla periferia al centro
storico, senza tener conto della densità abitativa, della
presenza di scuole, di strutture sanitarie o di luoghi ad importanza
storica.
Il primo impianto è stato collocato
in un sito che ha una notevole rilevanza paesaggistica e ambientale:
il filare di pini mediterranei che punta verso la Torre. Forse
a qualcuno è sfuggito, ma uno di quei pini – il
più vicino all'antenna della Telecom – si è
ammalato ed è stato abbattuto con l'intervento della
forestale. Ora, senza voler trarre conclusioni affrettate, un
monitoraggio sullo stato di salute delle piante, che ne segua
costantemente le condizioni, è un obbiettivo minimo di
salvaguardia e rappresenta anche un primo punto di riferimento
per le iniziative a tutela della salute umana.
L'altra stazione radio-base, del gestore
Vodafone, è stata installata nell'ottobre del 2003 su
un palazzo del centro storico, a pochi passi dalla scuola media
nella quale centinaia di ragazzi trascorrono la maggior parte
della loro giornata. Nonostante una petizione promossa dal comitato
“No Elettrosmog” (padre di Cruna)… nonostante
una manifestazione popolare… sebbene ci siano state continue
iniziative di sensibilizzazione intraprese dalla nostra associazione
e dagli amici di “Aria” e malgrado le posizioni
assunte dal dirigente scolastico e della Consulta Comunale per
l'Ambiente, quell'impianto è ancora al suo posto.
L'Amministrazione comunale – dopo mesi
di proteste – a marzo di quest’anno ha finalmente
prodotto un regolamento che disciplina l’istallazione
e il funzionamento degli impianti per la telefonia. La sua adozione
è un passo non trascurabile, se non altro perché
va a riempire un pericoloso vuoto normativo. Approfittiamo,
quindi, per ringraziare i nostri amministratori, ma, nello stesso
tempo, esprimiamo sincera gratitudine agli oltre settecento
cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare…
petizione che ha rappresentato un atto fondamentale della nostra
protesta.
Regolamento adottato… ancora molto
resta da fare!
È sotto gli occhi di tutti il fatto
che il testo approvato dal consiglio comunale ha mancato il
suo obbiettivo primario, cioè quello di salvaguardare
la salute dei soggetti più vulnerabili, lasciando che
l'impianto di piazza Aldo Moro continuasse a martellare incessantemente
sugli studenti, sul personale della scuola, sui commerciati
e sugli abitanti della zona senza che sia stata messa in atto
nessuna forma di controllo. Non occorre essere degli esperti
per accorgerci che il regolamento presenta lacune gravi. Così
gravi che non possono essere sfuggite neanche agli stessi estensori:
dopo aver meticolosamente individuato le zone da considerare
“aree sensibili”, il testo non prevede, infatti,
nessuna misura a loro tutela. Il limite minimo di distanza degli
impianti, che in una prima bozza era fissato a duecento metri,
nella versione definitiva è “magicamente”
scomparso. Non è previsto nessun tipo di controllo nemmeno
nella cosiddetta zona cimiteriale, pur essendo l’area
in cui dovrebbero concentrarsi i futuri impianti di telefonia
mobile. Inoltre, la scelta di concentrare nell’area cimiteriale
le nuove installazioni, lasciando al loro posto le antenne preesistenti,
lascia un pericoloso appiglio per ricorsi ammnistrativi da parte
dei gestori: nulla infatti giustifica il privilegio di poter
mantenere impianti fuori dall’area cimiteriale, che viene
riservato ai due gestori già presenti sul territorio.
Di fronte a scelte così improvvide,
sentiamo l'obbligo di rivolgere una domanda ai nostri amministratori:
esiste ancora la volontà, tante volte ribadita, di delocalizzare
gli impianti esistenti che non sono stati nemmeno sfiorati dal
regolamento? Se questa volontà esiste ancora, chiediamo
che il testo venga immediatamente modificato. Il consiglio comunale
del 27 luglio può essere un’occasione preziosa.
Occorre reintrodurre l'obbligo della distanza minima dalle aree
sensibili. Obbligo che dovrà essere necessariamente esteso
a tutti gli impianti presenti sul territorio, senza fare distinzioni
fra vecchi e nuovi. Sappiamo bene che questa modifica non basterà
a risolvere da un giorno all'altro il problema, specie considerando
la prevedibile opposizione dei gestori. Ed è qui che
emerge la seconda grave mancanza del regolamento: è impensabile
che per tenere sotto controllo un impianto posto in una posizione
così delicata possa bastare, come recita l'art. 9 del
dispositivo, un monitoraggio “continuo per un periodo
di almeno venti giorni”.
Ma venti giorni a partire da quando? E prima
dei venti giorni? E dopo?
Recale ha avuto sufficienti esperienze nel passato per saper
bene come funzionano e quanto sono efficaci i controlli effettuati
una volta tanto e in maniera non continuativa. Non vogliamo
pensare alla mala fede, ma una disattenzione, un’anomalia
degli impianti o altro possono portare il segnale in antenna
ad un incremento di potenza tale da esporci per lunghissimi
periodi a livelli di campo assolutamente intollerabili. L'unico
modo per effettuare, quindi, una vigilanza seria e razionale
è creare un sistema di monitoraggio continuo –
ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni
l’anno – che preveda:
1. un dispositivo automatico che interrompa
istantaneamente le emissioni, nel caso in cui uno o più
gestori superino i valori massimi consentiti, così come,
del resto, ha suggerito la Consulta per l'Ambiente;
2. un meccanismo di rilevazione continua dei
valori di campo nelle aree sensibili che consenta anche ai cittadini
di sapere l’effettiva entità dell'esposizione derivante
dal cumulo dei diversi segnali nella stessa zona, e permetta
di intervenire per via amministrativa, con la revoca immediata
della concessione, qualora questi valori superino le soglie
previste dalla legge.
Chiediamo, inoltre, l’istituzione di
una eco–tassa a carico dei gestori, vecchi e nuovi, con
la quale creare un fondo per finanziare uno screening sanitario,
in collaborazione con l’azienda sanitaria locale.
Fra due mesi le scuole riaprono i battenti
chi ci amministra ha sessanta giorni, non sono pochi, per cominciare
a mettere almeno gli studenti al riparo dalla minaccia delle
due antenne presenti a Recale, entrambe situate a pochi passi
da edifici scolastici. Se vogliamo che i nostri ragazzi possano
affrontare con serenità e in sicurezza il nuovo anno
scolastico, questo è il momento giusto per dare ancora
più forza alla richiesta di togliere gli impianti da
Recale avanzata da tutta la cittadinanza. Siamo pronti a lottare
con tutte le nostre forze e con gli strumenti di cui potremo
disporre. Se sarà necessario, chiederemo sulla questione
“elettrosmog” un referendum comunale.
Ci piacerebbe che dal confronto di questa
sera emergesse una proposta condivisa da tutti noi da poter
inviare ai nostri amministratori.
Non siamo contro il progresso tecnologico,
ma i gestori della telefonia mobile non devono avere la sensazione
che Recale sia terra di conquiste!
Grazie!
Antonio Lasco, Presidente di C.R.U.N.A.